Non è opera di un bracconiere

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Copertina – Agosto 2026. di  fianco ad un ceppo di Albis della pecceta de Les Briesses in Vallese, un tronco abbattuto mostra una strana struttura. Sarà una trappola? Opera di un bracconiere? In realtà è un po’ scoperta. La curiosità spinge verso osservazioni più attente… 

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Preambolo: sarà opera di un bracconiere?

Durante una delle solite escursione nella pecceta de Les Briesses in Vallese (CH), si è paventata una strana struttura all’interno di un tronco abbattuto e morto (Copertina) di Picea abies (abete rosso) o Abies alba (abete bianco). Al contorno sono presenti anche rametti secchi di larice (Larix decidua), essenza rara, ma pur sempre presente e caratteristica della pecceta de Les Briesses. 
La prima suggestione è stata quella di essere in presenza di una sorta di trappola da bracconieri: un pezzo di tronco cavo con una serie di aculei appuntiti (che d’ora in avanti chiameremo strutture lignee spiniformi) diretti dai bordi al centro (Figura A1.1). Sembrava quasi una nassa, quella classica trappola da pesca per catturare aragoste, granchi, murene, etc. Una trappola che consente alle vittime di entrare, ma non di uscirne (Figura E1 e Figura E2). 
Chissà per quale preda sarebbe stata predisposta quella trappola. 
Una breve ricerca non ha prodotto risultati. Anzi, osservazioni successive hanno evidenziato come l’altra estremità di uno dei tronchi fosse aperta (Figura A4.2) e, pertanto l’insieme non si potesse interpretare come possibile trappola.
Inoltre, a ben guardare non c’èra alcun segno che quelle strutture lignee spiniformi fossero state inserite artificiosamente dall’esterno. 
Allora?
Se non è una trappola (meno male!) come si può spiegare?

L’azione della carie e dei funghi

Ad una osservando più attenta, la struttura lignea spiniforme (Figura A2.3) è costituita da legno massiccio. Non è una radice e tantomeno un fungo. La sua superficie è continua e così pure le sue fibre. Anche le piccole fessure sono longitudinali rispetto al tronco. Sono tutte strutture tipiche del legno essiccato.
La struttura lignea spiniforme è sub-conica e si assottiglia progressivamente fino a formare un apice molto regolare. 
Se da un lato tali caratteristiche sembrano rafforzare l’idea che sia una scheggia naturale del durame, per contro la sua forma è insolitamente regolare. Una semplice frattura produce normalmente schegge molto irregolari.
Nei vecchi ceppi di abete rosso e abete bianco la carie non avanza in modo uniforme. Lascia costole di legno sano (Figura C0) che, quando il tessuto marcio attorno scompare, assumono la forma di lunghe lame, lamelle (Figura C1 e Figura C3.1), listelli (Figura C2) o spine (Figura C3).
Ancora, a seguito di un collasso, alcune fibre vengono piegate e strappate seguendo la venatura. La rottura avviene molto lentamente, producendo punte sorprendentemente affilate.
Infine, gli abeti montani sono soggetti a frequenti attaccati da parte di funghi come il Fomitopsis pinicola (Figura B1 e Figura B2) o il Phellinus chrysoloma oppure le Rhodonia Placentia (Figura B3) che degradano selettivamente il legno lasciando strutture longitudinali molto resistenti. Con il tempo, vento e neve eliminano il materiale più fragile e rimangono delle lance.
Però, la presenza riscontrata su una quindicina fra tronchi e ceppi, anche a differente grado di maturità, e tutti entro circa 9 ettari della più vasta pecceta del Vallese (Figura A15), a 1350–1400 m di quota, fa pensare che non sia un evento casuale, ma una modalità ricorrente di degradazione in questo tipo di habitat (Figura A1.2, Figura A2.1, Figura A3, Figura A4.1, Figura A4.2, Figura A5, Figura A6, Figura A7, Figura A8, Figura A9, Figura A10.11, Figura A10.11.12.13 e Figura A14, riferite alla Tavola Sinottica di Figura A16).

Figura D3 – Les Briesses (Vallese). Strutture lignee spiniformi (SLS) nei ceppi di abete

Forme di degradazione

Nella letteratura svizzera (WSL), tedesca e nordica non si trova un termine tecnico che descriva specificamente strutture lignee spiniformi all’interno dei ceppi di abete rosso (Picea abies) o abete bianco (Abies alba).
I lavori del WSL e di altri gruppi europei sottolineano che il legno di Picea abies non marcisce uniformemente.
La degradazione segue gli anelli di accrescimento, i raggi midollari e, soprattutto, le tracheidi longitudinali (Figura D1), che costituiscono quasi tutta la massa del legno.
Quando il materiale circostante viene demolito dai funghi, rimangono setti e costole longitudinali molto resistenti, ma irregolari come lunghe lame di legno.
Nella patologia forestale tedesca vengono indicate (Figura D2) come Holrippen (costole di legno), Restholzlamellen (lamelle residue), Holzlestein (listelli di legno) e Restholz (legno residuo). Questi termini descrivono la geometria del legno residuo e non si riferiscono specificatamente alle strutture lignee spiniformi o alle punte.
Per chiarire meglio il concetto, la Figura D2 rappresenta, in stile da manuale di ecologia forestale e xilologia, la degradazione progressiva di un tronco morto mostrando le morfologie caratteristiche del legno residuo. L’Holzrippen (costole di legno) sono le costole longitudinali prominenti rimaste dopo la degradazione selettiva tra gli anelli e lungo le fibre. Le Restholzlamellen (lamelle residue), sono sottili lamelle di legno che si sfaldano parallelamente alle fibre e agli anelli di accrescimento L’Holzleisten (listelli di legno) sono gli stretti listelli allungati che derivano dalla frammentazione finale delle costole. La tavola mostra una sequenza da sinistra a destra: dal tronco morto relativamente integro alla comparsa delle costole  quindi la formazione delle lamelle e la disgregazione in listelli.
I classici dell’Ottocento, come Hermann von NÖRDLINGER (1881) e Karl FISCHER (1885) descrivono in dettaglio tracheiti, raggi midollari, anelli di accrescimento e anatomia del fusto e delle radici (Figura D1).
Ma anche in questi testi non compare una descrizione di spine o strutture lignee analoghe a quelle fotografate a Les Briesses. Questo appare significativo perché sono opere estremamente dettagliate.

ROSENTHAL e BÄUCKER trattano dell’anatomia del legno di Picea abies mostrando molto bene, anche con immagini al microscopio elettronico, la disposizione delle lunghe tracheidi longitudinali. 
Queste cellule possono essere lunghe alcuni millimetri e sono allineate parallelamente lungo il fusto. Quando il legno viene degradato un fungo può eliminare progressivamente la parete cellulare. La perdita di materiale non è untifrme e rimangono costole longitudinali che conservano una notevole resistenza.
Se una di queste costole si isola, può assumere l’aspetto di una lancia. Ma rimane un caso isolato.

L’origine più probabile dell’aspetto del tronco morto e delle strutture lignee spiniformi (SLS)

Nel caso della struttura lignea spiniforme (SLS) estratta dal ceppo de Les Briesses (Figura A2.3) è evidente come sezione e rastremazione siano molto regolari, e la punta estremamente arrotata. Si può pensare che non sia una struttura anatomica del legno di quelle descritte nella tavola di Figura D1, In questo caso si sarebbe formata attraverso processi di degradazione progressiva (Figura D2). In altre parole, la punta non sarebbe stata scolpita da una frattura, ma messa in evidenza dalla decomposizione.
Osservando nel dettaglio la struttura lignea spiniforme (Figura A2.3) si confermano alcuni particolari importanti:

  • la superficie è completamente lignea. Quindi non è una radice, non è un fungo, non è una concrezione;
  • le fibre sono perfettamente longitudinali, come ci si aspetta dal legno di una conifera;
  • la rastremazione è molto graduale, si presenta quasi in forma conica;
  • le fessure longitudinali sono imputabili all’essiccamento;
  • la punta termina, naturalmente, ad apice.

Questo fa pensare ad un residuo di costola strutturale del durame, rimasta integra mentre tutto il legno circostante è stato demolito dalla decomposizione.
Immaginiamo il percorso della disgregazione. (Figura D2)
Un fungo degrada di preferenza il legno meno resistente e lascia sottili setti longitudinali di legno più compatto.
Per anni questi setti resistono all’interno della cavità del ceppo o del tronco.
Dopodiché interviene l’erosione mediante gelo, neve, vento, piccoli mammiferi, che eliminano progressivamente i materiali ai lati.
Resta una struttura sempre più sottile e appuntita, la struttura lignea spiniforme. Infine, può venire colonizzata da muschi (come nel caso di Figura A2.3) e, in ultimo, si stacca.
In pratica, la struttura lignea spiniforme (SLS) non si forma per scultura, ma perché tutto quanto la circonda scompare.

Un’ultima osservazione.
Il bosco ospite è costituito da abete rosso (Picea abies) e abete bianco (Abies alba). Entrambe le specie hanno tracheidi molto lunghe e regolari. Quando il legno viene degradato da funghi della carie, le fibre possono mantenere una sorprendente coesione longitudinale. È quindi plausibile che queste conifere siano particolarmente e naturalmente predisposte a produrre tali strutture lignee spiniformi (Figura D3).

Infine, l’osservazione ed il riscontro possibili su molti ceppi e tronchi (Figura A16) suggerisce che non si tratti di un’anomalia, ma di un fenomeno ricorrente nelle peccete mature con ceppi in avanzato stato di decomposizione.
Il fatto che la letteratura non attribuisca a queste strutture lignee spiniformi un nome specifico potrebbe semplicemente riflettere che gli studiosi si sono concentrati più sui processi di decomposizione che non sulla forma delle strutture residue.

Les Briesses, 3963 Crans-Montana, Svizzera

Bibliografia essenziale

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