Copertina – Cartolina degli anni ’50 della piana di Luni, fra le Apuane e la foce del fiume Magra (da FB_fabio_galli). La pianura a sud della città romana di Luni, con la sua falda sub-superficiale ed i frequenti canali, appare completamente destinata all’agricoltura. Gli edifici appaiono sporadici e isolati.
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Prima della topografia moderna
La prima indicazione ambientale del circondario di Luni si rileva, indirettamente, nel momento della sua deduzione.
Agli inizi del II sec. BC i Romani occuparono il territorio creando una testa di ponte in vista delle campagne di Spagna (del 195 e del 185 BC; ESPOSITO, 2020; Figura 1). Seguirono gli scontri e la deportazione di 47.000 Liguri Apuani nel Sannio (Figura 2). Si arriva al 177 BC quando duemila cittadini romani della tribù Galeria, parteciparono alla deduzione della colonia patrocinata da M. Emilio Lepido (Figura 3), P. Elio Tuberone e Gn. Sicinio. Questa significò l’assegnazione di 13 ettari di terra pro capite, posta nel territorio compreso fra il Magra, esteso poi a Sarzana, e Pietrasanta. Si parla di almeno 26.000 ettari, cioè 260 kmq di territorio, da destinare all’agricoltura, previa qualche parziale bonifica ambientale (Figura 4). L’ager Lunensis si estendeva a monte della città con asse NE-SW coerente con l’andamento orografico. L’ipotesi è quella in Figura 5 e la sua evoluzione è rappresentata in Figura 6.
Non necessariamente il limite esterno si addossava rigidamente alla battigia. La fascia costiera poteva essere articolata in estese aree sartumose-paludose e dunali-retrodunali, interposte alle canalizzazioni deltizie.
Nel 1587, Ercole SPINA posizionava su una sua rappresentazione topografica della pianura di Luni, i picchetti di confine (Figura 7) fra la …fine de la Liguria e principio de la Truria… (A.S.GE.). La cartografia è essenziale e, comunque, non riporta indicazioni ambientali sul circondario di Luni, ad eccezione della posizione della città e della traccia di un lago/palude collegato al mare (Figura 8). Questo è stato indicato come Stagno (Figura 7) ed evoca il più recente, omonimo, Ponte.
Cinque anni dopo, nel 1592, Erchole SPINA cartografa nel dettaglio la regione ed indica le fasce litorali emerse nel tempo (Figura 9 e Figura 10). Due linee di riva datate 1500 (interpretata) e 1590 (forse riscontrata) definiscono un ampio e incredibile avanzamento del litorale, con fulcro su Avenza. Si può ritenere che il litorale del 1590 passasse per il picchetto n. 1 della precedente tavola, descritto come …1 – Cilp.o Termine posto in su la riva del mare dal Principe di massa in confine del Loro Ser.mo stato quale tirando alla mira dt n.o 1.2.3.4 par non sevi possi contradire tutta via si debbe intendere che l’antiqua città di Lune haveva il porto q.al arrivava sino al no. 3 et hora crescendo il litto si come va facendo in pocho tempo resterà detta città e ser.mo stato privo del mare… (A.S.GE.).
Un incremento così evidente della pianura in soli 90 anni è un evento eccezionale… soprattutto durante una piccola glaciazione, che ha lasciato anche tracce nella moda e che, a maggior ragione, avrebbe dovuto lasciarne di evidenti nella storia e nella geologia recente.
I francesi ed il Catasto Napoleonico
Da metà Settecento entra in scena il cartografo Matteo VINZONI.
Nella sua rilevante produzione cartografica pare riservi una particolare attenzione a Marinella, o meglio, alla tenuta di Marinella.
La rappresenta con grande dettaglio (canalizzazioni e coltivazioni), inserendovi anche il perimetro della città di Luni (Figura 11). La stessa località Marinella ridisegnata per Il Dominio della Serenissima Repubblica di Genova in terraferma (Riviera di Levante), del 1773, particolareggia meglio il territorio circostante a Luni ed alla tenuta, confermandone la destinazione agricola e prativa. In particolare, nel prativo e verso oriente si intravedono labili tracce che potrebbero essere casuali, ma anche riprendere le antiche centuriazioni, oppure riferirsi semplicemente a tentativi di coltivazione (Figura 12).
Il Ponte dello Stagno pare che nel tempo fosse rimasto un punto strategico, almeno dal punto di vista topografico. Compare ancora nel …Plan des limites fixes par decret du 6 juin 1811 entre les communes de Sarzane, Ameglia, Castelnuovo et Ortonovo… rilevato nel settembre del 1821 (A.S.GE.; Figura 13). Qui viene indicato come Borne (cioè termine) dello Stagno (Figura 14), con valore di punto di confine fra i tre Comuni di Ameglia, Castelnuovo e Ortonovo, nel quale risultava compresa anche Marinella.
Nessuna indicazione ambientale, invece, nella precedente carta catastale Section I de Luni. Section J de la Prada (Figura 15) rilevata fra il 1805 ed il 1813 (A.S.GE.). La rappresentazione è strettamente parcellare, ma si riescono ad individuare l’anfiteatro ed il Casale Groppallo (o Gropallo, oggi Museo Archeologico), relativamente a Luni, mentre per l’area dell’odierna Luni Mare si possono solo immaginarne le proprietà terriere dall’andamento delle particelle distribuite nella sezione Prada (Figura 16).
Luni Mare nella topografia moderna
In origine, l’odierna frazione Luni Mare del Comune di Luni, è stata un’anonima area agricola compresa nell’ampia pianura lunense.
Un esame topografico moderno non può prescindere dall’analisi delle Tavolette a scala 1:25.000 dell’Istituto Geografico Militare di Firenze.
Uno dei primi riferimenti è il Rilevamento parcellare colle tavolette del Comune di Ortonovo – Quadro d’Unione (Figura 17 Figura 18) eseguito mediante la Tavoletta Pretoriana (Figura 19). Nello specifico si tratta di sette minute di campagna, montate su tela, oltre ai quaderni di appunti, a schizzi, delimitazioni territoriali, elenchi di coordinate, ecc. Sono tutti gli elementi relativi alla costruzione delle carte topografiche prodotte fra il 1869 e il 1870.
A quel tempo, parte del territorio di Luni rientrava in Comune di Ortonovo.
Fra i pochi riferimenti toponomastici della Tavola 5 a scala 1:2500 compare, in alto a destra, il Casale Groppali (Figura 20), indicato anche come Case di Luni (Figura 21) posto in fregio alla Strada Comunale di Luni. Più in basso, c’è la Strada dei Muri Grandi che si pinge, verso ovest, fino al Ponte agli Stagnoni (segnato sotto la lettera “C” di Comune Castelnuovo, mediante il simbolo del ponte ed una freccia; Figura 22).
L’odierna Luni Mare rimane compresa fra toponimi che, nell’evoluzione cartografica moderna, hanno assunto denominazioni differenti (CTRL Luni, ex Ortonovo).
Vertice fisso, anche storicamente, del triangolo di terreno ancora nell’assetto edilizio attuale è il Ponte agli Stagioni (o Ponte degli Stagni). Il lato nord-occidentale dell’area è delimitato dalla località I Campitelli-Fosso Maestro Proda (Padule), mentre il limite meridionale è il Fosso Acque Medie-Rio del Serchio con le località Pennola Alta, Pradone e Renone. In direzione Nord-Est il limite è rappresentato dall’Autostrada A12 Genova-Livorno (con le località Chioccia d’Oro, Muri Grandi (insieme all’omonimo Canale) ed il Casone (Figura 23).
Le differenti indicazioni toponomastiche sono leggibili sulle Tavolette IGM relative al 1876 (Figura 24), 1907 (Figura 25), 1911 (Figura 26), 1928 (Figura 27) e 1938 (Figura 28 e Figura 29). Comune denominatore, come nella cartolina degli anni Cinquanta (Figura 30) rimane la destinazione agricola di tutta l’area sulla quale sorgerà Luni Mare.
Figura 17 – Agrimensori militari di fine Ottocento-primi Novecento addetti ai rilevamenti topografico e catastale mediante tavoletta Pretoriana (immagine creata mediante ChatGPT)
Ambiente ed evoluzione edilizia di Luni Mare (XX secolo)
Luni Mare rappresenta una tipica espansione edilizia degli anni Settanta del secolo scorso.
Particolare importante, dal punto di vista storico-archeologico, emerso durante la realizzazione dell’intervento è la notizia ricorsa localmente del possibile avvistamento di parti lignee riferibili ad un’antica imbarcazione. Il riscontro sarebbe avvenuto durante gli scavi per le fondazione di uno degli edifici. L’epoca è gli Anni Settanta del secolo scorso e la segnalazione, purtroppo, è rimasta solo un ricordo senza seguito.
Dalle statistiche si risale all’evoluzione edilizia a cominciare dal 1919. Da quel momento, fino al 1945, sono stati realizzati solo sei nuovi edifici.
Dopo il 1945 l’area di Luni Mare era ancora, in larga parte, dedita ad uso agricolo e di pascolo, per altro ancora attuale (Figura 31). Nel periodo 1946-1960 sono stati realizzati solo 5 nuovi edifici. La ripresa edilizia è stata lenta e legata soprattutto a piccole costruzioni rurali.
Durante i periodo 1961-1970 si ha notizia di due sole nuove edificazioni. In seguito hanno cominciato a diffondersi gli insediamenti turistico-balneari (villaggi, residence, stabilimenti) e la progressiva lottizzazione del litorale. Di questo periodo (1967) è l’edificio che accoglieva il Museo Archeologico di Luni (Figura 32), oggi demolito (Figura 33).
La grande espansione edilizia si è materializzata nel periodo 1971-1980 (Figura 34) con l’edificazione di ben 42 nuovi edifici, secondo le statistiche. In particolare, dalla Tavola Arcola CTR Liguria 249093 a scala 1:5000, si evidenzia una fotografia relativa al 1977, anno della ...prima stesura della carta tecnica regionale (…) Il prelaborato è stato successivamente integrato da ricognizioni a terra… . Dall’immagine in Figura 23 emergono entità e posizione degli edifici realizzati all’epoca. Di conseguenza si può ridurre a quelli, con una certa ragionevolezza, l’area nella quale viene rimandato il ricordo dei possibili resti di imbarcazioni, visti negli anni Settanta, durante gli scavi per la costruzione delle palazzine.
Nel successivo ventennio (1981–2000) si registra un nuovo rallentamento dell’attività edilizia con soli 7 nuovi edifici destinati ad insediamenti più stabili (abitazioni fisse, condomini). Ulteriore conferma di tale stato di cose è emersa esaminando le offerte di vendita che riportano l’epoca di costruzione degli edifici di Luni Mare. In definitiva, come indica l’art. 24 dell’NCC 2024 (PUC Comune di Ortonovo/Luni), …l’ambito di Luni Mare costituisce l’immagine del quartiere pianificato degli anni ’70…
In conclusione, l’assetto di Luni Mare è avvenuto per lotti tramite lo strumento dei piani particolareggiati. I lavori e le principali autorizzazioni risalgono agli anni 1970/1980, con successivi interventi per varianti nei decenni successivi (Figura 35).
I sondaggi di Luni Mare (in letteratura) e l’ambiente
Nell’area di Luni Mare sono noti, in letteratura, diversi sondaggi.
Almeno quattro si localizzano nell’area a monte dell’autostrada (1/03, 3/04, 4/04 e 7/04) descritti da BINI et alii, 2009. Due, SALT 8 e SALT 5, si trovano in corrispondenza del previsto, poi realizzato, tracciato autostradale (BINI eta alii, 2009). Altri si localizzano a valle del tracciato autostradale: l’S1 Luni-Agnese relativo al nuovo ponte pedonale di Luni, il LUN 1 depuratore perforato dall’Università di Pisa (BINI, 2013, riveduto in CHELLI, 2026), il LUN 12 asilo nido (CHELLI, 2026). Infine il LUNI2023_S5 terebrato in via Fratelli Rosselli.
Oltre a questi sono note tre granulometrie (da BINI et alii, 2006).
I carotaggi (Figura 36) sono stati eseguiti in tempi differenti, con metodiche diverse e sono stati interpretati con obbiettivi difformi.
In particolare:
- i sondaggi SALT sono stati eseguiti a carotaggio continuo con sonda CMV MK 600;
- il sondaggio LUNI2023_S5 è stato perforfto mediante sonda FRASTE MULTIDRILL PL montata su trattore cingolato. Il carotaggio è stato eseguito in continuo, a rotazione a secco ed in avanzamento rispetto al rivestimento provvisorio. È stato impiegato un carotiere semplice del diametro di 101 mm con corona al widia (Figura 37). L’indagine è stata svolta a scopo di ricerca geoarcheologica;
- i sondaggi UniPi sono stato eseguiti mediante carotiere vibrante a benzina Cobra TT della Atlas Copco Co., azionato manualmente (Figura 38).
Le analisi stratigrafiche originali hanno seguito differenti linee di interesse. Essenzialmente geognostico/geotecnico quelli eseguiti per conto di SALT S.p.A. e relativi ad un progetto di ricerca quelli eseguiti da UniPi . Infine il carotaggio LUNI2023_S5 è stato eseguito specificatamente a scopo geoarcheologico e paleoambientale.
Naturalmente le descrizioni delle stratigrafie e le interpretazioni dei dati raccolti hanno seguito metodiche analitiche differenti ed i dati pubblicati sono stati anche parzializzati. Tuttavia sono stati riletti in maniera critica, cercandone una quadra di tipo geoarcheologico. L’intento è stato quello di omogeneizzarne le informazioni pubblicate con le osservazioni possibili per via diretta.
Analisi comparata delle stratigrafie note in letteratura
Iniziando da NW (Figura 36), il sondaggio SALT 8 viene interpretato da BINI et alii (2009) come un potente corpo sabbioso sporgente a ovest di Luni e sul quale sarebbe fondata la parte meridionale della città.
In superficie, fino a 1,90 m sotto il livello del mare, viene indicato lo Spit (sabbia fine) di DELANO SMITH (1986). Si deve intendere come un deposito fluviale spitizzato (termine non corrente) riferibile ad una forma di accumulo costiero, in genere una lingua di sabbia o ghiaia, che si allunga dal litorale verso il mare aperto o all’interno di una baia parallela alla costa. L’accumulo sarebbe prodotto dal trasporto litorale, longshore drift, rappresentato da sabbia fine. Lo Spit risiede su un potente strato di sabbia grigia con ghiaia e frammenti di molluschi marini insieme al materiale vegetale. BINI et alii (2009) interpretano tali presenze indicative di ambiente lagunare salmastro che, talvolta, subiva l’apporto del torrente in facies di ghiaia. Al di sotto gli autori indicano la presenza del Conoide del Parmignola (ben rock) in facies di sabbia con argilla e ghiaia costituita da piccoli ciottoli arrotondati.
Il successivo carotaggio LUNI2023_S5 si può riassume nella sequenza di tre strati principali. In superficie circa 1,50 m di terreno di alterazione o rimaneggiato poggia su un metro circa di sabbia fine con silt e argilla (questa presenza diminuisce in profondità). È un livello parzialmente ossidato, di transizione continentale-litorale con gasteropodi. Segue, da un metro circa sotto il livello marino attuale, la sequenza più importante (oltre 7 metri) di fascia litorale. Questa è stata soggetta a variazioni, seppure contenute, del livello medio marino, ma anche di alimentazione. In particolare sono stati riconosciuti frammenti di provenienza sia continentale (dal Magra) che marina (dalla Versilia) fino almeno a 2,60 m sotto il livello del mare attuale. I primi sono minuti frustoli lateritici associati ad un frammento di ossidiana (Figura 55). I secondi sono diversi ciottolini di marmo bianco (Apuano?; Figura 56). Rappresentano un lido sabbioso di medio-bassa energia e, forse, momenti di fascia litorale sommersa. Lo strato è soggetto ad approfondirsi ulteriormente.
Ancora, procedendo lungo la sezione in direzione est è noto il carotaggio 5/04 SALT che, BINI et alii (2009) indicano con la successione di Spit (circa 7 metri) sovrapposto a circa 4 metri di deposito lagunare salmastro in facies di sabbia fine con torba e frammenti di molluschi. Al di sotto compare la conoide alluvionale del Torrente Parmignola (da circa 10 metri sotto il l.m.m.).
Segue, ancora in direzione SE, un lungo carotaggio propedeutico alla realizzazione del nuovo Ponte Portus Luna.
Qui la situazione cambia profondamente.
Il livello di sabbia debolmente limosa assimilabile ai precedenti livelli di Spit è limitata a poco più di tre metri, mentre si approfondisce fino a fondo foro (-29 metri s..m.) la successiva sequenza sabbiosa e limo-sabbiosa o argilloso-sabbiosa grigia, seppure con evidenza di parziali o temporanee emersioni in ambiente subaereo con conseguenti parziali ossidazioni.
Nel 2012, BINI et alii, pubblicano le stratigrafie di alcuni carotaggi. Fra queste la stratigrafia del LUN 1 che si pone nello spigolo estremo, orientale di Luni Mare (Figura 50). Nella sequenza stratigrafica, in particolare, è da segnalare la presenza di un livello con ciottoli basaltici, interpretati di provenienza dal Magra e quindi indicanti un paleocanale. Conferma definitiva potrebbe provenire da una definizione morfometrica dei ciottoli.
Modello geoarcheologico locale
Nell’ottica di fornire indicazioni di tipo geoambientale antico, intervengono i risultati di alcune determinazioni micropaleontologiche fornite da BINI et alii (2012).
In corrispondenza del carotaggio LUN 1 (Figura 50) e precisamente nello strato di sabbia fine presente fra -6,90 e -8,20 m s.l.m, sono stati riconosciuti i resti di ostracodi e foraminiferi, fra i quali Ammonia tepida (Figura 51), Candona sp. (Figura 52) e Cyprideis torosa (Figura 53) che testimonierebbero la presenza di una laguna in fase di crescente isolamento, dopo un periodo di interazione diretta con l’ambiente marino (attestata da una tipica associazione di ostracodi; BINI et alii, 2012).
La laguna sarebbe stata in fase di isolamento fra 3830 e 3600 anni BP (data calibrata) come risulta da analisi al radiocarbonio su resti vegetali (a -7,90 m s.l.m.).
In Liguria è un momento di transizione fra Bronzo Antico ed il Bronzo Medio. Nel Levante ligure compaiono gli insediamenti d’altura, i castellani (Uscio, Camogli, Pignone, Loano, Zignago, …), nati per il controllo dei pascoli e la protezione del bestiame. Continua anche la frequentazione sporadica dei ripari sotto roccia (Nasino, Alpicella di Varazze) e delle grotte (Edera, Arene Candide, Pollera) per scopi abitativi e sepolcrali (DELFINO e DEL LUCCHESE, 2019). Ancora, sono presenti piccoli insediamenti produttivi e si assiste al preludio della metallurgia, nonché la comparsa delle prime statue stele della Lunigiana.
La fase di interazione diretta della laguna col mare si riscontra fra -8,20 e -10,30 m s.l.m.. Immediatamente al disotto (quota -10,40 m s.l.m.), un’altra datazione al radiocarbonio, calibrata, attesta 6290-6020 anni BP corrispondenti a 4264 e 3994 anni BC, quindi alla fine del Neolitico. Stando all’interpretazione della stratigrafia, sarebbe il passaggio, sia fisico che cronologico, fra la laguna e la conoide del Parmignola (Figura 54).
Molto recentemente, BINI et alii (2026) hanno pubblicato una versione estesa di alcuni carotaggi eseguiti nella pianura di Luni. Fra questi il carotaggio LUNI1 descritto sopra. In questa versione è molto più dettagliato, seppure analogo nelle sue linee generali al logs descritto nel 2012. Unica differenza sostanziale è la presenza di un possibile paleosuolo e di torba alla base, al posto della bed rock in facies Conoide del Parmignola. Questa versione è molto più attinente alle interpretazioni degli altri carotaggi disposti lungo una sezione orientata NW – SE, allineata col lato nord-orientale di Luni Mare (Figura 57). Occorre ricordare, a questo punto, che in epoca di costruzione della città di Luni, il livello medio marino era circa un metro inferiore all’attuale (SCHMIEDT, 1972). Questo, in ragione delle stratigrafie discusse, porta ad azzardare l’ipotesi che all’epoca della frequentazione di Luni quest’area costituisse un’ampio litorale sabbioso in estensione verso sud. Altresì, sarebbe plausibile la segnalazione dei legni/natanti veduti durante lo scavo delle fondazioni di una delle casette realizzate negli anni fra il 1977 e il 19982 (Figura 23).
Continua con interessanti risultanze di analisi petrologiche e malacologiche…
Altri articoli sulla città romana, l’ambiente e le risorse di Luni:
San Cerbone, Figline e Incisa Valdarno, città metropolitana di Firenze, Italia
Luni, provincia della Spezia, Italia
Bibliografia
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