346 AD, violento terremoto colpisce il settore centro appenninico d’Italia. E Luni?

Copertina

Copertina – Miniatura dell’Apocalisse di Giovanni: apertura del sesto sigillo e terremoto. British Library, And 18633 29 39188 ca XIV sec.(da GUIDOBONI, 2021).

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La distruzione, o comunque l’abbandono, di Luni: il dato di partenza

Già Ward Perkins (1978) ha schedato i dati relativi all’abbandono dei monumenti pubblici, collocandoli in una fase piuttosto antica, a partire dalla fine del III secolo d.C.; in articoli più recenti la cronologia è spostata alla seconda metà del IV secolo d.C. e la causa è genericamente attribuita ad una distruzione violenta ad opera di una catastrofe naturale, probabilmente un terremoto, che avrebbe interessato il Grande Tempio (Figura 1, Figura 2 e Figura 3) con il suo porticato, il Capitolium ed il bacino-fontana, la basilica civile, ma anche le domus private. I diversi rapporti di scavo danno informazioni contraddittorie a questo proposito: le vecchie proposte di episodi alluvionali o di incendio che avrebbero coinvolto rispettivamente il bacino-fontana del Capitolium e la basilica civile che già Ward Perkins non riteneva convincenti, sono state recentemente abbandonate anche dai loro autori in favore dell’ipotesi di evento sismico. Anche di questo, però, non esistono prove schiaccianti come crolli primari o lesioni dell’alzato. L’unica evidenza che potrebbe essere ricollegata ad un terremoto è relativa al colonnato del portico del Grande Tempio che presenta un crollo unidirezionale delle colonne (Figura 5 e Figura 4), solo parzialmente esplorato in quanto lo scavo previsto per le campagne di fine anni ’70 non ha mai avuto luogo (e non sono disponibili rilievi o documentazioni). Aspetti minori, ma considerati significativi, sono le deformazioni ondulatorie subite dai livelli pavimentali e le modalità del crollo di una parete con intonaci dipinti della domus “degli affreschi”. In realtà il dato importante è che, qualunque sia stato il motivo del loro abbandono, gli edifici pubblici, che caratterizzavano la vita della città nel periodo precedente, non vengono più ricostruiti dopo il IV secolo… (BANDINI,1999, pp 13-14).
La situazione non è differente in ambito privato. In un’abitazione popolare prossima alla Porta Ovest la vita scorreva consueta fino alla sera di un giorno di settembre della fine del IV secolo AD (DURANTE, 2010; Figura 36). Ancora, la domus degli affreschi (Figura 6, Figura 7 e Figura 8), subì un collasso nel IV sec. e non venne riedificata, la domus settentrionale (Figura 9 e Figura 10) fu spogliata in maniera massiccia, mentre le domus dei mosaici (Figura 11 e Figura 12) venne ammodernata ed ampliata e la domus di Oceano (Figura 13 e Figura 14) fu riattata. 

Nel Sannio una situazione molto particolare

Alcuni studiosi hanno ipotizzato che la Provincia del Samnium sia stata creata in conseguenza ai disordini indotti da due possibili cause. Contingenze politiche o, più facilmente, le conseguenze di un sisma catastrofico (JULLIAN, 1884 e THOMSEN, 1947, riportati da STORCHI MARINO e MEROLA, 2009).
Il territorio del Sannio, o quanto meno la parte interessata da un sisma, sarebbe stata staccata dalla Provincia della Campania per facilitare gli interventi di recupero soprattutto del patrimonio edilizio. E questi, pare, siano stati diffusi ed intensi in almeno una dozzina di città. Le singole indicazioni e, talvolta, quelle delle cause che hanno indotto i danneggiamenti, provengono da una serie di iscrizioni commemorative poste dai (o in ricordo dei) locali governatori. Ma anche queste non sono scevre da incertezze temporali. STORCHI MARINO e MEROLA (2009) hanno rianalizzato in veste critica le fonti letterarie ed epigrafiche, ma anche quelle archeologiche. Poco prima, GALADINI e GALLI (2004) avevano riperimetrato l’areale interessato dal sisma su base archeosismologica.
Parrebbe esserci il riscontro di un evento sismico nell’Italia centro-meridionale, oltre ad uno in area balcanica e, ambedue, sarebbero stati più o meno contestuale ad un’eclisse di sole.
È necessario ricordare che, tuttavia, le fonti non concordano esattamente sulle date del terremoto né su quelle dell’eclisse. Non si può neppure escludere che si sia trattato di riferimenti ad eventi diversi: 346 AD, ma anche 324, 365 e 375 AD per il sisma, nonché 324, per un’eclisse anulare, e 346 AD per un’eclisse totale.

Estensione ed incertezze storiche dei sismi di IV secolo

Per il sisma del 346 AD, STORCHI MARINO e MEROLA (2009) indicano due possibili scenari sull’estensione di quella che oggi definiremmo l’Area del Cratere.Uno “riduttivo” che fa coincidere l’area investita dal sisma con il basso Lazio (Roma), il Molise (Aesernia, Saepinum), e la Campania settentrionale (Alifae, Telesia), l’altro “catastrofico”, con danni estesi tra la piana di Navelli, nell’aquilano, e la Puglia settentrionale…  (STORCHI MARINO e MEROLA, 2009). Quindi fino a Venusia, AbellinumPeltuinum. Qui, in particolare, gli scavi archeologici del 1983 hanno documentato e datato i crolli delle coperture voltate delle cisterne del Foro e del teatro fra il 337 e il 361. La datazione sarebbe basata sul ritrovamento di una moneta dell’imperatore Costanzo II (GUIDOBONI, 2009).
Da un punto di vista storico parrebbe comunque prevalere la delimitazione più ristretta del Cratere poiché l’evento avrebbe dato l’occasione per dotare le città sannite di strutture giudiziarie, fino a quel momento assenti.
Nulla di nuovo sotto il sole…
L’estensione più ristretta sarebbe condivisa anche dalla revisione dei dati storici dal punto di vista sismologico. Così, la datazione dell’evento al 346 AD
 mancando elementi probatori più significativi della semplice analogia temporale (GUIDOBONI, 2009).
Relativamente al coinvolgimento di Roma, CONTE (2019) ricorda per il 374 AD, solo una importante alluvione, ma nessun terremoto. Eppure a Roma …il terremoto compare insieme ai prodigi più temibili, nei momenti di particolare instabilità dell’assetto politico-sociale…,  da interpretare come segno divino (TRAINA, 1989).
Per contro i risentimenti alla violenza di un sisma sono ricordati da DI VITA (1980) che li data esattamente al 21 luglio 365. Per quest’ultimo evento (epicentro nell’Isola di Creta e conseguente tsunami) l’Autore amplia l’estensione dei danni all’Africa mediterranea, fra l’Egitto e la porzione orientale dell’Algeria. Studi recenti (VÖTT, WILLERSHÄUSER, HADLER, OBROCKI, FISCHER e HEINZELMANN, 2020), imputerebbero allo tsunami conseguente a quel sisma la distruzione parziale del Portus di Ostia.
Piu genericamente al IV secolo è ricordata la distruzione per sisma di ampie zone della città turca di Hierapolis

La circoscrizione del Cratere nel terremoto del Sannio (346 AD)

Quello del 346 AD è il sisma antico ricordato con maggior frequenza e dettaglio nella fonte storiografica o, meglio, epigrafica e derivatamente, sismologica. Non bisogna dimenticare che il Sannio è un’area ricorrente nella storia sismica.
Una drammatica sequenza sismica colpì nel 1688 l’area del Sannio, causando circa 10000 vittime, ripetendosi nella stessa zona nel 1702. L’Irpinia-Basilicata fu colpita nel 1694 da un terremoto con magnitudo simile a quello avvenuto nel 1980, causando oltre 6000 vittime e replicando nel 1732 con un 6000 vittime… (SCANDONE e GIACOMELLI, s.d., p. 13). 
Anche nel Catalogo dei Forti Terremoti in Italia (461 a.C. – 1997 e nell’area mediterranea 760- a.C. – 155 (CFTI5med – INGV) si trova una ricostruzione molto precisa dal punto di vista sismico del terremoto del 346 AD, che si rifà alle fonti antiche, citate anche in questo articolo.
Oltre all’apprezzamento delle intensità e della magnitudo è stata ricostruita l’estensione dell’Area di Cratere, cioè quella dei risentimenti (Figura 15) del sisma sul territorio. L’epicentro è stato fissato nel Sannio, con la probabile Area di Cratere ampliata oltre il territorio di Isernia, fino ad Avellino. Anche la ricostruzione dell’INGV è basata sulla fonte epigrafica, quindi sulla valutazione dei danni e dei restauri ricordati. Dal macellum di Isernia (Figura 16) e di Sepino (Figura 17), alle terme di Alife (Figura 18) e di Telesia (Figura 19), dagli edifici di Venafrum (Figura 20), al crollo di colonne ad Abellinum (Figura 21), fino ai tre giorni di scosse risentite a Roma (Figura 22). Come anticipato, in questa ricostruzione sono stati definiti anche i parametri strettamente sismologici, l’intensità epicentrale (9° grado), l’intensità massima (9° grado) e la Magnitudo Equivalente (7) calcolati sulla base delle sette osservazioni macrosismiche (iscrizioni), cioè degli effetti macrosismici sul contesto antropico (Figura 15).

La distruzione (parziale o totale) di Luni: seconda metà IV sec. AD

La generalità dei dati, che collocano concordemente nella seconda metà del IV secolo la fine della vita in edifici pubblici e privati è l’elemento che, anche se unicamente a livello di ipotesi, viene assunto come indicatore di un evento traumatico che segna la vita della città: in questa ottica, un evento sismico appare il più verosimile, in mancanza di livelli riferibili a episodi alluvionali e a tracce che segnalino vasti incendi… (ROSSIGNANI M. P., 1989, p. 490). Tuttavia …mancano a Luni, almeno nelle aree fino ad ora indagate, i segnali inconfutabili di un evento sismico, quali vistosi crolli primari e lesioni negli alzati. Ma sia l’una che l’altra mancanza hanno una prima giustificazione nella prassi del riuso dei materiali da costruzione, ampiamente documentata, in città, nelle riedificazioni del V secolo e aspetti minori dei crolli ancora in quelle successive… (ROSSIGNANI M. P., 1989, p. 492).
L’ipotesi del sisma viene sposata, recentemente, anche da (CHELLI, et al., 2017) per giustificare un incremento del tasso di subsidenza tettonica della porzione terminale della pianura del Magra. Tale fenomeno, calcolato sulla base di differenti modelli, si sarebbe manifestato a cominciare dal 2500 BP. In particolare, …I nostri dati suggeriscono che il tasso di subsidenza non era costante per tutto il periodo di tempo analizzato. In effetti, il tasso medio di subsidenza calcolato per il periodo di tempo compreso tra 2500 anni BP e oggi è superiore al valore medio calcolato da 6000 a 2500 anni BP e per quello calcolato per l’intero periodo oggetto dell’inchiesta… (CHELLI, et al., 2017, p. 8).
L’aumento del tasso di subsidenza (tettonica, come specificano gli autori) si sarebbe manifestato, quindi, dall’inizio del V secolo BC…
Sul Catalogo dei Forti Terremoti in Italia (CFTI5med – INGV), compare un evento sismico distruttivo (Intensità 7.5 e Magnitudo 5.49) con epicentro in Italia centrale, più tardi, nel 436 BC (Figura 39).
Parliamo, tuttavia, di due situazioni, variazione del tasso di subsidenza tettonica e sisma, precedenti diversi secoli la distruzione/abbandono rapido di Luni.
Immagine citata nel testo

Figura 15 – L’epicentro del sisma del 346 AD nel Sannio ed i risentimenti alle strutture ricordati e certificati da una serie di epigrafi nei centri di Isernia, Sepino, Alife, Telesia, Venafrum, Abellinum e, infine, indirettamente, a Roma.

Elementi a prova di un evento sismico a Luni

Gli elementi in situ che potrebbero giustificare distruzioni parziali o totali della città di Luni per cause sismiche sono ben pochi. Non sono di aiuto, ad esempio, gli alzati delle muratura i cui resti non superano il metro. Inoltre, altri pochi elementi ci sono giunti parzialmente documentati. Fra questi il ricordo dei crolli allineati delle colonne in mattoni (WARD PERKINS, 1979) del Grande Tempio (ROSSIGNANI, 1989, p. 493), che DURANTE (2010, p. 23) precisa essere quelle del portico orientale con le cadute dirette est-ovest. Tuttavia, di questi elementi non rimangono prove documentali. Unici testimonial di crolli, ma non afferenti al Grande Tempio poiché posti nell’area S-E della Città, sono Matteo e Panfilio VINZONI che nel 1752 ne hanno rappresentato graficamente la situazione e l’aspetto rimasti visibili in seguito ad uno scavo (Figura 23), quindi non significativi. 
Ci sarebbero, poi, …
muri di casa crollati (…) e diversi piatti e mobili frantumati che testimoniano l’improvvisa interruzione delle attività domestiche (Durante, 2001; Ward Perkins, 1978)… (CHELLI, et al., 2017, p. 8). Ancora, un piano pavimentale sconnesso afferente ad un edificio del Foro (ROSSIGNANI, 1989; Figura 34), ma anch’esso di non grande significatività se confrontato con analoghe sconnessioni, certamente riconducibili a danni sismici per estensione ed evidente effetto domino (GALADINI et alii, 2013; Figura 35). Gli altri pavimenti di Luni presentano sezioni (Figura 37) e complanarietà (Figura 38) generalmente intatte.
Un solo elemento è stato descritto con certa precisione. Si tratta della caduta di una parte dell’intonaco dipinto di una parete della Domus degli Affreschi (ROSSIGNANI, 1989, p.495).
Di questo particolare evento rimane un’interpretazione grafica della caduta (Figura 24). Il crollo è stato correlato ai carboni ed alle tracce di bruciato dello strato che conteneva i frammenti (IV sec. AD). I pavimenti della domus degli affreschi, però, non presentano segni di sconnessioni tali da correlarli ad un evento sismico… (Figura 7). 
Tuttavia, quanto si conosce della ripresa del V secolo sembra contraddire una generalizzata immagine di povertà e di declino economico: gli scambi commerciali, anche a vasto raggio, continuano, anche se i quantitativi delle merci che giungono alla città non sono più da confrontare con quelli della città imperiale… (ROSSIGNANI, 1989).
Un’osservazione: il pavimento del nartece della Cattedrale di Santa Maria (V sec. AD inoltrato) è stato realizzato con tessere eterogenee ricavate da litotipi caratteristici sia dall’area metamorfica del Golfo che delle Apuane (DEL SOLDATO, 2022). Questo particolare lascerebbe ipotizzare il ricorso ad un riuso di materiali già presenti… 

Elementi a favore di risentimenti sismici nella città di Luni

A favore dell’ipotesi di distruzione sismica ci sarebbe, quindi, l’unica prova nel Grande Tempio. Seppure …mancano dati riguardo al momento del crollo e dell’abbandono dell’edificio … il dato più interessante proviene dall’area del portico orientale che fiancheggia la piazza antistante il tempio, dove è stato individuato (1978) un crollo in situ delle colonne laterizie, i cui elementi sono risultati caduti nella stessa direzione… (ROSSIGNANI M. P., 1989, p. 493).
Così anche GERVASINI e LANDI (2022) precisano che: …alcuni interventi del 1975-78 e del 1982, effettuati nella zona meridionale, hanno individuato i limiti della piazza porticata e il crollo simultaneo delle colonne del portico orientale, ricondotto all’evento sismico che colpisce la città nella seconda metà del IV secolo, nonché livelli di frequentazione riconducibili all’alto medioevo
Si tratta, in realtà, dell’unico elemento strutturale collegabile ad un crollo innescato da evento sismico.

Purtroppo, non si sono conservati i crolli. La posizione, o meglio l’allineamento, dei maggiori elementi architettonici/strutturali sarebbero stati la prova dell’evento sismico ed un elemento importante per parametrizzarla. Rimane ad oggi solo la documentazione della caduta dell’affresco (ROSSIGNANI M. P., 1989).
Oltre a questo, ma non così evidente, sarebbe il crollo delle tabernae del Foro.

Negli altri casi citati nel lavoro (ROSSIGNANI M. P., 1989) si tratta solo e sempre di abbandoni, riusi e ristrutturazioni-demolizioni, seppure coevi.

Il sisma del 21 luglio 365 AD figlio dei terremoti cosmici

Kosmikós, è l’aggettivo che …per i lessici significa anche “terreno” contrapposto a “celeste”, può indicare in effetti “concernente il cosmo”, vale a dire di entità tale da sovvertire l’insieme di un territorio. Tale situazione spiega in parte l’equivoco a proposito del già ricordato sisma “universale”, che avrebbe colpito l’intero Mediterraneo intorno al 365 d.C., e che in realtà si riferisce ad un evento considerevole, ma circoscritto (JAQUES e BOUSQUET, 1984; HENRY, 1985; e in questo volume TRAINA e SOREN e LEOPARD)… (TRAINA 1989, p. 112).
Si è già detto dell’incertezza sulla datazione di alcuni terremoti. A questo proposito è molto indicativo un pensiero di TRAINA (1989). …Si può rilevare che vari autori cristiani tendevano a riportare l’insieme dei terremoti verificatisi fra il 350 e il 370 circa all’attività “empia” di Giuliano l’Apostata (Figura 25), favorendo il 363, data della sua morte, come evento centrale, mentre il pagano Zosimo (V se. d.C.) faceva il contrario, trasferendo cioè al 375 d.C. un evento probabilmente accaduto in precedenza, ai fini di scagionare Giuliano. È tipico di questo periodo, con l’avanzare dell’aristocrazia tardoantica e bizantina, il riferimento costante alla stabilità della natura e dell’ordine sociale, garantita (o impedita) dalla figura dell’Imperatore… (TRAINA, 1989, p. 112). Ancora nulla di nuovo sotto il sole…
Il terremoto, infatti fu utilizzato largamente in funzione propagandistica nel quadro del conflitto fra paganesimo e cristianesimo: si veda anche il rescritto di Massimino contro i cristiani, contenuto in Eusebio (HE 9.7.3-14), dove questi vengono accusati di sovvertire non solo l’ordine sociale, ma anche quello naturale, provocando appunto pestilenze e terremoti… (TRAINA, 1989, p. 112).
Questo per rimanere al IV secolo AD.
Implicita conferma di un possibile risentimento ad un terremoto che avrebbe colpito la città di Luni è stato sovente ricercato proprio nella sequenza sismica creatasi intorno all’evento distruttivo del 21 luglio 365 AC.

Il sisma del 21 luglio 365 AD e Luni

Il sisma distruttivo del 21 luglio 365 AC., di Intensità Epicentrale 10.5, Intensità Massima 10.5 e Magnitudo Equivalente 6.6 (Figura 26), è stato descritto come …il primo evento universale” data la sua vastità, tra i più potenti di tutti i tempi in Europa. Epicentro a sud di Creta. Danni rilevanti in tutto il Mediterraneo ed associato ad uno tsunami che devastò anche le coste della Sicilia orientale… (PETRUCCI, 2012) raggiungendo perfino le coste dell’Egitto.
Il sisma distruttivo sarebbe avvenuto …certamente dopo il 366 d.C., data di una base onoraria di statua, che doveva abbellire il triportico capitolino e che ricorda nell’iscrizione un “consulari Tusciae et Umbriae Lucius Constantinus”(che) …è stata rinvenuta reimpiegata come base di una colonna della navata della cattedrale paleocristiana… (BANDINI, 1999, pp. 14, nota 18).
Dal Catalogo dei Terremoti INGV, la definizione di questo sisma è basata su un’unica osservazione (Figura 26), ma con cinque riferimenti al solo conseguente tsunami: Methone (Figura 27), Panephysis (Figura 28), Alessandria d’Egitto (Figura 29), la Costa orientale della Sicilia (Figura 30) e Cavtat – Epidaurus (Figura 31). Ma, pare, anche Cipro e Palestina (BERNABÒ BREA, 1996), Leptis Magna in Tripolitania (DI VITA e LIVADIOTTI, 2005), a Sabratha (JOLY e TOMASELLO,1984), nonché in Cirenaica ad Apollonia e Cirene (LUNI, 2006 e MONACCHI, 1996).
In realtà …i terremoti che avvengono in corrispondenza della subduzione ellenica a profondità intermedie (50-110 Km) possono essere avvertiti in Italia a distanze maggiori rispetto a quelle aspettate… (blogINGVterremoti). questa osservazione è stata confermata da un recente studio che ha correlato alcuni sismi con epicentro nella regione greca con le conseguenti risposte volontarie ai questionari della rete INGV (hai sentito il terremoto?). Sono comunque effetti risentiti soprattutto in Puglia e Sicilia sud-orientale poiché …le onde sismiche si propagano, poco attenuate, lungo la litosfera oceanica ionica (…) e lungo la litosfera continentale adriatica… (SBARRA et alii).
L’INGV ha descritto diversi sismi intensi risalenti al IV secolo AD e precisamente con epicentri a Alessandria d’Egitto (320, Me 6.6), Cipro (332, Me 6.6), Grecia (334-335, Me 6.2), Turchia (341, Me 6.2), Cipro (342, Me 6.6), Turchia (343, Me 6.6), Rodi (344, Me 6.6), Albania (346, Me 6.6), Sannio (346, Me 7), Beirut (348-349, Me 5.8), Turchia (351-400, Me 6.2 e 358, Me 6.2), stretto di Messina (361, Me 6.4), Libia ed in Grecia (361-363, Me 6.4), Turchia (362, Me 5.8), Gerusalemme (363, Me, 6.4), Creta (365, Me 6.6), Turchia (368, Me 6.0), Cipro (370, Me 6.4), Benevento (375, Me 5.6), Libia (400, Me 6.2).
Come detto, in qualche caso si è pure generato uno tsunami. …Lo tsunami prodotto dal terremoto causò un consistente deposito sedimentario (“omogenee” o “megatorbidite Augias”) che occupa gran parte del Mediterraneo orientale… (POLONIA et alii, 2013; REDAZIONALE, 2022; BERNABÒ BREA, 1996).
Tuttavia è poco probabile che ci siano stati risentimenti, quanto meno distruttivi, in corrispondenza di Luni.

Alcune considerazioni

L’esatta determinazione delle date dei singoli terremoti antichi (soprattutto del IV sec. AD) è il limite di tutte le ipotesi sia archeologiche che più strettamente sismologiche. Segue a ruota il riscontro oggettivo dei danni.
Le fonti più antiche di riferimento per la cronologia sono incerte o, nella migliore delle ipotesi, parziali. Sono quelle letterarie che, sovente, si riferiscono a fatti particolari e sono il riflesso di azioni o imprese dei singoli personaggi. In questi ultimi casi interviene anche la fonte epigrafica con tutti i problemi interpretativi e, talvolta, contraddittori fra i diversi autori. Sono informazioni indirette che si differenziano dalle diffuse osservazioni naturalistiche della cultura greca. Ne sono, tuttavia, eccezione i ricordi di Plinio il Vecchio (I sec. AD) per alcuni terremoti delle Alpi e d’Italia e quelli di FIlostrato (III sec. AD). E, naturalmente, le cronache puntuali dei disastri più eclatanti e catastrofici come l’eruzione del Vesuvio (79 AD). 
Non manca, infine, la confusione o la sovrapposizione di fenomeni naturali differenti, eterogenei e non sempre contemporanei. L’incertezza storica si fa carico anche di misteri e suggestioni magiche, esoteriche, ascetiche e più o meno religiose (LLOYD, 1979; TRAINA, 1989) o fantasiose.
Queste fonti, con tutte le loro indeterminatezze, sono le uniche informazioni profuse anche nelle analisi sismologiche. Non ci sono, ovviamente, riscontri strumentali per le epoche antiche e quindi le ricostruzioni sismiche di tali eventi si devono basare sulla distribuzione orizzontale di danni e sulle loro entità e tipologie descritte e tramandate. Solo raramente ne è possibile un riscontro materiale diretto. Ne sono esempi gli allineamenti ancora visibili dei crolli unidirezionali di colonne a Roma (Figura 32 e Figura 33) a Olimpia oppure a Selinunte.
Sta di fatto, tuttavia che …molti dati storici ed archeologici evidenziano che tra il IV e il VI secolo DC nel Mediterraneo orientale ci fu un periodo di elevata sismicità, una crisi nota in letteratura come “il parossismo tettonico dell’inizio dell’età bizantina” (Early Byzantine Tectonic Paroxsym), in cui si mossero, oltre all’area della subduzione, anche le faglie dell’Anatolia, del Mar Morto e di tutto l’arco ellenico... (PIOMBINO, 2009). Tuttavia, del sisma di Creta del 365 AD, quello più intenso del periodo, non c’è prova che abbia raggiunto l’Alto Tirreno ed il Mar Ligure. E neppure la ricostruzione del sisma del 346 AD sembra abbia punti di riferimento oltre Roma (ed in questo caso pure incerti). Purtroppo mancano anche prove certe, oltre i ricordi o le supposizioni, per un sisma distruttivo che abbia colpito Luni. L’analisi forse più lucida è quella di BANDINI (1999) secondo la quale …non esistono prove schiaccianti come crolli primari o lesioni dell’alzato. L’unica evidenza che potrebbe essere ricollegata ad un terremoto è relativa al colonnato del portico del Grande Tempio che presenta un crollo unidirezionale delle colonne, solo parzialmente esplorato in quanto lo scavo previsto per le campagne di fine anni ’70 non ha mai avuto luogo…

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