Una vacanza VIP al mare, nella Sampierdarena (Genova) del 1607…

Copertina

Copertina – Alessandro BARATTA, Sampierdarena nel 1637; da: La Famosissima e Nobilissima Città di Genova, con le sue fortificazioni (wikimedia.org)

Vincenzo GONZAGA

Vincenzo GONZAGA (Figura 1 e Figura 2) era stato a Genova almeno già due volte. Sempre ospitato in ville lussuose, sorteggiate col bussolotto (ora Palazzi dei Rolli).
Nel 1592 era stato ospite di Francesco PALLAVICINO in una villa stupenda, in Piazza Fontane Marose (Figura 3). Ma era troppo lontana dal mare.
Nel 1600, esattamente il 25 ottobre, era ancora ospite li. In questa villa lontano dal mare, chiusa tra le case….
Si lamentava, ma evidentemente non troppo.
Comunque, di ritorno da Firenze dove aveva fatto visita a sua cognata, Regina di Francia, gli venne assegnato Palazzo Doria (Figura 4)… ma ancora niente vista mare.
Aveva progettato un viaggio in Belgio, per la cura della gotta, ma optò di passare l’estate al mare. E nel 1607 decise di tornare a Genova (forse per fare delle sabbiature?).

Di necessità, virtù 

Questa decisione fa supporre che, vista la grande e costante necessità di liquidi, avesse preso questa via per farsi foraggiare. D’altro canto i Genovesi erano abili prestatori di denaro e facilmente disponibili. Infatti già prestavano danaro al Papa ed alla corte di Spagna.
Fra questi erano investitori i Serra, gli Spinola ed i Da Passano…
Quindi parte da Mantova (Figura 5) e arriva in prossimità della città attraverso la Postumia, ripristinata e resa percorribile per l’occasione. Ma, come si dice a Genova, …è arrivato per i bricchi
A Pontedecimo lo aspetta la maggioranza dei nobili del momento in salute. Tutti bagnati per la giornata luvega, ovvero umida e piovigginosa.
Un rapido scambio di saluti e doni, poi via verso Villa Grimaldi, la Fortezza (Figura 6).
Il Duca portava con sé anche un figlio, per il quale le ragazze da marito stravedevano, facendo mille moine.
Arrivati in Villa, a Sampierdarena, cambiati gli abiti da viaggio e sistemati i sessanta del seguito nelle proprietà Grimaldi e Imperiale (Villa La Bellezza, Figura 7, Figura 17 e Figura 18), si sono subito trovati nel pieno della festa ravvivata dalle musiche di Francesco RASI (1574-1621).
Tutti intorno al Duca… Smancerie, riverenze e inviti presso le loro dimore. Lui era proprio dove voleva essere… Vita di diletti si diceva…

Niccolò PALLAVICINO

Ma il rapporto più importante, il Duca lo ebbe con Niccolò PALLAVICINO (Figura 8). Era il suo principale finanziatore e dal quale, nel 1602, era riuscito ad acquistare il titolo marchionale di Mornese.
Il carteggio è fitto fitto di corrispondenza. Reciproci scambi di doni. Informazioni politiche e vita privata sulle abitudini genovesi, delle corti europee e, soprattutto, pettegolezzi sulle usanze, i vestiti, gli arredi di questa o di quella famiglia.
Una signora mantovana gli aveva ordinato una collana di perle come quella vista nel ritratto di Veronica SPINOLA (Figura 9). Il PALLAVICINO gliela procurò. In realtà non proprio uguale, scontentando la signora. Ma era quello che si poteva avere
Il PALLAVICINO procurava anche alberi, piante, fiori e animali esotici. Citronetti, gelsomini, lemoncelli ed aranci, con siepi di mortella.
Ma quello che andava per la maggiore era l’abbigliamento. Non conoscendo le taglie il PALLAVICINO faceva quello che poteva, sia per fornire gorgere in pizzo d’oro o d’argento e perfino un non precisato busto da donna. Questo, non trovandolo in vendita, venne inviato a Mantova letteralmente prelevandolo da una parente e spedito con la dicitura: usato ma di buona fattura.

Immagine citata nel testo

Figura 6 – Villa GRIMALDI (la Fortezza), disegno di Pierre Paul RUBENS, da Palazzi di Genova (wikipedia.org)

Villa GRIMALDI

In quel luglio assolato, il GONZAGA vide (finalmente) il mare dalla magnifica terrazza della Villa GRIMALDI (Figura 6) che dava proprio sulla spiaggia. E diventò la sua dimora.
Pasquale GRIMALDI e la moglie Giulia lo accolsero meravigliosamente e con lui i suoi intimi. Il seguito fu ospitato negli altri palazzi di proprietà o alla confinante Bellezza degli Imperiali. Tutti perfettamente sistemati, compresi servitù, mulattieri e guardie.

Piero Paolo RUBENS

Ospite anche lui in questa occasione era Piero Paolo RUBENS (Figura 10). Era giunto da Roma per conto suo, a cavallo e non al seguito del Duca.
RUBENS si trovava a Venezia, presso un orafo, quando conobbe il Duca. Questi, in quell’occasione, aveva acquistato una scimmia gioiello per la figlia di due anni Eleonora (Figura 11). Sarà la prossima imperatrice d’Austria (Figura 12) e porterà questo gioiello sempre sui suoi abiti (Figura 11, sn).
Il pittore, definito come il preferito dal GONZAGA, era già stato a Genova nel 1604. Qui, appena trentenne, aveva dipinto per i fratelli PALLAVICINO la tela della circoncisione, conservata nella chiesa del Gesù (Figura 13).
Nel 1607 non aveva nessuna intenzione di andare a Mantova dal suo datore di lavoro. Si trovava a Roma, ma soprattutto gli sembrava che il Duca avesse poca stima di lui, lo pagava poco, male ed in ritardo. Lo umiliava facendogli comprare opere di altri pittori.
In numerosi carteggi sia genovesi che mantovani non si fa cenno del RUBENS in quella occasione. E neppure il CHIABRERA fa cenno al RUBENS nelle sue lettere inviate al CASTELLO, che pure era molto interessato all’artista

RUBENS a Genova

Pur trovandosi al seguito del Duca e partecipando ai divertimenti di palazzo, il RUBENS vagabondava per la città e disegnava. Probabilmente era aiutato da collaboratori, ma disegnava tutto ciò che vedeva. Pubblicherà poi tutto in un libro stampato a sue spese ad Anversa, nel 1622 (Figura 14). Un capolavoro di disegni dettagliati dei più bei palazzi genovesi. Un’opera mirabile, di gran pregio. E come prefazione una lettera dedicata a Carlo GRIMALDI, uno dei nipoti della signora Giulia, moglie di Pasquale (Figura 15).
Mentre RUBENS curava e nutriva la sua arte per le vie di Genova, il Marchese se la spassava con banchetti e musiche varie, fra le quali quelle di MONTEVERDI, sfruttando con l’arpa la tecnica dell’eco naturale nella cappella della villa. E che dire del barcheggio, ovvero la gita in barca (Figura 16) con mangiata sulle spiagge e otto galee che trasportavano da Sturla a Sestri i festaioli? Ma al ritorno veniva gettato alla povera gente quel che rimaneva dell’ogni ben di Dio.
Festini, giochi, ecc. …
Poi una lettera da Mantova intimò il ritorno. Il pollo era stato spennato e soldi non ne arrivavano più.
Per parte sua, RUBENS era arrivato a Genova da solo e se ne tornava a Roma a cavallo, solo com’era venuto.

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