Copertina – Superficie di un vecchio ceppo. Due fori circondati di aghi di pino, fili d’erba, seta di ragno. Pecceta de Les Briesses (Vallese). Un caso o una nuova storia che viene da lontano e parla di nidi e di rifugi?
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Due fori sulla superficie di un ceppo secco
La gestione della pecceta de Les Briesses (Vallese) prevede tempi e modi di manutenzione e disbosco della foresta, oltre che di manutenzione della torbiera.
Durante queste fasi di lavoro vengono eseguiti abbattimenti di emergenza e di sfoltitura. Per tale motivo si trovano molto di frequente cumuli di ramaglia, tronchi abbattuti (oltre a quelli caduti naturalmente per cedimenti o fulmini) e vecchi ceppi, secchi
Ci sono, poi, gli organismi xilofagi che, allo stadio larvale o adulto, se ne nutrono, vi soggiornano o vi scavano vie di svolo (uscita) o di fuga. E questi resti morti, per cause naturali o conduzione del bosco, occasionalmente raccontano delle storie che vengono da lontano.
Un’osservazione attenta del ceppo in copertina manifesta la presenza di due fori (Figura 1 e Figura 2). Non sono due semplici fori e non è l’unico ceppo secco ad esserne interessato (Figura 24). Sono tutti circondati e riempiti da un tessuto realizzato con qualche ago di abete rosso (Figura 3), fili d’erba e seta di ragno.
Se ammettiamo che i fori non siano il risultato di una azione umana (ad esempio un trapano o un succhiello, ma a quale scopo?) bisogna pensare a due fasi di attività naturali.
Una prima fase (la foratura) prodotta da un organismo xilofago: foro sub-circolare (circa 1 cm), a pareti lisce e, probabilmente, molto profondo. Ed una seconda fase, durante la quale è stata prodotta, da un altro organismo, una fitta trama di seta biancastra aderente alla superficie lignea, che ingloba gli aghi di conifera, i fili d’erba a formare una sorta di corona, forse con imbuto diretto all’interno del foro.
La seta dei fori (Figura 1 e Figura 2) sembra vecchia. È grigiastra, ricoperta di polvere e con presenza di detriti incorporati. Questo potrebbe indicare che i probabili nido, o tana, siano stati occupati a lungo, per mesi, oppure siano stati abbandonati da poco o, infine, che vengano riutilizzati periodicamente.
Chi scava i fori: insetti xilofagi, coleotteri e imenotteri
L’ipotesi più probabile, all’origine di quei piccoli fori, è che siano stati scavati nel legno morto del ceppo da animali xilofagi (dal greco xýlon, legno, e phageîn, mangiare).
In considerazione della posizione geografica della pecceta de Les Briesses (ambiente alpino intorno ai 1350-1400 metri di altitudine), gli attori più probabili sono i coleotteri Ceranbicidi (Cerambycidae) detti anche capricorni del legno (Figura 4).
Le larve di questi coleotteri (Figura 5), lunghe 3-4 cm, scavano a lungo gallerie nel tronco degli abeti rossi o dei pini. Le larve di Cerambycidae, che si trovano all’interno dell’alburno di abeti, emettono un suono (di aggressione al legno) udibile fino ad una decina di metri dalla tana. Probabilmente è prodotto dallo sfregamento delle mandibole contro la corteccia interna del tunnel di ibernazione. È un’azione rischiosa per la possibilità di attrarre parassiti e predatori, quali il picchio (VICTORSSON & WIKARS, 1996).
Divenuti adulti abbandonano le tane lasciando un foro di uscita sub-circolare/ovale di Ø 8-15 mm.
Specie possibili il Monochamus sutor (Figura 4 e Figura 6), il Monochamus sartor (Figura 7; ambedue riconoscibili per lo scutello chiaro) e l’Acanthocinus aedilis (Figura 8).
Fra gli imenotteri potrebbero essere stati autori i Siricidi (Siricidae), molto comuni nei boschi di abete. Sono i cosiddetti imenotteri del legno o vespe del legno le cui femmine depongono le uova nei tronchi appena morti. Le larve vivono in quei rifugi per anni.
Quando gli adulti abbandonano il nido lasciano fori quasi perfettamente circolari di circa 5-10 mm.
Specie tipiche l’Urocerus gigas (Figura 9 e Figura 10) o il Sirex juvencus (Figura 11 e Figura 12).
Un’ultima ipotesi interessante, ma poco percorribile, è che l’autore del foro possa essere stato un Picchio nero (Dryocopus martius; Figura 13.1), un Picchio rosso maggiore (Dendrocopos major; Figura 13.2) o un Picchio tridattilo (Picoides tridactylus; Figura 14). Infatti, quando il picchio cerca le larve dei cerambici o dei siricidi può aprire piccole cavità nel legno morto. Però queste lasciano bordi irregolari, fori non cilindrici ed impronte del becco. Particolari che non si riscontrano nei fori delle immagini (Copertina, Figura 1 e Figura 2).
Chi occupa i fori: ragni forestali
Un foro già pronto e profondo, rappresenta un rifugio perfetto per i ragni (Aracnidi) il cui habitat è la foresta. Dovrà solo rivestirne l’ingresso con la sua seta. Fisserà, alla superficie lignea circostante il foro, una seta molto densa (più di quella di una ragnatela da cattura) per restringerne e proteggerne l’ingresso.
È il comportamento tipico da rifugio stabile.
Fra le specie di ragni forestali una delle più interessate a questo tipo di rifugio, e in una pecceta alpina, sono i Ragni Agelenidae (Figura 15 e Figura 16). Questi cercano e occupano un foro libero senza indugio e lo proteggono con un tappeto di seta che fanno convergere nel foro tubolare. In generale, i Coelotes (Figura 18), sono molto comuni nelle peccete alpine. Loro caratteristica è quella di vivere sotto i tronchi, oppure colonizzare dei ceppi costruendo un imbuto di seta che termina nelle cavità.
Poi le Amaurobiidae (Figura 17) che vivono nelle foreste di conifere. Loro caratteristica è una seta molto lanosa e dall’aspetto quasi cotonoso. Prediligono le fessure, i tronchi ed i ceppi.
Infine i Segestriidae (genere Segestria; Figura 19), ragni che utilizzano proprio le cavità naturali del legno, che rivestono mediante un manicotto di seta. Il problema è che le Segestria preferiscono in genere ambienti più miti e sono meno tipiche della fresca pecceta alpina.
Soprattutto per gli Agelenidae ed i Coelotes. la pecceta de Les Briesses in Vallese rappresenta un habitat ideale. Infatti necessitano di elevata umidità, abbondanza di insetti, legno morto, muschi e poca insolazione.
Figura 11 – Vespa comune del legno (Sirex juvencus), 1. femmina con uova e larva, 2. larva vista da dietro, 3. pupa. 4. Vespa comune del fusto (Cephus pygmaeus), 5. la sua larva in uno stelo di segale spaccato, 6. la stessa ingrandita.
Tavola grafica ripresa da zeno.org_Meine Bibliothek: Brehm, Alfred; La vita animale di Brehm; Insetti, millepiedi e ragni, Insetti, Secondo ordine: Imenotteri, Piezata, Quattordicesima famiglia: Imenotteri phytophaga; Prima tribù: Siricini; Vespa comune del legno (Sirex juvencus); Vespa gigante del legno (Sirex gigas).
Approfondendo le osservazioni sui fori
Poco dopo la scoperta, sono state eseguite alcune riprese affiancando ai fori una scala centimetrica.
Pur considerando la prospettiva delle riprese fotografiche, una stima ragionevole indica diametri dei fori compresi fra 9-11 mm (Figura 25) e 8-10 mm (Figura 26).
Questa definizione porterebbe ad escludere i bostrichi (Ips, Pityogenes, ecc.; Figura 27) poiché troppo piccoli (2–4 mm) nonché la maggior parte dei Buprestidae (Figura 28). Rimangono perfettamente compatibili i Cerambycidae (Monochamus, Acanthocinus) ed i Siricidae (Urocerus, Sirex).
Alcune riprese a massimo ingrandimento ottenute mediante zoom APEXEL ZM 100 lente macro zoom 10-20x, applicato a iPhone 14, restringono il campo. Innanzitutto hanno consentito di osservare che le aperture erano, in origine, fori di sfarfallamento, molto regolari, scavati dall’interno.
Per quanto riguarda il rivestimento a tappeto presenta una trama estremamente fitta, quasi un feltro (Figura 29), distribuita su diversi strati (Figura 30), spesso aderenti al legno, e con parecchi fili di ancoraggi agli aghi di conifera. L’indicazione saliente è che non si tratta di una ragnatela casuale, ma di una seta costruita in tempi diversi, come indicano i piccoli spazi a finestrella della sua trama. Il ragno avrebbe, quindi, aggiunto via via nuovi strati inglobando continuamente aghi e licheni così da ispessire progressivamente il rivestimento permanente del rifugio/tana. Tutto questo durante un’occupazione di lunga durata.
Ancora, è evidente come le pareti dei fori siano lisce, a sezione cilindrica (Figura 31), senza fratture del legno, ma con il rivestimento in seta che si continua all’interno. L’insieme, in particolare, costituisce una sorta di tubo rivestito di seta che continua all’interno del foro. Una differenza, importante che avvalora soprattutto la possibilità che gli attori siano principalmente i Coelotes (Agelenidae) il cui comportamento è quello di sfruttare cavità esistenti delle quali rivestono completamente l’ingresso e realizzano un tubo di seta all’interno del foro.
Piu incerta è l’azione di Amaurobius che hanno la caratteristica di produrre una seta molto lanosa.
Infine, sono stati studiati i due fori. Altri due sono stati rinvenuti successivamente su un ceppo non molto lontano, riscontrandone analoghe caratteristiche (Figura 24, Figura 32 e Figura 33). Tutti i fori assumono una configurazione quasi identica.
Dal punto di vista statistico questo è significativo e suggerisce che costituiscano un microhabitat tipicamente sfruttato dalla stessa fauna.
Chi potrebbe essere il proprietario-inquilino della tana
Sulla base delle prime osservazioni e nell’impossibilità di eseguire un’endoscopia, è solo possibile avanzare alcune ipotesi sulla natura e apparenza dei due fori e sui loro, possibili, proprietari/inquilini.
Innanzitutto la pecceta, come quella de Les Briesses, è un habitat adatto alla presenza di ragni. Gli elementi determinanti sono l’elevata umidità, l’abbondanza di cibo (insetti), la presenza di legno morto (e quindi possibilità di trovare alloggio) e poca insolazione.
L’aspetto più concreto è che la situazione attuale, osservata (Figura 22), sia il risultato di due fasi.
Una prima fase sarebbe la colonizzazione da parte di insetti xilofagi che hanno attaccato il legno dei due ceppi, producendo i fori (per altro molto simili per morfologia). In un secondo momento, dopo l’abbandono da parte degli insetti, i fori sarebbero stati occupati e arredati da parte dei ragni (Figura 23).
In questo caso si prospettano diverse possibilità, differentemente attendibili.
Una possibilità è che fossero degli Agelenidae (Figura 24), anche se questi producono una seta liscia.
Fra i possibili fruitori e arredatori dei fori potrebbero esserci i Ragni cribellati, come gli Amaurobiidae che producono una seta estremamente lanosa-cotonosa. Forse la possibilità più realistica
Al contrario, assolutamente poco credibile l’ipotesi che si tratti di ben quattro fori di insetto xilofago semplicemente ricoperti da quattro, semplici, ragnatele.
In conclusione, non avendo avuto la possibilità di vedere almeno uno degli inquilini attuali-ultimi dei fori-tana, si può solo redigere una graduatoria di possibilità.
| Probabilità | Ipotesi |
|---|---|
| 40% | Amaurobius (Amaurobiidae) |
| 35% | Coelotes (Agelenidae) |
| 15% | altro Agelenidae forestale |
| 10% | altro ragno che utilizza cavità nel legno |
Conclusioni
Le osservazioni possibili nella zona, la tipologia e la topografia dell’habitat e le immagini raccolte, rafforzano decisamente tre conclusioni:
- L’apertura è molto probabile sia stata in realtà, il foro di uscita di un insetto xilofago. Verosimilmente un Cerambicide (Monochamus spp.) o un Siricide (Urocerus/Sirex), compatibili con un ceppo di abete morto.
- La cavità è stata riutilizzata come tana/rifugio stabile da un ragno. Lo asserisce la tipologia della seta dettagliata nelle immagini macro (Figura 25 e Figura 26, di Figura 22, nonché Figura 32 e Figura 33 di Figura 24). Non si tratta di una semplice ragnatela costruita davanti a un foro.
- La struttura della seta è complessa e di lunga durata (Figura 29, Figura 30 e Figura 31), indice di un’occupazione prolungata e non di un rifugio temporaneo.
Questo articolo naturalistico scaturisce dalla fortunata possibilità di aver potuto eseguire osservazioni piuttosto inconsuete poiché documentano un’interazione ecologica completa — xilofago → foro di sfarfallamento → riutilizzo da parte di un predatore (Figura 23).
È un piccolo esempio di successione biologica all’interno di legno morto.
Les Briesses, 3963 Crans-Montana, Svizzera
Bibliografia
VICTORSSON, J. e WIKARS, L.-O. (1996). Sound production and cannibalism in larvae of the pine-sawyer beetle Monochamus sutor L. (Coleoptera: Cerambycidae). Ent. Tidskr., 117.
WERMELINGER, B., FORSTER, B. e HÖLLING, D. (s.d.). Aiuto per l’identificazione l’identificazione dei tarli asiatici. Caratteristiche, sintomi di infestazione Caratteristiche, sintomi di infestazione e possibilità di confusione con altre spe. Berna: Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio (WSL) e Servizio fitosanitario federale (SFF), un servizio degli Uffici federali dell’ambiente (UFAM) e dell’agricoltura (UFAG).
Parlando di nidi o tane…:

