Copertina – La colonna rudentata in marmo Cipollino quando era ancora in sito nel Foro di Luni
Reading Time: 25 minutes
Il Caristio (Cipollino) descritto dai classici
Quello che oggi viene conosciuto come marmo Cipollino corrisponde all’antico marmor Carystium.
…Nell’isola Eubea oggi chiamata Negroponte v’era la cava di un marmo (Figura1, cerchio rosso) generalmente bianco venato di verde. POLLUCE lo chiamò Euboico prendendo il nome dall’isola intera, altri però, e più comunemente, lo chiamarono Caristio perché le miniere del marmo erano presso la città di Caristo (in greco Karystos; Figura 1). STRABONE (…) (Figura 15) poi sul preciso luogo della cava così si esprime: la città di Caristo è posta alle falde del monte Oca vicino a Stira, e Marmarlo dove sono le miniere delle colonne Caristie, e dove è il tempio di Apollo Marmarino. Gli scarpellini lo conoscono sotto il nome di Cipollino per la ragione che trovandosi fra la sostanza calcare di tal marmo lunghi, e spessi strati di mica, facilmente su tali strati si divide a somiglianza della cipolla. La specie più comune, di cui PLINIO (…) (Figura 16) fa menzione è di un verde chiaro con vene, ed onde di un verde più scuro. PAPINIO STAZIO (Figura 2) (…) lo ha ragionevolmente uguagliato alle onde del mare, poiché ad esse tanto nel colore, che nella forma somiglia. SENECA (Figura 3) (…) peraltro osservò, che il Caristo non sempre presentava il solo verde ma anche altri colori, ed infatti spesso vi si vedono uniti il bianco, ed il rosso. Le colonne più grandi di tal pietra, oltre la grandissima giacente nel cortile della Curia Innocenziana, esistono quasi sepolte nel vicolo detto della Spada d’Orlando (Figura 4), ed appartennero al celebre portico dedicato da Agrippa in onore di Nettuno, lo che ha fatto nascer pensiero che si volesse consagrare al nume del mare un marmo che ne presentava le onde: Sono anche per la grandezza rimarchevoli quelle del tempio di Antonino, e Faustina (Figura 5). La grana è minuta, la frattura è striata.
II Cipollino comune qual’è quello di fondo verdastro con vene di un verde più carico fu poco in pregio presso gli antichi secondo ne dice PAPINIO STAZIO (…) e poco lo è presso di noi. È ricercato quando ha il fondo candido con sottili vene di un verde simile alle erbe (Figura 6), e più ancora quando le liste verdi s’intrecciano sopra il bianco formando figure ellittiche, ed allora chiamasi mandolato: Se poi le dette vene, e le dette liste sono di color rosso, e rosso n’é anche il fondo, allora è tenuto per raro e prezioso. Vi sono altri cipollini che hanno liste bianche, e parallele sopra un fondo verde e questa specie è stimatissima. Come un prodigio poi ho veduto due pezzi di Cipollino uno con fondo giallo, altro con fondo del color della rosa graziosamente ondati di un verde vivace. Molto si stima il Cipollino con fondo bianco e liste, ovvero onde nerastre. Di questa specie sono molte colonne nel braccio nuovo del museo Vaticano… (CORSI, 1828, p. 54-55).
Il Cipollino (Cipollaccio) di Giorgio VASARI
Una prima descrizione esauriente del Cipollino (allora alias Cipollaccio) si deve alla penna di Giorgio (VASARI, 1986, Figura 7 e Figura 8).
Solo poche righe materializzate da esami autoptici e da evidente esperienza, trasposte ne Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori, opera pubblicata la prima volta nel 1550, poi ampliata per la seconda edizione del 1568 (Figura 9).
… Più tenera poi di questa (il riferimento è al serpentino o meglio alla serpentinite) è il cipollaccio, pietra che si cava in diversi luoghi; il quale è di color verde acerbo e gialletto, et ha dentro alcune macchie nere quadre picciole, e grandi, e così bianche, alquanto grossette, e si veggono di questa sorte in più luoghi colonne grosse e sottili e porte et altri ornamenti, ma non figure. Questa piglia il pulimento come il porfido, et il serpentino et ancora si sega come l’altre sorti di pietra dette sopra, e se ne trovano in Roma infiniti pezzi sotterrati nelle ruine che giornalmente vengono a luce, e delle cose antiche se ne sono fatte opere moderne, porte et altre sorti di ornamenti che fanno, dove elle si mettono, ornamento e grandissima bellezza… .
Un’acuta osservazione del VASARI è che il Cipollino è stato utilizzato per realizzare diversi manufatti, in genere colonne, …ma non figure… anticipando una caratteristica geotecnica del materiale: la disomogeneità. Caratteristica di diversi altri marmi commerciali, come moltissime brecce. E questa si trasforma in fragilità e poca durabilità, risultato dei fitti ripiegamenti che caratterizzano, nello specifico, la struttura del Cipollino.
Unica caratterizzazione mineralogico-chimica presente in letteratura storica è quella che riporta CHAPTAL (1801). …Il marmo verde o cipollino d’Autun è (…) desso composto di 83 parti di carbonato di calce, 12 di mica verde, 1 di ferro (Journal de Physiq. tom. 12, pag. 55)… .
Il Cipollino nelle Scienze della Terra
Una definizione del marmo Cipollino nella prima storia naturale è fornita dal CAPELLINI (1864, p. 149). Lo descrive come un calcischisto bianco e pavonazzo e varietà di puddinga (…) calcarea a cemento schistoso talcoso; bianca… In realtà poco ha a che fare con la puddinga che è un conglomerato a scheletro di ciottoli arrotondati.
La descrizione del CAPELLINI è il risultato di un’analisi sicuramente autoptica, fondata sulla sola testimonianza oculare. Anche la sfumatura di colore è poco rappresentativa. Il colore pavonazzo è un viola piuttosto scuro e non un verde come quello ricorrente nelle striature del Cipollino classico.
Una decina d’anni dopo. il JERVIS, 1874; Figura 17) definisce il Cipollino di Salza di Pinerolo, …piccolo villaggio a 15 Km da Perosa Argentina (…Torino, come un …) Marmo bianco cristallino, con larghe fasce verde chiaro, consistenti in sostanze anfiboliche (…). È di vaga apparenza, specialmente per colonne… Di seguito JERVIS (1874, p. 55) cita, in Italia, una sola cava, quella vicino a Salza di Pinerolo (JERVIS, 1874, p. 55). Si tratta della …Cava di Roccia Corba (che) fornì il marmo cipollino bianco zonato di verdognolo impiegato nella costruzione dei pilastri che sostengono le due statue equestri in bronzo all’ingresso della piazzetta davanti al palazzo reale, in Torino… (Figura 18).
Altri affioramenti di Cipollino ricordati dall’autore sono: quello di Civo (Valtellina, Sondrio), Colico (presso il villaggio di Olgiasca, Lago di Como), Vezza d’Oglio (usato per fare la calce…) e Catanzaro, ma sempre associati ad un calcare puro… Ed ancora a Cisore (Domodossola) ed a Mergozzo, nella zona di Candoglia (STEFANI, 1854, p.247 e p, 504), nonché in Valle Spluga (Isola) e Val Bitto (OMBONI, 1856, p.25).
La più recente cartografia geologica del CARG cita il Cipollino assieme agli Scisti Sericitici dei depositi pelitici e calcareo-pelitici bacinali del Cretaceo Inferiore. In questa fase iniziale del Cretaceo, sono inseriti sia nel Dominio Ligure (Argille a Palombini), sia in quello Toscano (PUCCINELLI, D’AMATO AVANZI e PERILLI, s.d., pp.25 e 26). Li stessi autori ricordano che …la formazione (Scisti sericitici Auctt. SSR) rappresenta l’equivalente metamorfico della Scaglia Toscana, all’interno (…della quale…) è stato distinto come membro il Cipollino (SSR1)… (PUCCINELLI, D’AMATO AVANZI e PERILLI, s.d., p.76).
Più nello specifico, …il Cipollino (SSR1) è costituito da calcescisti e alternanze discontinue di letti marmorei e interstrati filladici, che localmente si intercalano negli Scisti Sericitici. Nel Foglio Castelnuovo di Garfagnana il Cipollino si incontra solo in un piccolo affioramento lungo il crinale dell’Uomo Morto, completamente circondato da Sisti sericitici, e lungo il Fosso di Capricchia, a ovest del M. Castellaccio… (PUCCINELLI, D’AMATO AVANZI e PERILLI, s.d., p.77).
Figura 20 – Lo stibadium, cioè la sala del banchetto privato, ristretto, di Età Tardoantica (da virgolette.blog.it)
Il Cipollino greco, Marmor Carystium, Caristo o Caristio
L’origine e la descrizione del Marmor Carystium (Figura 19) si ripetono ancora nell’Ottocento, in diversi autori. Spesso le indicazioni sono ripetitive, ma per fortuna ciascuno aggiunge qualche particolare, forse constatato.
…CARISTIO. Codesto marmo si teneva nel primo grado di nobiltà, ed aveva color verde con varietà di macchie; così dinominato dalla città di Caristo nell’Eubea. Se ne formavano colonne, e quattro di queste si rammentano da PLINIO CECILIO, (…vissuto fra il 61-62 e il 114 AC…), le quali ornavano lo stibadio (Figura 20) della sua villa di Toscana. Forse sarebbe quel marmo che da noi si chiama verde antico? Ma comunque sia egli fu tenuto sempre in gran riputazione non solamente in Atene ma in tutta la Grecia, ed altrove. Si crede l’origine della sua cava in tempo di SENOFONTE (430/425 – 355 BC), il quale fiorì l’anno III. dell’olimpiade XCV, negli anni del mondo 355°… (ORSINI, 1801; AMATI, 1829).
AMATI (1829) riprende i concetti precedenti, aggiungendo che il colore del Caristio…è misto di verde oscuro con un verde di erba più o meno forte. La forma e la grandezza delle sue macchie sono incerte e varie.. (AMATI, 1829).
Un autore anonimo, di fine Ottocento, è di parere che …chiamasi Cipollino perché contenendo nella sua sostanza calcare, lunghi e spessi strati di mica, facilmente su questi strati si divide, o sfoglia come le cipolle. Al colore verde spesso trovasi unito il rosso. Il Cipollino comune, qual’è quello di fondo verdastro con vene di verde più carico, fu ed è poco in pregio. È ricercato quello nel quale le liste verdi s’intrecciano sul bianco formando ellittiche figure, e chiamasi MANDORLATO VERDE; se ciò avviene per vene e liste rosse, chiamasi MANDORLATO ROSSO. Vi sono anche altre specie di cipollini, più o meno pregiati. – Lat. Marmor carystium… (COLLEGIO, 1884). In un suo passaggio l’autore ribadisce e sottolinea la caratteristica all’origine della variabile consistenza del materiale che, soprattutto col tempo e l’esposizione agli atmosferili, tende a sfaldarsi (Figura 21). Concetto anticipato anche dal TENORE (1851, p.121) quando sosteneva che …il cipollino prende un bel pulimento, ma le sue macchie a foggia di nastri restano sempre appannate, e queste sono anche le prime che si distruggono con l’azione dell’aria, e quindi portano la rovina totale del marmo… .
Il Cipollino proveniente dall’Eubea, insieme al granito della Troade, fu impiegato per le colonne del Foro di Aquileia, lungo la via Sacra e reimpiegate nelle fondazioni delle torri di epoca tarda (PENSABENE e BARRESI, 2017, p.236).
Il Cipollino greco del Monte Imetto
Non MAMURRA ma Lucio CRASSO?
…Il Marmo d’Imetto (Figura 27), Monte dell’Attica, è nominato da PLINIO (23-79 AD), e dice, che Lucio CRASSO Oratore (140-91 BC; Figura 22) fu il primo ad usare in Roma le Colonne Hymetia, marmo forastiero nell’atrio, e furono sei di dodeci piedi lunghe (un pes, piede romano, corrisponde a circa 29 cm); e per quelle Marco Bruto (Figura 23) per villania lo chiamò Venere Palatina… (GIMMA, 173).
Anche questo …MARMO Cipollino, è di un color verde marino, mischiato di onde o nuvole grandi di un color verde smorto. Lo SCAMOZZI suppone, che questo sia lo stesso del marmo, chiamato dagli antichi Augustum, & Tiberium marmor, perchè scoperto in Egitto a’ tempi Augusto, e di Tiberio… (SECONDO, 1752; ripreso integralmente da GRISELINI e FASSADONI, 1770, che aggiungono …è formato di grandi onde, e macchiato di bianco, e di verde pallido di colore d’acqua marina, o di cipolla, donde ha tratto il suo nome…).
…I materiali adoperati nell’architettura furono diversi in Grecia ed in Roma. In generale si può dire che furono più comunemente usati dagli architetti della Grecia i marmi, e specialmente quelli che si cavavano dal monte Imetto e Pentelico, quelli dell’isola di Paro, di Efeso, del Proconneso, nonchè la pietra tufa e lo spato calcario… (DE RUGGERO, 1872, p.109; anche PATRIN, 1833, p.222).
Il Cipollino d’Egitto: marmor Augustum o marmor Tiberius
Molti autori concordano sul fatto che il Marmo Augusteo assunse questo nome perché scoperto, in Egitto (Figura 24), al tempo di Augusto (Figura 25) e di Tiberio (Figura 26). Così il GIMMA (1730), lo SCAMOZZI (in SECONDO, 1752, p.65), il GRISELINI FASSADONI (1770, p. 272) e l’ORSINI (1801).
Alcuni autori lo dicono somigliante …all’Ofite, ma ha di singolare che è formato a grandi onde bianche, sfumate di verde pallido a colore di cipolla o d’acqua marina. Le colonne del tempio di Antonino e Faustina (Figura 5, Figura 81 e Figura 61) nel Foro Romano sono di codesto marmo, e provengono dall’Egitto... (ANATI, 1829; CHATEAUBRIAND et alii, 1836, p.59). Quello …con larghe fasce ondulate bianche e verdi, micacee, veniva d’Egitto; le sue cave più non si conoscono… (AA.VV., 1833).
In ogni caso non sembra che sia stato impiegato o utilizzato localmente. …Il solo edificio romano di Tripoli (l’Oea romana), l’arco di Marco Aurelio (Figura 28 e Figura 62), non è in roccia del paese, ma costrutto con grandi blocchi di un marmo altamente cristallino, con struttura scistosa, proveniente certamente dalla Grecia. Sono pure frequenti qua e là tronchi di colonne di sienite egiziana, di granito, di Cipollino; e le numerose colonne della grandiosa moschea di Tagiura sono appunto di graniti e di marmi diversi, che si riconoscono senza difficoltà nei punti dove l’intonaco bianco uniforme che le ricopre si va rompendo, specialmente nelle parti basse… (REDAZIONALE, 1913).
continua…
Procchio, Marciana, provincia di Livorno, Italia
Rio Marina, Rio, provincia di Livorno, Italia
Firenze, città metropolitana di Firenze, Italia
Karystos, Grecia Centrale, Grecia
Olgiasca, Colico, provincia di Lecco, Italia
Pozzuoli, città metropolitana di Napoli, Italia
Piazza Armerina, provincia di Enna, Italia
Formia, provincia di Latina, Italia
Luni Mare, Luni, provincia della Spezia, Italia
Bibliografia
AA.VV. (1837 (seconda edizione)). L’Italia descritta e dipinta con le sue isole di Sicilia, Sardegna, Elba, Malta, Eolie, di Calipso, ecc. (Vol. Tomo IV – Regno Lombardo-Veneto e minori Stati vicini). (D.B., A cura di) Torino: Presso Giuseppe Pomba e C.
AA.VV. (1865). Nuova Enciclopedia Popolare Italiana – Quinta Edizione (Vol. Vigesimosecondo (22)). Torino: Dalla Società l’Unione Tipografico-Editrice.
AA.VV. (2007). Carta Giacimentologica dei Marmi delle Alpi Apuane a scala 1:10.000 e sua informatizzazione. Relazione Finale. (R. CARMIGNANI, A cura di) San Giovanni Valdarno: Regione Toscana-Università di Siena.
ALFANO, G. M. (1823). Istorica descrizione del Regno di Napoli. Napoli: Dai Torchi di Raffaele Miranda.
AMATI, A. (1867). Dizionario corografico dell’Italia (Vol. settimo). Milano: Francesco Vallardi tipografo-editore.
AMATI, C. (1829). Dell’architettura di Marco Vitruvio Pollone (Vol. Tomo Primo). Milano: Coi Tipo di Giacomo Pirola.
ANGELELLI, C. (2016). Il Progetto TESS e Roma: analisi d’insieme e prime considerazioni conclusive. I dati del censimento delle regiones VII-VIII-IX-X. In C. ANGELELLI e S. TORTORELLA (a cura di), Per un corpus dei pavimenti di Roma e del Lazio. Roma 24 novembre 2014. Collana Convegni, 32, p. 49-106. Roma: Sapienza, Università Editrice.
ATIENZA FUENTE, J. e GONZÁLES DE ANDRÉS, L. (2019). Marmora della Villa del Casale: varietà, usi e funzioni. In P. PENSABENE e P. BARRESI (a cura di), Piazza Armerina, Villa del Casale: scavi e studi nel decennio 2004-2014 (Vol. Tommo I, Mosaici, marmi e pitture, p. 113-142). Roma: L’Erma di Bretschneider.
BALBI, A. (1840). Compendio di Geografia compilato su di un nuovo disegno conforme agli ultimi Trattati di Pace e alle più recenti scoperte (Vol. Tomo Primo). Torino: Giuseppe Pomba e Comp.
BARTELLETTI, A. e PARIBENI, E. (a cura di). (2003). Ante et post Lunam – Splendore e ricchezza dei marmi apuani – Marina di Carrara, 6 giugno 2003. I – l’evo antico, p. 79-83. Parco Apuane.
CAPELLINI, G. (1864). Descrizione Geologica dei dintorni del Golfo della Spezia e Val di Magra inferiore (2a Edizione, 1881 ed.). Bologna: Tipi Gamberini e Parmeggiani.
CARTA, G., SACCHI, G., DE CASTRO, V. e STRAMBIO, A. (1857). Geografia storica moderna universale.Milano: Frncesco Pagnoni Editore.
CATULLO, T. A. (1833). Elementi di mineralogia applicati alla medicina e alla farmacia. Padova: Coi tipi della Minerva.
CAVIGLIA, C., DESTEFANIS, E. e MASCIOCCO, L. (2017). L’acquedotto romano e la piscina di Aquae Statiellae (Acqui Terme) come testimonianze di tecniche ideauliche avanzate dell’antichità. Geologia dell’Ambiente, Supplemento (3/2017), 158-162.
CHAPTAL, G. (1801). Elementi di Chimica (prima ed., Vol. Tomo Secondo). (F. CALDANI, Trad.) Venezia.
CHATEAUBRIAND, LAMARTINE, RAOUL-ROCHETTE, DI FORBIN, P. e MAZZARA. (1836). L’Italia, la Sicilia, le Isole Eolie, l’Isola d’Elba, la Sardegna, Malta, l’Isola di Calipso, ecc. (Vol. Tomo III). Torino: Presso Giuseppe Pomba e C.
COCCHI, I. (1871). Descrizione geologica dell’Isola d’Elba per servire alla Carta della medesima. Firenze: Tipografia di G. Barbera.
CONTI, P., CARMIGNANI, L., MASSA, G. e MECCHERI, M. (2019, dicembre). Note Illustrative della Carta Geologica d’Italia alla scala 1:50.000 – Foglio 249 Massa Carrara. Tratto il giorno dicembre 09, 2025 da www.ResearchGate.net: https://www.researchgate.net/publication/354472079
CORRIDI, F. (1851). Rapporto Generale della Esposizione dei prodotti naturali e industriali della Toscana fatta a Firenze nel novembre MDCCCL. Firenze: Tipografia Cada di Correzione.
CORSI, F. (1833). Delle Pietre antiche.Trattato (Vol. unico). Roma: Tipografia Salviucci.
DE MEO, D. (s.d.). I MAMURRAE. Tratto il giorno novembre 26, 2025 da www.acanemia.edu: https://www.academia.edu/7757886/I_Mamurrae
DEL SOLDATO, M. (2021). Analisi macro- e microscopiche (petrologiche) di tessere e frammenti lapidei provenienti da alcuni pavimenti e murature della città di Luni. In L. GERVASINI e S. LANDI, Mosaici Antichi in Italia. Regione Settima. Luni (p. 339-358). Pisa. Roma.
GAMBARO, L., BOZZI, C. e SACCHI, F. (2017). I rivestimenti parietali delle terme romane di albintimilium. In C. ANGELELLI, D. MASSARI e A. PARIBENI (a cura di), XII Colloquio dell’Associazione Italiana per lo studio e la conservazione del mosaico. Matera 16-19 marzo 2016.Vol. XXII, p. 203-216. Tivoli (Roma): Associazione Italiana per lo studio e la conservazione del mosaico.
GANDINI, F. (1834). Viaggi in Italia (seconda edizione ed., Vol. V). Cremona: Luigi De Micheli.
GERVASINI, L. e LANDI, S. (MMXXI – 2021). Mosaici Antichi in Italia. Regione Settima. Luni. Pisa, Roma: Istituti Editoriali e Poligrafici Internazionali.
GIMMA, G. (1730). Della Storia Naturale delle Gemme, delle Pietre, e di tutti i Minerali, ovvero della Fisica Sotterranea (Vol. Tomo II). Napoli: Stamperia di Felice Mosca.
GRASSI, R. (1837). Descrizione storica e artistica di Pisa e de’ suoi contorni,con XXII tavole in rame,per cura dell’incisore RANIERI GRASSI pisano. In AA.VV., Nuovo Giornale de’ Letterati (Vol. Tomo XXXIV, p. 51-68). Pisa: Tipografia Nistri e C.
GRISELINI, F. e FASSADONI, M. (1770). Dizionario delle Arti e de’ Mestieri (Vol. Ottavo). Venezia: Modesto Fenzo.
ILACQUA, C. (2020, giugno). Il Templum Traiani a Roma: la ricerca di un “fantasma” archeologico. Tratto il giorno 12 09, 2025 da archeomedia.net: https://www.archeomedia.net/wp-content/uploads/2020/06/Il-Templum-Traiani-a-Roma.pdf
JERVIS, G. (1874). I tesori sotterranei dell’Italia – Parte seconda – Regione dell’Appennino e vulcanni attivi e spenti dipendentivi (Vol. 2). Torino: Ermanno Loescher.
JERVIS, G. (1889). I Tesori sotterranei dell’Italia. Repertorio d’informazioni utili (Vol. Parte quarta). Torino: Ermanno Loescher.
MARIENI, L. (1870). Notizie sulle acque minerali del Regno d’Italia e dei Paesi limitrofi. Milano: Francesco Vallardi, tipografo-editore.
MELI, R. (1891). Bibliografia scientifica dell isola del Giglio. Boll. Soc. Geol. It, X, 21-29.
MELI, R. (1891). Cenni sul granito dell’Isola del Giglio e Bibliografia scientifica relativa a qiest’isola. Boll. Soc. Geol. It, X, 383-439.
MIRCOVICH, D. (1835). Illustrazioni sopra alcune interessanti varietà di Graniti, Alabastrini e Marmi Antichi, esistenti nella Villa di Sala. Padova: Coi tipi del Seminario.
OBERZINER, G. (1902). I Liguri antichi e i loro commerci. GIornale Storico e Letterario della Liguria, III (3-4 (Marzo-Aprile)), 80-114.
OMBONI, G. (1856). Sullo stato geologico dell’Italia. Cenni. Milano: Vallardi Tippografo Editore.
ORSINI, B. (1801). Dizionario Universale d’Architettura e Dizionario Vitruviano accuratamente ordinati (Vol. Tomo I). Perugia: Dai Torchi di Carlo Baduel, e Figli.
PARETO, L. (MDCCCXLVI – 1846). Cenni geologici sulla Liguria Marittima. Genova: Tipografia Ferrando.
PARETO, L. P. e SPINOLA, M. (MDCCCXLVI – 1846). Descrizione di Genova e del Genovesato… (Vol. I). Genova: Tipografia Ferrando.
PARIBENI, A. e CASTAGNINO BERLINGHIERI, E. F. (2015). Produzione e commercio del marmo lungo le rotte del Mediterraneo: evidenze dai depositi e dai relitti navali delle coste italiane. In R. MARTORELLI, A. PIRAS e P. G. SPANU (a cura di), Isole e terraferma nel primo Cristianesimo. Identità locale ed interscambi culturali, religiosi e produttivi. XI Congresso Nazionale di Archeologia Cristiana. PFTS Unniversity Press.
PATRIN, E. M. (1836). Storia Naturale dei Minerali (anche edizione 1833, Firenze, Tip. Batelli e Figli ed., Vol. Tomo I). Livorno: Tipografia Vignozzi.
PENSABENE, P. (2013). Il marmo lunense nei programmi architettonici e statuari dell’Occidente romano. Tratto il giorno dicembre 10, 2025 da www.academia.edu/: https://www.academia.edu/7205761/_2013_Il_marmo_lunense_nei_programmi_architettonici_e_statuari_dellOccidente_romano.
PENSABENE, P. e BARRESI, P. (2017). Aquileia: crocevia artistico e commer- ciale tra Oriente e Occidente. Dal mito alla diffusione dei marmi. In F. FONTANA (a cura di), Aquileia e l’Oriente Mediterraneo 40 anni dopo, Atti della XLVII settimana di Studi Aquileiesi, Aquileia 5-7 maggio 2016(p. 219-244). Trieste: Antichità Alto Adriatiche.
PENSABENE, P., DOMINGO, J. e BALDASSARRI, P. (2017). Foro Traiano: organizzazione del cantiere e approvvigionamento dei marmi alla luce dei recenti dati di Palazzo Valentini. Rendiconti. Atti della Pontificia Accademia Romana di Archeologia, Serie III, Vol. LXXXIX, 464-648.
PENSABENE, P., GALLOCCHIO, E. e GASPARINI, E. M. (2009, 2025 novembre). Villa del Casale di Piazza Armerina: nuovi scavi. Tratto il giorno 26 da www.fastionline.org: https://www.fastionline.org/s/excavation/item/96795
PETRINI, G. (MDCCXCI – 1791). Gabinetto mineralogico del Collegio Nazareno descritto secondo i caratteri esterni (Vol. Tomo primo). Roma: Presso i Lazzarini.
PILLA, L. (1845). Breve cenno sulla ricchezza minerale della Toscana. Pisa: Presso Rocco Vannucchi.
PINI, E. (1802 (post). Viaggio geologico per diverse parti meridionali dell’Italia Esposto in Lettere (Vol. secondo). Milano: Stamperia Mainardi a S. Mattia alla Moneta.
PROMIS, C. (1838). Dell’antica città di Luni e del suo presente. Memorie della R. Accademia delle Scienze di Torino , Classe di Scienze Morali , Storiche ecc. , SERIE II (TOM.1), p. 1-165.
PUCCINELLI, A., D’AMATO AVANZI, G. e PERILLI, N. (s.d.). Note Illustrative Carta Geologica d’Italia alla scala 1:50.000 – Foglio 234 FIVIZZANO. Pisa: ISPRA.
PUCCINELLI, A., D’AMATO AVANZI, G. e PERILLI, N. (s.d.). Note Illustrative Carta Geologica d’Italia alla scala 1:50.000 – Foglio 250 Castelnuovo di Garfagnana. Pisa: ISPRA.
PUCCINELLI, A., D’AMATO AVANZI, G. e PERILLLI, N. (s.d.). Note Illustrative Carta Geologica d’Italia alla scala 1:50.000 – Foglio 233 PONTREMOLI. Pisa: ISPRA.
REDAZIONALE. (1913, gennaio 1 ). Le pietre da costruzione nei dintorni di Tripoli. Rassegna dei Lavori Pubblici e delle Strade Ferrate, Anno VI(1), p. 102-103.
REDAZIONALE. (2021, settembre 13). Il ritorno del coccodrillo. Tratto il giorno novembre 28, 2025 da villae.cultura.gov.it: https://villae.cultura.gov.it/2021/09/13/il-ritorno-del-coccodrillo/
REPETTI, E. (1833). Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana (Vol. secondo). Firenze: Reptetti, Autore ed Editore.
REPETTI, E. (1841). Notizie e Guida di Firenze e de’ suoi contorni. Firenze: Tipi di Guglielmo Piatti.
SECONDO, G. M. (MDCCLII – 1752). Ciclopedia ovvero Dizionario Universale delle Arti, e delle Scienze(Vol. Tomo VI). Napoli.
STEFANI, G. (1854). Dizionario Corografico degli Stati Sardi di Terraferma. Milano: Stabilimento Civelli Giuseppe e C.
TARAMELLI T. e MERCALLI, G. (1855). Parte Prima. I. Notizie sulla orografia e sulla costituzione geologica dell’Andalusia e della provincia di Almeria In Terremoti andalusi cominciati il 25 dicembre 1884. Atti della R. Accademia dei Lincei. Anno CCLXXXII, 1984-85. Serie Quarta. Memorie della classe di Scienze Fisiche, Matematiche e Naturali, Vol. II (Anno CCLXXXII, 1984-85. Serie Quarta. Memorie della classe di Scienze Fisiche, Matematiche e Natural), 117-142.
TEDESCHI GRISANTI, G. (2003). Marmi antichi colorati toscani: problemi di identificazione e di reimpiego. In A. BERTELLETTI, & E. PARIBENI (a cura di), Ante e Post Lunam – Splendore e ricchezza dei marmi apuani – I l’evo antico. Marina di Carrara, 6 giugno 2003. Acta Apuana, II (2003), p. 79-83. Carrara: Acta Apuana.
TENORE, G. (1851). Lezioni di Mineralogia ordinate specialmente per gli studi dell’architetto costruttore e dell’ingegnere dei ponti e strrade. Napoli: Stabilimento tipografico di Fr. Azzzolino.
VASARI, G. (1986). Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori ed architetti (Edizione di riferimento: Le vite de’ più eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani, da Cimabue insino a’ tempi nostri. Nell’edizione per i tipi di Lorenzo Torrentino, Firenze 1550 ed.). L. BELLOSI, & A. ROSSI, a cura di. Torino: Einaudi.
ZOLFANELLI, C. e SANTINI, V. (1874). Guida alle Alpi Apuane. Firenze: Tipografia di G. Barbera

