Val Graveglia Mineraria: il rame (I parte)

Copertina

Copertina – Le principali mineralizzazioni cuprifere della Val Graveglia (modificato da BURCKHARDT e FALINI, 1956).

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Giacimenti di rame in Val Graveglia

Le mineralizzazioni cuprifere della Val Graveglia sono state oggetto di ricerca e sfruttamento in epoche diverse, anche antiche.
Si pensi che nella stessa regione di Gambatesa sono stati cercati minerali di rame (Figura 44, Figura 45 e Figura 46) ancor prima che diventasse il più importante complesso estrattivo d’Europa per il manganese.
Al 17″ congresso della Società Geologica Italiana, PELLOUX (1934 a) dopo aver fornito un chiaro e sintetico quadro geologico della zona in base alle conoscenze di allora, lamentava il modo sconsiderato in cui venivano intrapresi i lavori minerari, senza accurati studi preliminari che orientassero convenientemente le ricerche. Auspicava inoltre l’applicazione dei nuovi metodi geofisici di indagine mineraria allora in fase di grande espansione… (BASSO, DELLA GIUSTA e MERLANTI, 1987).
I giacimenti cupriferi riconosciuti, della Val Graveglia, erano limitati a piccole e modeste manifestazioni, sia per dimensione che per tenore e presenti sia in facies di ammassi che, più raramente, di filoni.
BONATTI e TREVISAN furono fra i primi a studiare i giacimenti cupriferi dell’Alta Val Graveglia segnalando, nel 1941, ben 31 affioramenti. Ne trassero anche conclusioni abbastanza ottimistiche sulla possibilità di ulteriori coltivazioni.
Nulla a che vedere con gli importanti giacimenti di Monte Loreto e Libiola.
Tuttavia alcune mineralizzazioni hanno conseguito una loro storia estrattiva importante come, ad esempio, i complessi minerari di Semovigo-Le Cascine, di Arzeno-Reppia-Chiappozzo-Temia e di Monte Bardeneto.

Il permesso di ricerca per minerali di rame a Gambatesa

Dalle Relazioni sul Servizio Minerario di fine Ottocento risulta che un primo permesso di ricerca biennale per minerali di rame nell’area di Gambatesa fu rilasciato ad Augusto FAGES e C. il  6 giugno 1882 (REDAZIONALE, 1884). L’area di prospezione si localizzava …in versante destro del Torrente Reppia, fra Nascio e Botasi (dove, nel 1883) sono state scavate due gallerie a quota 500 e 550 m. La seconda, più elevata, ha avuto lo scopo di esplorare il contatto basalti – serpentinite ed ha individuato noduli di pirite (Figura 20) …i quali sono quasi continui… (REDAZIONALE, 1885) … contenenti non di rado concentrazioni di calcopirite (Figura 19). Alla fine del 1883 la galleria era lunga un centinaio di metri.
La galleria inferiore, aperta circa 100 metri a sud della precedente, è stata scavata completamente in basalti, per 70 metri, ed aveva lo scopo di verificare la prosecuzione in profondità dei noduli trovati nella galleria superiore…  (REDAZIONALE, 1885).
Socio e contitolare del permesso di ricerca, assieme al FAGES, era certo RISSETTO.
L’anno successivo …fu prolungata di una trentina di metri solo la galleria superiore… (REDAZIONALE, 1886).

Altri permessi di ricerca per minerali di rame vicino a Gambatesa

Sia il permesso di ricerca Gambatesa, che il contermine Nascio, Intestato a certo BONELLI, furono …concentrati nella striscia di rocce ofiolitiche che congiunge le masse serpentinitiche di Monte Bianco con quelle di Monte Bossea e Gambatesa. … La detta striscia è essenzialmente costituita da serpentina (termine obsoleto che indicava la serpentinite, qui in facies lherzolitica) ravvolgente voluminosi noduli di eufotide (Gabbro), allungati in forma di mandorle, e che d’ordinario raggiungono diverse decine di metri di lunghezza. L’eufotide trovasi spesso associato alla diabase (termine obsoleto che indicava il basalto). Al contatto di uno di tali noduli diabasici con la serpentina, si manifesta alla superficie un brucione, presso cui il BONELLI eseguì un piccolo scavo in trincea, che pose allo scoperto un blocco di pirite cristallizzata a grana molto grossa. All’interno di questa pirite, e più specialmente in prossimità al suo contatto colla roccia diabasica vedansi disseminate piccole concentrazioni di calcopirite quasi pura. Tanto la pirite che la calcopirite sono fragilissime e la più leggera pressione basta per ridurle in polvere… (REDAZIONALE, 1886).
L’attività proseguì regolarmente ancora nel 1885 …come negli anni precedenti, anche se lo sviluppo ne era sempre compromesso dalla mancanza di una strada rotabile fra Conscenti e Graveglia… (REDAZIONALE, 1887). Ma questo sarà un problema che si protrarrà lungamente.
Le notizie si perdono con il 1889.
Però, a ridosso degli anni Trenta del secolo scorso, all’epoca della gestione ILVA, risultavano quattro gallerie di ricerca per i minerali di rame. Si localizzavano tutte in sponda destra del Rio Gambatesa, fra la stazione della teleferica e la mulattiera Botasi – Prato (Figura 1).

Il rame del Monte Chiappozzo/Case Chiapponi

Tutte le manifestazioni cuprifere della Val Graveglia sono state oggetto di assaggio mediante scavi in trincea o limitate gallerie (Figura 2 e Figura 3).
Di tali lavori restano numerose testimonianze (Copertina).
Fra le ricerche forse meno note, rientra quella del giacimento di Monte Chiappozzo/Case Chiapponi (Figura 4 e Figura 5).
Come gli altri della regione, tale giacimento si sviluppa nelle ofioliti sotto forma di vene e ammassi globulari. Questi ultimi sono generalmente degli arnioni friabili, dispersi nella matrice ofiolitica (Figura 6 e Figura 7) più o meno alterata. Raramente sono masse più consistenti.
Il minerale estratto al Monte Chiappozzo (Figura 8) era trasferito tramite una teleferica al permesso di ricerca del Monte Zatta. Giacimento che, a sua volta, fu oggetto di assaggi in passato.
Durante l’ultimo dopoguerra venne circoscritta una lente estesa su una superficie di 150 mq. Il trasferimento del minerale fino alla rotabile Reppia-Chiavari, avveniva mediante un’altra teleferica lunga 700 m.
Nel 1955, alcune ricerche portarono al rinvenimento di un filone di buona di pirite.
Questi e numerosi altri piccoli affioramenti, saggiati e più o meno coltivati, rientravano nella concessione della miniera Temia (Figura 5) e nelle minori associate (GIORDANO, 1969).

Fra le ricerche/miniere più note e ricordate, sia nella cultura materiale locale che in letteratura specifica e sia nelle documentazioni d’archivio, sono quelle della regione dei Monti Chiappozzo-Coppello-Zatta e di Monte Bardeneto. Quest’ultima è la più antica della Valle (Figura 9).

Figura 8 e Figura 9 – LEGENDA
MORFOLOGIA: 1- cerchi neri = alluvioni mobili; 2- tre punti neri = coltri detritiche di fino a 3 m; 3- tratteggio nero sovrapposto al colore = coltri di spessore <1 m o terrazzamenti;
LITOLOGIA: Ap azzurro = Formazione delle Argille a Palombini; Cc giallo = Formazione dei Calcari a Calpionelle; * = noduli di selce; d rosa = Formazione dei diaspri di Monte Alpe; Mn linea rossa = mineralizzazioni; crocette nere = intensamente fratturati: Δ verde chiaro = basalti; gocce rovesciate sovrapposte al colore = pillow-lavas; Cu = affioramenti di minerali di rame; Γ viola = gabbro; Σ verde scuro = serpentinite generalmente lherzolite; punzonatura rossa sovrapposta al colore = oficalcite tipo Breccia di Levanto

Immagine citata nel testo

Figura 10 – Piano dei permessi Reppia-Reppia Ovest-Arzeno-Monte Chiappozzp del Sig. A PARMA (Arch. Priv.).
Nelle figure successive (da 12 a 16, 18 e 37) sono esposti particolari di questa cartografia.

Il permesso di ricerca per minerali di rame di A. PARMA

I primi anni del Novecento sono stati caratterizzati dalla maggiore attività di ricerca per minerali cupriferi. Erano in attività alcuni permessi di ricerca per minerali di rame nell’Alta Val Graveglia. L’epoca è sicuramente a cavallo del 1906, anno caratterizzato da alcune vendite ed analisi riportate nel documento di Figura 10. La regione esplorata è quella compresa fra Reppia, Arzeno e Monte Chiappozzo, I permessi furono tutti intestati ad A. PARMA.
Rimane una cartografia riassuntiva (Figura 10) con la descrizione dei principali filoni, i risultati analitici su diversi campioni ed uno schema riassuntivo degli affioramenti ridisegnato da BONATTI e TREVISAN (1941; Figura 11).

I filoni cupriferi della ricerca A. PARMA

La cartografia originale contiene anche la descrizione dei principali filoni riconosciuti.

  1. …Filone VAGGI– Dal Colle della Biscia l’affioramento, tranne che per brevi tratti coperti da detriti di roccia, si può seguire fino al torrente Reppia – e dall’Affioramento emerge anche in grossi blocchi, pirite compatta avente in media 45% di zolfo e 1 a 2 % di rame. Nella pirite vi sono concentrazioni di calcopirite e se ne trovano banchi aventi il peso di centinaia di Kg i quali danno in media 11-12% di rame e 39% di zolfo. Questo filone è stato riconosciuto  in 4 punti indicati sul piano (Figura 12) dai martelli con piccoli lavori. Lo spessore è circa 1m.50. È incassato fra diabase e serpentina, ma le rocce incassanti sono pure mineralizzate per 2-3 m.
  2. Filone LAVAGGI-PRATO – Dall’altitudine di 950 m circa sul mare, sotto Monte Chiappozzo, si può  seguire l’affioramento -tranne che per brevi tratti- fino al di sotto del villaggio di Prato -ossia fino a 550 m circa. Giace al contatto fra diabase al tetto e serpentina al muro – con inclinazione variabile, come il precedente, approssimandosi alla verticalità. Lo spessore, da pozzi praticati nel materiale affiorante ai Casoni di Levaggi ed a Prato varia da 2 a 3 m di pirite quasi compatta avente caratteri e tenori presso a poco come il filone precedente. Questo filone però  si protende in basso fino al torrrente Reppia (Figura 13).
  3. Filone CASE SOPRANE-VALLE RAVEZZA-TORRENTE REPPIA. Si presenta con una poderosi di circa 4 m sotto Case Soprane dirigendosità verso Lago da un lato e lungo Valle Ravezza – scorgendosi fino ad attraversare il T. Reppia – ove lo spessore è di circa 3 m ½. Al tetto appare alle volte diabase, alle volte eufotide al muro serpentina. Questo quantunque presenti anche buona pirite -è però più quarzoso- con preponderanza di calcopirite. Da saggi fatti in tout venant presso Case Soprane di questo filone darebbe 9,75% di rame e presso e nel letto del torrente Reppia 34.13 solfo e 3.20% rame, ma anche calcopirite al 10-15% rame (Figura 14).
  4. Filone CASE SOPRANE-LAGO. Situato fra serpentina al muro e diabase al tetto. Nella regione Lago venne praticata una galleria di 17 m circa la quale ha traversato il filone di pirite cuprifera fino all’avanzamento, con spessore di circa 1m.50 di minerale compatto. In massa da vendita effettuata di qualche vagone la pirite contiene  44% a 46% di Zolfo con 1÷2% Cu. Il minerale emerge allo scoperto in lungo tratto. La calcopirite ha 10÷15% Cu (Figura 15).
  5. Filone ARBARO, VALLE TEMIA, M.TE COPELLO. Situato al contatto fra serpentina al muro e diabase al tetto. Sopra lunghi tratti la pirite cuprifera emerge allo scoperto con spessori variabili da 1m,50÷2m,00. Lo stesso contatto si estende per oltre 3 Km. Sotto M.te Copello si presenta una grande massa mineralizzata avente spessore di parecchie decine di metri. Da saggi fatti il minerale contiene in media 4% Cu e 37,72 % solfo per la pirite ed 8% Cu per la calcopirite (Figura 16 e Figura 17).

Un risultato molto particolare della ricerca A. PARMA: l’oro

Dallo stesso documento (Figura 10) emergono alcune notizie molto particolari e, ad oggi, del tutto ignote.

6 . Filone CAPO GRAVEGLIA. Situato con la serpentina al muro e la diabase o l’eufotide al tetto. Sulla destra della Valle Temia presentasi allo scoperto e su notevole lunghezza con poderosità di circa 3m di pirite cuprifera compatta che diede 4,5% di Cu, 38% di Solfo e 2 gr oro per toni.ta (Figura 18).

NOTA. Da un saggio fatto su campione di 12 tonn.te di pirite stata estratta al pozzo di Prato si ebbe 45,18% Solfo 1,96% Cu e 22 gr. di oro per tonn.ta. (documenti) Pirite stata consegnata a Polenghi Soci il 5 febbraio 1906. Alla stessa Ditta Polenghi Soci ne vennero consegnati quintali 246,40 in giugno 1906 e diede solfo 46,18% – Cu 1,92% – oro stesso tenore.
Successivamente alla descrizione di cui sopra vennero accertati i ricchi filoni di 
calcosina e di erubescite di M.te Chiappozzo, M.te Copello e del Croso (presso la regione Lago) i minerali dei quali contengono 40÷50% Cu. la stessa cernita e dal 20 al 30% la seconda. Indi venne aggiunta la regione di Reppia Ovest dove vennero esplorati e messi in evidenza altri potenti estesi filoni di pirite cuprifera e di rame aventi i caratteri e la ricchezza di quelli descritti sopra ai NN. da 2′ a 6′ con andamento in rosso su questo stesso piano… (Figura 10).

L’oro nei giacimenti a solfuri massivi delle ofioliti della Liguria Orientale

Alcuni anni addietro (2005), GARUTI e ZACCARINI hanno eseguito alcune analisi su mineralizzazioni cuprifere dell’Appennino Settentrionale.
Per la Liguria sono stati campionati i giacimenti tipo stratiform del Monte Bardeneto, di Reppia (insieme a depositi tipo stockwork ) e del Monte Bianco, nonché quello tipo stratabound di Libiola e quelli tipo stockwork di Casali e Campegli.
Solo Monte Bardeneto, Reppia (a conferma delle analisi del 1906) e Libiola hanno manifestato presenze di Au-Ag-U.
Il giacimento tipo stratiform di Reppia è contenuto …in una breccia ultramafica costituita da serpentinite e frazioni minoritarie di arenarie e calcari micritici. Le anomalie Au-U sono state riscontrate nelle mineralizzazioni massive contenenti quantità subordinate di quarzo, calcite, clorite e siderite. In questi campioni pirrotite e calcopirite sono le fasi primarie e sono entrambe sovracresciute da pirite e magnetite, con sfalerite accessoria… (GARUTI e ZACCARINI, 2005; Figura 40). Il giacimento tipo stockwork di Reppia è contenuto, invece, …in una breccia a pillow al di sopra dell’unità di lava a pillow, a contatto in alto con i diaspri, sui quali si trovano i calcari a Calpionella. Gli anomali arricchimenti in Au sono stati rilevati nelle mineralizzazioni massive, costituite prevalentemente da pirite … generalmente di forma framboidale… (GARUTI e ZACCARINI, 2005; Figura 40).
L’oro è presente in forma di granuli della dimensione di 0,2-10 μm, disseminati sia nei solfuri che nella ganga.
È una conferma importante delle analisi del 1906 nonché della presenza di oro nei giacimenti cupriferi liguri, ma non sembrano presenze di interesse economico.

Il campo minerario di Pian delle Cascine

Un campo minerario interessante dell’area del Monte Zatta-Reppia è quello di Pian delle Cascine.
il giacimento, o meglio il filone, è stato già indicato nel Piano di Ricerca del PARMA (1906; Figura 37), comprese le gallerie pertinenti, ma non è stato descritto.
Più tardi saranno BONATTI e TREVISAN (1941) e, soprattutto BASSO, DELLA GIUSTA e MERLANTI (1978) a descriverlo.
La mineralizzazione è costituita da noduli di …forma ovoidale con dimensioni massime fino a circa 20 cm, sono allineati entro una breccia tettonica di potenza variabile da 5 a 10 metri in corrispondenza di una faglia subvenicale con direzione NNE. Questa faglia, in corrispondenza della quale si aprono tre gallerie a sviluppo prevalentemente orizzontale, si trova a poche decine di metri di distanza da quella, già riportata da BONATII e TREVISAN (1941), che porta i termini ofiolitici a contano con la sovrastante unità di M. Gottero… (BASSO, DELLA GIUSTA e MERLANTI; 1978).
BASSO, DELLA GIUSTA e MERLANTI (1978) hanno studiato il giacimento con metodo geofisico, descrivendone e mappandone le anomalie (Figura 38).
Il risultato delle indagini geofisiche è stato duplice. Innanzitutto sono state definite due anomalie, ma …da un punto di vista pratico-sperimentale l’entità di queste anomalie è tale da escludere la presenza di una concentrazione sfruttabile di solfuri… (BASSO, DELLA GIUSTA e MERLANTI, 1978).

Figura 38 – LEGENDA
Sinistra: 1- sedimentario (Unità di M. Gottero), 2-zone di anomalia negativa maggiore di -50 mV, 3- faglie verticali, 4-equipotenziale -50 mV, 5- quote relative alla confluenza dei due torrenti, 6- imbocchi delle gallerie, 7- sentieri, 8- punto di riferimento per la parte dx.
Destra: 1- equipotenziali ad intervalli di 50 mV, 2- affioramento di noduli mineralizzati, 3-imbocchi delle gallerie, 4- tracciato delle gallerie, 5- quote relative, 6- riferimento alla parte sn.

Bibliografia

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Questo articolo fa parte di una serie di scritti presenti sul sito relativi alla Val Graveglia ed alle sua storia mineraria legata alle miniere storiche di rame e manganese, ma anche ad altre variegate litologia.

Le risorse minerarie

  1. Val Graveglia mineraria: le risorse geologiche
  2. Lagorara: 5000 anni fa una cava di diaspro
  3. Foto Alta Val Graveglia, fra scorci mozzafiato, archeologia e antiche miniere
  4. Archeologia mineraria il Liguria Orientale

Le ricerche

  1. Monte Bianco: un po’ di archeologia e storia delle miniere
  2. Ritorna la ricerca mineraria in Liguria Orientale: il permesso “Monte Bianco”

Le miniere di manganese

  1. Molinello. Tornchi silicizzati nei diaspri della Val Graveglia (Genova).
  2. La miniera di Cassagna (Liguria Orientale): la scoperta
  3. La miniera di Cassagna (Liguria Orientale): la storia
  4. La miniera di manganese di Monte Porcile
  5. Foto storiche inedite della Miniera di Monte Porcile
  6. Studio Gravimetrico della Miniera di Gambatesa (1968)

Le miniere di rame

  1. Val Graveglia mineraria: il rame (parte I)
  2. Val Graveglia mineraria: il rame (parte II)
  3. Le miniere di rame e il giacimento cuprifero di Le Cascine – Semovigo

Il lavoro

  1. Donne e miniere in Val Graveglia (Liguria Orientale)
  2. Storie di Donne e Donne dei mestieri perduti
  3. Paesaggi minerari. L’attività mineraria vista dalle donne. Il caso della Liguria Orientale
  4. L’impianto Sink Float di Pian di Fieno
  5. Foto impianto del Foppo (1987)

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