Il Medioevo della Spezia: la casa-torre di via Biassa

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Copertina – Via Biassa nei primi anni del Novecento, in una fotografia di Rodolfo Zancolli. Lo spiazzo che si scorge sulla sinistra è quello davanti alla facciata della chiesa di Santa Maria che era in posizione arretrata rispetto alla strada (archivio Ed. Giacché).

Testimonianze del Medioevo a La Spezia

Il Medioevo a La Spezia ha lasciato, purtroppo, ben poche testimonianze. E non è solo colpa delle guerre e dei bombardamenti…
In diversi periodi storici, il tessuto urbano spezzino ha subito profonde modificazioni e stravolgimenti che rendono oggi molto difficoltosa una lettura ed una ricostruzione della città pre-ottocentesca… (LAZZARI e SCAPAZZONI, 2012, p. 11). Ed è con la costruzione dell’Arsenale, a partire dal 1862, che le trasformazioni urbanistiche si son fatte più incisive.
L’Arsenale era previsto inizialmente in zona le Grazie, ma la presenza di ampie aree acquitrinose, e quindi l’obbiettivo di ridurre enormemente le spese di scavo, hanno fatto propendere per l’attuale localizzazione.
Non dimentichiamo poi gli effetti collaterali all’intervento ed alla sua funzione. I lavori hanno richiamato grandi quantità di personale ed è sorta l’impellenza di fornire alloggi e servizi.
All’espansione edilizia ottocentesca, sia nella pianura che lungo i versanti incipienti, sono seguiti gli interventi di risanamento igienico della prima metà del Novecento e quindi i bombardamenti della Seconda Guerra. 
Questa è la premessa ad una storia che viene da lontano, ma che è di grande attualità. È una storia che vuole fornire qualche elemento di riflessione su un intervento edilizio che fa discutere da anni. Si tratta della riqualificazione, prima, e della sostituzione edilizia, poi, della casa-torre di via dei Biassa a La Spezia.

Chi erano i Biassa?

La casa-torre di via dei Biassa è parte del nucleo più antico della città di La Spezia. Dalle cartografie Settecentesche (De Cotte, 1748; Ignoto, 1749De Cotte, 1768) appare evidente come la casa-torre fosse ancora parte di una schiera inserita fra la chiesa (ex Cattedrale) di Santa Maria e le mura quattrocentesche, presso la Porta Genova, alle quali era molto prossima. Questa unità immobiliare è stata successivamente, nel Seicento, trasformata in palazzo.
La casa-torre è appartenuta al magnifico Carlo Biassa dal 1646. L’edificio non si distingue, però  nella Veduta della Città di La Spezia e parte del suo golfo del 1644.
Carlo Biassa era figlio di Giacomo e nipote di Oderico, fratello del famoso Baldassarre.
L’edificio si localizza nel cuore del centro storico della città, immediatamente a ridosso della ragguardevole porzione dell’antica cinta muraria del 1443, sopravvissuta fino ad oggi. Confina con un giardino a grottesca che era di proprietà del reverendo Giulio Pozzo.
Nel Seicento era un zona residenziale di pregio come conferma il suo elevato valore catastale.
La famiglia Biassa è ricordata come uno … dei più importanti casati della Spezia… (CASALIS, 1850 , p. 412).

Baldassarre Biassa

Baldassarre Biassa, figlio di Antonio e di Astigiana dè Franchi, è forse l’esponente più noto del casato. Insieme al fratello fu tra i protagonisti dell’insurrezione genovese contro il dominio Sforzesco a La Spezia (MELI, 2008, p. 101). Nel 1447 riuscirono a cacciare le truppe milanesi dalla città ed occupare le fortezze cittadine. 
Baldassarre era politicamente legato ai Fregoso, dei quali seguì le vicende conseguenti alla loro espulsione da Genova. 
Sostenne e rimase fedele al cardinale Giuliano della Rovere, tanto da portarlo in salvo da Ostia a Genova su una delle sue galee, in un momento particolarmente difficile della successione papale.
Quando il Della Rovere divenne Papa Giulio II, nel 1503, Baldassarre da Biassa fu nominato Capitano del Mare. In pratica era il …comandante supremo, nominava e toglieva gli ufficiali, faceva giustizia, a niuno cedeva eccetto al sovrano, e intorno alla sua persona adunava cinquanta o sessanta gentiluomini o capitani veterani, che formavano la sua casa militare… (GUGLIELMOTTI, 1876, p.58).
Ebbe incarico dal Papa di riconquistare  i territori della Romagna insidiati dalla Repubblica di Venezia. Ma l’iniziativa diplomatica non ebbe successo. Tuttavia Giulio II lo pose egualmente al comando della flotta pontificia.
Baldassarre partecipò alla lotta contro i pirati barbareschi, il flagello dell’epoca. Il Guglielmotti (1876) ricorda …quanto la Pirateria fosse ingenita in tutte le razze musulmane, che non potè esser tolta che colla presa di Algeri… (BERTOCCI, 1876, p.165). Durante la guerra, il Biassa si rese ben presto conto della inferiorità della flotta papale. …I Barbareschi tra le nostre discordie e le continue guerre intestine crescevano d’arte e di ardire; e non trovando contrasto, venivano da padroni sulle riviere d’Italia. L’anno precedente avevano saccheggiato la Liguria, menando preda di sostanze e di schiavi da ogni parte, specialmente dal Diano… (GUGLIELMOTTI, 1876, p.71).
L’Ammiraglio riuscì comunque a convincere Giulio II a ordinare la costruzione di nuove galee che furono pronte nel 1510.
Nella primavera dello stesso anno diresse la propria flotta (…sei galere di Papa Giulio... GUGLIELMOTTI, 1876, p.83), assieme a quella di Venezia, contro Genova nel tentativo di liberare la città dalla dominazione francese. …II Biassa a prima giunta occupò Chiavari, Rapallo e Sestri che sono le migliori città e terre della Liguria orientale; poi condusse l’armata innanzi al porto di Genova… (GUGLIELMOTTI, 1876, p.83). L’assedio fallì e Baldassarre Biassa dovette riparare all’Elba e poi a Civitavecchia.
Infine si ritirò alla Spezia dove morì nel 1531. È sepolto nella Chiesa di Santa Maria Assunta in un sarcofago di marmo assieme alla prima moglie Francesca Malaspina dei marchesi di Mulazzo.

Via dei Biassa nel Seicento

L’immagine seicentesca della Spezia, e di via dei Biassa in particolare, è dettagliatamente descritta nell’opera di LAZZARI e SCAPAZZONI (2012, p. 65 e segg.).
La Contrada dei Biassa è caratterizzata, nella parte a monte, da una tipologia di palazzo. 
Si tratta spesso di palazzi con chiostro e con giardino ortivo e fruttifero che si estendono fino alle mura seicentesche.

Nel 1646 abitano in questa strada personaggi importanti nella realtà cittadina o i loro eredi: Giulio Pozzo vescovo di Mariana, Marc’Aurelio Biassa, Francesco Biassa, Agostino Biassa, Ascanio Biassa e Giovanni De Nobili. 
I valori immobiliari sono molto elevati: la casa del Reverendo Padre Giulio Pozzo è valutata oltre 16.000 lire genovesi ed il giardino annesso 1.300; Francesco e Marc’Aurelio Biassa hanno un palazzo valutato intorno a 22.000 lire e “il giardino che gode contiguo alla casa” vale 1.200 lire; Giovanni De Nobili possiede “una casa con chiostro e giardino” valutata 8.100 lire circa.
La casa “con chiostro con alquanti alberi” degli eredi del Magnifico Ascanio Biassa è valutata intorno a 6.600 lire, fatto anomalo per la Contrada dei Biassa, ma di cui troviamo giustificazione nel resoconto di una visita compiuta il 27 maggio 1644 quando “(…) li Magnifici Sindici si sono trasferiti in casa delli heredi del Magnifico Ascanio Biassa eletta per alogio dell’Ill.mo Comm.o d’armi et si è veduto essere in essa una stanza a modo di galerea, una camera verso la montagna ordinaria et un salotto ove per quanto si vede e conosce si fà la cucina restando affumata la volta, et in un’altra camera vi sono vermi che si nutriscono per fare seta in quale perciò puzza et al detto primo piano non stanvi altre stanze, et di sopra resta un’altro apartamento inhabitabile per non esser finita la casa o fabrica (…)”. 
Qui l’attività commerciale è rara: si legge, nella caratata, che nella casa di Ascanio Biassa è presente un forno e a ridosso della Porta di Sant’Andrea, di proprietà dell’Ospedale, c’è “un luogo o sia stanza ove si fa macello”. 

La localizzazione di attività produttive sgradevoli (quali i macelli) vicino alle porte della città, o comunque in zone marginali, è frequente. Le caratteristiche di Strada Biassa mutano sul suo innesto su via del Prione: dopo la casa del Magnifico Carlo Biassa, la proprietà si fraziona e la tessitura ruota in modo tale da utilizzare la profondità di un lotto per consentire l’affaccio di due particelle su via del Prione.
Queste sono, probabilmente, case a schiera il cui passo, di 4.50 metri circa, è confrontabile con quello delle case poste sul lato opposto della strada, vicino alla Porta di San Bernardino. 
La proprietà si fraziona anche in altezza: in questa porzione di città, la caratata denuncia l’esistenza di case aventi dai due ai quattro piani.

I valori degli immobili, all’incrocio fra Strada Biassa e via del Prione, oscillano fra le 1.000 e le 6.000 lire genovesi, inferiori, quindi, a quelli sopra citati… (LAZZARI e SCAPAZZONI, 2012, pp.66-67).

Oltre ai palazzi di via Biassa

La fotografia dei luoghi relativa al 1609 si ricava dal progetto di ampliamento della cinta muraria conservato presso l’Archivio di Stato di Genova. Qui la schiera è ancora completa, ma appare suddivisa in differenti unità immobiliari, analogamente a quanto sul Catasto post-unitario (1888).
L’estimo del 1646 dichiara la vocazione commerciale dell’ultimo tratto di Strada Biassa, individuando sei botteghe e un forno. 
Tra i palazzi di Strada Biassa sono collocati l’“hospitale del presente luogo”, vicino alla Porta di Sant’Andrea, e la chiesa parrochiale di Santa Maria con il retrostante cimitero, compreso tra la stessa chiesa e le mura seicentesche.

I Libri Deliberationum denunciano la condizione di grave degrado statico della chiesa di S. Maria, condizione che ne rende pericolosa la stessa fruibilità.
Nel corso del Seicento sono continue ed insistenti le richieste di elemosine da parte dei Massari della chiesa per far fronte alla situazione. L’aiuto finanziario, che deve essere sempre approvato dal General Parlamento, è offerto tramite imposizione di avarie straordinarie, non essendo sufficienti gli stanziamenti previsti nelle avarie ordinarie.
Le strutture più compromesse sono precisate dai Massari nelle suppliche al Minor Consiglio: “(…) il choro di detta parrochiale minaccia roina a segno tale che li Reverendi Preti dubitano delle loro vite mentre stano in detto choro a celebrare messa (…) la cupola del campanile minaccia ruina come anco l’horologgio che fu guastato dalla saeta (…)” e ancora “(…) la (stessa) cupola del campanile dove sono stacate le campane è tutta scoperta e piove per tutto a segno tale che sono marciti li legnami delle campane che assicuro le campane cascheranno (…).”
Anche “(…) il tetto di essa chiesa e della tribuna minaccia ruina essendo li legnami guasti (…)”; la canonica e l’organo sono fatiscenti e sono necessari fondi per i paramenti.
Alla fine del Seicento le condizioni della chiesa permangono comunque precarie, viste le richieste di ulteriori elemosine alla Comunità… (LAZZARI e SCAPAZZONI, 2012, p. 69).

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Ricostruzione 3D della Piazza Beverini con il palazzo e la via dei Biassa (Studio RICCO&NERI Architetti Associati, La Spezia (disegno da http://www.riccoeneri.com/index.php).

La casa-torre oggi

L’edificio appare oggi fortemente rimaneggiato per interventi successivi, soprelevato ed in evidente stato di degrado (Figura 1 e Figura 2).
Innanzitutto la schiera appare interrotta. Questo è certamente il risultato dei bombardamenti subiti dalla città con la distruzione della chiesa e, probabilmente, della prima unità immobiliare ad essa contigua. In varie epoche, inoltre, la struttura della casa-torre ha subito rimaneggiamenti (attestati da differenti dimensioni ed allineamento delle bucature) e soprelevazioni.
La struttura originaria sembra limitata ai primi tre piani, mancando o essendo obliterati gli elementi costruttivi significativi di quelli superiori.
L’analisi delle orditure murarie, ove visibili dalle intonacature, consente di anticipare la costruzione dell’edificio ad epoca precedente quella attestata dalle cartografie. In particolare la presenza di corsi a conci lapidei regolari, riquadrati ed accuratamente posti in opera rimanda sicuramente al Medioevo. Sono presenti soprattutto a costituire spigolature e stipiti sui paramenti dei primi tre piani.
Un’indagine accurata, statistica e puntuale degli elementi di muratura consentirebbe sicuramente una datazione precisa dell’epoca di costruzione delle murature originarie. Le murature in conci di cava regolarmente riquadrati sono note in Liguria dal XII al XV secolo (BOATO, 2008), con la possibilità di datarle più accuratamente mediante la curva mensiocronologica di Mannoni (MANNONI, 1994). Un’esame preliminare consente già di anticipare l’epoca di costruzione al XIV-XV secolo, ma solo un’indagine statistica secondo le tecniche indicate porterebbe fornirne la certezza. Analoghe considerazioni valgono per lo studio specifico e statistico delle parti e degli elementi architettonici in mattoni (PITTALUGA, 2009).

I primi progetti di recupero della casa-torre di via Biassa

La casa-torre è attualmente di proprietà privata, per acquisizione a seguito di asta.
L’edificio era abbandonato ed in stato di degrado da tempo quando, nel settembre 2003, fu previsto un primo intervento di recupero.
All’epoca fu definito come ristrutturazione e riqualificazione dell’immobile. Prevedeva la ridistribuzione degli spazi interni ed il rifacimento delle facciate.
Le condizioni dell’edificio (di 5 piani) erano già precarie con porzioni di solai crollati. E questo nonostante che il Comune fosse già intervenuto con interventi di consolidamento e manutenzione, soprattutto in corrispondenza della copertura e del terrazzino all’ultimo piano.
La riqualificazione prevista nel 2003 era indirizzata al mantenimento delle caratteristiche tipologiche dell’edificio intervenendo soprattutto nell’interno. In particolare era previsto lo svuotamento della struttura edilizia e la ridistribuzione dei solai interni, riproposti in legno, e riconsiderando le altezze dei vari piani, ritenute inadeguate. A tale scopo dovevano essere comunque modificate le bucature. Infine, per non gravare sulle strutture perimetrali, era previsto il rifacimento della scala con una struttura in acciaio autoportante e con il vano ascensore al centro. Quest’ultima struttura sarebbe stata decentrata verso il paramento prospiciente via dei Biassa.
Nello stato finale erano previsti locali a destinazione commerciale al piano terra, bilocali ai primi tre piani e unità duplex fra quarto e quinto piano.
Sulla base delle poche notizie reperite, anche questo primo progetto appare scarsamente rispettoso dell’aspetto originale, antico, dell’edificio.
Il progetto avrebbe ottenuto il permesso di costruire, da parte del Comune della Spezia, nel 2009.

I vincoli sulla casa-torre di via Biassa

Già la carta archeologica del 1929 individuava in via dei Biassa tracce di strada romana. In considerazione di ciò veniva prescritto, per i nuovi interventi, uno scavo archeologico preventivo o l’assistenza in corso d’opera.
Il 7 marzo 2012, la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Liguria forniva alcuni indirizzi e prescrizioni procedurali alla variante del PUC della Spezia. Relativamente agli interventi edilizi ricadenti all’interno delle mura medioevali, …considerando l’elevato rischio archeologico… era richiesto l’invio dei progetti al fine di predisporre un controllo dei lavori da parte dell’Ufficio e la comunicazione con congruo anticipo della data di inizio lavori… 
Il PUC (Piano Urbanistico Comunale) classificava il complesso edilizio di cui fa parte la casa-torre come …A3 – Edifici di valore storico e documentario che mantengono i caratteri originari e quelli che hanno subito trasformazioni non rilevanti… . In quest’ottica potevano quindi rientrare nel vincolo gli interventi di risanamento conservativo e ristrutturazione  …senza modifiche ai prospetti sugli edifici di valore monumentale, storico- architettonico… come è stata classificata la casa-torre.
Nel 2013 è stata predisposta una nuova soluzione progettuale per la quale il Comune della Spezia ritenne di chiederne il parere della Soprintendenza. Le motivazioni erano il richiamo alla Carta Archeologica del 1929 e la presenza di …elementi lapidei di particolare valore… in corrispondenza della facciata su via Biassa.
L’intervento si andava a sviluppare completamente in elevato e, conseguentemente, la competenza archeologica era limitata. In ogni caso, contemporaneamente all’approvazione da pare della Soprintendenza fu richiesto il cronoprogramma dei lavori.

La cronaca

Da questo momento la storia diventa cronaca.
Nell’ottobre 2019, viene proposto un progetto di ristrutturazione edilizia, nelle more dell’imposizione del vincolo sull’immobile.
Ma la voce di una imminente demolizione e ricostruzione della casa-torre di via Biassa circola in città già dall’aprile precedente.
Il prof. Donati (CITTÀ DELLA SPEZIA, 2019) suggerisce un’indagine di sottosuolo, non tanto di tipo geotecnico (indubbiamente interessante e utile) quanto, e soprattutto, archeologica (forse per la possibile presenza della strada romana?). E si può aggiungere che questo intervento avrebbe probabilmente arginato la soluzione progettuale.
L’indignazione, le proteste, le segnalazioni alla Soprintendenza e gli articoli sulla stampa locale (COGGIO, 2019; LA SPEZIA OGGI, 2019; IL SECOLO XIXI, 2019; La Repubblica di Genova, 2019) si susseguono per mesi, preceduti e rafforzati da una raccolta di firme (LA GAZZETTA DI SPEZIA & PROVINCIA, 2019; CITTÀ DELLA SPEZIA, 2019).
Finalmente, il 4 dicembre 2019, il Direttore Generale del MIBACT, architetto Federica GALLONI, decreta che l’immobile è dichiarato di interesse particolarmente importante ai sensi del Codice dei Beni Culturali (clicca qui).
Ma c’è, ad oggi, un’ultima svolta. Come spiega in un redazionale il periodico Città della Spezia (CITTÀ DELLA SPEZIA, 2021), la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio della Liguria, che aveva richiesto alcune modifiche progettuali, il 7 gennaio 2020 approva il progetto. L’autorizzazione impone alcune condizioni che sembrano però irrealizzabili senza modificarlo. Una per tutte quella di non alterare le bucature della facciata. Compare però l’intonacatura dello stipite in conci e l’alienazione dell’arco in mattoni, ambedue elementi della facciata prospiciente via dei Biassa. Il nuovo progetto (marzo e settembre 2020) non pare accogliere interamente le prescrizioni.

Il Comune della Spezia, a sua volta, autorizza la demolizione e ricostruzione dell’immobile vincolato (COGGIO, 2020; CITTÀ DELLA SPEZIA, 2021).
Si tratta della Deliberazione della Giunta Comunale n. 365 del 14.12.2020 che …approva, per i motivi di cui in premessa, lo schema di convenzione redatto a norma degli artt. 6 e 8 della L.R. 49/09 e dell’art. 49 della L.R. 36/97, relativo al progetto di demolizione e ricostruzione dell’immobile sito in via Biassa, presentato dai Sigg. [Omissis..] e [Omissis..] in data 24.03.2020, prot. N.33645
In realtà non si tratta di completa demolizione e ricostruzione, ma viene comunque salvato molto poco. Solo la facciata e solo fino al terzo piano. La parte più antica. E per fortuna.
Infatti la dizione sostituzione edilizia consente la demolizione e la nuova costruzione. Le nuove facciate scimmiotteranno quelle originarie. Ma c’è di più: le demolizioni sono molto ampie e presteranno il fianco anche al possibile collasso, parziale o totale, di quanto è previsto di mantenere. Un intervento più attento sarebbe più oneroso e più lento. Ma soprattutto richiederebbe uno studio accurato e corretto per la datazione delle murature.
Ma l’immobile non è stato vincolato?

Conclusioni

La casa-torre di via Biassa è sicuramente ormai un corpo di fabbrica ridotto in condizioni molto precarie. 
Tuttavia continua ad essere un testimone.
Ritornano quindi alla mente le parole di Piero DONATI, storico ed ex funzionario della Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Liguria quando, a proposito della casa-torre dice: …a prima vista non sembra un edificio importante, ma a volte basta guardare dietro un intonaco ammalorato per scoprire qualcosa di prezioso… (CITTÀ DELLA SPEZIA, 2019).
Dei tre lati inaccessibili ed ancora oggi nascosti alla vista da impalcature e teli (Figura 3) o intonaco cementizio, ovviamente nulla si può dire. Ma questo non esclude la presenza di emergenze quali tratti di murature medievali, corsi di bozzette, lacerti di intonaco picchettato, elementi in mattoni, etc. quali si ritrovano di frequente anche nel Medioevo ligure.
La casa-torre rappresenta una delle ultime testimonianze del Medioevo della Spezia. È comunque una presenza ancora organica nei vari aspetti costruttivi ed architettonici dei quali mantiene forme e indizi. È una testimonianza che si unisce agli altri pochissimi e, soprattutto, frammentari elementi architettonici sparsi al suo intorno. Ricordiamo ad esempio il palazzo storico prospiciente piazza Sant’Agostino con i suoi prospetti transennati su via Sant’Agostino (Figura.4 sn) e via Calatafimi (Figura 4 dx),di recente protagonisti di piccoli crolli. Il palazzo conserva testimonianze medievali di grande rilievo. Il suo portale in arenaria (Figura 5) con l’architrave raffigurante il trigramma di San Bernardino e la scritta Jesus hominum salvator (Figura 6) e gli archetti pensili (Figura 7), gli ultimi rimasti nel centro storico.
Di fronte, un ultimo lacerto murario prospiciente via Giovanni Sforza (Figura 8). Ed infine, ii ruderi del Convento delle Clarisse (con i probabili resti del vecchio museo archeologico) prospicienti via XX settembre. Ma questa è un’altra storia che viene da lontano.
Perse queste schegge testimoniali cosa rimarrebbe del medioevo materiale e urbano della Spezia?

Note di aggiornamento

2021.01.28

Questo articolo ha suscitato parecchio interesse. Per la sua attualità è stato ripreso e commentato nell’interessante blog The New Architectural blog Virtutem Forma Decorat dell’architetto Ettore Maria MAZZOLA. Per vedere il blog, clicca qui. Grazie.

Bibliografia

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BOATO, A. (2008). Archeologia in Architettura. Venezia, Marsilio Ed.
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CASALIS, G. (1837). Dizionario geografico storico-statistico-commerciale degli Stati di S. M. il Re di Sardegna, Vol. IV, Torino, Maspero G. Librajo.
CASALIS, G. (1841). Dizionario geografico storico-statistico-commerciale degli Stati di S. M. il Re di Sardegna, Vol. IV, Bologna, Forni Editore.
CASALIS, G. (1850). Dizionario geografico storico-statistico-commerciale degli Stati di S. M. il Re di Sardegna, Vol. XX, Torino, Gaetano Maspero librajo e G. Marzorati Tipografo.
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