La famiglia LERCARI, ovvero una tragedia genovese (seconda parte). Il legame con la famiglia SPINOLA

Copertina

Copertina – L’Armo di Giò Battista SPINOLA dei Duchi di San Pietro in Galatina (da LABERIO 2014-2017, n. 1-2, a LIV-LIVI)

Gió Battista SPINOLA dei Duchi di San Pietro in Galatina

Si è compiuta la tragedia dell’attentato ad Agostino PINELLI e Luca SPINOLA, nonché della cattura, del processo e dell’esecuzione di Stefano LERCARI (mandante dell’attentato). Fra gli altri della famiglia, anche Pellina (Figura 1), figlia del Doge Giovan Battista LERCARI, vive questa terribile esperienza.
Di lei non si parla molto in letteratura. Un antico documento dice che andò sposa a Giò Maria SPINOLA (Figura 2) e divenne mamma di nove figli: Giò Batta, Maddalena, Agostino, Camilla, Giò Luca, Giò Domenico, Giò Agostino, Cattarina e Violante.
Il capostipite, Giò Battista SPINOLA, è passato alla storia come SPINOLA dei Duchi di San Pietro in Galatina (Copertina e Figura 3). Viene ricordato nel terzo epitaffio della Cappella della Beata Maria Vergine, nell’Abbazia di San Nicolò del Boschetto (Figura 4). Accanto ci sono gli epitaffi del Doge LERCARI (Figura 5) e del povero Stefano (Figura 6). Quindi Giò Battista SPINOLA era nipote, da parte della figlia, del Doge LERCARI.

La sorte dei fratelli di Gió Battista

Nel 1648 il fratello Agostino si fece monaco benedettino del Boschetto (Figura 4). Quasi un trionfo del grande mistico silenzio dopo tutte quelle morti.
Giovanni Battista SPINOLA morì nel 1634 e la moglie Maria (Figura 7), col figlio Giovanni Maria, lo fecero seppellire nell’Abbazia del Boschetto con epitaffio (Figura 5).
Il secondogenito Gio Filippo morì nel 1660 e venne sepolto sempre al Boschetto, ma senza epitaffio.
Maria (Figura 7), sorella del grande condottiero e sposa del primo Duca di San Pietro, ebbe 10 figli: Giò Maria, Gironima, Domenico, Giò Carlo, Pellina, Filippo, Giò Stefano, Ambrogio, Violante e Giò Pietro.
Maria curò, insieme al figlio Giò Maria, la sepoltura del marito e, nella stessa tomba, venne sepolto nel 1660 anche il figlio Giò Filippo, Principe di Molfetta. Di questo vi è testimonianza in un cuscino tombale di piombo.
Nel 1649, Maria lo precedette. Anche lei fu sepolta qui (Figura 8). Ma neanche lei, tuttavia, meritò un epitaffio, solo il nome e la data della morte.

La nomina di Giovanni Maria SPINOLA a Duca di San Pietro in Galatina

L’epitaffio del marito di Maria, il primo Duca di San Pietro in Galatina, recita:
A Dio ottimo massimo, è qui sepolto Giovanni Battista SPINOLA che, insigne per la grandezza dell virtù, al di sopra della stessa antica nobiltà di stirpe, fu da Filippo Re delle Spagne nominato Duca di San Pietro del Salento
Questa investitura venne data allo SPINOLA dall’Imperatore spagnolo per l’aiuto economico e militare che, come tutti i Genovesi, anche Giovanni Battista SPINOLA, diede a Filippo III (Figura 9) ed a Filippo IV (Figura 10).
Nelle infinite traversie liguri e spagnole che li coinvolsero, il compenso ai servigi erano titoli e feudi. Così per i Duchi di San Pietro in Galatina che, in seguito, furono chiamati semplicemente Duchi di San Pietro. Il primo fu certissimamente Giovanni Battista SPINOLA, come enuncia il suo epitaffio.
La Patria dapprima lo prepose a una flotta di triremi (Figura 11), poi lo designò ambasciatore alla Corte Imperiale. Alle prime avvisaglie di una terribile guerra, fu mandato ambasciatore a Filippo IV, nella Spagna a lui ben nota, perché facesse uso della sua prudenza e delle risorse finanziarie. In fine chi la morte prematura sottrasse ai sommi onori, brilla con più elevata fortuna per la rispecchiata fortuna per la rispecchiata virtù, nell’anno della sua morte 1634. La moglie Maria Spinola al coniuge carissimo il figlio Giovanni Maria all’ottimo padre fecero… .

Immagine citata nel testo

Figura 14 – Villa Spinola di San Pietro a Genova, Facciata del Palazzo (da wikipedia.com). Questa tavola è una delle tante disegnate da RUBENS durante uno dei suoi soggiorni a Genova. L’Autore aveva “riprodotto” le più‘ importanti ville genovesi in numerosissime tavole architettoniche che furono da lui raccolte in un volume pubblicato a sue spese (Anversa, 1622). L’opera è conservata al Louve.

Villa SPINOLA di San Pietro a Sampierdrena

Appartiene a questo casato la Villa SPINOLA di Sampierdarena (Figura 12, Figura 13 e Figura 14). Sulla porta sono state incise le parole: …io Battista Spinola Dux Sancti Petri ornavit anno Domini MDCXXV…(1625).
La villa venne abbellita con ornati pittorici esaltanti sia gli SPINOLA che i LERCARI.
Giovanni Battista volle, soprattutto, ricordare l’ascendenza materna di Pellina, poi Giovanni LERCARI e, infine, il casato della moglie, sorella del grande condottiero.
Nel salone campeggiano gli Armi di ambedue le famiglie (Copertina e Figura 15 ).
Nelle opere pittoriche, poi, si fa cenno alle prodezze di Megollo LERCARI a Trebisonda (Figura 16) e di Ambrogio SPINOLA a Ostenda (Figura 17).
L’obbiettivo fu quello di risaltare con evidenza i due casati.
È una magnifica villa circondata, in origine, da un grandissimo parco, esteso a monte ed a mare. Ospitava grandi feste allietate spesso da musiche e noti artisti. Qui visse con i suoi fratelli, anche Gio FILIPPO, il Principe di Molfetta.
Oggi la Villa è affogata nell’espansione edilizia di Sampierdarena e l’affaccio su via Cantore è il retro dell’edificio (Figura 25). Ovviamente l’ingrasso principale era quello rivolto a mare (Figura 26). Labili tracce del parco che si estendeva verso monte si leggono nei pinnacoli (Figura 27) e nelle tracce degli archi che sorreggevano i muri delle scalette (Figura 28). Discendendo lungo questa (un tempo scalinata di Montegalletto) si possono intravedere, con un po’ di fortuna, tracce dell’antico ninfeo nel fauno (Figura 29) e nei resti delle finte stalattiti. La villa era un po’ più a monte delle altre e si estendeva verso Promontorio. La vista che si gode ancora oggi dal limite più elevato della Villa, soprattutto al tramonto, rimane comunque suggestiva e immaginifica (Figura 30),

Veronica SPINOLA

Fra il 1621 e il 1622, i pittori C.A. ANSALDO e G.B. CARLONE celebrarono, negli affreschi, il matrimonio di Pellina, ritratta adolescente (Figura 1). Nonostante la giovane età, Pellina rimarrà presto incinta e darà alla luce Veronica (Figura 18).
Giò Filippo (fratello di Pellina) sposerà in seguito Veronica (Figura 19). Quindi zio e nipote convolarono a nozze, tra gli sguardi dei testimoni. Ne costituisce prova, come possiamo vedere, un’incisione su argento datata 1636 (Figura 19).

Veronica aveva 11 anni. È ritratta con un guanto bianco. Lo stesso colore bianco che Veronica indosserà, come donna anziana, sulla fronte, come fascia. Il ritratto (Figura 20) è esposto in San Francesco di Paola (Figura 21) dove ha vissuto da donna libera fino alla morte.
Rimase vedova nel 1660.
Cresciuti i figli nella bellissima villa, (Figura 14) ottenne il Patronato del Coro della Chiesa di San Francesco di Paola e il diritto di sepoltura insieme al figlio Francesco nel 1669 (Figura 22). Nel lato meridionale della chiesa verrà realizzato per lei un appartamento (Figura 21).
Invece, il marito Giò Filippo fu sepolto al Boschetto nella Cappella di Santa Caterina con un bellissimo epitaffio.
Il corpo come prezioso tempio dell’anima, afferma il destino immortale dell’uomo….
Richiama una frase di Pico della Mirandola (Figura 23).
Morto in giovane età, probabilmente sui 40 anni, ricordava le gesta nella sua splendida villa (definita Paradiso Terrestre). Qui visse piacevolmente, purtroppo quasi senza godersela, il pieno dei suoi anni.

Epilogo

Gió Filippo per abbellire ulteriormente la Villa di Sampierdarena, commissionò a Mattheus Melijng delle piastre d’argento come fregi per un cofanetto. Fra queste piastre c’era quella dello sposalizio di Gio Filippo con Veronica (Figura 19) e altre raffiguranti imprese di Ambrogio SPINOLA (Figura 17), grande eroe di famiglia, ben noto anche in Olanda.
Veronica, vedova quarantenne visse, successivamente alla morte del coniuge, in San Francesco Da Paola (Figura 21), in un appartamento con bei balconcini (Figura 24) affacciati su Genova. L’appartamento aveva ingresso indipendente, soprastante la Cappella di Sant’Antonio . Vi si recherà negli anni Settanta del Seicento e qui morirà nel 1688, a 63 anni.

Via Spinola Di San Pietro, 16149 Genova città metropolitana di Genova, Italia

Piazza San Lorenzo, Piazza San Lorenzo, Genova, città metropolitana di Genova 16123, Italia

Coronata, Genova, città metropolitana di Genova, Italia

Rivarolo, Genova, città metropolitana di Genova, Italia

Cornigliano, Genova, città metropolitana di Genova, Italia

Via Degli Orefici, 16123 Genova città metropolitana di Genova, Italia

chiesa di San Luca, Piazza San Luca, Genova, città metropolitana di Genova 16124, Italia

palazzo Ducale, Piazza Giacomo Matteotti, 9, Genova, città metropolitana di Genova 16123, Italia

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