Gaio Sergio ORATA e gli ostriaria del Lago Lucrino

Copertina

Copertina – Gusci di “Ostea edulis” nel loro ambiente naturale. In particolare, la ricostruzione dell’ambiente è il risultato dalle indagini geoarcheologiche, morfometriche e malacologiche eseguite su campioni prelevati da un carotaggio eseguito in località Luni Mare di Luni. Immagine creata con ChatGPT il 10 apr 2026

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La laguna

Una laguna è un complesso di habitat molto particolari. A grande scala è una distesa di acqua salmastra a salinità variabile, poco profonda, adagiata su substrati misti (sabbiosi, siltoso-argillosi, ciottolosi, carbonatici) ed abitata da molluschi che hanno la capacità di sopportare variazioni anche significative di salinità (eurialini). 
Un delicato ambiente naturale, equilibrato, con nicchie ecologiche, come quello diffuso intorno alla Luni romana, ma può diventare anche un ambiente antropizzato (lagunare), monocolturale o quasi, gestito e sfruttato come accaduto presso presso il Lago Lucrino (Figura 1). E perfino può mantenere un alone di naturalità nell’estremizzazione eseguita dai romani nella laguna veneta
Le differenze più appariscenti fra i primi due, oltre alla presenza di strutture seppure poco invasine a Lucrino, stanno nell’associazione faunistica e nella gestione della salinità. La prima era un sistema equilibrato, con la presenza di Ostea edulis, di Ruditapes decussata e di altri bivalvi, mentre Lucrino era monoculturale (o quasi) dove le specie differenti dall‘Ostea edulis erano del tutto occasionali e trascurabili. Inoltre, la salinità a Luni era sostanzialmente influenzata dal  fiume Magra e dalle sue alluvioni, mentre a Lucrino era funzionale e stabilizzata artificialmente, quindi regolata in un sistema semi-chiuso.
Un’altra osservazione può essere fatta sulla presenza dei carbonati. A Luni è stata riscontrata la presenza di concrezioni da precipitazione biologica/chimica spontanea (croste carbonatiche), mentre a Lucrino i medesimi dei processi sono stati favoriti, antropicamente e localmente, da acque ferme ed un possibile accumulo accelerato (Figura 2).

Gaio Sergio ORATA, 

Gaio Sergio ORATA era originario, probabilmente, di Puteoli (Pozzuoli).
Della sua vita privata rimangono poche testimonianze, mentre sono fortemente attestate le sue attività.

PLINIO (Figura 3) lo considerava l’inventore dei sistemi di ipocausto e suspensurae, cioè del metodo di riscaldamento che faceva circolare aria calda sotto le stanze e lungo le pareti delle domus romane (Figura 4). Questa innovazione rese i bagni romani molto più confortevoli diffondendoli come parte integrante e fondamentale anche delle ville patrizie (Figura 5) e non solo degli impianti pubblici (Figura 6).
Il sistema, col senno di poi, era semplice.
Il motore era un praefornium (Figura 7, Figura 8 e Figura 9) esterno alla villa, nel quale era tenuto vivace un fuoco alimentato da legna, carbone e fascine. Quindi, il calore, e i fumi, venivano convogliati, attraverso un canale, verso un’intercapedine sotto il pavimento. Qui risiedeva il vero segreto del pavimento sospeso: la suspensurae, cioè una camera, al di sotto del pavimento, che era fatto poggiare su file di pilastrini di mattoni quadrati, alti 50-60 cm, chiamati pilae o suspensurae (Figura 10). Questo vuoto permetteva all’aria calda di circolare liberamente, scaldando uniformemente la superficie sovrastante. Nelle terme o nelle stanze più lussuose, il calore  veniva aspirato verso l’alto attraverso tubuli (mattoni forati) o intercapedini nelle pareti che agivano sulla fornace fungendo anche da canna fumaria. Al di sopra, il pavimento era arricchito di marmi e mosaici (Figura 11, Figura 12 e Figura 13).

Il pavimento, costituiva uno strato massiccio che assorbiva il calore e lo rilasciava lentamente per irraggiamento, mantenendo la stanza calda per ore anche dopo lo spegnimento della fornace. In casi estremi, il pavimento dei calidari, diventava talmente rovente da indurrei bagnanti a indossare speciali zoccoli di legno (Figura 14 e Figura 15) per non scottarsi i piedi.
La seconda intuizione di Gaio Sergio ORATA fu quella, come accennato, di applicare il sistema di riscaldamento alle domus patrizie (balneae pensiles). In pratica, il business consisteva nell’acquistare una vecchia o malmessa villa della zona di Baiae (Figura 18Figura 16), ristrutturarla dotandola del sistema di sua invenzione e rivendendola con grande utile. Sosteneva che i ricchi romani avrebbero pagato qualsiasi prezzo per avere l’ultima tecnologia in fatto di comfort.
Secondo Cicerone, questa attività edilizio-immobiliare rese Gaio Sergio ORATA estremamente ricco, nonché amante del lusso.

La tendenza e la passione per il confort ed il lusso, evidentemente anche per altri agi, gli ispirò la sua terza, redditizia, attività. Fu il primo a creare veri e propri allevamenti commerciali di ostriche. Scelse per questa impresa il Lago Lucrino, spostandola, in seguito al successo ottenuto, nel vicino Lago d’Averno. Pare che il soprannome Orata gli derivasse proprio dalla passione per i pesci dorati (le orate; Figura 17) o per i grandi anelli d’oro che indossava grazie alla sua enorme fortuna. In ogni caso aveva intuito che i ricchi romani avrebbero pagato qualsiasi prezzo per avere l’ultima tecnologia in fatto di comfort e di golosità.

La laguna del Lago Lucrino

La regione del Lucrino era, al tempo di Gaio Sergio ORATA, una …laguna costiera di acqua salmastra molto più estesa di quanto sia ora, la cui grandezza fu considerevolmente ridotta nel 1538 a seguito dell’eruzione che causò la formazione di Monte Nuovo. Una striscia di dune sabbiose lungo cui passava la via Herculanea, la via costiera che collegava Puteoli (Pozzuoli) e Baiae (Baia), separava questa laguna dal mare aperto. Le acque di tale laguna, ricche di fitoplancton di cui le ostriche si nutrono, il livello di salinità, e la temperatura dell’acqua erano un ambiente molto favorevole all’accrescimento delle ostriche. (…Inoltre…) il periodo trascorso nel Lucrino avrebbe contribuito a sviluppare un sapore particolare nelle ostriche, che presto divennero uno degli alimenti preferiti dell’aristocrazia e dei libertini romani. Alcuni buongustai affermavano addirittura di essere in grado di riconoscere immediatamente dal sapore l’area di provenienza di un’ostrica… (MARZANO, 2016, p.3).
L’azione di Gaio Sergio ORATA al Lago Lucrino è un perfetto esempio di sofisticato sfruttamento dell’ambiente laguna, convertito per un’economia di nicchia. Il sistema prevedeva, in sostanza, il controllo della circolazione idrica e la creazione di substrati artificiali per l’allevamento intensivo di Ostrea edulis (Figura 19).
Appare, tuttavia, interessante notare come, nonostante la documentata importanza economica dell’ostricoltura nell’area flegrea, le rappresentazioni su alcuni manufatti, le fiaschette vitree tardo-antiche di Baiae e Puteoli, omettano sistematicamente tali infrastrutture, privilegiando una ricostruzione simbolica del paesaggio incentrata su monumentalità e identità urbana. Sembra manifestarsi una discrepanza tra la rappresentazione iconografica, l’organizzazione economica e la natura dell’ambiente costiero. Le attività produttive come l’ostricoltura, seppure economicamente importanti, sono solo occasionalmente accennate nelle fonti figurative. La loro presenza è ricostruibile attraverso le fonti storico-letterarie e sulla base di evidenze geoarcheologiche e paleoecologiche.

L’ostrica (Ostea eduli): piacere, non cibo

Il giudizio di Seneca (Figura 20) sulle ostriche, come cibo di lusso, è tranchant.
Nei …suoi scritti moraleggianti aveva molto da dire sugli eccessi che avevano corrotto Roma (…e…) si sofferma su due alimenti in particolare, le ostriche ed i funghi, cui, a suo parere, uno deve rinunciare in quanto non sono cibo (ergo destinati a nutrire), ma leccornie, che venivano dai buongustai mangiate anche se si era già completamente sazi, per puro piacere della gola… (MARZANO, 2016, p. 1). Ma questa critica non sminuiva la passione dei Romani (Figura 21). Si ricorda, ad esempio, che …APICIO SECONDO (Figura 22 e Figura 23) mandò a TIBERIO, che guerreggiava contra i Parti, ostriche fresche, acconciate secondo sua invenzione, in grandissime vase, come sarebbe stato necessario per ispedirne in quantità conveniente (…) dunque le avrà spedite senza il guscio, ma in utile salamoia che le conserva come fresche… (nota 3, p. 22, APICIO trad. BASEGGIO, 1852). 
Qui necessitano due precisazioni. Sicuramente le ostriche erano esportate ed anche molto lontano, ma appare poco credibile che venissero sgusciate prima del confezionamento. Sono molluschi estremamente fragili, quindi è più credibile che venissero esportati con il guscio, magari in grandi vasi continuamente rabboccati di acqua marina (anch’essa inclusa nel medesimo trasporto continentale) e mantenuti a temperatura con rivestimenti di paglia che doveva essere mantenuta bagnata.
La richiesta ed il gusto raffinato condizionò la produzione romana al punto che la filiera prevedeva il trasferimento di ostriche molto piccole, giovani, da altri luoghi  per farle crescere nel Lucrino a migliorarne il gusto.

Immagine richiamata nel testo

Figura 19 – Sezione ricostruttiva, funzionale, schematica di un impianto di ostricoltura (Ostrica edulis) romano del II-I sec. BC, tipo Lago Lucrino (Baia, Portici). Immagine creata da ChatGPT (aprile 2026).jpg

L’ostrica (Ostea eduli): simbolo di aristocratica opulenza

Sulle tavole dell’aristocrazia romana (Figura 21), le ostriche erano servite generalmente crude (immaginiamo con i magnifici limoni della Costiera; Figura 24) ed accompagnate dal famoso vino Falerno (Figura 25): due simboli del lusso romano.
Quindi le ostriche erano un lussuoso, aristocratico, piacere.
Abbandonati sui klinai del triclinio, i commensali erano serviti da schiavi e spesso allietati da canti e danze o coinvolti in socializzazioni politiche.
Piatto forte e di grande prestigio della gustatio, dunque le ostriche fresche, ma non potevano mancare molluschi vari, uova, olive ed il classico garum.
Seguivano i piatti principali (fercula) con pesce arrosto o in salsa (dentice, orata e cefalo), crostacei (aragoste e granchi, anche in salsa di cumino), nonché carni elaborate con spezie e miele. Per il pesce in salsa, APICIO ricorda: …prendi i pesci; e, governati, arrostiscili a media cottura; poscia sminuzzane la polpa. Sgunscia quindi delle ostriche. Trita in mortaio sei scrupoli di pepe, bagnando con savore; poscia aggiungi un bicchiere di savore ed uno di vino. Inoltre metti a cuocere le ostriche con tre oncie d’olio. Fa bollire il tritume; e, quando ha bollito, ungi il legame, e gettavi il tritume sopra la detta polpa, e la concia d’ostriche. Fa bollire il tutto; poi schiaccia undici uova, e versale sopra le ostriche. Quando vi han fatto crosta, impolvera pepe, e servi… (APICIO trad. BASEGGIO, 1852, p. 88).
Nel banchetto seguivano, infine, le secundae mense con abbondanza di frutta fresca, soprattutto fichi, uva e melograni, Il tutto abbondantemente innaffiato, per chi poteva permetterselo, del campano Falerno, magari invecchiato, oppure diluito con acqua e/o aromatizzato.

L’impianto di ostricoltura tipo del Lago Lucrino (Baiae)

L’idea di Gaio Sergio ORATA, non fu una novità, ma solo un’applicazione.
I Romani e, prima di loro, i Greci conoscevano le ostriche, le ricercavano e ne esportavano l’uso e il prodotto.
Le popolazioni del Sud della Gallia, ad esempio, facevano grande consumo di molluschi, ma si limitavano alle cozze. Solo in seguito all’arrivo dei romani, conobbero e preferirono le ostriche locali. Del resto, anche presso i Liguri, l’archeologia riscontra il consumo di cozze, insieme ad altri animali terrestri, nei resti del banchetto funebre della tomba dell’Età del Ferro di Monte Bardellone (Levanto).
In età romana si praticava l’ostricultura secondo due tecniche. La tecnica del pergolato, che impiegava pali di legno infissi in acqua, collegati da corde distese tra i pali con grappoli di ostriche sospesi (Figura 19), e la tecnica di attecchimento che prevedeva la formazione di un substrato in frammenti di terracotta, anche tegole intere, e pietrame su cui venivano fatte attecchire le ostriche.
Nel Lucrino, ORATA, impiegò molto probabilmente la tecnica del pergolato (Figura 19), come pare riferire AUSONIO nel IV secolo AC, citando le ostriche che oscillano tra le onde, appese a pali. Ma probabilmente Gaio Sergio ORATA sperimentò anche la tecnica dell’attecchimento.

Di parere più articolato è MARZANO (2016), secondo la quale …frammentari indizi conservati nelle fonti letterarie relative ad Orata suggeriscono (…) che la tecnica di allevamento che egli usava prevedeva l’uso di un sostrato artificiale fatto di tegole, su cui si facevano attecchire le ostriche, una tecnica ben nota già dai tempi di Aristotele. Nel periodo imperiale, quasi certamente gli ostriaria di Baiae e Puteoli usavano (anche) la tecnica a pergolato, che prevedeva l’uso di pali di legno infissi sul fondo delle lagune, tra cui si tendevano corde per poi appendervi ‘grappoli’ di ostriche…
Le fonti tradizionali sull’ostricoltura, infine, dimostrano che la produzione annuale di ostriche in grandissima quantità richiedeva solo poca manodopera. Chissà se questo risvolto sociale, connesso alla fortuna economica (di nicchia), dell’impresa, può essere riscontrato nella scarsa rappresentazione sui souvenir vitrei di Puteoli e Baiae.

Il problema delle fiaschette in vetro tardo-antiche di Baiae e Puteoli

Molti autori (PAINTER 1975; KOLENDO 1977; OSTROW 1979; FUJII 2001; GIANFROTTA 2011) hanno intravisto nelle rappresentazioni parietali e nelle leggende che accompagnano le immagini delle fiaschette tardo-antiche con le vedute di Baiae e Puteoli, chiari riferimenti agli ostriaria del Lucrino. Prima di loro era stato GUNTHER nel 1897 a fare riferimento a queste ampolle discutendo dell’ostricultura romana (MARZANO, 2016).
Addirittura MARZANO (2016), sulla base delle vedute rappresentate sulle ampolle vitree, nonché dei classici, giunge ad ipotizzare la coesistenza dei due metodi di conduzione dei vivai: la tecnica del pergolato e quella per attecchimento al fondo.
In realtà, le ampolle note non sono molte. In base alle località di ritrovamento sono state indicate come la fiaschetta vitrea di Populonia (Figura 26 e Figura 27), quella di Praga (Figura 28), quella di Melida (Figura 29) e quella di Odemira (Figura 30). Sono piccoli manufatti di produzione artigianale locale,  puteolana, che risalgono tra la fine del III sec. e il IV sec. AC.
Le rappresentazioni sulle pareti sono, sostanzialmente, viste di Puteoli e Baiae provenendo via mare.
In realtà, sono noti altri manufatti vitrei analoghi, come quello che rappresenta il porto di Alessandria d’Egitto (Figura 31). L’ipotesi più accreditata è che si tratti di souvenir di viaggio.
Nel caso della fiaschetta vitrea di Populonia sono rappresentati in maniera schematica e iconica edifici pubblici o riferimenti a privati, strutture pubbliche e portuali, il lido o il mare, riconoscibili soprattutto dalle molto evidenti iscrizioni. Nel complesso forniscono una rappresentazione ideale, quasi cartografica ante litteram. È senza dubbio evidente il grafito ostriaria, in riferimento a quelle del Lago Lucrino (Figura 26 e Figura 27), ma mancano i certi ed evidenti pali, griglie e vivai. Alcune linee grafiche potrebbero evocare le relative strutture, ma potrebbero anche essere onde stilizzate. Ancora, sono indicate delle rientranze assimilabili, anche in questo caso, a bacini, banchine o insenature.
In definitiva resta l’iscrizione, ma difficilmente può essere connessa a conseguenti iconografie riferibili alle ostiaria condotte secondo la tecnica del pergolato (Figura 26 e Figura 27).
Nella maggior parte dei casi queste ampolle vitree rappresentano vedute di Puteoli e altre anche di Baiae (Figura 32). 

Non solo Baiae e Puteoli …

Più o meno coeve agli allevamenti del Lago Lucrino sono le piscine di acquacoltura scoperte nel 2021 dall’Università Ca’ Foscari in corrispondenza della Villa romana, oggi sommersa, di Lio Piccolo, a Cavallino Treporti (Venezia).
Durante lo scavo subacqueo del 2021 furono messe in luce alcune strutture murarie, palificate ed una vasca in mattoni (Figura 33 e Figura 34), che una datazione al radiocarbonio ha confermato risalire tra il II e il I secolo BC. (ZOPPI, 2022). La struttura era stata già realizzata in condizioni subacquee per servire alla conservazione delle ostriche prima del consumo. Grande quantità di crostacei si è eccezionalmente conservata sul fondo della vasca. …La presenza di un gargame in legno, che doveva suddividere lo spazio per mezzo di una saracinesca, fa pensare peraltro che questa non fosse l’unica specie ospitata nella vasca... (ZOPPI, 2022).
Quella dell’allevamento delle ostriche è diventato un impegno fondamentale per i romani che hanno colonizzato la laguna di Venezia. Un grosso business, anche maggiore di quello di Gaio Sergio ORATA. Un business che avrebbe portato grande ricchezza alla Regio. Fonte di ricca esportazione, con tutti i problemi di trasporto e, soprattutto, di conservazione in vita dei molluschi fino a destinazione. Ma anche un punto di orgoglio e di potenza racchiuso nel semplice gesto dell’offerta di ostriche vive in punti nevralgici dell’Impero (e fuori di esso).
A questa già fortunata attività pare sia stata, poi, abbinata la produzione del sale, sfruttando la depurazione delle acque operata proprio dai vivai (ostriaria) e raddoppiando il business.
Dopo la caduta dell’Impero e le conseguenti fughe, pare che la laguna veneta sia stata rivitalizzata proprio da chi aveva conosciuto quella precedente attività.
Altri labili indizi di ostiaria provengono dalla villa romana di Lorun (Porec) in Istria (Figura 35) per il ritrovamento di …gusci di ostriche in strati datati al III-IV secolo d.C., cresciute attaccate a pali di legno (…che…) potrebbero riferirsi ad allevamento di ostriche a pergolato o anche semplicemente ad ostriche che spontaneamente si sono attaccate ai pali di legno di un molo di attracco o altra struttura lignea. (Ancora), lo scavo della villa romana di Via Colombo a Monfalcone (Figura 36), nel Golfo di Trieste ha portato alla luce, nell’area del molo antico, una serie di pali che sembravano formare una sorta di pergolato, possibilmente da riferirsi all’ostricoltura... (MARZANO, 2016, p.8). Ed infine, anche le lagune vicino a Cosa ed Orbetello (Portus Finirei) pare fossero sede di allevamenti di ostriche.

Lio Piccolo, Cavallino-Treporti, città metropolitana di Venezia, Italia

Praga, Praga, Repubblica Ceca Populonia, Piombino, provincia di Livorno, Italia Odemira, Beja, Portogallo Mérida, provincia di Badajoz, Spagna Orbetello, provincia di Grosseto, Italia

Ansedonia, Orbetello, provincia di Grosseto, Italia

Abrega, regione istriana, Croazia

Via Cristoforo Colombo, 34074 Monfalcone provincia di Gorizia, Italia

Altino, Quarto d'Altino, città metropolitana di Venezia, Italia

Cavallino-Treporti, città metropolitana di Venezia, Italia

Baia, Bacoli, città metropolitana di Napoli, Italia

Pozzuoli, città metropolitana di Napoli, Italia

Baia, Bacoli, città metropolitana di Napoli, Italia

Via Lago d'Averno, 80026 Casoria città metropolitana di Napoli, Italia

Via Luchino Visconti, 80011 Acerra città metropolitana di Napoli, Italia

Pompei, città metropolitana di Napoli, Italia

Bibliografia

APICIO, M. G. (Edizione originale incerta a seconda degli critici. Quella citata è del 1852). Delle vivande e condimenti ovvero dell’Arte della cucina – Volgarizzamento con annotazioni  (2018 ed.). E. MORI, (a cura di), G. BASEGGIO (Trad.). Venezia: Privil. Stabilimento Nazionale di G. Antonelli Editore.
COSTE, M. (1807-1873). Voyage d’exploration sur le littoral de la France et de l’Italie. Jean Jacques Marie Cyprien Victor.
FUJII, Y. (2001). An iconographical study of Baiae group flasks: Are vaulted buildings fishponds or not?’, in Annales du 15e Congres de l’Association Internationale pour l’histoire du Verre. New York, 73-7.
GIANFROTTA, P. A. (2011). La topografia sulle bottiglie di Baia. Rivista di Archeologia 35: 13-39.
GÜNTHER, R. T. (1897). The Oyster Culture of the Ancient Romans, Journal of the Marine Biological Association of the United Kingdom, ns 4: 360–5.
KOLENDDO, J. (1977). Parcs a huitres et viviers a Baiae sur un flacon en verre du Musee National de Varsovie, Puleoli 1: 108-27.
OSTROW, S. E. (1979). The Topography of Puteoli and Baiae on the Eight Glass Flasks, Puteoli 3: 77–140.
PAINTER, K. S. (1975). Roman Flasks with Scenes of Baiae and Puteoli, Journal of Glass Studies 17: 54–67.
ZOPPI, M. (2022, agosto 4). Gli archeologi scoprono un allevamento di ostriche di epoca romana a Lio Piccolo. Tratto il giorno aprile 16, 2026 da mediterraneoantico.it: https://mediterraneoantico.it/articoli/archeologia-classica/gli-archeologi-scoprono-un-allevamento-di-ostriche-di-epoca-romana-a-lio-piccolo/?utm_source=chatgpt.com

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