Archivio Autore: Marisa Maccagno

La seta di Genova (seconda parte)

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La storia comincia in Cina circa 6000 anni a.C. Molto piu tardi arrivano a Genova i bozzoli del baco da seta nascosti in canne di bambù. E da quel momento si avvia una grande attività, un’industria molto particolare.
Dalla prima metà del Duecento si comincia a tingere la seta e a venderla con panni quasi lavorati.
Alla fine del secolo, la tessitura dello zendado apre nuovi ed infiniti orizzonti.
Poi la decadenza, ma è un problema generalizzato che investe non solo Genova

La seta di Genova (prima parte)

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La storia comincia in Cina circa 6000 anni a.C. Molto piu tardi arrivano a Genova i bozzoli del baco da seta nascosti in canne di bambù. E da quel momento si avvia una grande attività, un’industria molto particolare. Damaschi, velluto, il famoso. velluto nero di Genova, copiato malamente dai francesi e venduto per genovese.
Una truffa scoperta ed arginata.

I Teli blu dell’Abbazia del Boschetto

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I Teli dell’Abbazia del Boschetto. Una serie di pannelli in tela bleu che rappresentano la passione di Gesù Cristo. Erano utilizzati dai Benedettini per allestire il Sepolcro del giovedì Santo.
Non se ne conosce l’Autore. Molto probabilmente un Benedettino che ha preso ispirazione dalle opere di Aldert DÜRER.
Oggi questa tradizione di fede, arte e religiosità si è persa. Restano i Teli, conservato presso il Museo Diocesano.
Infine una tradizione da sfatare: non sono assolutamente di tela Denim come il colore ha spesso condotto a fraintendimenti.

I Teli blu dell’Abbazia del Boschetto

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I Teli dell’Abbazia del Boschetto. Una serie di pannelli in tela bleu che rappresentano la passione di Gesù Cristo. Erano utilizzati dai Benedettini per allestire il Sepolcro del giovedì Santo.
Non se ne conosce l’Autore. Molto probabilmente un Benedettino che ha preso ispirazione dalle opere di Aldert DÜRER.
Oggi questa tradizione di fede, arte e religiosità si è persa. Restano i Teli, conservato presso il Museo Diocesano.
Infine una tradizione da sfatare: non sono assolutamente di tela Denim come il colore ha spesso condotto a fraintendimenti.

Battista SPINOLA, il castello di Belforte e l’Abbazia del Boschetto

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Battista Spinola, doge, uomo di cultura, uomo di pace. Una vita alla ricerca della pace interiore trovata nella cultura e nella coltura della vigna e del territorio. Due luoghi di pace: il castello Belforte e l’Abbazia del Boschetto.
Poi due personaggi fondamentali ad una profonda e singolare storia d’amore. Tommasina, giovane e bella. Il cristianissimo Luigi XII di Francia. Un coup de foudre… Un immenso amore… platonico… E poi il perdono che scaturisce da un altro amore profondo, quello di Battista verso la moglie Tommasina.
Infine un’originalità poco notacoltivazione della vigna con l’impiego di animali da tiro…

La famiglia LERCARI, ovvero una tragedia genovese (seconda parte). Il legame con la famiglia SPINOLA

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La tragedia è compiuta. Luca Spinola è stato ucciso. Luca Lercari catturato, processato, giustiziato, seppellito con grande pietà, grazie alla benevolenza del Doge Ottavio Gentile.
Poi il destino unisce le due famiglie oggetto della tragedia in un percorso comune. Pellina Lercari sposa Giò Maria Spinola. Da quel momento si intrecciano le due famiglie, seppure prevalga nella storia il cognome Spinola. Ma nella splendida villa di Sampierdarena sono presenti ambedue gli armi familiari.
Un percorso familiare, ma anche di genovesità e spiritualità: l’Abbazia di San Nicolò del Boschetto e la chiesa di San Francesco di Paola.
prevalgono in tutta questa storia diverse figure femminili: Pellina, Maria, un’altra Pellina e Veronica

La famiglia Lercari, ovvero una tragedia genovese (prima parte)

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Nella opulenta Genova del Cinquecento una tragedia prodotta da ricerca/mantenimento del potere, leggerezza ammantata da rabbia ed errore di calcolo. Una tragedia che segnerà profondamente una famiglia, ma anche un riflusso di pietà.

Battere moneta nel Seicento: l’impresa CENTURIONE-SCOTTO

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Nel Genovesato seicentesco si è sviluppata un’industria originale, quelladel battere moneta. La famiglia piu’ impegnata in questa attività fu quella del Principe Carlo CENTURIONE-SCOTTO che costruì la loro prima Zecca. La Zecca di Campi. L’attività fu proseguita dai suoi successori, prima con grande fortuna, ma poi con qualche problema causato dai luigini prodotti per il Levante (Turchia in particolare).
Quella del battere moneta era un’industria del tutto particolare. Ne resta traccia nell’archivio della Famiglia.
In quell’area e nei possiedimenti dei CENTURIONE-SCOTTO erano presenti anche giacimenti cupriferi. Le storiche miniere di Rovegno. Chissà se anche quel rame è stato impegnato per la monetazione

Villa Centurione: un breve passaggio nella vita di Bernardo STROZZI

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Di recente il Comune di Genova ha acquistato la Villa Centurione Carpeneto di Sanpierdarena. La notizia fornisce l’occasione a Marisa MACCAGNO di tracciare brevi salienti note sulla vita, i baratte e le opere di Bartolomeo STROZZI che nella villa ha lasciato apprezzati affreschi.

Una vacanza VIP al mare, nella Sampierdarena (Genova) del 1607…

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Una lunga vacanza al mare nel 1607 di Francesco GONZAGA. Voleva vedere il mare e finalmente dopo essere stato ospite in vari Palazzi e ville nobili genovesi, da piazza Fontane Marose a Strada Nuova, approda a Sampierdarena, in faccia al mare.
Anche Pier Paolo RUBENS in quel periodo appoda (si fa per dire perché arriva a cavallo) a Genova. E qui fra frivolezze e mondanità gira per il centro e disegna, disegna, disegna, finché ha tanto materiale da pubblicare il suo “Palazzi antichi di Genova” un’opera unica e fondamentale. Ma non solo ritrae i personaggi della sua avventura genovese che, forse, acquistano per questo un’ulteriore fama…

Ancora su piastrelle e mattonelle: Delft

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Una necessità dei palazzi spagnoli furono, dal Seicento, le pareti rivestite di ceramica. Queste funzionavano un po’ come l’aria condizionata attuale. Analogamente valeva per i pavimenti. Così si rendevano freschi gli ambienti, ma anche puliti. Gli abiti indossati dalle persone non si sporcavano come avveniva invece con gli intonaci comuni.
Questo uso spagnolo si diffuse anche nei Paesi Bassi che, allora, erano un Governatorato del Re di Spagna.
Ma non solo, più tardi si trovano esempi anche nelle ceramiche di Capodimonte e di nuovo in Spagna.

Azulejos e laggioni

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Marisa MACCAGNO ripercorre, in questo articolo, l’origine delle azulejos, le tipicissime ceramiche portoghesi.
Un’origine molto varia ed eclettica che prende spunto da paesi ed artisti differenti. Da Anversa con evidenti influenze asiatiche, a Urbino. Infine diviene poi una tipicità portoghese. Ma qui, fra Quattro e Cinquecento, vengono ricercate nuove tecniche e materiali, soprattutto per i colori. Nuovi impasti e nuovi minerali concorrono a comporre ceramiche sempre più apprezzate da nobili e clero. Ed in questo periodo giungono alla ribalta artisti genovesi che contribuiscono a portare in patria il meglio di quest’arte e di questi prodotti. Sono i laggioni che a Genova rappresentano un momento di diffusione artistica il cui apprezzamento merita un viaggio.