L’isola che non c’è…

Copertina

Copertina – Particolare del Piano Geometrico di Sestri Levante e di Tregosa coi loro contorni, ove sono compresi gli effetti del Signor Fieschi. Carta della metà circa del XVIII, oggi conservata presso l’Archivio di Stato di Genova

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Proemio

Da parecchi anni sono in corso studi finalizzati a ricostruire l’andamento della linea di costa e le immagini dell’ambiente, in epoca storica (anche antica), di alcuni importanti  insediamenti e centri urbani della Liguria Orientale. Si tratta di Rapallo, di Chiavari (Le saline antiche di Chiavari – Borgolungo e l’ambiente: la fondazione di Chiavari ed il primo medioevoMuseo Archeologico Nazionale di Chiavari a cura di Antonella TRAVERSO), di Lavagna (Lavagna e la sua torre nel XIII secolo), di Levanto (Levanto: castello dei signori di CelascoLevanto: la valle e la presenza umana), di Sestri Levante (L’ambiente di Sestri Levante fra Atlantico e MedioevoContrada Pestella al limite delle paludi romane e medievali di Sestri Levante), del Varignano Vecchio e di Luni (Luni: la via dei marmi).
Per alcune di queste località gli studi sono ancora in corso grazie alla possibilità di eseguire nuove indagini dirette (Luni).
L’indagine è scaturita dalla necessità di ricostruire l’ambiente in corrispondenza di periodi storici precisi al fine di comprenderne meglio la disponibilità ed i conseguenti adattamento e progettualità umana.
Patrimonio iniziale sono state le conoscenze evolutive-geologiche generali, approfondite e contestualizzate in ambito strettamente locale mediante:

  • l’analisi di dati geologici puntuali (geofisica, sondaggi geognostici, letteratura specialistica, …);
  • le emergenze archeologiche e le risultanze delle analisi specialistiche;
  • le cartografie storiche e le documentazioni di archivio.

Evoluzione geologica dal Pliocene a Öetzi

L’evoluzione dell’ambiente e della linea di costa durante i periodi geologici più vicini a noi è stato dettagliato da RAGGI (1980) a cominciare dalla pianura costiera Magra-Luni (Liguria Orientale). L’Autore ha basato le sue ricostruzioni sui riscontri tettonici e paleogeografia noti all’epoca dello studio.
Cinque milioni di anni fa (Pliocene inf.) i corsi d’acqua principali erano impostati nelle depressioni create degli assi delle pieghe sinclinali. I paleoalvei del Fiume Vara e del Fiume Magra scorrevano ed avevano foci  indipendenti (Figura 1).
Dovevano passare da 1,4 a 2,2 milioni di anni (Pliocene Sup. Villafranchiano inf.) affinché le foci dei due fiumi convergessero e divenissero immissari del Lago della Spezia (Figura 2). Questo era un ampio bacino limnologico della bassa Val di Magra, prossimo al più orientale Lago di Sarzana (Figura 2). I dinosauri erano estinti come i primi ominidi dell’Africa ed eravamo alle soglie della presenza dell’Homo habilis. E queste terre erano regno unico di mastodonti (Figura 3).
Nel Pleistocene superiore (118-10 mila anni fa) la configurazione del bacino imbrifero del Magra sarebbe stata molto simile a quella attuale. I due laghi intravallivi, si sarebbero completamente interrati e la linea di riva sarebbe stata molto più avanzata dell’attuale a causa del notevole abbassamento del livello medio marino (oltre 100 metri) verificatosi a seguito delle glaciazioni wurmiane (Figura 4). Nel territorio di Bargone, a Pian del Lago, troviamo le prime testimonianze di presenza umana, dell’Homo neanderthalensis (Figura 5), che nel suo ultimo periodo ha condiviso il territorio con i primi Homo sapiens.
Nell’Olocene, alla fine della glaciazione wurmiana, il livello del mare era ancora 7-8 metri più basso rispetto a quello attuale e la linea di costa era ancora arretrata (Figura 6). Ma questo non impediva ad Öetzi (Figura 7) di errare sulle Alpi.

Le ultime importanti fasi evolutive costiere

Circa 2000 anni aC termina il lungo periodo di clima caldo (optimum climatico postglaciale). È l’epoca di attività della cava di Valle Lagorara ed il livello marino era circa 4 metri più alto del medio livello attuale (Figura 8). La conseguenza è un’ingressione ancora conservata in alcuni tratti dell’alta piana lunense ed apuana.
Inoltre, si ipotizza che il mare si addentrasse all’interno della pianura lunense per circa 3 chilometri e che la retrostante piana alluvionale fosse occupata da stagni e paludi.
Durante il I millennio aC si è instaurato nuovamente un regime climatico freddo che ha abbassato il livello del mare, portandolo circa 1,5 metri al di sotto di quello attuale. La piana alluvionale del F. Magra si sarebbe estesa progressivamente verso SE attraverso la formazione di successive barre di foce e l’interrimento delle aree paludose laterali.
Giungiamo così alla fondazione di Luni.
Le indagini geologiche e gli scavi archeologici si sono moltiplicati nel tempo. I risultati pubblicati consentono di affinare sempre di più e continuamente l’ipotesi ambientale dell’area fociva del Fiume Magra e della Città di Luni. E gli studi sui materiali utilizzati per la costruzione e l’arricchimento della Città, dalle origini all’epoca del suo massimo splendore, hanno permesso di affinare ulteriormente l’immagine dell’ambiente (Figura 6 in Luni: la via dei marmi). Ma questa immagine è tutt’ora in approfondimento ed aggiornamento.

Immagine citata nel testo

Figura 12 – L’isola che non c’è.

L’ambiente Sestri Levante

Completamente differente è stato l’approccio metodologico allo studio di altri siti, anche in ragione della dimensione più ridotta delle rispettive valli.
Così è stato per la valle del torrente Ghiararo (Levanto), per quella del torrente Rupinaro (Chiavari) e Sestri Levante
La rielaborazione dei dati disponibili, provenienti da indagini sia geologiche-geotecniche e sia da assistenze e scavi archeologici ha consentito di fotografare l’ambiente Sestri Levante in almeno tre momenti della sua storia.
Durante il periodo Atlantico (circa 8000 anni fa) il livello medio marino era circa 6-8 metri più basso dell’attuale. La presenza di un persistente e potente livello torboso ha consentito di ipotizzare una vasta area paludosa-sartumosa o un modesto lago alimentato dalla convergenza dei due alvei (torrenti Gromolo e Petronio) che costituivano gli immissari dell’acquitrino (Figura 9). A conferma, l’anomalia areale deducibile dai permanent distributed/scatterers ottenuti dallo studio di interferometria radar satellitare reso disponibile da Regione Liguria e di pubblico dominio (Cartografie RISKNAT).
In epoca romana (circa I secolo avanti – I secolo dopo Cristo) il livello medio marino era più o meno una cinquantina di centimetri più basso dell’attuale. Risalendo, aveva invaso la valle, sostituendosi all’area paludosa-sartumosa della quale erano rimasti dei testimoni ai piedi dei versanti (Figura 10).
Infine, le informazioni dedotte dalle indagini archeologiche, abbinate a quelle delle numerose indagini ed analisi afferenti i sondaggi geognostici, hanno consentito di ipotizzare anche l’ambiente della valle dei torrenti Gromolo e Petronio in periodo medievale X-XIII secolo dC (Figura 11). Il mare penetrava ancora all’interno della valle, e rimanevano testimoni paludosi-sartumosi al contorno.

Sestri Levante: analisi per l’isola che non c’è

Nel fantasioso immaginario collettivo è sempre stato ricordato e tramandato che la penisola di Sestri Levante fosse un’isola.
Questa leggenda è tanto sentita, o almeno lo era, che veniva fatto risalire il distacco della penisola addirittura in epoca anche recente. Purtroppo talvolta la fantasia o le assonanze morfologiche creano storie e leggende poco credibili. Valga per tutte quella che vede nella forma del Monte di Portofino un antico vulcano spento… Oppure quella raccontata ancora non più tardi del 2003 dai battellieri di Portovenere – Palmaria che vendevano ai turisti l’ingresso della Grotta dei Colombi come camino vulcanico (Figura 13). E anche questa è testimonianza diretta.
Ma veniamo alla nostra isola.
Alcuni anni fa, a compendio degli studi sulla pianura dei torrenti Gromolo e Petronio, furono eseguiti sul litorale di Sestri Levante alcuni sondaggi geofisici (geoelettrica). Venivano allineati quattro picchetti, due dei quali venivano energizzati da una batteria. Uno strumento (milliamperometro) leggeva la differenza fra l’energia immessa nel terreno e quella restituita. Il valore trattenuto dal terreno permetteva, mediante ricostruzione di diagrammi e raffronto con abachi standard, di risalire alla litologia l.s. del sedimento. In questo modo, aumentando la distanza fra i picchetti (secondo tabulazioni definite) si poteva approfondire l’indagine e riuscire ad identificare tre o quattro strati di terreno a differente capacità di assorbimento elettrico e quindi di differente litologia. 

Il risultato

I dati raccolti durante l’indagine geofisica hanno consentito di ricostruire la profondità e la successione degli strati più importanti presenti fra le spiagge contigue con Piazza Matteotti ed il rilievo della Penisola di Sestri Levante.
Il risultato, schematizzato in Figura 12, dimostra come lo spessore dei sedimenti sia tale da inficiare qualunque ipotesi di esistenza di un’isola, l’Isola, almeno in epoca storica, ma non solo.
A complicare ulteriormente la situazione c’è la presenza della discontinuità tettonica (faglia) che avrebbe ribassato la Penisola per scivolamento (Figura 12).
In conclusione, sono stati eseguiti alcuni dei Sondaggi Elettrici Verticali (S.E.V). per verificare quali fossero i rapporti sotterranei fra la penisola e la radice del versante prospiciente quello dei Castelli. Il risultato è nell’immagine di Figura 12: la Penisola è radicata al versante ed il bed rock si trova ricoperto da uno spessore di sedimenti che raggiunge almeno la ventina di metri.

Bibliografia

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DEL SOLDATO M. e PINTUS S. (1984). Studio geotettonico e storico sull’evoluzione di una piana alluvionale (Levanto – Liguria Orientale): applicazione del metodo geofisico per la identificazione e la definizione di strutture sepolte. In: Quaderni dell’Istituto di Geologia dell’Università di Genova, a. 5, n 5, pp. 135-153. Tortona.
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DEL SOLDATO M. (1987). Lavagna durante il XIII secolo: ambiente naturale e antropico. In: “Una torre a Lavagna – Storia e tradizione. A cura di M. A. Alberti, D. Citi, M. Del Soldato e F. Marini, pp. 9-11. Chiavari.
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DEL SOLDATO M. (2013). La valle di Sestri Levante fra l’Olocene e l’età romana: ricostruzioni paleoambientali. In CAMPANA N., DEL LUCCHESE A. e GARDINI A. (a cura di) Archeologia in Liguria, nuova serie, vol. IV, 2010-2011, pp. 197 e TAVV. XXIX.1 – XXIX.2, Genova

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