Copertina – Affetto e protezione. Il bimbo col cane che completa la comunità che, 14.400 anni fa, frequentava la grotta della Bàsura (immagine MDS creata con ChatGPT)
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Grotta della Bàsura: uomini e cane
Nel cuore della Liguria occidentale, tra le pieghe calcaree della Val Varatella, si apre una delle grotte più suggestive e ricche di memoria dell’intero arco alpino: la Grotta della Bàsura (Figura 1 e Figura 2), parte integrante del complesso delle Grotte di Toirano. Qui, a pochi chilometri dalla riviera savonese e a circa 80 chilometri da Genova, un gruppo di studiosi italiani ha recentemente documentato un evento che riscrive la storia della convivenza fra esseri umani e animali domestici. Le impronte fossili rinvenute raccontano il passaggio di uomini, donne e bambini del tardo Paleolitico superiore, databili a circa 14.400 anni fa, accompagnati da un grande cane di circa 40 chili, impegnati in un’esplorazione delle profondità della cavità (Figura 3). La sequenza delle orme, perfettamente conservate nel fango calcificato (Figura 4, Figura 5 e Figura 6), testimonia non solo la contemporaneità dei soggetti, ma una vera e propria interazione diretta: in alcuni tratti il cane calpesta le impronte umane, in altri è l’uomo a sovrapporsi a quelle del quadrupede. Si tratta della più antica prova finora conosciuta di convivenza tra Homo sapiens e cane domestico, anticipando di qualche decennio il caso noto fino a oggi di Bonn‑Oberkassel, in Germania.
Il cane: compagno, guardiano, amico, aiuto
La Grotta della Bàsura si apre a un’altitudine di circa 183 metri sul livello del mare e si sviluppa in un ambiente ipogeo complesso, caratterizzato da cunicoli (Figura 7), sale profonde e spettacolari concrezioni di stalattiti e stalagmiti (Figura 8, Figura 9, Figura 10 e Figura 11). L’ingresso di gruppi umani in queste cavità, secondo le interpretazioni degli archeologi, non era casuale: le grotte offrivano rifugio, protezione dai grandi predatori e spazi per depositare risorse stagionali, ma avevano anche una funzione simbolica e rituale. Gli ambienti interni, spesso illuminati con torce rudimentali, diventavano teatri di attività collettive, in cui la presenza di bambini e animali suggerisce una forte componente sociale e comunitaria. In questo contesto, il cane non è solo compagno o guardiano: la sua mole, stimata in circa 40 chili e un’altezza al garrese prossima ai 70 centimetri, indica un animale robusto (Copertina e Figura 12), in grado di supportare il gruppo nelle esplorazioni in ambienti pericolosi, contribuendo alla sicurezza, alla guida e forse anche alla caccia o al trasporto di piccoli carichi. L’ipotesi morfologica, basata sul peso e sulle proporzioni delle impronte, suggerisce un canide imparentato con i molossoidi arcaici, antenato dei grandi cani da lavoro moderni, già pienamente domestico e integrato nella vita del gruppo umano. Potremmo pensare a questo cane come a un antenato del Mastino Napoletano (Figura 13), dell’Alano (Figura 14) o Cane da Montagna dei Pirenei (Figura 15), utilizzato per protezione, guida e supporto nel gruppo; gli esseri umani – uomini, donne e bambini – penetravano nella grotta per motivi pratici e simbolici, come rifugio, deposito risorse, esplorazione e ritualità, illuminando i cunicoli con torce rudimentali e muovendosi in sequenze sociali osservabili dalle impronte; la scoperta rappresenta una prova diretta della interazione uomo-cane nel Paleolitico superiore e ha suscitato l’entusiasmo della Regione Liguria, con il presidente Marco Bucci che l’ha definita un patrimonio scientifico e culturale eccezionale per il territorio.
La prima addomesticazione del cane
La domesticazione del cane rappresenta un fenomeno lungo e complesso: i primi lupi si sarebbero avvicinati agli accampamenti umani tra ventimila e trentamila anni fa, dando inizio a un processo di selezione naturale e culturale che portò alla graduale modificazione di comportamento, morfologia e attitudini dell’animale. L’esempio della Grotta della Bàsura costituisce una testimonianza dinamica e concreta di questo rapporto, mostrando uomini e cani che si muovono insieme in spazi articolati, condividendo rischi, percorsi e scelte. Le impronte, infatti, permettono di ricostruire sequenze di movimento, indicando che gli umani camminavano con cautela, probabilmente aiutati dalla presenza del cane che li precedeva in alcuni tratti e li seguiva in altri (Figura 3).
Figura 3 – Una famiglia paleolitica esplora la Grotta della Bàsura, accompagnata da un grosso cane (immagine MDS creata con ChatGPT)
Uomini e grotte nel Paleolitico
Le ragioni per cui gruppi umani del Paleolitico superiore si avventurassero in grotte articolate come la Bàsura sono molteplici. Le cavità potevano servire come luoghi di rifugio temporaneo, aree di deposito di risorse alimentari, spazi di osservazione ambientale e di protezione dagli animali selvatici. La presenza di tracce di fuoco e argilla (Figura 16) sulle pareti suggerisce inoltre un uso rituale o simbolico, mentre le sequenze di impronte (Figura 17, Figura 18 e Figura 19) indicano una componente di addestramento o socializzazione, con i bambini che seguivano gli adulti e il cane (Figura 3) che interagiva con tutti i membri del gruppo (Copertina). La grotta, quindi, non era solo un rifugio, ma un laboratorio sociale, uno spazio in cui la relazione tra uomo e animale si manifestava concretamente e quotidianamente, con un chiaro vantaggio pratico per la sicurezza e l’efficienza del gruppo.
L’uomo e il cane
La scoperta ha una portata scientifica eccezionale, perché permette di osservare direttamente l’interazione uomo-cane, anziché inferirla da resti ossei o sepolture rituali. La Grotta della Bàsura fornisce dati unici sulla morfologia del cane, sul suo ruolo funzionale nel gruppo umano e sull’organizzazione sociale dei cacciatori-raccoglitori del tardo Paleolitico. La Regione Liguria ha accolto la scoperta con entusiasmo, sottolineandone il valore scientifico e culturale. Il presidente Marco Bucci ha dichiarato che si tratta di “un ritrovamento eccezionale che rende la Liguria protagonista nella storia dell’umanità e del rapporto millenario tra uomo e animale. Un patrimonio scientifico e culturale che rafforza l’identità del nostro territorio e dimostra, ancora una volta, quanto la Liguria sia una terra di conoscenza, ricerca ed eccellenza”.
Deambuliamo insieme
Approfondendo i dettagli, le impronte rinvenute non si limitano a testimoniare il movimento, ma rivelano anche caratteristiche anatomiche precise, come la lunghezza e la larghezza dei cuscinetti plantari e la disposizione delle dita, elementi che hanno permesso agli studiosi di stimare peso, statura e robustezza del cane. Inoltre, la distribuzione delle tracce umane (Figura 17), con impronte di bambini, evidenzia come l’esplorazione fosse un’attività condivisa e didattica (Figura 20), in cui i più giovani apprendevano le tecniche di orientamento e sicurezza negli spazi sotterranei. Gli archeologi hanno notato anche la presenza di tracce di torce o strumenti rudimentali, che confermano l’uso di tecnologia preistorica per illuminare e percorrere le gallerie, rendendo la sequenza delle impronte un documento di eccezionale precisione sulla vita quotidiana nel Paleolitico superiore.
Vedi anche:
Un Link molto interessante:
Toirano, provincia di Savona, Italia
Bibliografia
AVANZINI, M., ROMANO, M., CITTON, P., SALVADOR, I., AROBBA, D., CARAMOELLO, R., . . . CONVENTI, M. (2018, maggio 16). Icno-archeology of a human paleolithi ecosystem: the human and animal footprints in the grotta della Bàsura (Totirano, northern Italy). Tratto il giorno gennaio 30, 2026 da amq.airua.it: http://amq.aiqua.it/index.php/amq/article/view/184
ROMANO, M., AVANZINI, M., STARNINI, E., & NEGRINO, F. (2019, maggio 14). Traces of crawling in Italian cave give clues to ancient humans’ social behavior. Tratto il giorno gennaio 30, 2026 da www.eurekalert.org: https://www.eurekalert.org/news-releases/647047
ROMANO, M., CITTON, P., SALVADOR, I., AROBBA, D., RELLINI, I., FIRPO, M., . . . AVANZINI, M. (2019, maggio 19). A multidisciplinary approach to a unique palaeolithic human ichnological record from Italy (Bàsura Cave). Tratto il giorno gennaio 30, 2026 da pmc.ncbi.nlm.nih.gov: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC6548500/
STAFF, N. (2019, maggio 15). 14,000-Year-Old Human Hand- and Footprints Found in Italian Cave. Tratto il giorno gennaio 30, 2026 da www.sci.news: https://www.sci.news/archaeology/human-hand-footprints-basura-cave-07188.html
ZUNINO, M., & alii, e. (2023). Toirano revisited: nuove ricerche geoarcheologiche e paleontologiche nella Grotta della Bàsura (Toirano, SV). Primi risultati dello studio multidisciplinare delle tracce antropiche e dei depositi a fauna del Pleistocene superiore. Rivista di scienze Preistooriche (RSP Liguria, LXXIII, 371-382.

