Il cippo a calotta con apice di Pescaglia (Lucca)

Copertina

Copertina – Immaginando il momento in cui Guglielmo LERA scopre il cippo etrusco di Pescaglia incastonato in un muro lungo la strada che da SanRocco di Turrite sale alla Foce di Sella.
Tavola creata con ChatGPT Image 19 set 2026

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Cippi funerari o segnacoli 

Il cippo funerario è il manufatto che veniva posto sulla tomba, o accanto ad essa, per indicarne la presenza. È particolarmente tipico di alcune aree dell’Italia centrale ed in particolare della Toscana, dell’Umbria e del Lazio, ma è comunque molto diffuso. 
In generale è un manufatto di forma pseudosferica oppure a sviluppo verticale (colonne, clave o stele), con la sommità emisferica (a calotta), oppure sormontata da un piccolo apice conico, un umbrone o da creste floreali. L’apice, in forma di punta o di piccolo rilievo, è posto al centro della calotta.
La forma o la terminazione semisferica (a calotta) può assumere valore simbolico, richiamando il concetto di copertura o protezione, oppure di valenza cosmologica, come la volta celeste.
La dimensione complessiva del manufatto è compresa fra i 50 ed i 100 cm o poco più.
I cippi funerari o segnacoli rappresentano una tipologia di manufatti che sembra riferibile fra il periodo tardo etrusco e l’epoca repubblicana o imperiale (circa V-IV sec. BC. – I sec. AC).
Forma e tipologia dei cippi sono molto varie, pur mantenendo scopo, significato e posizione.
Alcuni esempi: i cippi cilindrici a calotta semplice o con apice conico (da Chiusi, Cortona, Figura 60), a clava, dalla Versilia (Figura 48), il cippo a colonna con iscrizione in lettere etrusche (da Capalle/Campi Bisenzio, Figura 28) oppure i numerosissimi cippi ad iscrizioni etrusche e latine da Cerveteri, i cippi a dado, anche con calotta sferica o semisferica (da Volterra, Roselle e dalle Necropoli rupestri di Cerveteri), i cippi quadrangolari a calotta (detti volsinesi, da Semugnano, Monterado e Castel Cellesi), i cippi troncoconici con sommità tondeggiante (da Fiesole), i cippi a pigna (Figura 15) con foglie di acanto da Palestrina e quelli a capanna (Cupae) dalla Sardegna (Figura 20) o dalla necropoli di Tolle (Figura 47).
Fanno eccezione i cippi isolati con sommità bombata della Lucchesia e della Garfagnana.
Nell’Etruria sud-orientale sono da ricordare i cippi in pietra fetida, detta anche sasso sporco o tufo puzzolo (Figura 1).
Da un’esame petrografico FORESI e BAMBINI (2015) la indicano come una roccia calcarea tenera, porosa e leggera, di colore beige e grana finissima che ha la caratteristica di emanare odore di zolfo se rigata o percossa. Studi geologici del secolo scorso ne indicano la presenza a Chiusi, Montefollonico, Petroio, San Quirico d’Orcia e Pienza.

Alcuni cippi particolari: il manufatto di Capalle (Campi Bisenzio)

Un ritrovamento molto particolare, per l’epoca di rinvenimento, è quello del cippo di Capalle (Campi Bisanzio, FI; Figura 28). Come ricorda il MONTI (2005), si tratta di …una colonna di marmo in forma di termine, in cui sono intagliate lettere Etrusche, le quali oscurissime in questo tempo da nessuno sono intese”. Con queste parole, sul finire del Cinquecento, il Bocchi descriveva il cippo etrusco ritrovato a Capalle (Figura 28), in località Confini, qualche decennio prima da Francesco Strozzi. Si tratta, sicuramente, del più celebre e al tempo stesso del più “misterioso” reperto etrusco proveniente dal territorio di Campi Bisenzio… (MONTI, 2005). Tuttavia, appare evocativa la località del ritrovamento…
Era un tipico
cippo a clava, cippo acherunrico (sepolcrale).

…Univa alla funzione di segnacolo funebre quella di “albero della vita”, simbolo della forza procreatrice dell’uomo, condizione indispensabile per la continuità della vita dopo la morte… (MONTI, 2005).
Anche la sua collocazione è stata avventurosa. Passato di mano in mano, fra famiglie nobili e famose fiorentine, nel Settecento era esposto nel cortile di palazzo Valori (oggi palazzo Altoviri, via degli Albizi, 18) a Firenze (Figura 29). Infine è rientrato nella collezione archeoiogica di Giovanni Gaetano ANTINORI nel palazzo di via de’ Serragli, dov’è stato ribattezzato il Cippo Antinori. 
È un esemplare unico sia per l’antichità (VI sec. aC), che per le rilevanti dimensioni e sia, soprattutto, per l’iscrizione etrusca presente sul tronco. Questa è disposta su …
 due linee verticali, con una sequenza in scriptio continua fatta di lettere alte tra mm.58 e mrn. 70: la prima linea dal basso verso l’alto, la seconda prosegue dall’alto verso il basso... (MONTI, 2005).

Alcuni cippi particolari: il cippo a clava con piccolo apice conico di Pescaglia

Alcuni anni fa (1960-1970) fu recuperato, accidentalmente, il cippo a clava con piccolo apice conico, in seguito conservato presso il Comune di Pescaglia (LU). Autore del rinvenimento fu l’Ispettore Onorario della Soprintendenza Guglielmo LERA (PALAGI, 1999, p.28; Copertina).
Il manufatto fu descritto dallo stesso LERA in un suo breve testo, riportato dal PALAGI (1999). …A rafforzare tale ipotesi si ha pure il cippo itifallico in marmo bianco usato come segnacolo tombale, oggi murato lungo la nuova carrozzabile che da San Rocco in Turrite sale verso la foce di Sella (Figura 30), abbastanza simile a quelli ritrovati nel padule di Bientina, a Vado di Camaiore e a Cafaggio di Ripa (Seravezza). Data la breve distanza fra i pascoli dell’alta Turrite e i valichi che conducono nelle valli di Camaiore e dello Stazzemese, è facile quindi pensare a contatti frequenti fra gli Etruschi che abitavano lungo la costa, l’Arno ed il Serchio, e le popolazioni liguri delle vicine montagne. Purtroppo della tomba indicata da detto segnacolo nulla sappiamo, né dalla zona è pervenuta alcuna indicazione di necropoli di questo periodo che potremmo definire di influenza etrusca…
L’unica descrizione nota ad oggi del cippo è quella che fa PALAGI (1999). 
…Il cippo rinvenuto lungo la strada che da San Rocco in Turrite sale alla Foce di Sella è di marmo bianco (Figura 31); verso la calotta presenta una solcatura naturale (Figura 32 e Figura 33); nella parte terminale del bulbo e lungo tutto il fusto si nota un’evidente abrasione dovuta a mezzi meccanici. Sensibilmente rastremato, il bulbo ha una smussatura, la sommità della calotta termina con un piccolo apice conico (Figura 34). La sua altezza totale è di cm. 57,5, di cui cm. 43 il fusto e cm. 14,5 il bulbo. La circonferenza della calotta è circa cm. 72 quella del bulbo cm. 42…

La geologia della regione di Pescaglia

Le strutture geologiche prevalenti e caratterizzanti la regione allargata di Pescoso-Pescaglia sono l’antiforme del Monte Pescaglino-Pescaglia e la sinforme del Monte Piglione.
Si tratta di strutture ripiegate che si differenziano in base all’andamento della sequenza stratigrafica ed all’orientazione della cerniera, cioè della porzione apicale della piega (Figura 35). Nelle pieghe antiformi gli strati della cerniera sono convessi, mentre nella piega sinforme sono concavi.
Dal punto di vista formazionale-strutturale, la regione meridionale delle Alpi Apuane è dominio dei terreni afferenti alla Falda Toscana (Figura 36). È la sequenza compresa fra il Trias Superiore ed il Cretaceo. La base triassica è rappresentata dai Calcari e marne a Raethavicula contorta, cui seguono la Formazione del Calcare Massiccio (calcari hettangiani di mare basso). Quindi seguono la Formazioni del Rosso Ammonitico, del Calcare selcifero inferiore, delle Marne a Posidonia, del Calcare selcifero superiore (sequenza di calcari e argille pelagiche) e le radiolariti del Dogger (Formazione dei Diaspri). La sequenza termina con le calcilutiti cretaciche della Formazione dei Calcari Maiolica.
L’assetto strutturale è particolarmente complesso, non del tutto definito e concorde fra i diversi autori. Uno degli ultimi studi strutturali è quello di CAROSI, FRASSI, MONTOMOLI, e PERTUSATI del 2004. …L’analisi strutturale ha evidenziato una tettonica polifasata molto complessa caratterizzata da tre sistemi plicativi sviluppati in un regime di tettonica compressiva a cui segue una tettonica estensionale tardiva rappresentata da pieghe di collasso e da faglie normali a basso e ad alto angolo… (CAROSI, FRASSI, MONTOMOLI, e PERTUSATI, 2004).
In Figura 37 si distinguono la sinforme sinclinale del Monte Piglione e l’antiforme anticlinale di Pescaglia, il cui fianco orientale è interrotto da una estesa faglia diretta che si sviluppa da sud di Pescaglia fino al Monte Croce. …I nuclei delle antiformi sono costituiti dalla Formazione dei Calcari e marne a Raethavicula contorta (cr), mentre al nucleo delle sinformi si ritrova la formazione più giovane affiorante nell’area, quella della Maiolica (mac)… (CAROSI, FRASSI, MONTOMOLI, e PERTUSATI, 2004).
In zona non sono presenti marmi.

Il problema del marmo

Poche notizie si trovano circa la natura litica dei cippi noti e descritti in letteratura. Anzi, è pure documentato come si siano tramandate, storicamente, da un autore all’altro e senza analisi critica, le indicazioni gergali o commerciali fuorvianti (TAMBURINI, 2018). In quest’ottica si colloca l’identificazione dei cippi marmorei, termine litologico molto preciso, ma utilizzato spesso in maniera estensiva, generica e commerciale. Tuttavia costituisce un inizio che ha posto in luce un problema sostanziale: quello dell’approvvigionamento del materiale.
Le prime assegnazioni dei manufatti dell’Etruria Padana, su base chimica, sono state riferite alla provenienza greca.
In seguito agli approfondimenti sui manufatti dell’Etruria tirrenica è stata rivolta l’attenzione al bacino marmifero delle Alpi Apuane. Oggi, …la documentazione di manufatti in marmo (…) è cresciuta fino a raggiungere i 288 monumenti, variamente scaglionati in un arco cronologico che va dalla fine del VII secolo a.C. fino alla romanizzazione (Figura 38)… (SASSATELLI e MANCUSO, 2017). 
Inoltre, dei 192 monumenti descritti, il 67% sono cippi funerari. Fra questi, …gli esemplari più antichi sembrano essere quelli emisferici, le cui prime testimonianze si datano tra la fine del VII e l’inizio del VI secolo a.C. in virtù dei confronti con i coevi esemplari non marmorei. Dei venti cippi di questo tipo, diciotto provengono da Pisa, mentre i due restanti da Strettoia e Latignano di Cascina. L’uso del marmo per questo tipo cippo parrebbe cadere in disuso dalla metà del VI secolo a.C., quando la produzione pisana si arricchisce di nuovi monumenti più elaborati e questa pietra sembra impiegata per segnacoli più complessi. Tra i cippi realizzati in marmo quelli claviformi sono sicuramente i più numerosi (Figura 60). Sono centodieci i monumenti ad oggi pubblicati e variamente scaglionati in un arco cronologico che va dalla prima metà del VI secolo a.C. alla prima età imperiale. Dei quattordici esemplari più antichi, con calotta emisferica non distinta dal fusto, sei provengono dalla Versilia, sei dalla città di Pisa ed i restanti due da Capalle e Montefoscoli lungo la valle dell’Arno. Dalla metà del VI secolo a.C. la variante con calotta emisferica distinta ed apice sommitale si ritrova su un areale piuttosto ampio, raggiungendo almeno Volterra; il maggior numero di attestazioni proviene da Pisa, due esemplari sono noti da Celli ed uno da Casale del Bosco presso Montalcino. Nel corso del V secolo a.C. la calotta superiore sembra evolversi in una forma più schiacciata, nettamente distinta dal fusto e nella maggior parte dei casi ancora sormontata da un piccolo apice. La variante è attestata in Versilia, a Pisa, nella valle dell’Arno (Uliveto Terme), ad Artimino, Volterra e Monteriggioni; mentre un caso isolato per luogo di rinvenimento, decorazione e qualità di esecuzione è costituito dall’esemplare di Cannicella (ora a Copenaghen). Diciassette sono infine i cippi a clava più tardi (…) Dalla metà del VI secolo a.C. alla produzione pisana di segnacoli in marmo si aggiunge un ulteriore tipo di cippo, variamente definito negli studi come a bulbo o a pigna. I cippi di questo tipo realizzati in marmo sono trenta… (SASSATELLI e MANCUSO, 2017).

immagine citata nel testo

Figura 37 – Particolare della Carta geologica e strutturale con evidenti la sinforme sinclinale del Monte Piglione e l’antiforme anticlinale di Pescaglia (da CAROSI, FRASSI, MONTOMOLI, e PERTUSATI, 2004).
Come compare dalla didascalia originale, questa carta è basata su dati inediti di Giorgi R., Rossi L., Storti O. e Pertusati P.C., 1989-1992 (scala 1:10.000), e Carosi R., Frassi C. e Montomoli C., 1989-2002 (scala 1:5.000).
LEGENDA. 1: Stratificazione S0; 2: Foliazione S1; 3: Foliazione S2; 4: Foliazione S3; 5: Foliazione S4; 6: Asse A1; 7: Asse A2; 8: Asse A3; 9: Asse A4; 10: Piani assiali delle pieghe F2 a: sinformi; b: antiformi; 11: Piani assiali delle pieghe F3; 12: Piani assiale delle pieghe F4; 13: Contatti stratigrafici; 14: Faglie; 15: Traccia della sezione geologica A-A’.

Il problema del marmo apuano

Si erano quindi consolidate nel tempo l’idea e la convinzione che gli Etruschi non conoscessero il marmo toscano e, tanto meno, quello apuano, ma utilizzassero marmo greco proveniente attraverso il porto di Spina.
La gran parte delle diagnosi (sia sui cippi che su altri manufatti) sono state eseguite per via autoptica, seppure con l’aiuto del confronto di una ventina di analisi petrografie che hanno identificato in gran parte l’uso del marmo Pario. …In marmo apuano sono stati invece realizzati: il cippo a bulbo dal sepolcreto Arnoaldi, quello da Sasso Marconi e quello dalla Necropoli est di Marzabotto… (SASSATELLI e MANCUSO, 2017).
Ma la via era tracciata. 
Così, sono seguite …una nuova e più raffinata serie di analisi scientifiche combinando indagini di tipo mineralogico e petrografico (in particolare sezioni sottili) e indagini di tipo chimico con particolare riguardo ai rapporti isotopici di carbonio e ossigeno. E proprio da queste analisi (…) è emerso un quadro nuovo e molto interessante oltre che più certo e più solido rispetto al passato, un quadro dal quale esce pienamente confermata una situazione di grande complessità che già si poteva intuire anche sul piano squisitamente archeologico, ma che ora può contare sul supporto di solide analisi scientifiche.
In buona sostanza in area padana ci sono sicuramente marmi importati dalla Grecia attraverso il mare Adriatico e il porto di Spina
(…come, ad esempio, i maiali ed altri generi…), ma ci sono anche marmi apuani arrivati attraverso i valichi dell’Appennino… (SASSATELLI e MANCUSO, 2017). Un po’ come per l’utilizzo del marmo apuano a Luni, preceduto, abbinato e seguito dall’uso del Marmo di Punta Bianca, molto simile, ma più vicino ed economico soprattutto per l’onere di approvvigionamento (estrazione e trasporto). In ogni caso è frutto di una scelta consapevole, come nel caso dei marmi etruschi.

Le prime analisi petrografiche eseguite sul alcuni cippi versiliesi

Necessaria premessa sono le precedenti analisi petrografie, e le loro risultanze, eseguite da MANNONI su alcuni cippi versiliesi, di marmo aprano, fra il 1990 e il 1991. MANNONI …descriveva un primo gruppo di reperti marmorei stabilmente caratterizzato da una struttura poligonale equigranulare, con cristalli medio-piccoli e contatti netti, prevalentemente curvi, quasi lineari, con frequenti punti equiangolari e bassa percentuale di cristalli geminati. In un secondo gruppo di reperti l’Autore rilevava ancora una struttura poligonale, ma a grani più differenziati e talvolta allungati, di dimensioni medio-grandi e contatti meno netti, in prevalenza curvi, fino ad ondulati, con cristalli geminati assai più frequenti…. In conclusione, …ha di fatto orientato verso una loro provenienza da siti estrattivi distinti o comunque non coincidenti (…) È stato infatti dimostrato (MOLLI et alii, 2000) che la variabilità microstrutturale dei marmi apuani è associata a macrostrutture tettoniche, per cui difficilmente uno stesso sito estrattivo o affioramento può presentare, al suo interno, differenze petrografiche rilevanti...  Studi successivi, utilizzando sezioni petrografie più sottili  (5 μm ca.) hanno potuto comunque accertare …un’uniforme e singolare tipologia microstrutturale dei marmi impiegati…(BARTELLETTI, 2008-2009, p.7).
Di particolare interesse è il fatto che alcuni di questi cippi sono rastremati alla base (tipo claviforme) e presentano un piccolo apice conico (umbrone) sulla convessità apicale (Tipo B/1 di CIAMPOLTRINI, 1980).

L’analisi archeometrica, in multitecnologia, eseguita sul cippo di Pescaglia

Il cippo di Pescaglia era conservato, fino a poco tempo fa, presso l’omonimo Comune della Provincia di Lucca (Figura 31).
Recentemente, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Lucca, Massa Carrara e Pistoia, ha avviato un progetto di ricerca in multitecnologia sul manufatto, al fine individuarne le caratteristiche geologiche ed archeometriche finalizzate ad ipotizzare una possibile provenienza del marmo col quale è stato realizzato.
Le risultanze delle analisi eseguite saranno illustrate proprio oggi, nell’ambito delle Giornate Europee del Patrimonio (Figura 64), presso il Museo del Castagno di Colognora di Pescaglia (Lucca).

Il progetto è stato finalizzato alla definizione specifica del litotipo col quale è stato realizzato il cippo ed alla possibilità di comprendere l’origine del distretto geologico di provenienza.
Seppure in giacitura secondaria, il cippo di Pescaglia è stato il ritrovamento più orientale rispetto agli altri analoghi noti.
L’indagine Archeometrica ha abbracciato diversi campi di ricerca.
L’analisi petrografica-microstrutturale (SPAMPINATO, 2026) è stata eseguita su una sezione ultrasottile (spessore ~5 μm). La tecnica d’indagine è stata quella utilizzata in CARTISANI e FRATINI, 2005; BARTELLETTI et alii, 2008-2009), facendo riferimento alla diffusa campionatura in situ e a consolidate interpretazioni microstrutturali (MANNONI, 1991; MOLLI et alii, 1997; MOLLI, 1998; MOLLl et alii, 2000). 
L’Analisi archeometrica ha previsto la ripresa di una serie di micro-immagini, quotate, lungo una sequenza di stazioni distribuite lungo il corpo, sull’apice (calotta) e sulla base del cippo. Sulle immagini sono state misurate le dimensioni dei microcristalli di calcite, finalizzate alla definizione statistica della grana del marmo. La metodologia è stata ripresa dallo studio statistico delle tessere dei pavimenti a mosaico e di alcuni monumenti di Luni.
Ne è emerso che la dimensione dei singoli cristalli variava da 210-372 µ a 1057-1847 µ. La dimensione media dei cristalli (average grain size, AGS) era pari a 617-795 µ e le dimensioni del cristallo più grande (maximum grain size, MGS) era pari a 2929 µ. La distribuzione statistica evidenziata dalle curve logaritmiche (Figura 61) e Gaussiane (Figura 62) ha confermano che il cippo di Pescaglia è stato realizzato da un Marmo Statuario Apuano.
L’Analisi isotopica, sperimentata soprattutto su manufatti e marmi greci a cominciare dagli anni Novanta del secolo scorso, è stata introdotta anche nella sperimentazione relativa al cippo di Pescaglia. Il microcampione esaminato ha fornnito i valori di +1,90‰ per 𝜹13C ‰ V-PDB e −1,89‰ per 𝜹18O ‰ V-PDB. Questo range colloca il marmo del cippo di Pescaglia nell’area di sovrapposizione fra i campi carrarino e imettiano ed in particolare, prossimo al campo del marmo lunense di Carrara.
La determinazione degli elementi in traccia ha indicato 107 ppm per il Mn e 188 ppm per lo Sr.
Il confronto con i dataset noti in letteratura indica che il valore pari a 107 ppm di Mn totale è piuttosto elevato per maggior parte dei valori Carrara disponibili. Al contrario, Sr pari a 188 ppm appare plausibile per l’ambito Carrara/Apuane.
Altri dataset confermerebbero questa situazione. Ad esempio PROCHASKA e ATTANASIO (2015) indicano ben 67 campioni di Carrara con valori mediani di Sr = 165 ppm e Mn = 34 ppm.

E poi ANTONELLI et al. (2024), indicano che la grande maggioranza dei valori in Mn ruota intorno a 45–50 ppm, seppure tra i campioni classificati Carrara compaiano valori relativamente elevati: ad esempio il valore 89 ppm.
Appare evidente che i valori di Mn abbracciano un range molto ampio e, quindi, non sono necessariamente impossibili per Carrara. Tuttavia 107 ppm è comunque un valore di fascia alta.

Ipotesi sulla possibile provenienza del Marmo Apuano del cippo di Pescaglia

In conclusione, il cippo di Pescaglia presenta una firma isotopica compatibile con il dominio carrarino e una concentrazione di Sr compatibile con i marmi di Carrara.
Il contenuto di Mn (107 ppm) è tuttavia relativamente elevato rispetto alla distribuzione centrale del database Carrara e costituisce un parametro potenzialmente discriminante a scala intra-distrettuale.
In definitiva, si aprono due possibilità (Figura 65) circa la possibile provenienza del marmo col quale è stato realizzato il cippo si Pescaglia:

1. Ipotesi Versilia: Ceragiola–Solaio / Valle del Serra basata su:
• microstruttura;
• granulometria;
• contatti lobati/dentati;
• geminazione della calcite;
• assenza/debolezza della SPO;
• confronto diretto con i cippi etruschi di Pietrasanta.
È una compatibilità petrostrutturale con i cippi etruschi della Versilia che mantiene Ceragiola–Solaio/Valle del Serra come ipotesi indipendente. È un’ipotesi attualmente molto forte.

2. Ipotesi Carrara settentrionale: Torano / Miseglia / Colonnata basata su:
• compatibilità isotopica;
• chimica degli elementi in traccia;
• eventuale classificazione multivariata Prochaska–Attanasio (2015).
La classificazione quantitativa tra Torano, Miseglia e Colonnata non può essere ancora definitiva perché il vettore analitico del campione non contiene, attualmente, tutte le dieci variabili utilizzate nella discriminazione pubblicata da PROCHASKA e ATTANASIO (2015) e PROCHASKA (2023). Tuttavia, rimane anch’essa un’ipotesi comunque molto forte.

Infine, una segnalazione su cui riflettere.
Un recente studio archeometrico su manufatti marmorei provenienti dalla Caverna dei Pipistrelli di Finale Ligure (BORGHI, et al., 2023), indica valori medi di Mn = 101 ± 34 ppm e Sr = 223 ± 27 ppm per manufatti attribuiti all’area apuana. Il cippo etrusco di Pescaglia ricade sorprendentemente vicino a questi intervalli (Mn = 107 ppm, Sr = 188 ppm). Probabilmente la distanza dai giacimenti madre non era un così grande ostacolo…

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