Copertina – Il Golfo del Tigullio ed il suo territorio. MDS per ArcheominoSapiens, modificata con ChatGPT Image, agosto 2026
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Particolari di storia antica del Tigullio
Il Tigullio, un magica mezza luna estesa fra Portofino e Sestri Levante, nella Liguria Orientale.
Parco Naturale e Area Marina Protetta, parte del Santuario dei Cetacei (o Santuario Pelagos) che hanno preso il posto dell’antica tonnara di Portofino E poi il Cristo degli Abissi (nel mare di San Fruttuoso) quasi a simbolo del Tigullio, della Liguria e del suo mare.
Il Tigullio, scrigno di storia.
Antica via di transito e, forse, emporio etrusco.
Al centro del Golfo, Chiavari sede di un’estesa necropoli dei Liguri Tiguli utilizzata dall’iii-vii sec. BC. Un vasto cimitero costruito nel tempo su una fragile costa paludosa, protetta da una barra costiera. Qui, le olle con i poveri resti delle pire funebri erano conservate nelle tombe a cassetta realizzate con scampoli di calcare marnoso e marna calcarea sfaldate dagli incipienti rilievi. Ed il mistero delle prime lastre lavorate a incastri maschio e femmina.
Ad oggi non è stato rinvenuto l’abitato di quei Tiguli costruttori della necropoli. Forse risiedevano su rilievi più interni, riparati e difesi/difendibili, lungo i versanti della valle del torrente Rupinaro.
Ma sulla costa, dal mare, traevano sostentamento. Certo la pesca, ma anche il sale, bene prezioso, oro da commerciare e miracolo per conservare pesce e carne, ma anche indispensabile per trasformare il latte in formaggi.
Dalla parte opposta della necropoli, il fiume Entella.
All’epoca non era come oggi lo vediamo. Non era compreso e compresso dalle dighe foranee dei due moderni porti, ma sfociava molto più all’interno della Valle. E probabilmente era disseminato di approdi come quello presso San Salvatore più o meno dove oggi sorge un supermercato.
Dall’Entella la vista spazia sul monte San Giacomo e Lavagna, la città di ardesia e la città dell’ardesia.
Passeggiare per il centro storico di Lavagna si percorre con la mente, e a ben guardare anche con gli occhi, la storia di quella Pietra, la storia dell’ardesia.
Di ardesia sono i tetti, i portali, gli stipiti, gli architravi, le finestre, le facciate ventilate che permettono al vento di Tramontana di tenere asciutte le pareti (e le stanze) esposte a nord. E con l’ardesia dura, la pietra Colombina, quella che non si poteva sfaldare nelle sottili lastre per i tetti, si facevano i tamburi per i portici o gli scampoli per i muri.
Lavagna una città sorta con l’ardesia, per l’ardesia.
Bighellonare per via Roma, centro storico e nevralgico della città fino al mare, sembra ancora di vedere le donne scese scalze dal monte San Giacomo, dalle cave di ardesia, portare le lastre sulla testa fino alla spiaggia per imbarcarle sui Leudi diretti a Genova, o in Sardegna, o presso qualunque altro mercato le richiedesse, almeno dal XII secolo. E poi, immaginare le stesse donne risalire i sentieri fino alle cave per un secondo carico , ma portando il povero semplice pranzo ai padri o ai mariti cavatori e, contemporaneamente, filare la lana lungo il percorso. O qualcuna di esse entrare in una botteguccia affacciata al carruggio per acquistare a credito (annotato su una lavagnetta) qualche po’ di farina di grano o meliga. La verdura era nell’orto appena dietro le case.
Questa è la storia più vera di Lavagna, quella profonda.
Ma Lavagna è anche famiglia Fieschi. E questa si ricorda, fra realtà e spettacolo, con l’lmmaginifica Torta offerta alla popolazione per le nozze di Opizzo, Fieschi, e la senese Bianca de Bianchi. È la vigilia di ferragosto di ogni anno: costumi, corteggio lucente, danze ed il gioco delle coppie per conquistarsi ancora oggi una fetta di quella nobile Torta.
Ma i Fieschi sono anche, e soprattutto, quel gioiello romanico-gotico che è la sorprendente Basilica di San Salvatore di Cogorno.
Costruita su uno scoglio prospiciente l’Entella, all’interno della valle, sulla via dell’ardesia. Di fronte alla chiesa l’austero palazzo che dopo essere stato residenza della nobile famiglia è stato derubricato, in tempi recenti, a stalla.
Il Tigullio dal Medioevo
Parlare di medioevo del Tigullio è anche parlare nuovamente di Chiavari, del suo castello (quello sulla collina, non quello imitato, sede dell’ex tribunale ed oggi in attesa di destinazione, forse per il nuovo Museo Archeologico Nazionale), ma soprattutto del suo centro storico e dei suoi portici. Ancora una volta realizzati con pietra locale, in genere calcare marnoso, con. qualche elemento estraneo ed esterno di marmo. Ma questa è un’altra storia.
Il primo abitato era probabilmente una lunga palizzata prospiciente al mare, il Borgolungo, ancora oggi leggibile con qualche difficoltà fra il Palazzo dei Portici Neri e l’ex Oratorio dei Filippini, incipiente su via Ravaschieri.
Questo embrione di abitato, limitato con la palazzata di Borgolungo, era quasi sul lido, come altri borghi liguri, dal quale si allontanava man mano che la
linea di costa liberava terreno. Quelle nuove terre furono lottizzate e alienate dalla Serenissima Repubblica di Genova. Storia di espansione edilizia e acquisizione di importanza sociale, economica e politica. Si pensi che all’epoca della peste la città aveva ben tredici porte, molte delle quali vennero chiuse e le altre, poche, sorvegliate da militari mandati da Genova.
Tante notizie archeologiche e storiche che sono state aggiornate nel nuovo allestimento del Museo Archeologico Nazionale di Chiavari che ha sede in Palazzo Rocca. Qui fra i tanti reperti sono conservate anche due urne cinerarie provenienti da Rapallo e gli attrezzi dei minatori che hanno estratto minerale cuprifero dalla miniera di Libiola (Sestri Levante) durante l’età del Rame.
A questo proposito meritano una visita anche il Museo Archeologico e della Città di Sestri Levante e la miniera dell’Età del Rame di Minteloreto.
Sempre a Sestri Levante sarà piacevole percorrere in maniera indolente il corso principale, soffermandosi di fronte ai negozi, alle botteghe storiche, o sostare per un gelato o un aperitivo magari dopo aver osservato con stupore i grandi sovraporta cinque-seicenteschi in ardesia di via Fasce. Ed altrettanto piacevole sarà risalire fino alla penisola, che non è stata isola (almeno in epoca storica) per respirare la salsedine e quell’aria medievale che circonda la chiesetta di San Nicolò dell’Isola , per poi affacciarsi sui due Mari. Un percorso da estendere ai vicoli stretti fra ville, case e conventi, prima di ridiscendere alla Baia del Silenzio ed al Convento dell’Annunziata.
Figura 1 – La copertina di Tigullio, da Portofino a Sestri Levante, di Diego SAVANI (Edizioni GIACCHÉ, La Spezia, 2026)
Originalità del Tigullio
In queste passeggiate non possiamo dimenticare i tipici rissëu di Liguria che forse avremo già notato in qualche giardino o sui sagrati della Basilica di San Salvatore dei Fieschi o della chiesa di Lavagna.
Oltre a queste, vale la pena di salire a Santa Giulia di Centaura dove si può ammirare il restaurato rissëu del sagrato ed il lecco monumentale. Poi. il tramonto del sole da quel terrazzo che domina tutto l’arco del Tigullio. A destra la penisola di Sestri Levante ed a sinistra il versante orientale del Monte di Portofino, da cui emerge il castello genovese noto col nome del Console Montague Yeats Brown ed il faro che dall’imbrunire lancia un lampo di luce bianca ogni 5 scondi.
Il fil Rouge dei rissëu ci porterà a salire fino ai punti panoramici di Camogli, fra la chiesa di Santa Maria Assunta ed il dirimpettaio Castel Dragone. Da qui anche una visione del vecchio porto dei pescatori, stretto fra impressionanti architetture storiche di cinque o sei piani a strapiombo, la falesia di Calcari dell’Antola e la diga foranea.
Questa architettura verticale si estende su tutto il versante, al limite della falesia e oltre con la sua arditezza, ma anche la fragilità dimostrata dalle ricorrenti frane dal Monte Castellaro.
Arrivando a Camogli, e superata la strettoia della famosa padella della Sara del Pesce, si apre un’altra panoramica mozzafiato sulla Chiesa di Santa Maria Assunta. Magari capita anche la fortuna di arrivare durante una mareggiata intensa. In questo caso lo spettacolo è assicurato dalle onde che abbracciano, nel vero senso del termine, il compreso religioso proteso verso il mare.
Particolarmente interessanti e originali sono le caravelle ed i delfini del piccolo, rissëu dell’Oratorio di Sant’Erasmo a Santa Margherita Ligure, proprio a fianco del castello e lungo la creüsa che sale alla Famosa Villa Durazzo.
Un altro tres d’union attraverso tutte le località comprese fra Portofino e Chiavari. è la tradizione e la manualità dei delicati o sontuosi pizzi, macramé e merletti. È ormai solo il ricordo di una tradizione antica, di un’eccellenza ligure, quella del tombolo. Ragazze, poco più che bambine, donne e anziane intente a produrre opere d’arte sotto gli angusti portici di Portofino, Santa Margherita Ligure e Rapallo, o sulle aree prospicienti le spiagge, magari nell’attesa del rientro delle barche.
Una breve carrellata, solo pochi spot e immagini, ricordi di emozioni viste, vissute e fissate nella mente e nella macchina fotografica.
Ma certo solo un breve assaggio delle molte altre, suggerite al lettore della nuovissima Guida del Tigullio, l’ultima fatica del giovane, affermato Diego SAVANI pubblicata dai tipi dell’Editrice GIACCHÉ della Spezia.
È un piccolo e agile, ma denso, volumetto disponibile nelle librerie e nelle edicole del Tigullio, e non solo. Ma è, al contempo, uno strumento indispensabile nello zaino del turista, del viandante o solo del curioso, per godere a pieno di quello straordinario territorio che è il Tigullio.
Piano dell’Opera
- Inquadramento scientifico: analisi delle origini dei borghi e del golfo basata sugli studi storici e archeologici più recenti.
- Architettura difensiva e religiosa: focus su castelli a guardia della costa, fari, palazzi storici e antiche abbazie.
- Il Promontorio e l’area occidentale: Portofino e Camogli.
- Il cuore del Golfo: Santa Margherita Ligure, Rapallo e Zoagli.
- L’area orientale: Chiavari, Lavagna e Sestri Levante.
- Mappe urbane: piante di dettaglio dei centri storici principali per l’orientamento a piedi.
- Mappe dei sentieri: integrazione di cartografia escursionistica specifica in scala 1:35.000 incentrata sui due poli naturalistici dell’area, ovvero il Promontorio di Portofino e il Promontorio di Sestri Levante.
- Negozi storici e caffè: rassegna delle attività storiche e dei locali d’epoca dei borghi.
- Spettacoli e cultura: calendario e descrizione degli appuntamenti e delle tradizioni folcloristiche locali.
- Cucina tradizionale: focus dedicato alle eccellenze e ai profumi della gastronomia tipica ligure
Sestri Levante, città metropolitana di Genova, Italia

