Copertina – Libellula illuminata da un raggio di sole che filtra sulla superficie dell’Étang de la Briesses (Valais) con la sua piccola palude e, li vicino, la Torbiere de Crèhavuetta.
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La palude
La palude è un ambiente caratterizzato dalla presenza di acqua generalmente stagnante o molto lenta e, spesso, anche poco profonda.
L’acqua può essere dolce (paludi interne, alpine e appenniniche), salmastra o anche marina (paludi retrodunali, litorali o costiere). In questi ambiti, le paludi indubbiamente piu rappresentative sono quelle di Everglades (in Florida) e le Paludi Pontine (Latina).
La vegetazione acquatica vi è abbondante. Sono particolarmente caratteristici i canneti (Figura 1 e Figura A2) e le aree a giunchi e ninfee (Figura 3 e Figura 4). In questi ambienti, la materia organica si decompone rapidamente.
Nella piana di Luni, la coesistenza fra i due ambienti fluviale e litorale e, soprattutto, le loro manifestazioni estreme (alluvioni e mareggiate) hanno determinato in epoca preromana e romana, un ambiente costiero molto dinamico.
La foce del Magra, pianeggiante, era soggetta a esondazioni (sia da parte del Magra che del Parmignola), quindi con apporti sedimentari fluviali e di trasporto-ridistribuzione costiera anche consistenti.
In definitiva era una complessa architettura di paludi e acquitrini delimitati da dune, cordoni sabbiosi e dunali.
I dintorni della città di Luni erano certamente caratterizzati da spiagge, apparati dunali e retrodunali, canali naturali e bracci di fiume, stagni salmastri, acquitrini, canneti e boschi idrofili (ontani e salici).
Un ambiente di questo tipo avrebbe potuto anche essere caratterizzato dalla diffusione della malaria. Tuttavia, non se ne trova traccia nelle documentazioni storiche. Il motivo può ricercarsi nella, seppure difficoltosa, bonifica conseguente alla deduzione della colonia di Luni ed alla relativa centuriazione. Questo intervento, esteso su una superficie di 250 Kmq (FAZZINI e MAFFEI, 2000), raggiunse Pietrasanta, al confine con Pisa, e fu proseguito fino ad Età Augustea,
Alcuni autori ritengono che il problema malaria può essersi ripresentato in seguito, alla vigilia dell’abbandono della città. …Nel V secolo, probabilmente a causa di fattori sia culturali che naturali (…), inondazioni e il progressivo insabbiamento del porto, la città entrò in declino. Il paesaggio portuale si trasformò in un deserto e l’area divenne un habitat malsano per l’uomo e gli animali a causa delle paludi presenti, in combinazione con la zanzara (Figura 6) portatrice di malaria… (REDAZIONALE, 2022). Secondo FAZZINI e MAFFEI (2000). Tali ultimi eventi, comprensivi di dispute feudali, si manifestarono ancora fra IX e X secolo.
Gli eventi di malaria appaiono però, ancora, semplici supposizioni.
La torbiera
Anche la torbiera (Figura 7) è un ambiente caratteristico di zona umida, ma differente e particolare. Qui la materia vegetale morta si accumula senza decomporsi completamente per formare la torba.
La decomposizione avviene in maniera molto, molto lenta ed in condizioni particolari: ambiente povero di ossigeno e acqua fredda, stagnante.
È un ecosistema molto delicato, caratterizzato da suolo acido e presenza di muschi (ad esempio il genere sphagnum) o giunchi, oppure l’Eriophorum angustifolium detto anche cotone di palude (Figura 8, Figura 9 e Figura 10). L’accumulo della torba produce depositi di spessore variabile, da pochi decimetri a parecchi metri (Figura 11), subsuperficiali o profondi.
Le condizioni più adatte alla formazione delle torbiere sono date dalla concorrenza di:
– climi freddi
– bacini chiusi e poveri di ossigeno
– ambienti con ristagno stabile per millenni
– zone montane o nordiche
Gli esempi piu eclatanti sono la torbiera di Flow Country in Scozia e le Torbiere del Sebino presso il Lago d’Iseo.
Di conseguenza le possiamo trovare preferibilmente sulle Alpi, le Prealpi ed in alcune conche appenniniche interne. Tuttavia non possiamo trascurare il ricordo della Miniera di lignite di Luni, il cui giacimento ha origine molto più antica.
Nella Liguria Orientale. sono da ricordare, a titolo di esempio, le piccole torbiere del Bocco di Bargone e della pseudodolina di Prato d’Oneto (Monte Chiappozzo-Biscia).
Cosa c’era di certo a Luni
È ricorrente in letteratura storica e geologica, nonché in cartografia antica, la presenza della Seccagna a ovest della Città romana di Luni. È descritta come una laguna, una palude, un acquitrino, un vasto stagno, un lago o una torbiera. Ospitava anche un ipotetico porto del quale sono ricordati degli anelli di ormeggio (?) e un lacerto di muratura. C’era addirittura una salina (?)
Indizi e ipotesi varie e diverse.
Più interessante è un livello di torbe che è stato documentato nella stratigrafia di un paio di carotaggi continui perforati alcuni anni fa a W-NW della città romana.
È una vasta area agricola, attualmente incolta, ma molto interessante.
Nel gennaio del 2023, la falda freatica appariva in condizioni di subsuperficialità lungo gran parte dell’area (Figura 12), nonostante il drenaggio di un canale prospiciente (Figura 13). E la zona è habitat ideale per nutrie (Figura 14) ed aironi (Figura 15), ricorrenti presenze.
Una prima stratigrafia, ricavata da alcuni carotaggi locali, ha indicato una base sabbiosa a circa 6 m sotto il l.m.m. attuale, che si è progressivamente inquinata di materiale organico vegetale, fino a costituire un orizzonte metrico, palesemente torboso. È il testimone di una palude.
Lo spessore limitato dello strato lo indicherebbe posto in posizione marginale alla torbiera. L’evoluzione della palude sarebbe avvenuta per progressivo colmamento ad opera di un’ingressione marina e/o la formazione di un cordone dunale manifestatisi in maniera piuttosto rapida.
A monte, all’altezza della Basilica di Luni, ma lontana da questa, la sequenza torbosa diventa più consistente.
Al di sopra di un substrato conglomeratico di origine colluviale (Pleistocene medio-superiore – Olocene), alla profondità di sette metri dal l.m.m. attuale, si realizza un passaggio netto ad un sedimento palustre che evolve rapidamente in una sequenza torbosa di circa 4 metri e mezzo. Particolarmente significativia è la presenza, nella torba, di alcuni ciottoli, alterati, di arenaria verde (Figura 16) e di classe morfometrica che indica lunga distanza di trasporto.
Lo strato torboso, probabilmente, si estende verso E-NE, mancandone riscontro in altri carotaggi presenti verso NW.
Le torbe sono livelli di grande significatività e interesse paleoambientale per la possibilità di eseguirvi approfonditi studi pollinici e datazioni radiocarboniche.
Figura 20 – Ricostruzione immaginifica, ma su base storica, fotografica e della Cultura Materiale, della Miniera di Molicciara e del suo famoso Pozzo 5. Immagine elaborata mediante ChartGPT
e… la Lignite della vicina Bassa Val di Magra?
In senso geologico, la lignite (Figura 17) dell’area di Luni – Castelnuovo Magra, deriva dall’accumulo di vegetazione in bacini che, in origine, erano simili a torbiere costiere o lacustri. Questi antichi depositi, datati al Pliocene, affiorano solo molto occasionalmente e timidamente, ma sono testimoniati dall’attività mineraria di estrazione che li ha interessati fino al 1950. …Le argille lignitifere plioceniche del bacino minerario di Sarzanello-Caniparola-Molicciara testimoniano una più antica area lacustre con fondo in roccia, posta sul lato orientale della fossa entro un settore in precoce e più attiva subsidenza… (RAGGI, 2018).
In letteratura, esistono alcune difformità su dimensioni e profondità dell’originario bacino di formazione dei giacimenti lignitiferi senza, tuttavia che ne alterino la genesi.
I primi lavori in corrispondenza dei giacimenti di lignite, dei quali si ha notizia, risalgono al 1769. Furono localizzati presso Caniparola, …sulla sinistra del rio Albachiara, ma i lavori pare fossero ben presto abbandonati né si poté individuarne la causa… (CAPELLINI, 1864).
Tuttavia il giacimento continuava a destare interesse tanto che si susseguirono successivi assaggi e sospensioni dal 1786 al 1807 e dal 1824 al 1835 (RAGGI, 2018). Poi altri saltuari tentativi con alterne fortune.
…CAPELLINI individua pertanto la Miniera di San Martino nell’area posta sui due lati del Rio Albachiara, presso Caniparola, dove l’estrazione della lignite iniziò mediante scavi a pozzo. Di seguito gli stessi livelli carboniosi (…) furono raggiunti in orizzontale nel sottosuolo della collina, in località Case Paterno, per mezzo di alcune gallerie con imboccatura sul piede del versante. La prima galleria Martin-Fenucci, denominata “Miniera di Sarzanello”, fu scavata in direzione S–N per la lunghezza di circa 170 metri... (RAGGI, 2018; Figura 18).
Il livello produttivo fu raggiunto a circa 82 metri dall’imbocco e terminò al contatto con il bed dock calcareo. Situazione analoga fu riscontrata in un’altra galleria inferiore. …Da qui l’attività estrattiva si estese poco più a NW mediante gallerie scavate sul piede della collina di Sarzanello, nella zona di Case Paterno… (RAGGI, 2018).
Espansione e conclusione dell’attività estrattiva
Ancora RAGGI (2018), puntualizza che …dalla seconda metà del 1800 l’attività mineraria proseguì mediante pozzi e gallerie laterali in direzione NNE, scavate nel sottosuolo della Colombiera e di Molicciara su livelli progressivamente più bassi, fino ad incontrare e quindi seguire lungo banco gli strati di carbone sul bordo orientale del bacino lacustre (originario). …Il bacino estrattivo si sviluppava sul lato di SW della faglia bordiera per un tratto della lunghezza di circa tre chilometri, dove gli strati carboniosi erano stati sollevati per trascinamento lungo il piano di faglia e quindi più facilmente raggiungibili con le gallerie a profondità relativamente modeste (Figura 19). L’esito negativo delle ricerche condotte lungo il bordo orientale della fossa tettonica di Sarzana, finalizzate ad individuare altri livelli di lignite, conferma la limitata estensione dell’area in precoce subsidenza dal Pliocene medio-superiore, all’origine del piccolo lago con fondo roccioso e caratterizzato dalla prevalenza dei depositi argillosi ed organogeni vegetali rispetto ai materiali più grossolani di apporto terrigeno…
Quindi un bacino lacustre, antico, il cui deposito organico-vegetale è stato modificato nella lignite oggetto di coltivazione, era in origine una torbiera.
Un’immagine evolutiva di quell’assetto ambientale antico, pliocenico, fino al Pleistocene ed oltre, con la cattura del fiume Vara e la formazione dei laghi di Spezia e Sarzana, è ancora fornita da RAGGI (2018).
Il complesso minerario
Differenti concessioni e differenti impianti.
Le prime coltivazioni avvennero nella zona di Sarzanello-San Lazzaro, a cominciare dal 1769, in seguito al riconoscimento delle prime tracce messe in luce dall’erosione dell’Albachiara.
Ma qualche problema si affacciò subito sul territorio, all’epoca diviso fra la Repubblica di Genova, il Granducato di Toscana ed il Ducato di Modena.
Una delle aree più sfruttate e fortunate, fu quella di Caniparola e Fosdinovo. L’attività prodotta fra Otto e Novecento necessitò della strutturazione di un impianto produttivo costituito da un sistema di pozzi verticali e gallerie sub-orizzontali, ma anche di impianti di vagliatura (Figura 20).
Il complesso più noto e simbolo della più recente attività mineraria fu quello di Castelnuovo Magra – Luni.
Qui c’è ancora il famigerato Pozzo n.5, legato alla protesta dei cosiddetti Sepolti vivi di Luni del 1953, quando i minatori occuparono le gallerie contro la rinuncia della società gerente alla concessione.
Infine, il bacino carbonifero marginale di Santo Stefano Magra-Avenza.
Molti furono i problemi, sia giacimentologici che logistici, ad inficiare l’attività.
Fra questi, ricorrenti. la pericolosità ed anctieconomicità dei cantieri, indotta dalla necessità di realizzare pozzi anche profondi, e l’instabilità delle gallerie scavate in terreni sciolti o inconsistenti, che dovevano essere armate e continuamente monitorate. Oltre a ciò, la lignite aveva una qualità modesta, era umida ed a basso potere calorifico.
Per contro aveva un grande valore logistico sia per l’occupazione di manodopera locale, che per essere sostitutiva del carbone di legna, limitandone la produzione e quindi l’attività di disboscamento, che tuttavia, rispondeva alle impellenze navali della Repubblica che, infine, per le velleità industriali di Napoleone.
Cos’è e come si forma la lignite
Nei paragrafi precedenti sono state distinte le due scale temporali, molto diverse. La prima, quella che ha originato il bacino lignitifero (a cominciare dagli eventi locali del Pliocene), la seconda, quella della formazione delle paludi focive del Magra (Luni) riferibili agli ultimi 2-3 mila anni.
Sono fenomeni collegati dal punto di vista dell’ambiente umido, ma non sono la stessa cosa.
La lignite è un carbone, ma giovane.
Immaginiamo un ambiente lagunare, limnico, paludoso. Acque ferme, magari poco profonde. All’intorno cresce una vegetazione abbondante, tipica degli ambienti umidi. Un esempio descritto e documentato (ancora una ventina di anni fa) è l’alneto di Framura, che si trova nell’evocativa località Tre Fontane (Figura 21, Figura 22, Figura 23, Figura 24 e Figura 5; DEL SOLDATO, 2015).
In ambienti umidi come questo, la materia vegetale morta si accumula in un’acqua povera di ossigeno. Questo consente la formazione della torba che, in seguito al seppellimento sedimentario ed alla pressione indotta dal carico, origina la lignite. Perdurando il processo potrà formarsi, dopo molto tempo, anche un carbone più maturo.
Quindi, la lignite di Luni, non si è formata in una torbiera s.s., una torbiera alpina come quelle del Sebino (Lago d’Iseo), ma in una palude calda di bassa pianura, in un bacino stagnante ricco di canneti e foreste palustri. Tuttavia, molte ligniti mediterranee si sono formate proprio in questi contesti.
Quindi, dal punto di vista geologico, la torba si forma anche in ambienti subtropicali o deltizi.
La lignite di Luni si è formata, necessariamente, in un ambiente con forte accumulo di materiale vegetale in condizioni anossiche.
Framura, provincia della Spezia, Italia
Thurso, Highland, Scozia, Regno Unito
Via Sarzanello, 19038 Sarzana provincia della Spezia, Italia
Colombiera-Molicciara, Castelnuovo Magra, provincia della Spezia, Italia
Caniparola, Fosdinovo, provincia di Massa-Carrara, Italia
Colombiera-Molicciara, Castelnuovo Magra, provincia della Spezia, Italia
Via Sarzanello, 19038 Sarzana provincia della Spezia, Italia
Bibliografia
BINI, M., CHELLI, A. e PAPPALARDO, M. (2006). Geomorfologia del territorio dell’antica Luni (La Spezia) per la ricostruzione del paesaggio costiero in Età Romana. Atti Soc. tosc. Sci. nat., Mem.,, Serie A(111), 57-66.
CAPELLINI, G. (1864). Desccrizione geologica dei dintorni del Golfo della Spezia e Val Magra Inferiore. Bologna.
DEL SOLDATO, M. (2015). La geologia di Framura: colore, paesaggio e materia. In Framura un’antica terra ligure all’ombra della Torre di San Martinno (p. 41-49). Genova: Arti Grafiche Francescane.
FAZZINI, P. e MAFFEI, M. (2000, novembre 02). The disappearance of the city of Luni. Journal of Cultural Heritage, 1(3), 247-260.
MALFANTI, T. e PASSARINO, G. (2009). Miniere di Luni. Storia in Fotografia. La Spezia: Luna Editore.
PASSARINO, G. (2005). Le miniere di Lignite della Piana di Luni. Luna Editore.
RAGGI, G. (2018). La Bassa Val di Magra ed il sottosuolo della Piana Lunense, da Capellini ai giorni d’oggi Esame critico dei dati esistenti e loro interpretazione. Memorie dell’Accademia Lunigianese di Scienze Giovanni Capellini, LXXXVI (2016) (unico), 5-43.
REDAZIONALE. (2022, maggio 24). Luna. Al chiaro di luna le navi partono da Portus Lunae. Tratto il giorno maggio 26, 2026 da www.romanports.org: https://www.romanports.org/en/articles/ports-in-focus/811-luna-english.html?utm_source=chatgpt.com

