Torbiera, scrigno archeologico e ambientale

Copertina

Copertina –  Frammenti e frustoli vegetali ancora riconoscibili all’interno dello strato di torba di ambiente retrodunale, presente fra 5 e 6 metri sotto il livello del mare attuale, ad occidente della città romana di Luni.
Sulla base di datazione radiocarboniche eseguite in corrispondenza di carotaggi prossimi, questo livello di torbe è riferibile al passaggio fra la tarda Età del Rame è la prima Età del Ferro. 
Nella foto sono presenti numerosi microgranuli gialli prevalentemente tondeggianti (Copertina, Figura 5, Figura 6 e Figura 7), che tendono ad aggregarsi sulla superficie dei frammenti vegetali e, quindi, a concentrarsi in microambienti specifici del detrito organico. Questo comportamento potrebbe identificare strutture biologiche o biomineralizzazioni.
Il carotaggio è rimasto a lungo in ambiente saturo d’acqua, quindi è stato estratto ed esposto all’aria. Di conseguenze è possibile anche si siano sviluppate ossidazioni di pirite framboidale, precipitazione di solfati ferrici e sviluppo di efflorescenze gialle ferruginose. Tuttavia non sono riconoscibili abiti cristallini.
In conclusione, l’immagine ritrae microresti vegetali e probabili precipitazioni ferruginose di neoformazione, strutture biologiche o biomineralizzazioni.. In questo caso sarebbero compatibili anche presenze di cristalli di gesso ialino.

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La torba secondo Ermenegildo PINI

Una delle prime indagini storiche sulla torba risale al Settecento, all’epoca delle ricerche minerarie svolte dal barnabita Ermenegildo PINI (1775; Figura 1 e Figura 2).
….Non è ignota l’origine della Torba, e del Carbon-fossile. La prima è un ammasso d’erbe sepolte e marcite, variamente miste con terra, onde formare degl’impasti diversi secondo la qualità della mistura, ed il grado della putrefazione (…) Dalla indicata origine di queste Materie (il PINI fornisce anche la definizione del Carbon-fossile) ne viene, che sieno d’ordinario unite a sostanze bituminose, e minerali, e che producano nell’abbruciarle un odore ingrato, e disdicevole (…) ma la Torba, e il Carbon-fossile possono utilmente impiegarsi in molte Arti, ed Usi senza inconveniente (…) Le Torbe puzzolenti trovansi principalmente intorno alla Marina, ed il Carbon-fossile dà un vapore nocivo, qualora tratto venga dà Paesi dove abbonda il Cobalto… (PINI, 1775).
Un’altra sua osservazione originale è quella sulla torba formata da canne palustri imputridite, bruno-scura e leggera del giacimento scoperto nel Piano di Colico. …Non è facile ad accendersi, diffonde avanti d’esser infuocata un odore, che non si è trovato molto disdicevole, e che da parecchj si è assomigliato a quello dé gusci di lumache: forma delle brage (braci) consistenti, che durano lungamente, e che non si estinguono fin che non sono del tutto consunte: invece di cenere lasciano una terra gialla sottilissima, che è indissolubile agli acidi (…) alla fucina resiste moltissimo sotto il mantice, e riverbera la fiamma (…) Prima di risolversi intieramente la sua terra si vetrifica, e forma, come una sorta di Scoria lucida, e leggera che ha quasi l’apparenza della Scoria vetrificata del Ferro… (PINI, 1775).
Più consistente, nera, mista a porzioni dure e friabili era la torba pavese di Torre de’ Negri. Al contrario, spugnosa e leggera, …formata di erbe, e di radici poco scomposte, è meno compatta, abbrucia facilmente, e produce molta fiamma, ma di poca durata… era la torba del Comasco.
Qualità differenti per tipologia dei vegetali originari ed età.

Torbiera, scrigno ambientale

Il tesoro dello scrigno torbiera sono i pollini ed i residui vegetali, specchio dell’ambiente circostante durante la vita della torbiera.
BALARDINI e GRANDONI (1842), ricordano per le torbiere bresciane, ma non solo: …Le piante che più comunemente fanno parte delle nostre torbe, siccome di quelle di altri paesi, sono alcune specie di alghe, di muschi, di carici
Nella metà dell’Ottocento, i geologi, distinguevano diversi tipi di torbe: la turfa lutosa non foetens (fangosa senza odore), la turfa lutosa foetens (fangosa odorifera), la turfa lutosa nigra (fangosa nera), la turfa lutosa conchacea (conchigliacea), la turfa foliata (fogliosa e assai fibrosa perché composta di cespiti) , tutte riconducibili a torbe delle paludi. C’erano poi la torba piritosa e la torba marina (BALARDINI e GRANDONI, 1842).
Un personaggio ricorrente in letteratura è il Conte Asquino di Udine che impiegò le torbe delle sue terre …in luogo di legne nei suoi fondi di Fagania e specialmente per alimentar i fornelli delle filande di seta, ed eziaiidio per cuocere mattoni e calce, equivi si usa tuttora con vantaggio… (BALARDINI e GRANDONI, 1842; PINI 1775; Figura 3).

Torbiera, scrigno archeologico

La torbiera conserva. Un esempio? Il cosiddetto burro di torbiera.
La notizia: duemilaquattrocento anni fa, come costume, qualcuno ha interrato un barile di burro in una torbiera di Corlea Trackway in Irlanda (Figura 20). Ma la tradizione di conservare il burro nelle torbiere irlandesi sarebbe addirittura precedente, fatta risalire almeno dall’Età del Bronzo, oltre 3500 anni fa. Lo avrebbe stabilito uno studio dell’University College di Dublino e del National Museum of Ireland.
L’ambiente particolare della torbiera di Corlea Trackway (contea di Longford), fresco, a bassa emissione di ossigeno e ad elevata acidità, era perfetto per conservare alimenti deperibili. E non è l’unico caso. Burri di torbiera (bog butter) sono stati regolarmente recuperati anche da quelle di Scozia. È possibile, quindi, un intento tradizionale operato dalle comunità agricole del passato.
I burri di torbiera sono stati documentati da ritrovamenti a cominciare dal XVII secolo e, ad oggi, ne sono stati recuperati quasi 500 esemplari. Una tradizione sopravvissuta dall’Età del Ferro al post-Medioevo, attestata da datazioni radiocarboniche e dalla Cultura Materiale locale.
Ma questa non è la sola meraviglia conservata a Corlea Trackway. 
Durante uno scavo industriale, infatti, fu scoperto un tracciato costruito con assi di quercia nel 148 BC (Figura 21 e Figura 22). È possibile che la pista sia stata utilizzata per collegare la collina di Uisneach, dov’erano incoronati i re supremi d’Irlanda, alla località Rathcroghan.
Un altro caso di conservazione, una particolare strada dell’Età del Ferro.
Ecco la torbiera come scrigno archeologico. Ma è uno scrigno fragile ed un ambientale altrettanto fragile. Ad incrementare questo problema è stato anche l’uso comune della torba e le conseguenti estrazioni con i loro postumi (Figura 23). 
In ogni caso non sono gli unici esempi di viabilità leggera in ambiente di torbiera. Una strada neolitica è stata scavata negli anni Ottanta del secolo scorso vicino a Nieuw-Dordrecht, nei Paesi Bassi (Figura 24). Era lunga almeno 800 metri, e la sua costruzione è stata precisamente datata all’anno 2.549 BC mediante la dendrocronologia. Ed ancora, la Sweet Track  (Figura 25) modello differente ma stesso scopo: un’antica pista in legno del Somerset Levels (Inghilterra). Anche questa risale al Neolitico (circa 3806 BC) ed è stata costruita con assi di legno posate su tronchi infissi a “V” ed argilla.
Una viabilità certamente laboriosa e soggetta a indispensabile e continua manutenzione, ma indubbiamente più comoda della tecnica adottata dai pastori guasconi per transitare e sostare nelle loro paludi (Figura 26).
Ed infine, ma non per importanza, si devono ricordare le antiche sepolture in torbiera (la donna di Huldremosen, l’uomo di Bokstein, etc…). 

Immagine richiamata nel testo

Figura 3 – L’estrazione e preparazione della torba in un’immagine da PINI (1775).
L’estrazione …non dovrà farsi che nell’Estate, affinché la Torba possa presto asciugarsi, ed allora si potrà eseguire l’escavazione con facilità… Fra gli operatori …vi devono essere quelli che cavano la Torba, i quali non avranno altra incumbenza; vi saranno altri, il mestiero de’ quali sarà di ricevere di mano in mano i pezzi di Torba, che si cavano, e di trasportarli su di un prato, o luogo asciutto per distenderveli; infine vi saranno quelli, che in caso di bisogno leveranno le Acque, che sgorgano nel cavo. I Badili per cavar la Torba saranno di 6. pollici in quadratura, ed avranno da un lato un’aletta alta 3. pollici, o poco piu: questa servirà ad un tempo, e a tagliare il lato dei pezzi di Torba, e a determinare in essi un’egual grossezza, affinché possano tutti asciugarsi in egual tempo… (PINI, 1775).
I mattoni saranno disposti in mucchi, in maniera da asciugarsi al passaggio dell’aria calda, estiva. E per questa operazione ci vorranno circa tre mesi.

Una torba di Luni

Un interessante livello di torba è stato documentato nella stratigrafia di alcuni carotaggi continui perforati, alcuni anni fa, immediatamente a oriente della città romana.
È una vasta area agricola, attualmente incolta, ma molto interessante.
Una prima sezione stratigrafica, ricavata correlando alcuni carotaggi locali, ha indicato una base sabbiosa da circa 6,50-7,50 m sotto il l.m.m. attuale (Azzurro di Figura 4). Era una laguna che si è progressivamente inquinata di materiale organico vegetale. L’evoluzione è stato un orizzonte da ultra-metrico a metrico, palesemente torboso (Grigio di Figura 4). Lo strato tende ad approfondirsi, riducendosi, procedendo da ovest verso la città romana.
È il testimone di una torbiera.

Lo spessore limitato dello strato lo indicherebbe in una posizione marginale all’ampia torbiera presente, ancora, verso monte all’altezza della Basilica di Luni, ma lontana da questa. Li, la sequenza torbosa diventa più consistente.
L’evoluzione della palude sarebbe avvenuta per progressivo interramento ad opera di un’ingressione marina e/o alla formazione di un cordone dunale, manifestatisi in maniera piuttosto rapida.
L’esame microscopico di un campione di torba prelevato a circa 6 metri sotto il livello marino attuale (Copertina, Figura 5Figura 6) evidenzia la presenza di frammenti vegetali carbonizzati, molto umificati e ricoperti di microglobuli gialli. 
Alcune considerazioni, nelle more di analisi più approfondite.
Siamo in presenza di un livello retrodunale/retrocostiero sepolto fino a 5-6 metri sotto l’attuale livello marino, databile, su base radiocarbonica di altri carotaggi, fra la fine dell’Età del Rame e l’Età del Ferro. Un ambiente che ha conservato abbondante materiale vegetale, in prolungate condizioni riducenti, con cicli attivi del ferro e dello zolfo, presenza di microresti silicei (fitoliti, diatomee, spicole,…) e possibile neoformazione di minerali dovuti all’essiccamento del campione.
In conclusione. I granuli gialli sono generalmente tondeggianti, globulari e tendono ad aggregarsi sulla superficie dei frammenti vegetali, ma non mostrano evidenti facce cristalline. Sembrano concentrarsi in microambienti specifici del detrito organico. Questo suggerisce strutture di precipitazione secondaria.
C’è un altro elemento curioso: un piccolo ago trasparente, ialino, visibile proprio al centro di Figura 7. Potrebbe trattarsi di una spicola di spugna silicea, molto frequente nei sedimenti umidi, aghiforme, trasparente e molto sottile. In alternativa potrebbe riferirsi ad un fitolite allungato, derivato da cannuccia, giunco, carice, etc. oppure, più probabilmente, di un microcristallo di gesso.

Leggere la torba, i pollini, i resti vegetali e capire l’ambiente originario

Molto più esternamente, all’estremità SE della sezione (Figura 4), sono noti tre carotaggi eseguiti da ACAM, lungo il tracciato del metanodotto (BINI et alii, 2009). Su questi sono state eseguite analisi polliniche (NISBET, 2005-2006). Il trattamento dei campioni prelevati, è stato finalizzato a …stabilire l’entità delle variazioni di concentrazione dei materiali vegetali nei campioni. Queste concentrazioni sembrano essenziali per chiarire le effettive modalità di deposizione dei materiali, oltre che la distanza dell’area di provenienza (…) I taxa riconosciuti nei campioni sono stati 41. In larga misura si tratta di semi e diaspore di piante erbacee, in qualche caso di legni e carboni di piante arboree… (NISBET, 2005-2006).
In questa sede sono stati presi in considerazione solo i risultati analitici dei sondaggi presenti all’estremità orientale, esterna, della sezione di Figura 4, in corrispondenza del depuratore di località Portonetti. L’associazione vegetale è riferita ad un campione prelevato a 2,60 m da bocca foro (presumibilmente) e quindi posto a circa un 1,70 m sopra livello medio marino attuale.
L’associazione vegetale è data da radici e foglie, oltre a semi di Ranunculus repens (Figura 8), Lepidium draba (Figura 9), Verbena officinalis (Figura 10), Scirpus silvaticus (Figura 11) e Melilotus sp. (Figura 12), nonché resti di carbone di Quercus sp. caducifolia (Figura 13). Alla base di questo strato, in un carotaggio vicino, una datazione al radiocarbonio assegna il livello al XIV-XV secolo.
Indubbiamente di maggiore interessante è un altro sondaggio, prossimo, al precedente. Qui, sempre presso il Depuratore …fasi di intorbamento si segnalano, per ricchezza di massa vegetale, a -2,3 m, -2,45 m, -6,7 m e -8,3 m. In tutti e quattro i livelli, tuttavia, sono contenuti resti vegetali di provenienza varia, oltre a quella umida (prati, boschi, incolti ecc.)… (NISBET, 2005-2006). La fascia superficiale è del tutto analoga alla precedente descritta. Ma è in profondità che si registrano le differenze.
A circa 6,70-6,80 m da bocca foro (circa 2,5 metri sotto il livello marino attuale) la massa di materiale fibroso non carbonizzato contiene …Rubus caesius (perlopiù allo stato frammentato, Figura 14), Fragaria vesca (Figura 27), Sambucus ebulus (Figura 28), Carex sp, (Figura 29) muschi ed un rametto di Juniperus vulgaris (Figura 30) non carbonizzato…
Ancora a maggiore profondità (fra 3,50 e 5,40 metri sotto il livello marino attuale) è stata riconosciuta una cospicua massa di materiale fibroso con …muschi, Rubus caesius (acheni frammentati; Figura 14), Verbena officinalis (Figura 10), Picris hieracioides (Figura 15), Lapsana communis (Figura 16), Myriophyllum spicatum (Figura 17), Hypericum perforatum (Figura 18) e Silene inflata (Figura 19)… (NISBET, 2005-2006). Una datazione C14 eseguita poco sotto l’isobata dei 4 metri attuali, riferisce il materiale vegetale non carbonizzato al 790-990 AC.
In conclusione …dai saggi “Depuratore” e “Portonetti” tutti i campioni denunciano una evidente provenienza non locale, di ambiente asciutto (…con specie caratteristiche di…) campi di cereali (…) margini di sentieri, aree ruderali, incolti (…) orti (…) boschi (…) margini di bosco, siepi (…) aree umide, fossi, torbiere (…) prati, pascoli asciutti (…) acque stagnanti, paludi (…) pinete, garighe... (NISBET, 2005-2006).

Un problema: le datazioni

Un problema che è emerso durante il raffronto dei vari sondaggi, è stato quello delle datazioni.
In tutti i casi noti in letteratura sono indicate datazioni radiocarboniche calibrate
I campionamenti e le analisi sono stati eseguiti in tempi differenti, da operatori diversi è per scopi vari. Tuttavia, sono evidenti alcune divergenze.
Lungo ogni colonna stratigrafica le datazioni sono coerenti, ma non sono facilmente confrontabili fra stratigrafie riportate da fonti eterogenee come origine e come età di redazione.
Non si può escludere che localmente ed occasionalmente abbiamo giocato un ruolo determinante anche le differenti condizioni naturali, morfologiche dei Bed Rock o quelle di compressibilità degli strati sedimentari, oppure puntuali condizioni ed evoluzioni litorali o alluvionali, ma talvolta le discrasie appaiono macroscopiche.
Nel caso descritto della sezione di Figura 4, bisogna evidenziare che i carotaggi rappresentati si estendono lungo una sezione di oltre 1300 metri, con lievi dislivelli, ma gli elaborati noti in letteratura non sempre riportano indicazioni topografiche e altimetriche precise o sicure.
Anche riconvertendo gli elaborati originali in ambiente GIS si possono mantenere errori residui in ragione delle basi cartografiche utilizzate.
Il commento conclusivo. Appare evidente la presenza di una torbiera a occidente della città di Luni, perdurata lungamente nel tempo e, probabilmente, migrata in direzione NW. Una torbiera riempita dalla spiaggia creatasi in fase di ingressione marina. Sicuramente si estenderà anche verso nord, ma non andrà a confluire nella più settentrionale ed importante Seccagna.
Verso oriente il paesaggio è lagunare e soprattutto litorale. Ambienti retrodunali in continua evoluzione. Habitat molto eterogenei, da prati a dune emerse con depressioni interdunali occupate da acque dolci. …Condizioni palustri o di acque debolmente scorrenti, con accumulo di detrito organico di provenienza per la massima parte locale, ma senza alcuna traccia di presenza umana, da collegarsi o meno con l’area abitativa della città… (NISBET 2005-2006).
Purtroppo è proprio fra questi ambienti estremi, rispetto alla sezione, che si manifestano le discrasie sulle datazioni.

Varberg, contea di Halland, Svezia

Ramten, Ørum, Jutland centrale, Danimarca

Larressingle, Gers, Francia

Levels View, Langport, TA10 9FR, Regno Unito

Nieuw-Dordrecht, Drenthe, Paesi Bassi

Uisneach, Ballymore, Westmeath N91, Irlanda

Corlea, Cashel, Longford, Irlanda

Bagolino, provincia di Brescia, Italia

Azzano Mella, provincia di Brescia, Italia

Pozzolengo, provincia di Brescia, Italia

Rudiano, provincia di Brescia, Italia

Leno, provincia di Brescia, Italia

Ghedi, provincia di Brescia, Italia

Pisogne, provincia di Brescia, Italia

Provaglio d'Iseo, provincia di Brescia, Italia

Iseo, provincia di Brescia, Italia

Padenghe sul Garda, provincia di Brescia, Italia

Annone di Brianza, provincia di Lecco, Italia

Bosisio Parini, provincia di Lecco, Italia

Belgioioso, provincia di Pavia, Italia

Abbiategrasso, città metropolitana di Milano, Italia

Cernusco Lombardone, provincia di Lecco, Italia

Angera, provincia di Varese, Italia

Prato Pagano, Casnate con Bernate, provincia di Como, Italia

Veleso, provincia di Como, Italia

Nesso, provincia di Como, Italia

Chignolo Po, provincia di Pavia, Italia

Battaglia Terme, provincia di Padova, Italia

Fagagna, provincia di Udine, Italia

Torre de' Negri, provincia di Pavia, Italia

Colico, provincia di Lecco, Italia

Luni, provincia della Spezia, Italia

Bibliografia

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