Copertina – Il marmo come appare in sezione sottile petrografica osservata al microscopio ottico. È il risultato di un debole metamorfismo (T≈300-450º e P≈5-6 Kbar) che ha agito su una precedente roccia (proselite) calcarea formatasi dalla sedimentazione di un fango carbonatico o carbonati chimici. Il Marmo Lunense (o Apuano) avrebbe avuto origine da una roccia della piattaforma carbonica hettangiana (201-199 Ma), modificata dal metamorfismo oligo-miocenico (10-11 Ma). Le sue caratteristiche peculiari sono la composizione (95% calcite, con restante in quarzo purissimo, albite, pirite, mica), la struttura saccaroide, l’andamento dei bordi e la dimensione dei cristalli costituenti.
A proposito del quarzo purissimo, che si trova in rari, piccoli geodi, …padre Agostino DEL RICCIO, che scrisse nel 1584 il suo Trattato manoscritto delle Pietre (…) dice che al suo tempo i sémplici credevano che il cristallo di monte ne ‘ blocchi fosse l’anima de ‘ marmi… (MAGENTA, 1871)
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Caratterizzazione del Marmo Lunense (Apuano)
La composizione mineralogica del Marmo Lunense (Apuano) è prevalentemente calcitica. La presenza dei cristalli di calcite si attesta intorno al 95% circa (REDAZIONALE, s.d.). Questa tipologia di marmo si distingue, inoltre, per le sue microstrutture caratteristiche. Innanzitutto la tipica struttura saccaroide (Figura 1 e Figura 2) e la frequenza della dimensione dei cristalli. La grana, infatti, è generalmente visibile, compresa nel range da >100-200μ a oltre 400μ, fino a 600μ ed oltre (struttura sub-eteroblastica). Localmente le dimensioni sono più omogenee ed uniformi (struttura omeoblastica).
Ancora, i bordi dei granuli cristallini sono generalmente rettilinei o, con minore frequenza, ondulati o compenetrati (saturati; REDAZIONALE, s.d.).
Il Marmo Lunense (Apuano) appartiene alla categoria dei marmi bianchi, cioè quei marmi a composizione estremamente omogenea e colori molto uniformi che variano dal bianco avorio al bianco perlaceo o, al massimo, verso il grigio chiaro.
Il Marmo Lunense (Apuano) più tipico e famoso, si distingue in tre tipi merceologici:
- il cosiddetto Ordinario, bianco ed a grana media, piuttosto uniforme o variamente punteggiato da macchie grigie (centimetriate, a limiti sfumati) per presenza di pirite microcristallina (Figura 34);
- lo Statuario, a grana grossa, bianco avorio e generalmente assai uniforme. La variazione cromatica è indotta da muscovite microcristallina distribuita nella matrice carbonica. Possono essere presenti macule grigie per concentrazioni di pirite e fillosilicati, anche organizzate in sottili vene (Figura 35);
- il cosiddetto Bianco, a grana fine o media, bianco o perlaceo. Localmente presenta macchie disorientate di colore lievemente più scuro o piccole vene di calcite (Figura 36).
…E vuolsi por mente che le diverse qualità di marmo non danno sempre luogo a masse distinte: poichè, per quanto vicini tra loro, il cavatore più fiate dal marmo ordinario trascorre insensibilmente allo statuario, e così da questo a‘ bardigli, senza che vi sia mutazione di strati… (Inoltre) …Queste masse sono qua e là traversate da larghe vene metalliche, tantochè vi si scorgono spesse volte gli elementi più eterogenei, come, ad esempio, il ferro ossidulato (magnetite, Fe3O4, Figura 24), oligisto (ematite, Fe2O3, Figura 25), sulfurato, l’allumina, la barite (Figura 26), lo zolfo (Figura 27) e i cristalli di quarzo ialino d’impareggiabile bellezza (Figura 28)…, (MAGENTA, 1871; Figura 3 e Figura 4). Questo quarzo purissimo era considerato, nell’immaginario collettivo, l’anima de’ marmi da Agostino DEL RICCIO (1584).
Caratterizzazioni stilistiche ed epigrafiche su manufatti in Marmo Lunense (Apuano)
Le prime indicazioni circa cantieri di estrazione di Marmo Lunense (Apuano) e di organizzazione del lavoro in cava sono, naturalmente, storico-archeologiche.
In particolare, il riferimento va a due manufatti.
L’Edicola dei Fantiscritti (Figura 37 e Figura 38) che rappresenta Giove in atto di abbracciare Ercole e Bacco, ma che certo GUATTANI ha suggerito, senza seguito, che fossero Settimio Severo (Figura 33) ed i suoi due figli Geta e Caracalla (MAGENTA, 1871).
Il cippo che è stato scoperto in una cava di Colonnata (Figura 30) nel 1856 (MAGENTA, 1871). Si tratta di un manufatto complesso e di una testimonianza epigrafica fra le più rilevanti per comprendere l’organizzazione del lavoro nelle cave lunensi in epoca romana.
Il cippo riporta una dedica alla Mens Bona, cioè la personificazione della buona mente o coscienza retta. Era una divinità che nel pantheon romano simboleggiava la lealtà e il corretto adempimento dei doveri.
Il dedicante era un certo Felix, che rivestiva il ruolo di vilicus, cioè un fattore o soprintendente con l’incarico di gestire il lavoro per conto del proprietario o dello Stato. Generalmente era un liberto.
Oltre all’epigrafe, sono presenti decorazioni rituali tipiche dei monumenti votivi: una patera, cioè un piatto circolare usato per le libagioni e, sui lati, un attingitoio per l’acqua o, meglio, per il vino ed un coltello.
Un particolare, rilevato da alcuni studiosi, è l’anomalia dello spazio insolito tra il nome Felix e il titolo vilicus, accompagnato da graffi o grafiti (lettere cancellate). Si potrebbe pensare che l’iscrizione sia stata corretta o modificata dopo una prima traccia (Figura 30).
In ogni caso, il ritrovamento conferma che già nel I secolo AC il distretto estrattivo di Carrara (Luni) era un sistema strutturato con figure amministrative che esprimevano la propria devozione religiosa ed il proprio status sociale attraverso monumenti in marmo locale.
Di particolare interesse nel caso in esame, il cosiddetto gruppo dei cippi a clava versiliesi, in marmo Apuano. Si tratta di una decina di cippi (Figura 31) trovati (o ritrovati) fra il 1957 ed il 1984 nei comuni di Stazzema e Pietrasanta (Figura 32). In particolare sono i quattro cippi (1+3) trovati delle due omonime località Cafaggio (vicine, ma una per ciascuno dei due comuni confinanti), quello di via Romana a Strettoia (l’unico parzialmente sub-sferico), poi quello in località Traversagna di Pietrasanta, in via Poggione a Ripa, in località Baraglino di Pozzi, a Villa Garfagnini di Forte dei Marmi, quello di via Vitale a Querceta e quello a Vado di Camaiore (ANTONUCCI, 1985).
Caratterizzazioni petrografiche del Marmo Lunense (Apuano)
La definizione della provenienza del marmo impiegato dagli Etruschi per realizzare cippi funerari (ed altri manufatti) è stata un problema affrontato fino dagli Anni Ottanta-Novanta del secolo scorso.
Fra i primi autori che hanno introdotto la caratterizzazione petrografica, si deve ricordare Tiziano MANNONI. Nel 1991 affrontò lo studio di …cinque cippi funerari del Museo di Volterra e una base di cippo reimpiegata nell’abbazia di San Savino, nella campagna pisana… (MANNONI, 1991).
Premessa importante alllo studio fu l’ipotesi che …la maggior parte dei nuovi cippi analizzati possono essere considerati petrograficamente apuani (su base analitica degli elementi in traccia eseguite da ARIAS, MELLO e ODDONE, 1991 – Figura 5 e Figura 6), e che, come era già stato rilevato nel lavoro sui cippi di Pietrasanta, esistono alcune «non rilevanti differenze» tra i marmi provenienti da diverse cave apuane… (MANNONI, 1991, p.827). Da qui il successivo diretto confronto con …i campioni di marmo bianco esistenti presso la SMAA (Sezione di Mineralogia Applicata all’Archeologia, dell’Università di Genova) e provenienti da cinque cave antiche delle Alpi Apuane… (MANNONI, 1991, p.828).
Un primo risultato fu la caratterizzazione petrografica in due gruppi.
…Il primo gruppo (Figura 7), è caratterizzato da: struttura poligonale a grani poco diversi tra loro, con dimensioni medie più basse (mm. 0,25-0,35 – pari a 250-350μ); contatti netti prevalentemente curvi, quasi lineari, con frequenti punti tripli equiangolari; bassa percentuale di cristalli geminati (10-30%). Campioni di cava: Fantiscritti (analisi n. 3009), Colonnata (n. 3011) e Strettoia (n. 4262, n. 4263)… (MANNONI, 1991, p.828). Quindi si tratta di due cave delle valli interne di Carrara e di una vicina alla costa antica (Figura 29).
Il secondo gruppo (Figura 8, Figura 9, Figura 10 e Figura 11), ha sempre una struttura poligonale: grani più differenziati, talora allungati, con dimensioni medie più elevate (mm. 0,30-0,45 – pari a 300-450μ); contatti meno netti, in prevalenza curvi, fino ad ondulati, con cristalli geminati più frequenti (30-70%). Campioni di cava: Crestola (analisi n. 1025), Mandria (n. 3010)… (MANNONI, 1991, p.828). Quindi da due cave poste allo sbocco della valle di Torano, e cioè nei primi giacimenti sfruttabili presso Carrara, venendo dalla costa (Figura 29). Ma qui con un distinguo (un terzo gruppo): MANNONI (1991) riconobbe fra le caratteristiche di questo gruppo, come di quelle del marmo pentelico, una minore distiguibilità petrografica… Figura 12).
Figura 13 – Operai ed artigiani etruschi in una cava di marmo delle Apuane, intenti a realizzare dei cippi a clava (immagine creata con ChatGPT (maggio 2026).
La lavorazione del marmo Apuano, compresa la realizzazione dei cippi a clava, è ritenuta da BONAMICI (1991) di atelier pisano, come la sede delle relative botteghe. In quest’ottica anche l’intervento di Paolo SANGRISO alla conferenza Luni prima di Luni del 9 maggio 2026.
Tuttavia, …solo in Versilia è possibile individuare un fenomeno, limitato e minore, di lavorazione dislocata, che dovette accompagnarsi all’attività estrattiva: su questo cfr. BONAMICI (1990, p.164 sg)…
I cippi erano variamente rifiniti, in maniera grossolana mediante simula (lesina o piccolo scalpello) oppure a superfici quasi levigate e più regolari, che evidenziano abilità tecniche superiori e strumenti di lavoro più raffinati.
Dal Marmo Apuano ai manufatti etruschi (MANNONI, 1991)
Le analisi petrografiche pubblicate da Tiziano MANNONI (1991) hanno condotto al collegamento diretto fra alcuni distretti estrattivi apuani ed una serie di manufatti.
Sarebbero stati realizzati con marmo apuano proveniente dalle aree di Fantiscritti, Colonnata o Strettoia …la statua della collezione Maffei da Volterra (analisi n. 1016) e quella da Pisa (n. 1018) 4; i cippi da Pietrasanta PTA2 (n. 4252), PTA3 (n. 4253) (Monte Altissimo?), PTA4 (n. 4254) (Cresta degli Unici, Passo degli Uncini?), PTA8 (n. 4258) e PTA9 (n. 4259) (Passo del Vestito-Monte Pelato?), il cippo da Volterra VtG2 (n. 3673)… (Figura 15, Figura 21 e Figura 7).
Al contrario, sarebbero state realizzate col marmo proveniente da Costola o Mandria …la testa della kourotrophos, da Volterra (analisi n. 1017), la statua della kourotrophos, da Volterra (n. 1019 – Figura 22), la statua da San Martino alla Palma (n. 1021 – Figura 23), e la statua da San Miniato (n. 1022); i cippi da Pietrasanta PTA1 (n. 4251), PTA5 (n. 4255), PTA6 (n. 4256), PTA7 (n. 4257), PTA10 (n. 4260) e PTA11 (n. 4261) 8; i cippi da Volterra VtG1 (n. 3672) (Figura 14, Figura 15 e Figura 8) VtG4 (n. 3675) (Figura 16 e Figura 9), VtG5 (n. 3726) (Figura 16, Figura 17, Figura 18 e Figura 10), e VtG7 (n. 3727)… (Figura 11).
Un caso particolare ha rivestito l’analisi del cippo etrusco reimpiegato come acquasantiera nella chiesa di San Savino a Pisa (Figura 19 e Figura 20). …I suoi caratteri petrografici si distaccano infatti per un ulteriore aumento delle dimensioni medie dei grani (mm. 0,5), che assumono una forma ancor meno poligonale e più nematoblastica (con disposizione parallela dei basti ad abito prismatico), con contatti che da curvi e ondulati passano anche a suturati... (MANNONI, 1991, p.829; Figura 12).
Un riesame eseguito nel 2002 dei …cippi etruschi della Versilia – dal n. 1 al n. 10 – per ottenere sezioni ultrasottili (…avrebbe riconosciuto…) caratteristiche microstrutturali dei cippi campionati (…) come notevolmente compatibili con gli affioramenti di marmi della zona di Ceràgiola, tra Vallecchia di Pietrasanta e Corvaia di Seravezza… (BARTELLETTI e CANTISANI, 2009, p.7). Ma queste ultime considerazioni sarebbero state formulate anche in base alle distanze fra affioramenti e luoghi di ritrovamento dei manufatti.
Analisi petrografica ed elementi in traccia dei cippi di Pietrasanta (BARTELLETTI e CANTISANI, 2009)
L’articolo tratta del ritrovamento di cinque cippi etruschi del tipo a clava avvenuto nel 2005, nelle località di Pietrasanta e Querceta, in Versilia.
In questo capitolo saranno ripresi i risultati delle analisi petrografiche-microstrutturali trattate da BARTELLETTI e CANTISANI (2009). Il materiale impiegato per la produzione dei cinque cippi è riconducibile a …marmi bianchi e venati (…) abbastanza omogenei: marmi ad elevato grado di purezza; grana medio-fine e debole orientazione di forma dei cristalli di calcite; contatti tra granuli da lobati a debolmente suturati… (BARTELLETTI e CANTISANI, 2009). In relazione al possibile distretto estrattivo del marmo utilizzato, gli stessi AA. individuano, in base alle …caratteristiche microstrutturali dei cippi (che) si ritrovano nei marmi del Bacino di Ceràgiola-(Solaio), il più vicino ai luoghi di ritrovamento archeologico… (Figura 39).
Già …la concentrazione degli stessi monumenti in un’area geografica limitata e prossima ad affioramenti di marmi facilmente sfruttabili (…suggeriva…) nel “marmo di Strettoia” il litotipo e il giacimento specifico da cui potrebbero essere stati ricavati i segnacoli versiliesi (…) In seguito, BONAMICI (1989, pp. 87-90) giungeva a postulare l’utilizzo di marmo locale nella produzione dei cippi versiliesi, come deduzione estensiva delle risultanze archeometriche sulla provenienza apuana dei materiali lapidei costituenti alcune statue etrusche di Volterra risalenti al III sec. a.C…. (BARTELLETTI e CANTISANI, 2009, p.6).
Il ritrovamento del 2005 era composto da quattro cippi (nn.16-19 di Figura 39 e Figura 40) da Pietrasanta (in prossimità della strada provinciale di Vallecchia, presso una nota villa rustica repubblicana e da un quinto cippo rinvenuto presso un edificio demolito a Querceta, in via Fiumetto (Figura 39 e Figura 41). Tutti in giacitura secondaria.
La conclusione di BARTELLETTI e CANTISANI (2009) è chiara. …I campioni prelevati dai cinque nuovi manufatti hanno restituito immagini a Ni inequivocabili (Figura 42, a-d) e Figura 43, c.d) che confermano l’elevato grado di purezza dei marmi costituenti, la grana mediofine e la debole orientazione di forma dei cristalli di calcite, con contatti tra granuli da lobati a debolmente suturati (…relativamente al…) cippo n. 20 (…è…) costituito da: marmo calcitico a grana media (300-350 μm) e granulometria massima pari a 750 μm; contatti tra i cristalli prevalentemente da lobati a suturati; abbondanti cristalli di calcite geminati, con frequenti deformazioni e geminazioni incrociate; bordi di alcuni cristalli con incipiente suddivisione in subgrani; assenza di orientazione di forma; microstruttura eteroblastica (Figura 44). Infine, il cippo n. 20 presentava tracce di pigmentazione rossa dovuta all’utilizzo di terre locali. L’analogia petrografica dei cinque manufatti confermerebbe, quindi, la provenienza del marmo dal medesimo giacimento, nella fattispecie individuato nelle cave di Ceràgiola (Solaio).
Note conclusive
In letteratura specifica è frequente l’interesse all’identificazione delle cave dalle quali sono stati estratti i marmi impiegati per la manifattura dei cippi funerari da parte degli Etruschi. Ma altrettanto interesse è manifesto per la storia delle attività minerarie e dell’arte mineraria, nonché per la possibilità di confermare l’esistenza di scambi commerciali, o individuare sedi di manifattura e vie di commercio, oppure …contribuire alla scoperta di falsi, facilitare la ricomposizione di pezzi frammentari e giungere ad una sorta di “datazione indiretta” dei manufatti qualora siano conosciuti i periodi di sfruttamento delle cave… (ARIAS, MELLO e ODDONE, 1991).
Un breve esempio.
Necessita premettere che l’analisi statistica della sequenza granulometrica di campioni di Marmo Apuano, confrontata con un database specifico e costruito sulla base della stessa metodica, ha consentito di differenziare, a Luni, l’utilizzo del Marmo Lunense (Apuano) dal precedente impiego del Marmo di Punta Bianca (DEL SOLDATO in GERVASINI e LANDI, 2021).
Applicando la medesima metododica sulle sezioni petrografiche quotate ricavate dai Cippi 16, 17, 18,19 e 20 (BARTELLETTI e CANTISANI, 2009; Figura 42, Figura 43 e Figura 44) è stato possibile ulteriormente confermare l’origine apuana di quel marmo (curve in nero di Figura 45). Inoltre, quale approfondimento, sono state eseguite nuove determinazioni sulle sezioni quotate di cui sopra. Seppure con il beneficio di un margine di errore residuo, le medie classi dimensionali statistiche caratteristiche dei cinque picchi funerari di Pietrasanta e Querceta, sono risultate comprese nella classe dimensionale 210-280 μ. Questa risultanza le farebbe rientrare nel Primo Gruppo di MANNONI (1991) e quindi riferirle al Distretto Estrattivo di Carrara (Fantiscritti-Colonnata-Strettoia di Pietrasanta) con prevalenza di Strettoia e quindi anche in accordo di prossimità ai giacimenti con BERTELLETTI e CANTISANI (2009).
Tuttavia, molti autori delle varie ricerche di tipo metodologico (MANNONI, 1991; ARMIENTI in BONAMICI, 2013; DEL SOLDATO, 2021) concordano sul fatto di come i risultati ottenuti dalla petrografia abbiano valore (molto) indicativo, ma non definitivo. L’evoluzione della ricerca indica di come siano da coniugarsi, in futuro, con altri metodi di ricerca archeometrica. E quindi ricorrono le aspettative per la multitecnologia ottenibile ad oggi nell’abbinamento di petrografia, analisi isotopica e dei minerali in traccia, integrata alle ricorrenze archeologiche e tipologiche.
cava n. 46, 54033 Carrara provincia di Massa-Carrara, Italia
Colonnata, Carrara, provincia di Massa-Carrara, Italia
Miseglia, Carrara, provincia di Massa-Carrara, Italia
Torano, Carrara, provincia di Massa-Carrara, Italia
Seravezza, provincia di Lucca, Italia
Ripa-Pozzi-Querceta-Ponterosso, Seravezza, provincia di Lucca, Italia
Ripa-Pozzi-Querceta-Ponterosso, Seravezza, provincia di Lucca, Italia
Seravezza, provincia di Lucca, Italia
Strettoia, Pietrasanta, provincia di Lucca, Italia
Camaiore, provincia di Lucca, Italia
Pietrasanta, provincia di Lucca, Italia
Pietrasanta, provincia di Lucca, Italia
Bibliografia
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Ottimo articolo, grazie!