La miniera di Cassagna (Liguria Orientale): la storia

Copertina

Copertina: tavola titolata S.A. MINERARIA SIDERURGICA FERROMIN, Cntiere di Cassagna, Piano Generale, Com. Né – Prov. di Genova, Scala 1:500, riferito al 31 maggio 1941. Dis. N. 10248Disegnato Basiot (Arch. Priv.)

La miniera di Cassagna negli anni Venti

La famiglia FAGES decise di cedere le sue concessioni nel 1919. Gli subentrò la SOCIETÀ FERRIERE DI VOLTRI che le gestì fino al 1930.
L’attività avvertì subito un nuovo sviluppo.
Uno dei primi interventi degli anni Venti fu la costruzione della teleferica con la stazione di carico posizionata in prossimità del ribasso di quota 440 ca. (in alto a sn di Figura 1). L’impianto trasferiva il minerale cernito allo stabilimento di frantumazione di Piandifieno (Figura 2 e Figura 30) che era già servito dalla strada carrozzabile (Tavoletta I.G.M. 1:25.000 F. 84 III S.O. Maissana, rilievo del 1937). L’abitato di Cassagna (Figura 3) era raggiungibile solo da Nascio tramite mulattiera e solo fino al ponte settecentesco (Figura 4). Da li bisognava proseguire lungo un sentiero (Tavoletta I.G.M. 1:25.000 F. 83 II S.E. Mezzanego, rilievo del 1936).  

Intorno al 1924 veniva ancora coltivato il banco principale ai livelli 534 e 539 (Figura 1). Aveva una potenza fra 2 e 3 metri e si trovava ad una distanza di circa 25 metri dal contatto col basalto posto a tetto della sequenza dei diaspri. Questo assetto confermava l’evidentissima giacitura rovesciata della serie.

L’attività della Ferriere di Volti

La FERRIERE DI VOLTRI, contestualmente alle coltivazioni, portava avanti anche lavori di ricerca.
Fin dal 1906 si sapeva che …alcuni lavori consistenti in due gallerie per m. 80 di sviluppo complessivo, ed un pozzo nei diaspri (…) misero in evidenza alcune masse di minerale di manganese… (CORI, 1927, p. 88), poste al limite del cantiere Cassagna. Erano, con tutta probabilità, le masse mineralizzate (almeno quattro poiché dislocate da faglie) dei livelli 534 e 539. La strategia fu quella di esplorare questo giacimento mediante un nuovo permesso di ricerca denominato Rio Novelli… per via sotterranea (al livello 545) penetrandovi dal vicino cantiere di Cassagna; qui difatti la galleria principale del Cantiere Nuovo (…) che ha direzione ovest-est in traverso-banco nei diaspri e che ha attraversato diversi banchi paralleli di minerale, è pervenuta da tempo al limite della concessione, che ha oltrepassato, alla fine del 1926, di 20 metri... (CORI, 1927). In realtà si trattava di un unico banco, ma più volte fagliato, come risulta da un rilievo successivo (Figura 5), quando i livelli facevano parte del rinominato Cantiere Sud. Situazione che caratterizzava anche altre lenti e banchi mineralizzati del versante destro del rio Novelli (Figura 32).

L’attività di coltivazione continuò in corrispondenza …dell’importante massa di minerale (ricco in manganese e povero in silice, Figura 6) scoperchiata nell’anno precedente… (CORI, 1927). Questo minerale fu impiegato nello stabilimento di Darfo della Società, in sostituzione del minerale estero. È interessante come lo stabilimento di Darfo si ritrovi nella storia mineraria della Val Graveglia ancora negli anni Novanta del secolo scorso…
Al livello della Galleria del Casotto (quota m. 514 – Figura 1) venne continuato il traverso banco (diretto) verso est trovando banchi di diaspro fortemente mineralizzati che furono seguiti con un fornello di m. 36,70 e con traversa di m. 12,50 in direzione ovest diramantesi dal fornello stesso… (CORI, 1927). 
Molti di questi lavori proseguirono anche negli anni seguenti, insieme a nuove ricerche nell’area orientale della concessione. Nel 1928 fu completamente asportata la lente del livello 526 (Galleria del Fabbro). …All’esterno (iniziò) alacremente lo sbancamento di quella parte del “cantiere alto” già coltivata per pilastri; questo lavoro preparatorio, permetterà, fra breve, di iniziare la coltivazione a cielo aperto di una notevole quantità di buon minerale, ottenendo, si spera, un basso costo di escavazione… (GERBELLA, 1930).
Fu questa una scelta seguita anche dai successivi concessionari. Lo scopo era quello di contenere i costi di estrazione/produzione del minerale povero che poteva essere miscelato a quello più ricco per ottenere un mercantile del tenore via via richiesto dal mercato.

Il complesso minerario alla fine della gestione Ferriere di Voltri

I principali lavori eseguiti durante i dodici anni circa della gestione Ferriere di Voltri  hanno riguardato la grande lente compresa fra i livelli 504 della Galleria Andrea (in rimonta) e 514 della Galleria del Casotto. Il metodo di coltivazione adottato era quello per vuoti con ripiena (Figura 1). Il tout venant era esportato attraverso la Galleria Andrea e recapitato direttamente alle tettoie di cernita. Lo sterile era probabilmente abbandonato in discarica attraverso il ribasso di quota 484 (Galleria Vittorio).
Fu anche approntata una deviazione ed una breve discenderia dal livello 526 allo scopo di verificare la prosecuzione della lente; speranza che tuttavia rimase delusa.
Il livello 526 si collegava in rimonta con la grande lente coltivata per vuoti e pilastri abbandonati a livello 538 e con quella del livello 534.
Dalla cartografia (Figura 1) emerge come i pilastri abbandonati fossero generalmente di grosso diametro, a conferma della fragilità del tetto di coltivazione in diaspri fortemente tettonizzati. Questo sarà un problema ricorrente nella storia di tutte le coltivazioni di manganese della Val Graveglia. Ma in qualche modo anche una risorsa. Ricordiamo ad esempio la coltivazione a cielo aperto operata mediante l’abbattimento dei pilastri. Oppure il recupero di quantità di minerale ad alto tenore operato assottigliando quei pilastri ed rinforzando il tetto dei vuoti con delle chiodature.

La miniera di Cassagna negli anni Trenta

Nel 1931, e dopo una breve sospensione dei lavori, subentrò Società ILVA, ormai passata in mano pubblica. Le notizie relative a questo periodo di attività sono purtroppo molto scarse.
Si sa per certo che nel 1934 i lavori si svolgevano nei due cantieri (PELLOUX, 1934) ereditati dalla precedente gestione.
Nel rinominato Cantiere Sud, al livello 530-535 in sotterraneo, era ancora coltivato il minerale listato concordante con la giacitura dei diaspri. Nel Cantiere Nuovo i lavori si svolgevano a cielo aperto, minando le gallerie preliminarmente scavate nella mineralizzazione di tipo massivo.
All’uscita del livello 504 erano erano ancora utilizzate le tettoie di cernita, che resteranno in quella posizione almeno fino a tutto il periodo della guerra (cerchiate in Figura 7). E la teleferica trasferiva ancora il minerale al deposito di Piandifieno.
La Concessione acquisita dalla Società ILVA era ancora quella del imitata nel 1901. E tale restò fino all’ampliamento definito nel gennaio 1938 (Figura 31). Sulla carta sono indicati anche le gallerie e, a proposito di Cassagna, emerge che quello in sinistra del rio Novelli è definito Cantiere Montecatini.
La novità più eclatante fu l’allestimento di un piazzale e di un molo di imbarco ILVA Minerali di Manganese presso il porto di Sestri Levante (Figura 8).

Nel cantiere Bené, all’epoca abbandonato, furono rinvenuti, fra gli altri minerali, rame nativo, Cuprite, Malachite, Crisocolla e Rodonite.

La miniera di Cassagna e la gestione Ferromin (1940-1964)

Nel 1940 entrò in sciena la società siderurgica FERROMIN, nata a Roma il 25 gennaio dell’anno precedente. Oltre a Gambatesa, la Società gestiva le miniere dell’Elba, della Val Canonica, della Val di Scalve, della Val Trompia e la miniera di Cerchiara (Pignone).
La coltivazione dei cantieri di Cassagna proseguì nella scia dei lavori avviati dai precedenti concessionari, probabilmente anche per la continuità della direzione confermata all’Ing. CADORIN, già dipendente delle FERRIERE DI VOLTRI almeno dal 1926 (a sinistra, col bastone, in Figura 6). Tale continuità di conoscenze si è andata sviluppando nel tempo consolidandosi con le potenzialità dei giacimenti presenti.
Inizialmente furono …proseguiti i lavori di abbattimento dei vecchi pilastri di minerale manganesifero che erano stati abbandonati dai precedenti coltivatori (nella) galleria “Andrea”... (CARTISANO, 1945) al livello 505 del Cantiere Sud (gialla in Copertina  e nel particolare di Figura 9).
Al medesimo livello fu proseguita …la coltivazione con ripiena del banco al Cantiere Sud fra i livelli a quota m. 506 s/m e m. 529 s/m., nonché il tracciamento del banco stesso ai livelli di quota 474 s/m (Galleria “Vittorio”) e m. 492 s/m... (CARTISANO, 1945. Marrone in Figura 9).
Contestualmente vennero sviluppati nuovi cantieri:
…nel cantiere “Monte Bianco”, sulla sinistra del rio Novelli è stata iniziata la coltivazione, (…) del banco della potenza di circa 4 metri ed (…) uno studio accurato è stato fatto sulle importanti faglie che interessano questo cantiere.
Nel cantiere Bené, situato a nord di Cassagna, è stato iniziato e condotto a buon punto lo sbancamento della lente di minerale che precedentemente era stata esplorata con gallerie, pozzetti e fornelli. Colla ripresa dei lavori (in una) vecchia galleria (…) è stata individuata una nuova lente di minerale che è stata seguita in direzione per m. 30 ed in traverso per m. 15... (CARTISANO, 1945).

immagine nel testo

Figura 10 – 1944 Ferromin, rilievo topografico dettagliato degli esterni della miniera di Cassagna (Arch. Priv.)

Il potenziamento di strutture ed impianti

Durante la sua lunga gestione, la Società FERROMIN si impegnò, da subito, a dare grande sviluppo, razionalizzazione e potenziamento al complesso minerario. Puntò soprattutto, in maniera lungimirante per l’epoca, alle strutture ed alle pertinenze. L’assetto del complesso minerario è significativo nel 1944 (Figura 10).
Già nel 1941 fu progettata e realizzata la sistemazione degli alloggi per ben 7 sorveglianti, dotata di camere da letto, cucine, servizi, docce e dispense (Figura 11). L’edificio, che più tardi acquisirà anche una parziale funzione di ufficio, è ancora esistente lungo la strada di accesso alla miniera.
Fra gli elementi di servizio spiccano, sul dettagliato rilievo del 1944 (Figura 10), una grande cucina, il refettorio-spogliatoi ed un refettorio uomini (cerchiati in Figura 12). Testimonianze dirette ricordano come alla grande cucina-mensa fossero impegnate diverse donne provenienti dai vicini abitati. Un’attestazione diretta è il ricordo della cuoca Maria (Marietta) BENENTE di Nascio (Figura 13). Probabilmente la presenza di due refettori indica che ad uno potevano accedere anche le numerose cernitrici che operavano sotto le varie tettoie (cerchiate in Figura 7).
Fra le pertinenze della miniera sono ricordate l’officina e la sala compressori, presso lo scavo a cielo aperto del Cantiere Labirinto, la falegnameria ed alcune baracche utilizzate come uffici per i sorveglianti (presso una struttura che potrebbe essere un silos o una tramoggia) e, più in basso, il magazzino con la forgia e la stazione di carico della teleferica. In particolare la forgia rivestiva un’importanza fondamentale per la rigenerazione di tutti gli attrezzi.
Infine, leggermente dislocati, per motivi di sicurezza, erano la cabina di trasformazione (la miniera era servita da due linee elettriche, una da 300 V. ed una da 800 V.), la riservetta dell’esplosivo (Figura 14) ed il deposito dei detonatori (Figura 15). Una curiosità: è plausibile che a questa fase di sviluppo dell’attività estrattiva risalgano anche le riservette per l’esplosivo ed i depositi per i detonatori presenti all’interno delle gallerie (Figura 16 e Figura 17). 
Non meno importante fu, negli anni Cinquanta del secolo scorso, l’introduzione di nuovi martelli perforatori (Figura 18). Si trattava di martelli con appoggio a terra, alimentati ad aria compressa (tubo grosso) e con getto d’acqua per l’abbattimento delle polveri (tubo sottile). L’assetto operativo di questo tipo di perforatore andava a gravare meno sull’operatore, soprattutto in termini di forti vibrazioni assorbite dal corpo (riquadro di Figura 18). Questo tipo di martello è rimasto operativo fino ai primi anni Duemila (Figura 19).
Infine, ma non per importanza, non va dimenticata la realizzazione dell’impianto di arricchimento del minerale col metodo Sink-Float. Fu la grande rivoluzione che consentì il trattamento ed il recupero del minerale povero, quello listato, soprattutto di Cassagna. L’impianto entrò in funzione nel 1953 a Pian di Fieno: partendo da un tout-venant al 13-14% in Mn (coltivato a cielo aperto) si otteneva un prodotto mercantile al 28-30% circa (BURCKHARDT e FALINI, 1956).

L’attività estrattiva e la gestione Ferromin

L’attività durante i cinque lustri della gestione FERROMIN si svolse fra ricerche e coltivazioni.
Già nel 1941 una ricerca a cielo aperto avviata con una trincea a quota 577 ha messo in luce (scoperchiamento in Copertina) del minerale al Cantiere Bené (quota 595).
Molte mineralizzazioni erano già state riconosciute e mappate (Copertina). Lungo il ribasso Galleria Vittorio (piccola lente a q. 486 e lavori a q. 500 raggiunti in rimonta), nella Galleria Sud 1  (vecchi lavori a q. 506 e 519), alla Galleria Andrea (piccola lente raggiunta in rimonta), alla Galleria Sopra la Forgia (due lenti coltivate a quota 539 e 541 – Figura 20). Probabilmente quest’area corrispondeva alle grandi lenti coltivate dalla FERRIERE DI VOLTRI. I Cantieri Vecchio e Sud presentavano anche tracce di lavori a cielo aperto (Copertina).
Analoga situazione nel Cantiere Monte Bianco al livello 494 (con piccole lenti raggiunte con le Gallerie Forgia), nelle Gallerie Alte ed alla Galleria Vecchi Lavori che avevano spogliato una grossa lente a q. 520. Quest’ultima mineralizzazione pareva avere ancora qualche potenzialità vista l’intenzione di proseguire la Galleria Sopra la Forgia, come attesterebbero le annotazioni a matita (Copertina).
La nuova opera, molto funzionale, fu l’allestimento del Piano Inclinato Automotore cioè di una struttura inclinata, a due binari, lungo il quale il peso di un convoglio di carrelli carichi discendente, consentiva la rimonta di un treno di vagoni vuoti. Collegava il piazzale di cernita di quota 505 (che raggiungeva via decauville anche le Gallerie Andrea e Sud 1) con la stazione di carico della teleferica (raggiunta via Decauville dal ribasso Sopra Forgia del gruppo Monte Bianco). Collegamenti decauville erano attivi anche fra i livelli sopra ricordati ed un paio di vicine discariche.
L’assetto del complesso minerario è stata poi cristallizzata nel Disegno 621, il rilievo completo degli esterni del 1944 (Figura 10).
I lavori previsti nel 1951 furono essenzialmente di ricerca, come evidenziano gli aggiornamenti in rosso sul Disegno 599 (Figura 21), seppure continuassero alcuni spogliamenti di lenti scoperte in precedenza. È evidente come l’ammasso lenticolare presente fra i livelli 490 e 520 ca. sia stato coltivato col metodo dei vuoti con ripiena (Figura 14 di La Miniera di Cassagna (Liguria Orientale): la scoperta).
Nel 1957 il complesso dei cantieri sotterranei in versante destro del rio Novelli aveva raggiunto uno sviluppo impressionante. In versante sinistro (Monte Bianco) i lavori furono quasi insignificanti, come emerge dal confronto degli aggiornamenti fra il 1955 ed il 1957 (Figura 22).

La miniera di Cassagna durante la gestione dell’Italsider (1964-1970)

Una delle prime operazioni compiute dalla nuova gestione ITALSIDER, fu la redazione di un esauriente dossier che raccoglieva tutte le Notizie sui diaspri manganesiferi delle province di Genova e La Spezia (Senza Firma, 1966). Lo scopo fu quello di programmare e predisporre nuove ricerche, in previsione del possibile esaurimento delle scorte di minerale in vista e dei ritmi di produzione. Il 25 gennaio 1966 l’ufficio di Lavagna comunicava alla Sede Centrale di Genova che …le attuali riserve saranno sufficienti per ancora tre-quattro anni per cui è opportuno aggiungere alle normali ricerche altre che diano maggior impulso a tale settore… (comunicazione interna del 25/1/66 n. 66 UT.2, Arch. Priv.).
La ricognizione aveva giudicato interessanti le aree dei cantieri Bené e Monte Bianco. A Bené era emerso che la sequenza dei diaspri proseguiva in direzione est, da verificare. A Monte Bianco era stata scoperta una piccola lente che meritava un approfondimento di indagine. Per dare forza al progetto fu iniziata, quello stesso anno, la costruzione della strada di collegamento fra i cantieri e la comunale Cassagna-Piandifieno. Questo collegamento aveva anche lo scopo di iniziare la coltivazione a cielo aperto di un affioramento, a q. 550, della lunghezza visibile di circa 80 metri. Era minerale abbandonato in passato perché non era possibile renderlo mercantile con la semplice cernita a mano. Ora, nel giugno 1967, era stato riattivato dopo dieci anni, l’impianto di Sink Float per cui ritornava di interesse il minerale meno ricco, come aveva sostenuto a suo tempo anche BURCKHARDT (BURCKHARDT e FALINI, 1956). Alla fine di agosto del 1967 le riserve alla vista nelle tre miniere di Gambatesa, Molinello e Cassagna assommavano a circa 117 mila tonnellate, comprese le ultime 27 mila emerse dalle ricerche. Cassagna aveva contribuito alla produzione con circa 3 mila tonnellate (Relazione Interna senza firma, 1967. Arch. Priv.). Nel frattempo erano stati destinati alle ricerche tre operai a Bené e due a Monte Bianco (Rapporto Interno Senza Firma, 1967. Arch. Priv.). 
Contemporaneamente erano in corso di redazione due consulenze: quella del Prof. ZUFFARDI e quella del Prof. MAGNANI. Il problema era che negli ultimi anni le ricerche minerarie avevano dato scarsi risultati pratici e c’era la previsione di dover intaccare le non abbondanti riserve di minerale in vista (Senza Firma, 1968).
Il primo consigliava di incrementare le ricerche. Ma per carenza di personale dovettero essere abbandonate. 
La relazione del secondo consulente ebbe un carattere semplicemente indicativo. Non aveva esaminato i rilievi e le relazioni precedenti, ma aveva raccolto unicamente informazioni presso la forza lavoro. Pareva che molti dei cantieri fossero stati abbandonati per il pericolo di crolli, lasciando anche in posto quantità di minerale. Veniva ipotizzata la possibilità che il raddoppiamento della potenza della serie dei diaspri fosse da imputare ad una piega che avrebbe raddoppiato i banchi coltivabili. 
In conclusione veniva consigliata …la via più semplice e meno onerosa, iniziando un limitato scavo a giorno, dal quale ricaveremo utili indicazioni per il futuro ed una immediata produzione a costo più che normale… (MAGNANI, 1967).

Dal 1976 l’ultima attività della miniera di Cassagna: la Soc. Sil.Ma.

Ma il destino della Miniera di Cassagna era segnato.
L’ultimo periodo di coltivazione si è svolto esclusivamente a cielo aperto. I questo modo si limitavano i costi di estrazione: era eseguito lo scavo meccanico mediante pala su gomma o cingolata (Figura 23) ed il recapito a Pian di Fieno mediante trasporto su gomma (Figura 24). Tale metodologia permetteva la coltivazione economica anche del minerale a basso tenore come quello residuo del giacimento di Cassagna (Figura 25).

In funzione di tali lavori, ormai limitati allo spoglio del giacimento, nel 1979 fu predisposto un nuovo rilievo topografico degli esterni, finalizzato ad una cubatura del minerale soprattutto in vista.
Sulla planimetria (Figura 26) sono indicati alcuni sondaggi. Si tratta di una serie di perforazioni eseguite a distruzione di nucleo durante la campagna di ricerca avviata dall’ITALSIDER in tutti i cantieri che gestiva. Dei risultati ottenuti da questi sondaggi rimangono solo le trasposizioni su alcune sezioni (Figura 10 di La miniera di Cassagna (Liguria Orientale): la scoperta).
Nell’ultimo periodo di attività, Cassagna divenne una sorta di cava di prestito, ma necessaria a miscelare il tenore del mercantile secondo le richieste del mercato. Questa conduzione continuò nel tempo (Figura 27 e Figura 28) ed ancora nel 1996 fu eseguito un aggiornamento topografico a verifica delle eventuali scorte in posto (Figura 29).

Le immagini della Figura 13 proviene dall’archivio della famiglia Benente (per gentile concessione).
Le immagini delle Figure 14, 15, 16, 27 e 28 provengono dalla pagina Facebook Archeologia Mineraria in Val Graveglia (pubblicazione autorizzata).
Le immagini delle Figure 2, 6, 8 e 18 sono di proprietà Sil.Ma. e pubblicate in LOMBARDI e LAJOLO (2000).

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