Le dune, un ambiente fragile

Copertina

Copertina – Il Giglio di mare (Pancratium maritimum) quando nasceva sulla spiaggia di Cavi di Lavagna (Arch.priv.)

Prologo

Da alcune settimane è vivida, sui media e sui social, una polemica sul concerto di JOVANOTTI (Figura 1) previsto su una spiaggia di Vasto (Chieti). Il problema? La spiaggia di Vasto è una zona protetta, o meglio lo era… Quella spiaggia è stata spianata già una volta per fare posto alle attrezzature di un concerto. È vero anche che è stata ripristinata con un progetto pubblico durato tre anni. Oggi è in parte rinaturalizzata (Redazionale da Metro News 24 del 19 luglio 2022), ma soprattutto è prossima alla Riserva Naturale Marina di Vasto ed alle relative dune, Sito di Interesse Comunitario. Qui nidifica il Fratino (Figura 2) e cresce la Ginestrina delle spiagge (Figura 3).
A questo punto definire quell’area (ex protetta) un ambiente naturale è forse un po’ azzardato. Però prevedere il nuovo concerto ed i necessari interventi di preparazione (nuovo spianamento delle dune, copertura del Fosso Marino, calpestio delle preannunciate 50.000 persone bivaccanti, urlanti e scatenate, nonché l’inquinamento acustico e luminoso) è sicuramente discutibile.
In questa sede non si vuole entrare nel merito dell’opportunità o meno di trasformare un’area litoranea, naturale o parzialmente naturale in una discoteca. Se ne condividono tuttavia le perplessità emerse. …Ricordiamo la risoluzione al Convegno nazionale degli Ornitologi svoltasi a Napoli, la recente lettera del presidente del Centro Italiano Studi Ornitologici, Prof. Bogliani, accademico, sulla criticità della tappa di Roccella. Pensiamo alla Società Italiana di Geologia Ambientale (SIGEA) che ha preso posizione sulla tappa di Barletta… (Redazionale da Metro News 24 del 19 luglio 2022). La SIGEA è da sempre molto sensibile al problema delle coste. E per questo, il concetto espresso dal Presidente Antonello FIORE acquisisce un valore molto più generale. …La spiaggia scelta per il concerto di Jovanotti, a Barletta, ha un grande valore in termini di biodiversità. Si potrebbe rischiare il danno ambientale. Il sistema spiaggia-duna rappresenta un sistema efficace per contrastare gli impatti delle forti mareggiate conseguenti ai cambiamenti climatici in atto. Le dune costiere costituiscono ambienti molto dinamici e vitali collocati tra i domini marino e continentale, queste sono di estremo valore geomorfologico, ecologico e paesaggistico…
Questo articolo ha il solo scopo di dare al lettore le informazioni di base per  farsi una propria idea sugli avvenimenti.

Dune, fra realtà e fantasia l’etimologia del nome

Si deve al CASALIS (1837) uno dei primi accenni sul significato, almeno storico, della parola dune. Lo fa parlando di Cerrione (Cerrodunum), comune del mandamento di Salussola, Provincia di Biella. …Questo luogo appartenne all’antico pago degli Ictimuli e il suo nome ancor conservato in carte del 1084 e del 1129 di per se dimostra essere di celtica origine; perocchè la voce dunum dune indica nella lingua celtica un’eminenza, e conviene alla positura di questo paese sopra un colle che forma l’estremità della montagna Vittimulo appellata.
Molte antiche città della Gallia e della Germania poste in cotali elevazioni, siccome fu osservato dagli antichi scrittori e singolarmente da Plutarco, ebbero i loro nomi coll’anzidetta terminazione; così Sedunum, Sion, Lugaunum, Lione, Augustodunum, Autum, ed altri luoghi che si accennano in Tolomeo e nell’itinerario di Antonino. Ancora di presente gl’Inglesi e gli Olandesi chiamano dune que’ monti di sabbia che sulle sponde del mare ne trattengono le acque, affinchè non innondino le basse ville vicine… (CASALIS, 183, p. 447).

Una singolarità delle dune

I diversi stadi di accrescimento dei sitemi dunali sono molto diffusi lungo i circa 7500 chilometri delle coste italiane, dei quali almeno 4100 afferiscono alle isole. Alcuni sono geologicamente antichi, altri sono stati frequentati e/o insediati in Età diverse ed altri ancora presentano delle curiosità. Alcuni esempi:

  • le dune di Palinuro, nel Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano (ALOIA, LAZZARI e GUIDA, 2013, p. 38), sono fossili;
  • gli ecosistemi costieri della Sardegna sud-occidentale ancora ben conservati di Pistis -Torre dei Corsari con le loro Sabbie d’Oro, quelli di Piscinas prossimi alle dismesse miniere di Montevecchio, Ingurtosu, Naracali e quelli di Portixeddu-Buggerru con un lembo di dune fossili del Wurmiano (DI GREGORIO, FERRARA e FRONGI, FILOGAMOA (2013);
  • il cordone di dune fossili Paio-pleistoceniche di Oria presso Brindisi (DELLI SANTI e CORRADO, 2013, p.143);
  • le dune costiere di Santa Cecilia-Gromola nella Piana del fiume Sele (AMATO, CIARCIA, FILOCAMO e PELLINO, 2013, p. 175); i campi dunali dell’Area Marina Protetta di Torre Cedrano con una sporadica vegetazione erbacea e quelli di dune stabilizzate coperte da fitta vegetazione erbacea arbustiva, fino ad ampia pineta (MICCADEI, PIACENTINI, VALLLAROLA, CROCETTI e DE ASCENTIIS, 2013, p. 223);
  • la regione di Carole dove Nell’interno dei cumuli mentovati esistono altresì delle masse semi-vetrose, tubulari, composte della sabbia medesima, e di un aspetto loro proprio; quindi non confondibili con gli ammassi arenacei che, come dicemmo, si sono evidentemente formati per via umida. lo debbo la cognizione dell’esistenza di questi corpi a Monsignor Mantovani, Canonico di Caorle, il quale presso di sè ne custodiva parecchi quando io mi recai in quel paese marittimo per farvi osservazioni di Zoologia. (…) Nè questi corpi vetrosi sono così parziali che debbansi credere limitati alle sole sabbie accumulate sul nostro litorale, essendo a mia contezza che oggetti consimili occorrono nelle sabbie di altri paesi; ed un esemplare conformato in lunghi tubi fu dissotterrato dal Dott. Fiedller, e depositato nel Gabinetto di Storia naturale di Dresda, a cui fu dato il nome di Folgorite, o stalattite del lampo (Blitzsinter). Circa la causa che può avere operata la trasmutazione della sabbia in vetro vi è un’opinione a cui credo non si possa altra sostituirne più ragionevole; ed è questa la folgore, che, insinuandosi in terreni sabbionosi, fonde la silice, e lascia nel suo passaggio dei tubi intieramente o parzialmente vetrificati… (CATULLO, 1834, p. 90).

Le dune a protezione delle fasce costiere

Un aneddoto.
Accenneremo eziandio in questo scompartimento, sì rinomato per le sue viti eccellenti che producono ogni anno oltre a 250.000 botti di vino (la regione del Bordeaux), le città seguenti: la TESTE-DE-BUCH, piccolissima città sul bell’avvallamento dall’Arrachon, con un porto abitato quasi esclusivamente dai pescatori che provvedono Bordò (Bordeau) durante tutto l’anno di pesci freschi. Sulle rive di cotale avvallamento vedesi un’antica foresta coperta quasi tutta da sabbie mobili le quali si stendevano ogni anno sopra uno spazio di 62 piedi sopra una linea di forse 120 miglia. Un dotto ingegnere, Brémoutier, arrestò con opportune piantagioni il corso di queste terribili dune che minacciavano di coprire poco stante lo scompartimento, del quale l’intero spazio, compreso tra il mare e la Garonna, è occupato da lande. In queste terre, ancora quasi affatto incolte, e poverissime d’abitatori, la cui vita media è di un terzo più corta della vita media osservata nel rimanente della Francia… (BALBI, 1840, p. 246).
Non è dato sapere se questo intervento abbia tratto ispirazione dal meccanismo naturale all’origine dei sistemi dunali. Tuttavia è stato molto simile a quello.
I sistemi dunali si formano in aree costiere poco acclivi ed in presenza di fondali generalmente bassi. Ma sono determinanti molti altri fattori. La presenza di sedimenti di spiaggia e di apporto fluviale, l’azione delle maree, dei venti, dell’irraggiamento solare, del moto ondoso e l’attività biologica degli organismi pionieri che si instaurano in questi ambienti, preparando l’habitat per le forme più evolute (Figura 4). Un’interazione molto delicata fra i vari elementi ed alla continua ricerca dell’equilibrio, come in tutte le manifestazioni naturali.
Sicuramente l’uomo può ripristinare o accelerare il processo naturale, ma il risultato non potrà mai essere lo stesso…

Immagine citata nel testo

Figura 5 – Profilo del sistema spiaggia-duna (Dis. PERCOPO, in ACOSTA e ERCOLE, 2015).

Le dune naturali e le dune artificiali a protezione dei Paesi Bassi

Già nel Settecento ne troviamo un esempio nel territorio della Zelanda Orientale, cioè dell’ampia regione …prossima all’Olanda (che) contiene le isole di Schowen, Duyveland, e Tolen. Tutte queste isole sono situate in un terreno assai basso, e sarebbero in continuo pericolo di esser sommerse, se non fossero difese contro l’impeto dé flutti da dune, e alti argini intrecciati di fastelli, e legnami, il vuoto de’ qualí è riempiuto di pietre. Benché questi argini fieno assai alti, il mare talvolta li supera, quando i suoi flutti vengono sollevati da violenti uragani. Si mantengono con molta cura, e spese immense. Si calcola 300.000 fiorini la spesa primitiva della lor costruzione… (ROBERT, MASSON, MENTELLE, BONNE, & Alii, 1797, p. 439).
Ecco un altro esempio di interventi probabilmente ispirati dai meccanismi naturali.
Ed un valore aggiunto dei sistemi dunali sono le riserve d’acqua. Questo, descritto da Darwin, è indubbiamente un caso eclatante, ma non è il solo. …Dopo aver viaggiato per un tratto di venticinque miglia, si giunse ad una larga zona di dune di sabbia, che si estende, finché giunge l’occhio, all’oriente e all’occidente. Queste colline di sabbia collocate sulla argilla fanno si che si possono formare piccole pozzanghere di acqua, e cosi somministrano in quel paese aridissimo una provvista di acqua dolce di grande valore… (DARWIN, 1872, p. 71).

Dune, frequentazione e insediamenti

Fra i vari casi di frequentazione ed insediamento in ambiente dunale costiero appare significativo quello dell’area compresa fra le foci dell’Arno e del Fino (Livorno). Qui sono datate sia le strutture geomorfologiche che quelle archeologiche (IACOPINI, 2010-2011).
Questa storia che viene da lontano è cominciata fra il Wurm II (60-40 mila anni fa) e il Wurm III (40-20.000 anni fa) quando un clima di tipo continentale retrolitorale ha consentito la formazione di dune costituite da Sabbie di Vicarello (termine geologico-formazionale). Un ambiente dunale (Coltano) frequentato già nel Paleolitico Medio, ma in continuità anche nel Paleolitico Superiore e nuovamente nel Neolitico. Vi è stata rinvenuta industria musteriana (denticolata e Lavellois) in selce e ossidiana. Quest’ultima è una presenza costante. Si tratta di ossidiana che proviene …da Lipari, Palmarola e Monte Arci (Sardegna), confermando l’idea che l’area livornese doveva essere il punto di approdo di almeno tre rotte diverse, fra le quali spicca quella tra Sardegna, Corsica ed Elba… (IACOPINI, 2010-2011, p. 13).
Al Bronzo medio si riferisce un piccolo villaggio di capanne ubicato a nord di Vada sulle antiche dune oloceniche.
E poi, molto vicino a noi, il tratto di mare fra il fiume Entella ed il torrente Rupinaro. Qui, al margine meridionale del Centro Storico di Chiavari, è stata individuata …la presenza di dune sabbiose costiere, sulle quali nel III millennio a.C. furono accesi dei fuochi… (BENENTE, 2010, p,. 206). In seguito, la persistenza di un ambiente litoraneo protetto e caratterizzato da cordoni dunali e ambienti retrodunali ha difeso la necropoli di VIII-VII secolo a.C. ed ha consentito l’esistenza di un approdo e di un emporio. Poi, la produzione e commercializzazione del sale marino e la frequentazione etrusca protrattasi fino agli albori della frequentazione romana. E quindi oltre l’attività dell’emporio commerciale alla foce del Rupinaro.

L’ambiente fragile e mutevole delle dune

L’ambiente delle dune costiere è severamente limitante per le specie vegetali. Il clima mediterraneo tipico dell’area tirrenica espone le biocenosi a frequenti e prolungati periodi di carenza idrica. L’aerosol marino e la natura sabbiosa del suolo, con la sua scarsa capacità idrica e l’elevata salinità, esasperano lo stress… (LAUTERI et Alii, 2007, 774).
Tutto questo si ripercuote su una zonazione della fascia costiera in microambienti differenziati e caratterizzati da vegetazione particolare. Si distinguono:

  • la zona afitoica che corrisponde alla porzione raggiunta dall’acqua marina. È inospitale per la vita e quindi è priva di vegetazione (Figura 6 e Figura 7);
  • la zona di deposito nella quale si accumulano gli egagropili (resti) di Posidonia oceanica (Figura 8, Figura 9 e Figura 10). La decomposizione della posidonia arricchisce la sabbia di sostanza organica. Ciò consente l’insediamento di vegetazione pioniera nitrofila e alotollerante dominata da Cakile maritima (Figura 11);
  • la duna embrionale è la parte con vegetazione dotata di apparati radicali e rizomi orizzontali come, ad esempio, l’Elymus farctus (Figura 12). Fra le specie esotiche sono presenti l’Agave americana (Figura 13) il Carpobrotus edulis (Figura 14 e Figura 15) ecc.. Questi apparati radicali producono un doppio effetto positivo. Non penetrano in profondità e quindi non raggiungono l’acqua marina. Ma permettono l’accumulo di sabbia avviando la formazione della duna;
  • la duna mobile. È caratterizzata dalla presenza di Ammophila arenaria. Questa pianta forma una barriera che blocca la sabbia favorendo la crescita in altezza della duna. Occasionalmente è presente anche il Giglio di mare o Pancratium maritimum (Figura 16 e Copertina), l’Agave americana (Figura 13) il Carpobrotus edulis (Figura 14 e Figura 15) ecc.;
  • la duna fissa. Man mano che la duna si arricchisce di sostanza organica viene colonizzata da camefite psammofile come Crucianella maritima, il Pancratium maritimum (Figura 16), l’Otanthus maritimus (Figura 17 e Figura 18), la Scophularia ramosissima, l’Helichrysum italicum subsp. microphyllum, l’Armeria pungens, l’Ephedra distachya, ecc;
  • la duna stabilizzata è quella più matura e prossima all’ambiente continentale. La vegetazione è costituita prevalentemente da arbusti come lentisco (Figura 19), corbezzolo, mirto, timo (Figura 20 e Figura 21), rosmarino, palma nana e boscaglie di ginepro (Figura 22, Figura 23 e Figura 24);
  • quindi possono esistere spazi interdunali umidi, cioè  zone di accumulo d’acqua meteorica che ristagna fra le dune (Figura 25). Qui si insedia una vegetazione completamente differente dominata da geofite come vari tipi di giunchi (Figura 26);
  • infine l’ultimo ampio baluardo: le dune con foreste di Pinus butria (Figura 27), Pinus piena e/o Pinus piastre (Figura 28), Pinus halepiensis (Figura 29) a protezione del retroterra.

Conclusioni

Mentre viene ultimata la redazione di questa storia che viene da lontano, è doveroso ricordare una notizia comparsa sulla stampa locale.
Si tratta dell’avvio di un’inchiesta, contro ignoti, per Ipotesi di danno ambientale in relazione al previsto JovaBeachParty di Viareggio previsto per i prossimi 2 e 3 settembre. Ne da notizia il quotidiano online FIRENZETODAY.

Note di aggiornamento

 

 

 

2022.09.02 
Un aggiornamento importante sui JovaBeachParty arriva da Giulia BASSO su Il Piccolo (l’immagine a lato è il cartaceo)

Immagine citata nel testo

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