Copertina – Molti autori degli ultimi due secoli hanno lavorato di fantasia per ricreare la città di Luni, magari sulla disquisizione ed interpretazione dei classici. Ma esiste la geologia e la georcheologia, Proviamo a sognare , sulla base di questi elementi, cosa poteva esserci fuori da Porta Marina di Luni nel II-I sec. BC (immagine creata con ChatGPT).
Una spiaggia sabbiosa, alcune navi e imbarcazioni commerciali, piccoli moli… e forse altri elementi che scaturiranno da future indagini.
Una triremi romana, riassumendo da differenti ritrovamenti, poteva avere 30-35 metri di lunghezza ed una stazza di 400-500 tonnellate, pari ad un superyacht, un piccolo traghetto, o una “nave da diporto” (imbarcazione >24m e <50m di lunghezza).
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Un’idea di spiaggia romana a Luni
La posizione e l’andamento della costa a Luni in età romana sono state un argomento molto dibattuto nel tempo. Le ipotesi iniziali, ma spesso ancora radicate, sono state formulate sulla sola base interpretativa dei classici, riportandole e riferendole, però, a realtà fisiche attuali.
I punti cardine afferiscono ad una sequenza di pochi eventi.
- L’occupazione della piana di Luni da parte dei Romani (inizi del II sec. BC) per la creazione di una testa di ponte (e di un discusso porto) in vista delle campagne di Spagna del 195 e del 185 BC (ESPOSITO, 2020);
- le successive vittorie (Figura 39) e deportazioni dei Liguri Apuani nel Sannio (Figura 2);
- la deduzione della colonia patrocinata dai triunviri M. Emilio Lepido (Figura 40), P. Elio Tuberone e Gn. Sicinio, nonché la creazione dell’ager Lunensis con l’affido a 2000 reduci della tribù Galeria di 51 iugeri e mezzo di terreno, cadauno, posti da Sarzana, fino a Pietrasanta (Figura 6).
La Galeria era una delle 16 tribù rustiche, originaria di Populonia (FABIANI, 2007; Figura 59 e Figura 60).
In tutto questo tempo e per almeno cinque secoli, …la tradizione archeologica vuole che la linea di costa fosse ubicata nelle immediate vicinanze delle mura occidentali e meridionali della città, tanto che la presenza di un’irregolarità nell’andamento delle mura sud è sempre stata imputata in qualche modo alla presenza del mare… (BINI et alii, 2010). L’ipotesi è stata suggerita anche dalla presenza di tratti di struttura muraria assimilati a spezzoni di molo.
Le conseguenti ipotesi ambientali raffigurate in letteratura sono sovente slegate dalla realtà (Figura 41, Figura 42, Figura 43, Figura 44, Figura 45, Figura 46, Figura 47, Figura 48 e Figura 49) e ridondanti di indicazioni precedenti, reiterate.
Probabilmente, più indicativa è l’ipotesi delle fasce litorali indicate da Ercole SPINA alla fine del XVI secolo, relative specificatamente al 1500 ed al 1592 (Figura 9 e Figura 10). Indicano, però, un ampliamento della fascia costiera molto consistente per essere avvenuto in soli novant’anni, a meno che non sia stato condizionato da uno o più eventi calamitosi.
Un carotaggio particolare…
Da un recente carotaggio eseguito presso Luni Mare (il secondo a cominciare da sn in Figura. 57) è stato possibile estrarre tre campioni a differente profondità, sui quali eseguire analisi morfometriche, petrologiche e malacologiche. Il carotaggio (continuo, a rotazione con prelievo di carota) è stato eseguito in via Fratelli Rosselli di Luni Mare.
All’interno di due, dei tre, campioni sono stati recuperati alcuni frammenti di guscio ed una conchiglia intera (Figura 61), seppure consunta lungo le superfici esterne.
La chiocciola, conchiglia a spirale (Figura 62), è apparsa subito specifica di un mollusco di classe gasteropodi, del quale sono stati indagati famiglia, genere e specie.
Lo strato nel quale era posto il campione si estende fra 1,47 m e 1,70 m da bocca foro, cioè fra +0,13 a -0,10 m s.l.m.m.. Praticamente in corrispondenza dell’attuale livello medio marino.
Nel 1972 lo SCHMIEDT eseguì una serie di determinazioni topografiche presso alcuni siti archeologici italiani. In particolare, a Luni determinò il livello medio del mare (fine III – inizio II sec. BC) in corrispondenza dello sbocco del canale di deflusso delle acque di gronda convogliate nella cloaca (Figura 58), presente al di sotto del basolato del Cardo Maximo. Delle misure sarebbe risultato un metro più basso di quello dei primi anni Settanta del secolo scorso.
Dallo strato con i frammenti malacologici più superficiale, è stato possibile estrarre la conchiglia intera, seppure consunta dall’erosione (Figura 62).
Lo strato ospitante è costituito da matrice sabbiosa gradata, da media a fine, con silt e argilla. Il colore da marroncino a nocciola-grigiastro, abbinato alla presenza argillosa, indicherebbe lun termine di passaggio con la fase superficiale di ossidazione subita dai livelli soprastanti.
La componente sabbiosa aumenta procedendo in profondità a scapito della fase più fine.
Analisi mineralogica dello strato contenente il gasteropode
In corrispondenza dello strato contenente la conchiglia sono state eseguite le determinazione petrologica, morfometrica e di maturità dei granuli costituenti la sabbia. Per le osservazioni è stato impiegato il Jusion Digital Microscope zoom1000x USB abbinato a MacBook Pro 13” M2.
Il quarzo e, in sottordine, la calcite sono risultate le litologia maggiormente rappresentate nei microciottoli leggibili della sabbia.
I microciottoli in quarzo ialino manifestano morfometria spheroid e moderata maturità tessiturale che indica una breve distanza di trasporto (Figura 63, Figura 64 e Figura 65).
Stesso grado di maturità tessiturale è confermato anche nei granuli ofiolitici presenti nella sabbia fine. I granuli rappresentati sono tutti lherzolitici (probabilmente lherzolite bastitica) e di dimensione sub-millimetrica (Figura 66 e Figura 67). In particolare, la Lherzolite palesa, localmente, punti a forte riflessione della luce che suggeriscono la presenza di superfici di frattura dei cristalli bastitici.
Di particolare interesse è la presenza, seppure rarissima, di microgranuli di diaspro in forma sub-prismatica (Figura 69) e, soprattutto, a moderata maturità tessiturale.
In conclusione, la natura minerale e le caratteristiche morfometriche, nonché la maturità tessiturale che caratterizzano i microciottoli lapidei esaminati confermano una provenienza relativamente prossima dei sedimenti che hanno generato il livello compreso fra +0,13 e -0,10 m dal p.di c. del carotaggio di Luni Mare. Soprattutto quest’ultima farebbe propendere per una prevalente provenienza alluvionale, piuttosto che marina dei sedimenti.
Infine, sono state eseguite una serie di osservazioni a maggiore ingrandimento, al fine di verificare se le superfici dei granuli quarzosi della sabbia fossero gravate da tracce di erosione eolica.
Le osservazioni, in questo caso, sono state eseguite mediante microscopio TELMU XSP 75 con oculare WF10x, obbiettivo 4x ed ingrandimento zoom 1,3x di iPhone 14 (per le immagini digitali).
Dagli esami non sono emerse significative indicazioni che i granuli di quarzo avessero subito trasporto eolico (Figura 68).
Determinazione malacologica del gasteropode (Tritia corrugata)
La conchiglia completa è stata isolata da un grumo di sabbia centimetrico che la conteneva (Figura 61).
Le osservazioni sono state eseguite mediante uno Zoom Macro Lens (Focusing distance 15-45 mm, field diameter 104-56 mm) della APEXEL applicato a iPhone 14 con ingrandimento massimo e mediante il sistema a lenti APL MS3IN1 della APEXEL – x 150/ x 200 – phone micro 5 kit applicato ad iPhone 14. Infine, per apprezzare la presenza dei cordoni spiralati è stato utilizzato microscopio TELMU XSP 75 con oculare WF10x, obbiettivo 4x abbinato ad ingrandimento zoom 1,3x di iPhone 14.
Nel senso dell’allungamento la conchiglia raggiunge circa 8-9 mm (Figura 70).
La forma globoso-ovata, ma con spira relativamente corta, è tipica delle Nassariidae. Il guscio si articola su cinque cerchi di crescita (Figura 62).
Le superfici sono scolpite con coste e solchi marcati (da cui il nome corrugata). Nel caso in esame appaiono poco visibili per consunzione ed erosione (Figura 71). Tuttavia rimangono coerenti alla scultura originaria.
Il colore della conchiglia varia dal beige al bruno o grigiastro chiari, con macchie più scure. Nel caso in esame, la permanenza nel sedimento e sotto falda, ha omogeneizzato il colore su toni molto chiari. Tuttavia, sono rimaste labili tracce (Figura 62) degli originari ornamenti (Figura 72).
L’apertura inferiore è ovale, semicircolare lungo la parte superiore e con terminazione inferiore a punta. Il labbro esterno è sottile, senza ispessimento marcato (Figura 73).
Infine, la columella (Figura 74), cioè la struttura anatomica dei gasteropodi che costituisce l’asse centrale della conchiglia, sembrerebbe liscia.
L’ambiente caratteristico è un’area litorale prossima alla foce del fiume Magra, inserita in uno strato sabbioso fine, siltoso-argilloso ossidato. Tale ultima osservazione suggerisce che possa essere stato rimaneggiato dalla giacitura originaria ad opera delle correnti marine o di piena fluviale.
In conclusione, la conchiglia è appartenuta a un mollusco della classe gasteropodi. Le caratteristiche morfologiche e le dimensioni consentono di riferirla alla famiglia delle Nassariidae, genere Tritia, specie Tritia corrugata (sin. Nassarius corrugatus). L’identificazione è stimata con una probabilità superiore al 90%. Praticamente è una piccola lumaca marina, molto comune, tipica di ambienti costieri poco profondi. Vive su fondali sabbiosi o fangosi (Figura 75). È frequente nelle lagune e nelle baie riparate, ma anche su lidi aperti di bassa profondità, massima fino a circa 50 metri. Si tratta di ambienti a bassa-moderata energia idrodinamica. La Tritia corrugata si lega a ridotta salinità e questo confermerebbe l’ambiente originario di litorale in evoluzione fra spiaggia e zona immediatamente retrostante di incipiente transizione.
Come molte Nassariidae, è necrofaga e detritivora, pertanto svolge un ruolo importante nel riciclo della materia organica.
Ancora oggi, la specie è diffusa nel Mar Mediterraneo e nell’Atlantico orientale, dalle coste europee temperate fino al Nord Africa. È abbastanza comune anche lungo le coste italiane, inclusa la Liguria.
Una curiosità. Le Nassariidae posseggono un olfatto molto sviluppato. Riescono a percepire rapidamente la presenza di materia organica sul fondo e si muovono emergendo dalla sabbia per nutrirsi.
Dal punto di vista geocronologico, la Tritia corrugata si associa ad ambienti marini-litoranei ascrivibili dall’Eocene (55,8-33,9 milioni di anni fa), al Pleistocene (inizio del Quaternario, fra 2,58 milioni e 11,700 anni fa) ed all’Olocene.
Figura 75 – La Tritia corrugata nel suo ambiente naturale di mare sottile e fondo sabbioso. Immagine creata da ChatGPT
Un potente strato sabbioso
Al di sotto si perde progressivamente la componente fine, la fase ossidata e si sviluppa un potente banco sabbioso, che i carotaggi vicini indicano raggiungere i 10-11,50 m di profondità e le cui caratteristiche variano approfondendosi (Figura 57).
Fra -1,00 e -2,60 m sotto il l.m.m. la sabbia è grigia, classata da fine a grossolana, con una modesta componente in facies di ghiaia minuta e rari ciottoli millimetrici-bimillimetrici. Solo raramente sono presenti ciottoli calcarei grigi, centimetrici, arrotondati, piatti ed elaborati (disks).
Dal livello proviene un nuovo campione del quale sono state indagate le classi morfometriche e la maturità tessiturale dei microciottoli risolvibili.
Nel successivo paragrafo sono dettagliate le singole osservazioni.
Tuttavia, l’analisi petrologica ha consentito di riconoscere alcuni microciottoli che meritano un’attenzione particolare.
Innanzitutto, alcuni, poco frequenti, microciottoli bianchi caratterizzati da evidente e caratteristica struttura saccaroide (Figura 87 e Figura 82 a dx in secondo piano). La morfometria di tipo spheroids e la spiccata maturità tessiturale ne indicano una lunga distanza di trasporto. Caratteristiche, queste, che inducono a classificarlo come Marmo Apuano.
Molto interessante è un microciottolo nero, a spigoli sub-arrotondati, frattura concoide, lucido ed a buona riflessività. Dal punto di vista morfometrico rientra nella categoria degli spheroids e la elevata maturità tessiturale ne indica una lunga distanza di trasporto.
Questo microciottolo è classificabile come una selce o, più probabilmente, come un frammento di ossidiana (Figura 88).
Occorre ricordare che un paio di manufatti in ossidiana sono stati rinvenuti nella regione di Luni. In particolare, …al di sotto dell’attuale piano di campagna, (…) uno strato di terreno a matrice organica di colore marrone scuro (us405), di un paio di centimetri di spessore (…) ha restituito una lamella di ossidiana decontestualizzata che rappresenta il primo rinvenimento di questo tipo di materiale all’interno dell’area dell’antica Luni… (AA.VV, 2020; p.63). Si tratta di …una lama ritoccata in ossidiana (scheda n. 1), pertinente ad uno strumento multifunzionale, la cui provenienza litologica sembrerebbe riconducibile al complesso di Monte Arci in Sardegna… (TRAVERSO A. in AA.VV, 2020; p.109; Figura 89).
In Liguria esistono, e sono stati anche sfruttati in antico, affioramenti di selce ma non di ossidiana. L’ossidiana poteva giungere solo per scambio dalla Sardegna (monte Arci), dalle Isole Eolie (Lipari e Pantelleria) o Pontine (Palmarola). In effetti è stato stabilito, mediante fluorescnza, che i reperti in ossidiana trovati nella Grotta della Pollera (Finale Ligure) sono stati realizzati con l’ossidiana del Monte Arci.
Infine, sono stati isolati alcuni microfrustoli di laterizio, seppure in maniera dubitativa (Figura 90).
Analisi petrologica e morfometrica della sabbia
La composizione della sabbia che costituisce l’orizzonte compreso fra -1,00 m e -2,60 m sotto il livello marino attuale è caratterizzata da modesta variabilità litologica.
I microciottoli ofiolitici sono rappresentati, soprattutto, lherzolite e lherzolite bastitica (Figura 76). Assumono in prevalenza forma prismatica (spheroids) e maturità tessiturale elaborata, indice di lunga distanza di trasporto. In sottordine sono quelli meno elaborati, con mantenimento di alcuni spigoli vivi, indice di maturità tessiturale inferiore e breve distanza di trasporto. Le aree di possibile provenienza di queste ofioliti sono la Val di Vara, la Val di Magra, le Apuane e, ovviamente, il trasporto marino.
Abbastanza raro è il diaspro, seppure presente in forme e dimensioni variegate.
Assume dimensione millimetrica, morfometria tipo spheroids, spigoli vivi. La maturità tessiturale indica distanza di trasporto breve (Figura 82). Solo occasionalmente sono stati riscontrati frammenti di diaspro con classe di tessitura lievemente più matura (Figura 77). Occorre ricordare che le prime segnalazioni di presenza preistorica a Luni …si devono a Carlo Andrea Fabbricotti: si tratta di due punte di freccia rispettivamente in “diaspro rosso bruno e biondo” sulla cui provenienza si è storicamente discusso; questi strumenti sono attualmente conservati al Museo Civico Ubaldo Formentini di La Spezia e ad analisi autoptica della scrivente si rivelano in realtà due punte rispettivamente in selce chiara di 9 cm di lunghezza (cat. 1132) e diaspro di 11,8 cm di lunghezza (cat. 1133)… (TRAVERSO, A. in AA.VV., 2020 p.109).
Rarissimi i microciottoli in diaspro verde che rientrano in classe morfometrica disks e, apparentemente, a più spiccata maturità tessiturale indice di lunga distanza di trasporto (Figura 78).
Le aree di affioramento del diaspro corrispondono a quelle ofiolitiche, seppure con differenze di ampiezza areale e di facies. Le esposizioni formazionali maggiori si riscontrano in Val Graveglia (Tigullio), anche per quello verde, e nell’Alta Valle del Vara. Presenze ridotte sono caratteristiche della Valle del Magra (con origine anche da bacini differenti).
Il calcare grigio è rappresentato da microgranuli appiattiti, tondeggianti o allungati, con spigoli arrotondati (disks). Tipici microciottoli elaborati dall’ondazione marina e che manifestano maturità tessiturale indice di modesta-lunga distanza di trasporto (Figura 79).
La diffusione dei calcari e dei calcari marnosi o delle marne calcaree grigi/e nella regione è molto ampia.
Fra i microciottoli calcarei ne compaiono anche di colore rosa e possibile provenienza, ad esempio, dalla Formazione del Rosso Ammonitico.
In letteratura geologica classica, questa litologia, è stata sovente confusa col marmo Portasanta, una breccia a fondo rosso-rosato e grossi frammenti eterogenei, in genere pismatici. Il Portasanta è rappresentato a Luni nelle grandi mattonelle esagonali impiegate per il pavimento dell’atrium della Domus degli Affreschi. Il Rosso Ammonitico spezzino è presente sul Monte Parodi, sul Monte Carpione di Lerici (Trebbiano) e nel Vallone di Biassa (MORELLO, 1626 in DEL SOLDATO e PINTUS, 1985; DEL SOLDATO, 2021), mentre nella Lucchesia si trova in Val di Serchio, Val di Lima e nell’area Roggio-Pania di Corfino.
Quello del Monte Parodi è stato coltivato e molto utilizzato all’epoca dell’edificazione dell’Arsenale di Spezia nonché nelle molte infrastrutture connesse (Figura 83).
In alternativa, il microciottolo in esame, potrebbe rappresentare un frammento del Marmo di Trebbiano, coltivato le XVII secolo, e …utilizzato fra l’altro per realizzare le otto colonne ed altri ornamenti della chiesa di San Michele a Trebbiano stesso… (DEL SOLDATO e PINTUS, 1985; SPADONI, 1743). Ma queste indicazioni non possono assolutamente essere esaustive a questo livello di osservazione.
Nel caso specifico, i microciottoli individuati sono prismatici, appiattiti (Disks) e moderatamente maturi, quindi caratteristici di moderata distanza di trasporto (Figura 80 e Figura 81).
In contesto carbonatico rientrano anche i microciottoli cristallini idiomorfi, spatici, con abito definito dai sistemi di fratturazione (Figura 84), i microciottoli a differente classe morfometrica seppure a coerente maturità tessiturale (Figura 85), oppure i microciottoli elaborati e caratterizzati da labili tracce di strofinamento sub-parallele disposte sulla superficie maggiore (Figura 86).
Alla base del livello ricorrono alcuni ciottoli arrotondati sub sferoidali (spheroid), allungati, appiattiti e arrotondati (blades) ed anche appiattiti a spigoli vivi (disks) che simulano frammenti erosi. Nel complesso non indicano una distanza di trasporto univoca, seppure sembri prevalere la moderata.
In conclusione è una sabbia quarzoso-carbonatica con spiccata componente ofiolitica (fino ai diaspri, compresi quelli verdi) e minuti frammenti lateritici, con raro marmo e occasionale ossidiana. È una spiaggia a carattere di alimentazione dall’alto bacino del fiume Magra (Val di Vara; praticamente mancano microciottoli di arenaria), ma anche da confluenti più prossimi alla Città di Luni (frustoli di laterizio) ed di ambito versiliese-apuano. (marmo bianco). Nulla si può aggiungere sulla possibile ossidiana.
I sedimenti più profondi tra fine Età del Rame e prima Età del Ferro
Proseguendo nella lettura della carota, si susseguono livelli francamente sabbiosi alternati ad altri nei quali la sabbia si inquina con le componenti argilla e sili. Sono evidenti variazioni dell’idrodinamica che ha interagito con la spiaggia. Di uno di questi livelli sono stati analizzati i microciottoli costituenti.
Verifiche petrologiche e morfometriche sono state eseguite, con le medesime modalità precedenti, particolarmente in corrispondenza di un livello compreso fra -5,90 e -6,40 m sotto il livello marino attuale. La sabbia ha mantenuto una composizione litologica coerente, quarzo-carbonatica-ofiolitica.
Si rilevano, infatti, frequenti microciottoli di peridotiti (lherzolite e/o lherzolite bastitica, Figura 91; gabbro, Figura 105 a sn; basalto, Figura 106 e Figura 107), diaspro (Figura 108 e Figura 109), calcari vari (Figura 110) rarissima arenaria (Figura 111) e marmo (Figura 112) che, dalla dimensione dei microcristalli della struttura saccaroide, è compatibile col Marmo Lunense (Figura 113). In questo campione è più completa la rappresentazione della serie ofiolitica e compare rarissima arenaria.
Ricorrente e coerente con le diagnosi relative ai precedenti livelli, sono anche le classi morfometriche ed i gradi di maturità tessiturale dei microciottoli risolvibili.
Fra gli elementi meno frequenti figurano un microagglomerato rinsaldato da Limonite (Figura 92), alcuni frammenti di conchiglia, microfruitoli lateritici (Figura 98) ed un originale frammento (Figura 99 e Figura 100).
Nonostante la minuscola dimensione, i frammenti conchigliari hanno consentito di leggere alcune loro caratteristiche, indirizzando la classificazione malacologia con un certo grado di attendibilità. La loro presenza e diagnosi sono di particolare interesse ambientale.
Il campione di Figura 93 e Figura 94 evidenzia una stratificazione irregolare ed ondulata con accrescimento a lamelle sovrapposte. Le linee curve rappresentano accrescimenti concentrici. La tessitura è massiccia e porosa; mancano coste radiali evidenti, ma lo spessore indica una conchiglia robusta e cementata al substrato. La superficie è erosa per la permanenza nel terreno sotto falda anche salmastra, con evidente struttura a scaglie. Questi sono tutti caratteri tipici delle osteridi, in particolare dell’Ostea edulis (Figura 101), la più comune nel Mediterraneo antico. La classificazione è da ritenersi ad alta probabilità. Le ostriche riportano alla mente Gaio Sergio ORATA che, alla fine del II sec. BC, ha impiantato i suoi primi allevamenti nel Lago Lucrino (Figura 114), a Baia, nei Campi Flegrei (MARZANO, 2015; MANCUSI SORRENTINO, 2025; SARAN, 2026)
Poco più ad oriente si localizza il sondaggio LUNI 1 di BINI et alii (2012) che indica, a circa 7,9 metri sotto l.m.m., la datazione C14 cal. 1804-1574 BC. Nella revisione del carotaggio (CHELLI et alii, 2026) è definita una datazione C14 a 9,50 metri sotto il l.m.m. riferita a 1879-1627 BC. Il frammento conchigliare di ostrica sarebbe, quindi, comunque afferente ad un livello posteriore al 1600 BC, grossomodo riferibile fra la fine dell’Età del Bronzo e l’inizio dell’Età del Ferro.
Dal sedimento campionato sono emersi altri frammenti conchiglia.
Il microframmento di Figura 95 è riferibile ad un bivalve di piccola taglia, con guscio sottile, a curvatura regolare e struttura compatta. Potrebbe essere la cerniera o l’umbone di un Cardiidae (Cerastoderma edule o Cuore di mare; Figura 102), la più probabile, o di una Veneridae (Ruditapes decussatus; Figura 103) o di una Tellinidae. Oltre a questo elemento, è stato reperito un frammento della cerniera di bivalve (Figura 96).
In conclusione sono rappresentati almeno tre molluschi: le ostriche, i bivalvi e frammenti conchiglia molto sottili (Figura 104), indici di ambiente a bassa energia e moderato rimaneggiamento.
Molto significativo è un microframmento carbonatico originatosi per distacco dal piano di frattura, o comunque di debolezza, di una scheggia di calcare o di una crosta carbonica. Da qui la superficie piana (Figura 99 e Figura 100). Il clasto ha subito limitato trasporto. È una struttura originata per precipitazione di CaCO3 in ambiente salmastro, ma a salinità variabile, ricco in materia organica e caratterizzato da acque ferme o a bassa energia, con fasi di sommersione ed evaporazione. È coerente con un ambiente lagunare olocenico dinamico, vivo (presenza dei molluschi) e diagenetico (chimismo attivo, concrezioni).
Dunque, nel momento di passaggio fra l’Età del Bronzo e l’Età del Ferro, presso l’attuale Luni Mare era presente una laguna retro costiera, eterogenea con aree a substrato stabile e superfici colonizzate (ostriche), zone fangose con sabbie fini e banchi sabbiosi medio-fini mobili (vongole, telline e cardinidi; Figura 97). Poteva essere una piana tidale o un margine di laguna prospiciente il sito dove sorgerà Luni. Un ambiente di acque salmastre, a scarsa energia, quindi protetto dall’azione diretta del mare. Un ambiente stabile e tranquillo, confermato anche dalle dimensioni e spessori dei frammenti.
Conclusioni
La prima considerazione è relativa alla natura minerale ed alle caratteristiche morfometriche, nonché alla maturità tessiturale delle sabbie studiate mediante le analisi microscopiche.
Nel carotaggio di via Fratelli Rosselli (a Luni Mare) le osservazioni hanno indicato una provenienza relativamente vicina dei sedimenti dell’orizzonte compreso fra +0,15 e -0,10 m dal livello del mare attuale. Si tratta, quindi, di un livello di transizione litorale-continentale, che ha subìto una debole ossidazione.
Detto livello prelude alla continuazione, in profondità, della porzione meglio conservata di un più antico, potente e significativo deposito litorale.
L’orizzonte più sano di transizione si approfondisce fino a quota -2,60 m dal l.m.m. e rappresenta la possibile spiaggia antistante Porta Marina di Luni. Al di sotto continua divenendo francamente litorale, qui, fino a 7,40 m sotto il l.m.m.. Uno strato analogo si riconosce ancora in alcuni carotaggi vicini, nei quali si approfondisce fino a 10 e 11,50 m sotto il livello marino attuale (Figura. 57).
Nel suo complesso, è una lunga sequenza rappresentativa di una fascia litorale soggetta a variazioni del livello marino e, conseguentemente, rappresentativa di ambienti diversi. Si riscontrano momenti di lido sabbioso di medio-bassa energia e momenti di fascia litorale sommersa.
Una sequenza di modeste variazioni nella persistenza lagunare-tidale, documentata lungo tutta la colonna del carotaggio almeno fino al limite Età del Bronzo finale-inizio Età del Ferro, con i resti faunistici e con la testimonianza di una concrezione carbonatica.
Le sabbie sono quarzo-carbonatiche-ofiolitiche, con la particolare presenza dei microciottoli di marmo indiziariamente di origine Apuana e l’anomala assenza di arenarie. Considerando nell’anamnesi anche la ricorrenza delle classi morfometriche e la maturità tessiturale dei microciottoli, si può avanzare l’ipotesi di un’alimentazione prevalentemente locale, alluvionale (dal bacino del Magra), ma con una componente marina (dalla Liguria Orientale e dalla Versilia, soprattutto).
Il modello geologico descritto continua in profondità con quanto emerso in corrispondenza del carotaggio LUN 1 (Figura 50) e precisamente con lo strato di sabbia fine presente fra -6,90 e -8,20 m s.l.m, Qui sono stati riconosciuti i resti di ostracodi e foraminiferi, fra i quali Ammonia tepida (Figura 51), Candona sp. (Figura 52) e Cyprideis torosa (Figura 53) che testimonierebbero la presenza di una laguna in fase di crescente isolamento, dopo un periodo di interazione diretta con l’ambiente marino (attestata da una tipica associazione di ostracodi; BINI et alii, 2012).
Altri articoli sulla città romana, l’ambiente e le risorse di Luni:
Lio Piccolo, Cavallino-Treporti, città metropolitana di Venezia, Italia
Via Lago Lucrino, 80147 Napoli città metropolitana di Napoli, Italia
San Cerbone, Figline e Incisa Valdarno, città metropolitana di Firenze, Italia
Luni, provincia della Spezia, Italia
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