Copertina – La colonna rudentata di Luni, in marmo CIpollino greco o apuano.
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Le cave note nella Lucchesia
Poche ed occasionali sono le notizie circa le cave e le estrazioni di Cipollino in Italia.
Fra i marmi mischi paonazzi e brecciati di Stazzema (nel canale delle Mulina a piè dell’Alpe Apuana) Cosimo I (Figura 48) aveva aperto delle cave già nella metà del Cinquecento, epoca più o meno coeva con la prima edizione de Le Vite del VASARI. Ma pare che il Cipollino cavato non fosse di grande qualità, tanto …che fu adoprato più che oggi non è per colonne, tavole e altre opere architettoniche di gran mole… Si presentava come una …roccia calcarea con poca allumina e silice colorita dagli ossidi di ferro e forse dal manganese. Vi si trova una quantità di talco schistoso intarsiato a guisa di vene nella massa calcarea, per cui il marmo prende l’aspetto di un Cipollino… (REPETTI, 1833, p. 629). Probabilmente non era Cipollino. A trarre in inganno, più che il colore fu l’aspetto. …Sono due qualità di brecce marmoree fra loro poco distanti. Quelle paonazze mischio-brecciate hanno un tessuto sublamellare; un fondo bianco-cereo con macchie lilla, roseo-giallastre, cementate da un calcareo-talcoso… (REPETTI, 1833, p. 629).
Inoltre, qualche dubbio nasce dalla certezza che il Cipollino apuano sia stato impiegato a Cirene, in Libia, al posto dei Cipollini autoctoni Marmor Augustorum e/o Marmor Tiberium più vicini….
Delle cave Apuane ne aveva cognizione anche il VASARI, come ricorda GIMMA (1730). …Scrisse anche il Vasari, che nelle Montagne di Carrara nella Garfagnana, vicino a’ Monti di Luni, sono molte sorte di Marmi, come Marmi neri, ed alcuni, che tragono in bigio; altri mischiati di rosso, altri con vene bigie, che sono crosta sopra i marmi bianchi, perchè non sono purgati; anzi offesi dal tempo, dall’acqua, e dalla terra, pígliano quel colore. Si cavano anche Marmi detti Cipollini, e Saligni, e Campanini, e mischiati, e per lo più una sorta di marmi bianchissìmi, e lattati, che sono gentili, ed in tutta perfezione per far le figure… (GIMMA, 1730, p.30). E questo andrebbe in contraddizione col VASARI… oppure non sono Cipollini s.s..
Infine, si ricavano indicazioni sporadiche dalle statistiche della Rivista del Servizio Minerario, del Reale Corpo delle Miniere. Così, nel 1889 fra cave attive e inattive di Cipollino delle Alpi Apuane, si contavano una trentina di cantieri nelle frazioni di Volegno e Pruno (Stazzema), oltre ad un paio nel territorio del capoluogo Stazzema (Lucca; Figura 49). Molto più recente è la segnalazione di due cave attive, …Pendia Tana e Gufonaglia – per coltivazione di marmi Cipollini nella zona sopra l’abitato di Isola Santa (Figura 84; …e tre cave in attività…) nelle località di Tiglieta e La Crepata (Alpe di Pruno) e di Pian del Lippo presso Col di Favilla… (CIAMPA, MUSETTI e NORCI, 2006).
Le cave dell’Isola d’Elba ed un paventato collegamento con la Lucchesia
Il PILLA (1845) sosteneva che all’Elba fosse stata aperta una cava di Cipollino da certo MOREL (imprenditore locale del settore), …nel luogo detto Porticciolo, alla distanza di circa un miglio dalla marina di Rio; ma appresso fu abbandonata… (PILLA, 1845, p.99). Furono comunque lasciati in sito alcuni blocchi squadrati.
…Un altro marmo della stessa natura, ma di tinta alquanto verdiccia, mi venne osservato nel golfo di Crocchia in riva al mare, nel luogo detto Punta dell’Agnone presso la Spartaia… (PILLA, 1845, p.99).
Piu tardi, nel 1871, Igino COCCHI ricorda la presenza di Cipollino in diversi punti della costa elbana. Ad esempio, …Di faccia a Rio e a breve distanza, si spicca dal mare uno scoglio, specie di piccolo isolotto chiamato lo Scoglietto (…) formato di strati calcarei che si sollevano dalla parte del mare, e si cacciano sotto i terreni della costiera. (…) Hanno struttura cristallina, sono micacei e talvolta prendono l’aspetto di un vero cipollino (…). Calcare cipollino in sottili strati, esternamente bianco e bianco-ceruleo, formante l’imbasamento del monte e la scogliera naturale di Cala Barroccia… (COCCHI, 1871, p.22; Figura 83).
Più avanti (pag. 102) l’autore tenta un collegamento con la serie apuana dei Grezzoni.
Emerge, a questo punto, la questione del Cipollino dell’Elba (CORRIDI, 1851).
Occorre premettere che fra il 118 e il 119 AD lavorava all’Elba, in qualità di prefetto del pretorio di ADRIANO, il suo amico e tutore Publio Acilio ATTIANO. Questi, fra l’altro, aveva fatto da intermediario per portare a Roma, al Foro Romano e alle Terme di Diocleziano, numerose colonne in granito grigio dell’Elba (TEDESCHI GRISANTI, 2003).
TEDESCHI GRISANTI (2003) ipotizza un collegamento fra le conoscenze e l’attività di ATTIANO all’Isola d’Elba ed il toponimo ATTIANO presente nel versigliese. In particolare, col …toponimo Azzano, località che si incontra lungo la strada che sale da Seravezza in direzione del monte Altissimo (…) che potrebbe essere messo in relazione con ATTIANO ed eventuali sue proprietà in questa zona dove si cavavano i marmi colorati. (…Così…) i cipollini, estratti in numerose varietà nel bacino apuano e versiliese (a Carrara la varietà zebrino; il “c. Versilia” di Cardoso, Pruno e Volegno, con una varietà simile anche a Le Mulina di Stazzema, nonché il verde Arni nell’omonima località). (…) Enrico Dolci assegna i cipollini carraresi al bacino di Torano (Figura 41 e Figura 49), accanto ai filoni di statuario individuando due cave di cipollino: Mandria e Crestola e asserisce giustamente che si tratta di un’assoluta novità… (TEDESCHI GRISANTI, 2003, p.81). A queste informazioni si rifarebbe anche l’ipotesi di CAVALIERI MANASSE (GERVASINI e LANDI, 2021, p.324) circa la provenienza del Cipollino di Luni.
L’utilizzo del Cipollino nell’architettura e nell’arte nell’Italia Centro-Settentrionale
Otto colonne in marmo Cipollino sono poste ancora sulla facciata dell’ex Ginnasio del 1558 di Como. L’istituto fu gestito dalla Compagnia di Gesù fino al 1773, quando divenne il Real Ginnasio (Figura 30 e Figura 31). Dall’anno successivo ne divenne Rettore Alessandro VOLTA (Figura 50).
Nella cultura materiale le colonne di Cipollino sono fatte risalire ad un tempio dedicato a Giove (AA.VV., 1837 (seconda edizione), p. 241; CARTA, SACCHI, DE CASTRO e STRAMBIO, 1857, pp. 636, 767).
Ad Acqui Terme il marmo Cipollino, insieme al bardiglio, al pavonazzetto, ed al calcare rosso di Veona, costituiscono il rivestimento della grande piscina comune, di epoca romana, scoperta in centro città nel 1913 (Figura 51 e Figura 52; (CAVIGLIA, DESTEFANIS e MASCIOCCO, 2017).
Per descrivere alcune emergenze artistiche di Pisa, il GRASSI (in AA.VV., 1837) si rifà alla …Descrizione storica e artistica di Pisa e de’ suoi contorni, con XXII tavole in rame, per cura dell’incisore Ranieri GRASSI pisano. ― Parte artistica, Sezione prima. Pisa, presso Ranieri Prosperi, 1837, in 12.° pag. VIII-256… (GRASSI, in AA.VV., 1837, p.51).
Nel camposanto pisano, viene descritto …il grandioso mausoleo in marmo cipollino (n. XXXIII ), ove stanno le Muse in apposite nicchie coi rispettivi emblemi (Figura 53); di pertinenza della patrizia famiglia Roncioni, il cui discendente attuale cav. Francesco fece generoso dono d’altri preziosi monumenti indicati dalla Guida… (GRASSI, in AA.VV., 1837, p.61). Unico, ma significativo, oggetto d’arte in Cipollino, di cui c’è riscontro storico a Pisa.
A Firenze il REPETTI (1841) ricorda …la colonna di marmo Cipollino che è nel mezzo alla Piazza di S. Giovanni (Figura 54, in basso a dx). Vi fu posta in memoria della traslazione delle ossa di S. Zanobi, e nel luogo appunto ove sorgeva un albero secco, del quale dicesi rinverdito un ramo al tocco dell’urna che racchiudeva quelle reliquie… (REPETTI, 1841, p.495). La colonna (Figura 55) è un’opera trecentesca a presidio del luogo esatto dove, secondo la tradizione popolare, sarebbe avvenuto il miracolo il 26 gennaio 429, al passaggio della salma di San Zanobi (Figura 56) traslata da San Lorenzo a Santa Reparata. GANDINI (1834; p.63) la definisce come presenza di marmo Cipollino Orientale.
A Fiesole, sempre il GANDINI (1834), riconosce il marmo Cipollino nelle colonne della chiesa di Sant’Alessandro. …Nel 1814 sotto la direzionoe del Professore Giuseppe del Rosso si cominciò a restaurarla, e nel 1819 fu terminata ed aperta al pubblico dopo la solenne traslazione del Santo titolare. Quindici superbe colonne joniche di marmo cipollino (Figura 57) ne formano l’interno ornamento… (GANDINI, 1834, p.217).
Figura 56 – I funerali di San Zanobi, cinquecentesco dipinto di Bigordi Ridolfo detto Ridolfo GHIRLANDAIO (da firenzetoday.it)
L’utilizzo del Cipollino nell’architettura e nell’arte a Roma. Qualche esempio
A Roma l’apoteosi del CIpollino in un’unico monumento: il Foro Traiano (Figura 80). Qui, i primi ritrovamenti di colonne in marmo Cipollino, sono quelli cinquecenteschi provenienti dal complesso del templum divi Traiani et divae Plotinae correlato alla famosa Colonna Traiana (Figura 79) già dal IV secolo AC.
Sulla base dei numerosi scavi archeologici susseguitisi nel corso dei secoli è stato possibile ubicare l’edificio nell’area compresa fra i Palazzi Valentini e Bolognetti-Torlonia, nonché fra le due chiese del SS. Nome di Maria e di S. Maria di Loreto.
I primi e fondamentali ritrovamenti sono state alcune delle numerosissime …colonne grossissime del marmo giallo caristio, et macchiato di linie et macole rosse (=giallo antico), et del marmo augustale verdeggiante (=cipollino)… ILACQUA, 2020, p.2).
In effetti si trattava di colonne di marmo bianco (anche Apuano) e granito (Mons Claudianus) con fusto altro 50 (pes) piedi romani (PENSABENE e DOMINGO, 2017), pari a oltre 14 metri e mezzo! Più piccole erano quelle rinvenute al Palazzo Valentini, di Cipollino, ma comunque alte 40 pes, circa 12 metri e con diametro inferiore, di 1,34 m (PENSABENE e DOMINGO, 2017, p.525).
Nel complesso, i fusti in CIpollino (dell’Eubea), rinvenuti al Foro Traiano, sommano a 144 (PENSABENE e DOMINGO, 2017, p.529).
Altre colonne del medesimo marmo d’Egitto, sono quelle citate sulla facciata del Tempio di Antonino e Faustina. Come d’uso sono poste in opera a scopo sia ornamentale che strutturale su un basamento, nel caso specifico, di ignimbrite romana.
I marmi dalle cave di Prokonnesos e di Aliki a Thasos giungevano a Roma nel bacino esagonale di Porto (Figura 67) e nella Fossa Traiana. Arrivavano come …semilavorati e, almeno in parte, (venivano) rifiniti da officine portuensi (… Quindi, gravati di…) sigle su alcuni fusti (anche di cipollino) rinviano a personaggi di tutto rispetto come Graziano (Imperatore dal 375 al 383) e Flavio Stilicone (generale romano di origine germanica; Figura 77), committenti e responsabili della realizzazione di grandi ediici pubblici, forse basiliche cristiane, cui i marmi in questione erano destinati. Se i pezzi rimasti a Portus non furono utilizzati, altri invece, del tutto analoghi, trovarono la loro collocazione in basiliche romane come SS. Giovanni e Paolo (inizio II secolo) e S. Clemente (I secolo)… (PARIBENI e CASTAGNINO BERLINGHIERI, 2015, p.396).
L’utilizzo del Cipollino nell’architettura e nell’arte nell’Italia Meridionale
A Napoli, CARTA, SACCHI, DE CASTRO e STRAMBIO (1857) ricordano una chiesa metropolitana che fu completamente distrutta dal terremoto del 1456 e che …fu tosto riedificata dalla pietà dei Napoletani verso il loro concittadino e patrono S. Gennaro, conservando sempre il gotico disegno del Pisano… (…e …) …l’urna che racchiude il corpo di S. Gennaro, è sostenuta da colonne di Cipollino, con bei bassorilievi… (CARTA, SACCHI, DE CASTRO e STRAMBIO, 1857, p. 901).
Forse occorre fare un minimo di chiarezza. Il sisma del 1456 ha danneggio diversi edifici sacri a Napoli, ma ha coinvolto soprattutto l’Irpinia, il Sannio, il Molise, l’Abruzzo e la Puglia. Pare tuttavia, che solo la Basilica di San Pietro ad Aram sia stata l’unica chiesa napoletana ad aver subito completa distruzione.
La chiesa metropolitana di Napoli disegnata da Nicola PISANO (Figura 59; o dalla sua scuola) è il Duomo. Ma non fu distrutto dal sisma del 1456, seppure ne sia rimasto danneggiato. Ancora, nel 1456, le spoglie di San Gennaro si trovavano nel santuario di Montevergine, il quale non è provato sia stato distrutto da quel sisma.
Va anche ricordato che le ossa di San Gennaro sono state spostate diverse volte nel corso dei secoli, prima di trovare sede definitiva nella cripta cinquecentesca del Duomo di Napoli. E nel Duomo sono presenti colonne in marmo Cipollino all’interno della basilica di Santa Restituta, l’antica chiesa paleocristiana inglobata nella cattedrale. Secondo tradizione proverrebbero da edifici romani preesistenti. Adorna di colonne in Cipollino è anche la cripta dov’è collocata l’urna con le reliquie del Santo. Al centro della cappella, si trova la statua del Cardinale Carafa in preghiera (Figura 60), artefice dell’ultima traslazione delle ossa del Santo. Sono probabilmente queste le colonne richiamate da CARTA, et alii (1857, p. 901) che lo ritengono di provenienza egiziana per la presenza del …ragguardevole vaso di basalte egizio su piedestallo di porfido (che), serve di fonte battesimale…
In precedenza, il VASARI ricordava alcuni ritrovamenti di marmo Cipollino avvenuti a Napoli. Ad esempio quelli riferiti dal …Celano nelle Notizie di Napoli (che) fa menzione del Cipollaccio bianco, di cui trovò un pavimento, cavando nella Chiesa Arcivescovale di Napoli stessa, che stima essere stato dell’antico Tempio d’Apollo… Si tratta della Cattedrale di Santa Maria Assunta nella quale le colonne di Cipollino adornano la navata centrale e la cripta. Sono cioè, …le sette Colonne dello stesso Marmo, che mantengono con altre tre la Soffitta di marmo della Confessione o Soccorso della stessa Chiesa. Riferisce altresì, che nel cavarsi per li fondamenti del Campanile, si trovarono Colonne di uguale grandezza, tutte dello stesso marmo Cipollazzo, le quali restarono sepelite, bisognando per cavarle, buttar giù le Case; ma pure se ne trovò una di palmi 34. e mezo, e di diametro palmi quattro del marmo stesso, che cosa più bella veder non si possa in tutta l’Italia. Ella è ondata di un color verdaccio, come un’onda marina, e fu donata dal Cardinal Filomarino al Vicerè D. Pietro d’Aragona, che la donò poi a’ Padri Teatini, i quali la conservano appresso la porta picciola della Chiesa di S. Paolo, nella parte della Chiesa di S. Lorenzo... (GIMMA, 1730, p. 16).
Infine, ma non ultimo, non poteva mancare il Cipollino per ornare anche la Reggia di Caserta (ALFANO, 1823, p. 51).
Procchio, Marciana, provincia di Livorno, Italia
Rio Marina, Rio, provincia di Livorno, Italia
Firenze, città metropolitana di Firenze, Italia
Karystos, Grecia Centrale, Grecia
Olgiasca, Colico, provincia di Lecco, Italia
Pozzuoli, città metropolitana di Napoli, Italia
Piazza Armerina, provincia di Enna, Italia
Formia, provincia di Latina, Italia
Luni Mare, Luni, provincia della Spezia, Italia
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