Copertina – Particolare della struttura a bande complanari dei differenti minerali del CIpollino nella colonna rudentata di Luni
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Mamurra, primo a importatore di Cipollino a Roma
MAMURRA, Marco Vitruvio MAMURRA o, secondo altre fonti, Lucio MAMURRA o Claudio MAMURRA (Figura 10), da Formia (LT). È stato Cavaliere e Praefectus fabrum, cioè un Prefetto degli Ingegneri, dell’esercito di Caio Giulio CESARE, oltre che suo scellerato, intimo, amico.
Durante la guerra in Gallia (58–50 BC), il Cavaliere di Formia si arricchì enormemente tanto che, già in quell’epoca, poté farsi costruire una domus sul colle del Celio (Figura 11) ed una opulenta villa sul promontorio di Gianola, presso la sua Formia (Figura 12).
Cornelio NEPOTE da Hostilia (Mantova) o Ticinum (Pavia) o Veronensis (Figura 29), vissuto fra il 100 ed il 32 BC circa, asserisce che MAMURRA fu il primo romano a costruirsi una casa interamente rivestita in marmo e con colonne marmoree, quella sul Celio (Figura 13 e Figura 14). Probabilmente fu preceduto, seppure di poco, da Lucio CRASSO per l’impiego del Cipollino, ma fu il primo a scegliere il nuovo Marmo Lunense che giungeva a Roma.
GIMMA (1730) ricorda che …Il Marmo di Caristo è nominato da Plinio, dicendo, che fu in pregio: e (…asserisce che…) dalla Città di Carisso dell’Euboa furono portate in Roma sei Colonne di tal marmo da Mamurra… (GIMMA, 1730).
Di differente opinione pare Il PROMIS (1838, p. 49) quando ricorda l’edificazione della villa di MAMURRA sul Celio, nel 48 BC circa. …Ebbe nella sua casa non altre colonne che di marmo Lunense, o di Cipollino…. La stessa associazione Cipollino-marmo Lunense viene ripresa, più tardi, da OBERZINER (1902, p. 94).
La diversa possibile origine del Cipollino importato da MAMURRA pone un problema. O gli autori hanno fatto confusione fra i due materiali, o conoscevano la varietà di Cipollino di Carrara. Questo significherebbe che sulle Apuane era in coltivazione il Cipollino, insieme al Marmo Lunense, già poco dopo la metà del I secolo AD.
Il Cipollino nelle infrastrutture romane e di riuso
Il Cipollino è stato impiegato anche per la realizzazione o per l’arricchimento di alcune infrastrutture romane. Una per tutte, il porto di Anzio.
Qui, …nella sottoposta banchina e lungo il parapetto della strada costruita sul braccio sinistro del porto Neroniano in Anzio e che sono di rocce varie, come di granito sienitico, o granito egizio, di Cipollino, di marmo bianco, di bigio, ecc. furono tolte dai ruderi delle antiche costruzioni di Antium. Si conferma perciò che i Romani cavarono questa roccia nell’isola del Giglio… (MELI, 1891, p. 398).
È un’indicazione, ma se questo riferimento all’estrazione vale per il granito, suscita qualche dubbio che l’autore si riferisse anche a cave di Cipollino sull’Isola del Giglio.
Ancora, nella Villa del Casale di Piazza Armerina sono state trovate rare lastrine di Cipollino ricoperte da malta di allettamento, utilizzate in epoca tarda, per decorazioni a crustae marmoree da ricoprire le pareti affrescate (PENSABENE, GALLOCCHIO e GASPARINI, 2009). Tuttavia, …nella decorazione marmorea della villa del Casale, si è potuto constatare che la totalità o la stragrande maggioranza degli elementi marmorei conservati in situ sono riutilizzati, cioè, provengono dalla spoliazione precedente di materiali da altri edifici (…) Inoltre, in base a numerosi dati sia dall’osservazione diretta, sia dalla storia degli studi, si sono identificati un gran numero di elementi riutilizzati che non sono rimasti in situ, ma che sono stati messi in opera in seguito, in occasione dei restauri, senza che se ne conosca l’esatta provenienza… (ATIENZA FUENTE e GONZÁLES DE ANDRÉS., 2019, p.115). In quest’ottica, gli autori sottolineano come fra i molti marmi bianchi impiegati negli ambienti oggetto di studio di Villa Armerina, non comparissero i pregiati e costosi marmi greci (Thasos, Pentolino, Paros), sostituti dai marmi lunensi come l’Apuano (in stragrande maggioranza, Figura 78) e il Bardiglio, o da rari altri di origine locale. Differente il caso delle 83 colonne, realizzate da grande varietà di marmi, brecce, alabastro, graniti, ma in completa assenza di …qualità marmoree come il Cipollino verde dell’Eubea... (ATIENZA FUENTE e GONZÁLES DE ANDRÉS, 2019, p.116).
Infine un ricordo particolare sul Cipollino è quello di Ermenegildo PINI (1802 post.) che pure è stato uno studioso attento, per la sua epoca, della geologia, della mineralogia e della storia delle miniere. Il ricordo è relativo alle colonne, in Cipollino, del Tempio di Serapide a Pozzuoli (MARIENI, 1870, p. 416; ALFANO, 1823, p.25). Il PINI cita il marmo, ma per il solo fatto che le incrostazioni dei Datteri di mare testimoniano le escursioni del bradisismo (PINI, 1802 post., p.85, 113 e 120).
La ricorrente associazione fra Cipollino e marmi gialli e/o alabastro
Ad Albintimilium i Romani hanno lasciato testimonianza d’uso di marmi di varia provenienza, oltre a quelli diagnosticati in vari studi come liguri.
Così per il Cipollino, seppure raro, GAMBARO, BOZZI e SACCHI (2017) indicano un’origine greca.
Fra i marmi liguri, gli autori indicano il Bardiglio e il Bianco di Luni, …quasi certamente presente nelle terme (Figura 82), caratterizzato da un colore bianco cereo e da una grana molto fine… (GAMBARO, BOZZI e SACCHI, 2016, p.208). L’osservazione che fanno gli autori alla struttura saccaroide, la grana, seppure autoptico, meriterebbe un approfondimento, al fine di accertare per via petrografia se si trattava proprio di marmo Apuano.
A favore della provenienza apuana è la possibile, suggerita, contemporaneità di arrivo con il Bardiglio. Fra l’altro, l’associazione Bardiglio – Cipollino (ed anche con vari marmi gialli ) ricorre spesso nelle descrizioni in letteratura, come ad esempio nel sectile del tempio di Vèiove sul Campidoglio (ANGELELLI, 2016, p.73).
Altri riferimenti all’impiego del Cipollino nell’edilizia residenziale di pregio romana, giungono dal …sectile del peristilio di una residenza aristocratica romana in area lateranense dei primi decenni del II secolo d.C. in lastre di Cipollino e listelli in giallo antico e quello di una grande sala nella villa dei Quintilii al V miglio dell’Appia Antica, tra II e III secolo d.C., in Cipollino, giallo antico e alabastro… (GERVASINI e LANDI, 2021, p.220).
I Romani pare abbiano anche utilizzato, fra gli altri, il Cipollino italiano di Colico (Lago di Como). Secondo (JERVIS, 1874, p. 111) …Giulio GURIONI vi potè riconoscere le interessanti evidenze di considerevoli escavazioni antiche dei Romani, attualmente sotto il livello ordinario delle acque del lago, e dopo studio accurato della natura della pietra, non esitò a pronunziare che provenissero da questa cava le otto magnifiche colonne marmoree adoperate dai Romani per le loggie di Calpurnio Fubato (…), erette alquanto al nord di Como, e che il canonico BARILLI crede avanzi del tempio di Giove. Dette colonne furono rimosse dal loro sito ed utilizzate a sostenere il portico del Liceo Volta in Como (Figura 30 e Figura 31). Fra Olgiasco e Piona vuolsi che si estrasse pure del marmo bianco adoperato per le 16 colonne scanalate, dette di San Lorenzo, in Milano (Figura 32 e Figura 33), avanzi dello splendore romano, credute esser vestigie dei bagni dedicati ad Ercole e, molti secoli appresso, nella costruzione del Duomo di Como. Nei nostri tempi servì a fare i rosoni dell’Arco della Pace, in Milano (Figura 34), altrimenti la cava è stata abbandonata da lunghissimo tempo… (JERVIS, 1874, p. 111).
Figura 67 – Nave cargo romana carica di blocchi e colonne in Cipollino, proveniente dall’Eubea ad Anzio (immagine creata da ChatGPT)
Il Cipollino a Luni
Nella città di Luni, il manufatto più rappresentativo, poiché in parte integro, realizzato in marmo Cipollino è la colonna rudentata del Foro (Copertina e Figura 35). In momenti differenti, a cominciare dagli scavi FABBRICOTTI, sono stati recuperati altri frammenti sparsi (Figura 36) o spezzoni di colonne rudentate (Figura 37), lastrine pavimentali dalle terme e dal Foro (Figura 38), oppure di rivestimento murario (incrustationes) delle Aule del Foro (Figura 39) di probabile Cipollino (GERVASINI e LANDI, 2021). Queste ultime erano state attribuite dal FROVA, sulla base di analisi eseguite da GNOLI, al Cipollino charistion di Eubea (GERVASINI e LANDI, 2021, p.319).
Sempre a Luni, CAVALIERI MANASSE ritiene invece che siano stati realizzati …in Cipollino della valle di Torano i capitelli ionici del Capitolium… (GERVASINI e LANDI, 2021, p.324; Figura 40). Probabilmente sono invece stati realizzati in marmo di Punta Bianca mentre, da esame autoptico, sembrano in Cipollino e, come sostiene CAVALIERI MANASSE potrebbero provenire da Torano (Figura 41), alcuni abachi dei capitelli dorici del medesimo portico capitolino (Figura 42). Questa diagnosi sarebbe comunque da verificare con esami più approfonditi, soprattutto in merito alla provenienza dalla regione Apuana.
Qui si apre, quindi, il problema del Cipollino di Carrara e delle Apuane, citati e descritti da diversi autori.
Analisi peatrologica della colonna rudentata di Luni
In questa sede, la descrizione del Cipollino si rifà ad un’analisi petrologica eseguita su superfici pulite presenti sulla colonna rudentata di Luni. In particolare, si tratta di uno spezzone di colonna (Figura 64) un tempo presente in prossimità del Foro ed oggi protetta presso il piccolo edificio-deposito (Figura 35) posto alle spalle del Museo Archeologico di Casale Gropallo.
In letteratura geologica ufficiale (CARG, Foglio Castelnuovo Garfagnana, Foglio Pontremoli, Foglio Fivizzano, Foglio Massa e Foglio Isola d’Elba) il Cipollino è una roccia metamorfica. Dal punto di vista litologico, consiste in un’alternanza discontinua …di letti marmorei e interstrati filladici… (PUCCINELLI, D’AMATO AVANZI e PERILLI, s.d., p.77), intercalati, localmente sul terreno, agli Scisti Sericitici. Più nel dettaglio, i marmi assumono tonalità dal grigio-verde al verde per la presenza di clorite. I livelli filladici sono subordinati come presenza rispetto a quelli carbonatici (AA.VV., 2007).
Gli affioramenti sono in generale molto poco estesi e non cartografabili alla scala della carte geologiche ufficiali. Un’indicazione indiretta su un affioramento di Cipollino della Lucchesia si trova nella Relazione del Servizio Minerario, Distretto di Carrara, del 1926. Qui vengono ricordate le tre Miniera di Finocchiaia aperte in un …giacimento piritoso-limonitifero al contatto o presso il contatto di calcari, cipollini e calcescisti…
Dal punto di vista macroscopico appare come una sequenza di alternanze bianche (la frazione carbonatica cristallina) e verdi a tonalità più o meno carica (per presenza di clorite, ma con accessoria muscovite).
Le venature possono avere andamento rettilineo, in sottili bande allungate e parallele (listatura) oppure disposizione a onde, fino a fittamente ripiegate (ondatura).
Nel caso della colonna rudentata di Luni, la listatura è generalmente fine (Figura 65 e Figura 66) e complanare (Copertina e Figura 68). La variazione in struttura a piegamento fitto e molto fitto (Figura 69) avviene anche in maniera repentina (Figura 70), fornendo un aspetto granulare (Figura 71) che si mantiene molto fine.
È questo il luogo di decadenza geotecnica del materiale, in corrispondenza del quale è facile la sfogliatura e la frammentazione, talvolta facilitata dalla penetrazione idrica a da eventuale effetto gelo/disgelo all’interno di microfratture.
In visione microscopica si distinguono bene i fenocristalli carbinatici, talvolta subidiomorfi (Figura 72), limpidi (Figura 75) talvolta disaggregati (Figura 76) ed anche isorientati secondo differenti direzioni e allineamenti (Figura 73).
Molto distinguibili sono i letti finissimi di clorite verde (Figura 72 e Figura 73), talvolta associata a mica muscovite. Sovente, i letti cloritici appaiono costituiti da allineamenti di cristalli isolati (Figura 73) o granuli (Figura 74) di clorite verde.
Il Cipollino di Carrara
...84. I Marini Cipollini sono di un’altra spezie di grana (come gli descrive lo stesso VASARI) e colore differente, e ne sono ancora altrove, che in Carrara (Figura 43), e per lo più pendono in verdiccio, e sono pieni di vene, che servono per diverse cose, non per figure… (GIMMA, 1730). È un’osservazione ripresa dal VASARI. In realtà, la statuaria richiedeva finezza, dettaglio, resa realistica di volti e armonia, qualità che il Cipollino non era in grado di sottolineare e soddisfare al pari dei marmi bianchi cristallini.
Tuttavia, era in grado di creare effetti estetici policromi o riprodurre rughezze e rugosità naturali come elementi voluti, intenzionali. Lo testimoniano almeno un paio di opere realizzate proprio per sfruttare la variabilità cromatica e la disomogeneità di durezza del marmo. Si tratta del Coccodrillo del Canopo della Villa Adriana di Tivoli (REDAZIONALE, Il ritorno del coccodrillo, 2021; Figura 44) e la tigre in marmo Cipollino mandorlato, di anonimo del I-II secolo AC (wikipedia.org; Figura 45).
A proposito del Cipollino delle Alpi Apuane (Figura 46), il JERVIS (1889) lo ricorda come l’unica presenza fossilifera nota ed anche incredibile dato il debole metamorfismo che caratterizza la roccia.
Si racconta degli …Ortoceras (Figura 47) rinvenuti da DE STEFANI nel marmo cipollino del Monte Corchia (che) potrebbero forse esser paleozoici. Con dovuto ossequio all’immensa esperienza dei chiari fautori di questo modo di vedere, che è pure accettato ora ufficialmente, al rischio di oltrepassare i limiti della modestia, prima di potervi aderire desideriamo aspettare delle prove più evidenti ed il rinvenimento dai geologi di qualche fossile di più… E ne aveva ben ragione, come spiega nel seguito (JERVIS, 1889). Pertanto, come detto questa segnalazione non ha trovato alcun seguito, come d’altronde era da aspettarsi. E, per altro, com’è stato ribadito in seguito. …Cipollini si addimandano tutt’i marmi bianchi che sono venati da zone verdastre, le quali sono dovute al talco verde ed alla mica. La loro frattura è lucida e granellosa, lasciando vedere da tratto in tratto delle brillanti laminette di mica ; da ultimo non si trovano mai fossili in questa sorta di marmo… (TENORE, 1851, p.121).
continua…
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Luni Mare, Luni, provincia della Spezia, Italia
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