Val Graveglia Mineraria: il rame (II parte)

Copertina

Copertina – Le principali mineralizzazioni cuprifere della Val Graveglia (modificato da BURCKHARDT e FALINI, 1956).

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La Miniera di Monte Bardeneto in Val Graveglia nel Cinquecento

Il giacimento della Val Graveglia del quale si hanno riscontri storici più antichi è sicuramente quello di Monte Bardeneto, presso l’abitato di Nascio (Figura 9).
Il 12 gennaio 1562, Gio. Giacomo GRIMALDI-SALINERO propose al Senato della Serenissima Repubblica una supplica per avere la disponibilità di …tutte le miniere di vetriolo che sono nella giurisdizione tra cui quella di Statale,.. (FERRETTO, 1983). La concessione richiesta sarebbe stata cinquantennale. E questo avrebbe permesso al richiedente …di mettere in opera l’affinare detti vetrioli come li romani e ridurre il ferro in rame… (FERRETTO, 1983). Questo avveniva prima che la medesima industria fosse avviata a Libiola.

L’attività avrebbe avuto lo scopo di produrre il vetriolo cioè …il solfato di rame (detto infatti vetriolo di rame). Tale sale, solubile in acqua … si forma per ossidazione della calcopirite (solfuro di rame e ferro) anche per azione dell’ossigeno dell’aria. Il ridurre il ferro in rame descrive il processo di sostituzione del ferro (appunto riduzione) al posto del rame con conseguente precipitazione del rame metallico… (CABONA e CABONA, 1994).
Si ha conferma dell’attività e della redditività dell’impresa ancora ventiquattro anni dopo. Il 22 giugno 1588, infatti, Giovanni PELIZZA vendeva a Stefano SALIERO, del fu Gio. Giacomo, …una terra a Statale nel luogo detto Bardinéo, in Statale, nella fabbrica del vetriolo nel luogo detto al sorfano… (FERRETTO, 1983).

La Miniera di Monte Bardeneto in Val Graveglia nel Seicento

Anche il MAGINI conferma, nella sua Statistica del 1610, che nella Riviera di …Levante nella villa di Statà ve ne sono di vitriuolo; una delle quali sono già cinquanta anni che lavora… (FERRETTO, 1983; DEL SOLDATO e PINTUS 1984). L’altra è più nuova. È un evidente riferimento a Statale da cui partono i sentieri-mulattiera sia per Monte Bardeneto che per Monte Porcile. Qui si trova la miniera cuprifera di Pian delle Broccheie, attiva ancora nel secolo scorso.
Subito dopo, il 20 giugno 1611, Gio. Ambrosio VIALE, podestà di Sestri Levante informa il Senato di aver …preso informazione che la miniera, posta in Villa di Staté, luogo denominato Colladarena, ossia Bardeneto … che già faceva fabbricare G.B. Baratta ho rotrovato che non solo non è l’istessa, ma sì lontano un miglio circa. Il G.B. Baratta non fa più fabbricare detta sua miniera, avendo perso il filone ossia pietra… (FERRETTO, 1983). Si è trattato di un’ingerenza nell’impresa del SALIERO, però di breve durata.
Un resoconto più circostanziato della situazione è quello di Gio: Domenico Giustiniani, capitano di Chiavari, che dopo essere andato il 21 luglio a Staté, riferisce al Senato il 20 ottobre successivo.
…La detta fabrica e miniere restano lontano da detto loco di Staté circa un miglio in un posto detto Bardineto, fu venduto una parte di terra da Geronimo Barrano e ivi se li fabrica esse vetriolo e l’altra parte verso il monte fu venduta da Domenico Cravino detto il Biso et in questa terra vi sono miniere. Della terra al momento è posseduta dal m.co Stefano Salinero, è di lunghezza di circa un quarto di miglio e dicono arrivi sino al Colla d’Arena, è di larghezza un tiro di balestra. Le dette miniere ossia Cave non si estendono molto, vi sono qualche pochi alberi di castagne per sino alla metà, e l’altra metà, quale corre sino in detta Colla d’Arena resta in tutto inculto per quanto si è potuto conoscere non esservi mai stato coltivato.
In detta Colla d’Arena vi è una parte di strada detta «delle bestie; in comunaglia, confina con gli uomini di Castagna, dall’altra parte vi è strada pubblica quale dura per spazio di miglia sei e giunge alli confini del luogo di Varese.
Ho procurato trovar termini et ho visto cè in la terra di detti Pelizza esservi certi termini quale repartano il boschetto dell’inculto che arriva sino a Colle d’Arena e di detti termini per detta linea fa l’istesso effetto a quello del m.co Salinero… (FERRETTO, 1830).
Una storia che viene da lontano, lunga oltre cinquant’anni, ripresa da documenti d’archivio pubblicati e non. Ma è anche una storia che viene da lontano come quelle tramandate davanti al fuoco in una sera d’inverno. E questa storia, reinterpretata, enfatizzata di particolari è narrata in un breve filmato da Fabrizio BENENTE. Rappresenta un mondo, di immagini e di storia.

La miniera di Monte Bardeneto in Val Graveglia nell’Ottocento

Dopo l’attività Cinque-Seicentesca non si hanno più notizie fino al 1888 quando la miniera era gestita dalla Società Parma e C.., quindi prima di interessarsi dei giacimenti della zona Reppia-Arzeno-Monte Chiappozzo.
Il riscontro di quei lavori è l’estrazione di circa 100 t di minerale con tenore in rame del 10% (ISSEL, 1892).
Il minerale, calcopirite (Figura 19) e pirite (Figura 20), era presente per lo più in forma di piccoli ammassi o colonne di varia grandezza relegate entro il contatto fra serpentinite e basalto (Figura 26 sn).

La miniera di Monte Bardeneto in Val Graveglia nel 1940: descrizione.

Pù nulla fino al 1940 quando fu richiesto ed ottenuto un nuovo permesso di ricerca. All’epoca furono attivi diversi cantieri, aperti in ammassi e filoni. Fu incaricato del rilievo topografico e minerario l’Ing. MONTICOLO del R. Corpo delle Miniere, ideatore della celebre omonima Tavoletta di campagna per rilievi celerimetriciFigura 18).
…Il terreno rilevato è compreso nel permesso di ricerca Bardeneto, Comune di Nè, prov. di Genova. E’ una striscia lunga 2 Km in senso N-S, larga da 250 a 400 metri, fra le quote 640 e 970. In esso appaiono a NE gli Scisti Eocenici che si protendono da quel lato fino a Statale ed oltre ed in senso opposto immergono a forte pendenza sotto le Diabasi come è provato dal pozzino che li incontra a 20 m di profondità… (MONTICOLO, 1940). Non si può escludere che si tratti del pozzo, ancora visibile presso il contatto e presente al limite estremo meridionale della zona mineraria (Figura 3).
…Seguono ad E ed O sponde di Eufotide che racchiudono un corso di Serpentina della larghezza di 100 a 150 m., in parte della quale affiora un brucione (Figura 21, Figura 22, Figura 23 e Figura 24), che prosegue verso Sud per ben 800 m cioè fino al Rio Novello, brucione che nella parte nord comprende i lavori della miniera di Bardeneto e nella est un filone di Talco della lunghezza di m 60 (Figura 25 e Figura 26). Seguendo il Rio Novello si incontra a O, in luogo delle diabasi, un importante affioramento di Diaspri nel cui contatto con la serpentina è stata scavata una galleria di ricerca detta GALLERIA DELLA BIANCA…
Dal Rio Novello (quota 328) il contatto Diabase ad est, serpentina ad ovest risale per 400 metri verso S.E. il borro dei Tre Cannoni fino ad una cuspide mineralizzata quota 740,9 (Figura 27, Figura 23 e Figura 24) e in questo tratto furono praticate due gallerie d’esplorazione a quota 673,6 e 693,9. Da detta cuspide il contatto si distacca dal Borro e per altri 400 metri non presenta indizzi minerali cioè fino ad un acquitrino con botro prodotto da sorgente. Ivi affiora in serpentina, un brucione a carattere filoniano che prosegue arcuato in direzione SE per 350 m cioè oltre al valico di Monte Bocco fino ad uno spuntone di Magnetite, poi volge ad est e si diluisce

La prominenza di Monte Bocco segnata nel piano non è la cima che è alta 1027 m ma un’apofisi alta 970 che fu indicata per riferimento. Ovunque la natura della roccia fu stabilita oltre che coll’esame diretto, coll’aiuto e controllo del sorvegliante Paganini, competente in materia per aver più volte percorso la regione con esperti minerari

Immagine citata nel testo

Figura 9 -Carta di campagna del rilievo geologico eseguito negli anni Ottanta (MDS).
LEGENDA
MORFOLOGIA: 1- cerchi neri = alluvioni mobili; 2- tre punti neri = coltri detritiche di fino a 3 m; 3- tratteggio nero sovrapposto al colore = coltri di spessore <1 m o terrazzamenti;
LITOLOGIA: Ap azzurro = Formazione delle Argille a Palombini; Cc giallo = Formazione dei Calcari a Calpionelle; * = noduli di selce; d rosa = Formazione dei diaspri di Monte Alpe; Mn linea rossa = mineralizzazioni; crocette nere = intensamente fratturati: Δ verde chiaro = basalti; gocce rovesciate sovrapposte al colore = pillow-lavas; Cu = affioramenti di minerali di rame; Γ viola = gabbro; Σ verde scuro = serpentinite generalmente lherzolite; punzonatura rossa sovrapposta al colore = oficalcite tipo Breccia di Levanto

La miniera di Monte Bardeneto in Val Graveglia nel 1940: il complesso minerario.

All’epoca delle ricerche (1940) complesso minerario in esplorazione comprendeva diversi cantieri. L’area indiziata si estendeva entro l’ampio brucione descritto dal MONTICOLO (MONTICOLO, 1940) fra il Monte Bardeneto ed il rio Novelli. Assumeva una larghezza variabile dai 100 ai 30 metri, con presenza di numerose venature limonitiche arricchite in pirite più o meno cuprifera. Dopo i primissimi assaggi eseguiti mediante scavi a giorno, furono attaccate alcune gallerie (Figura 28, Figura 29, Figura 22, Figura 30, Figura 27, Figura 25, Figura 23 e Figura 24). Occasionalmente, penetrarono in roccia anche solo poco mineralizzata o con arricchimenti locali, presupposto di corpi più consistenti. …Queste gallerie diedero origine alla miniera la quale ebbe un periodo di notevole attività e fu abbandonata qualche decennio addietro probabilmente più per difficoltà di ulteriore proseguimento degli scavi troppo ampi che per il loro insterilimento… (MONTICOLO, 1940).
Il reticolo di gallerie scavate fino al 1940 si estendeva entro una superficie di 100 x 150 metri, ma alcune ebbero esclusivamente scopo di ricerca (Galleria Ferma e Galleria Burroni). Più interessante fu la Galleria Vannoni (q. 704). Probabilmente prese il nome dall’intestatario della ricerca, forse il medesimo personaggio che aveva saggiato anche altri famosi giacimenti della Liguria Orientale fra i quali quello di Libiola.
I lavori incontrarono il contatto serpentinite-basalto e lo riscontrarono mineralizzato. Fu seguito per un centinaio di metri anche un secondo corpo mineralizzato entro un’area di 30 x 30 m. Soprattutto, la galleria Casarpe attraversò il più importante corpo mineralizzato costituito da diversi adunamenti lenticolari orientati NE-SW, per una superficie di 60 metri per 30 di media, fra loro collegati. L’estensione in profondità, ad iniziare da pochi metri sotto il livello del suolo, fu stimata fino almeno alla galleria di ribasso di quota 678, anche se alcuni indizi ne lasciavano supporre un ulteriore approfondimento. Le gallerie di quota 672 e 665 risultarono però completamente sterili.
Dalle gallerie di carreggio si penetra in scavi di coltivazione che sono generalmente spinti in larghezza ed altezza per sette o otto metri ma nei quali quasi sempre si è lasciato minerale ai lati, in alto e sotto i piedi. Volendo continuare lo sfruttamento sarebbe necessario riempire questi vuoti versando materiale dall’esterno, battere in corona e poi scavare di sotto in su sia i pilastri laterali che il minerale che rimane sotto il suolo. Ma occorrerebbe naturalmente provvedere una via d’uscita la quale, più economicamente che non una galleria di ribasso (essendo franata l’antica) che riuscirebbe lunga più di 200 metri e non raggiungerebbe abbassamento sufficiente, potrebbe oggi essere provveduto con un pozzo 30-40 m di profondità il quale potrebbe servire anche per un ulteriore esplorazione.
 Non è possibile fare un computo del minerale messo in vista ed ancora giacente nella miniera ma in modo grossolano ammettendo ancora uno spessore andante di tre metri per l’area degli scavi che è in complesso di circa 2000 mq, si arriverebbe a 6000 mc, cioè 20.000 tonnellate…
(MONTICOLO, 1940).

Il minerale non era tuttavia prevedibilmente molto ricco seppure, come afferma il MONTICOLO, non avesse avuto a disposizione delle specifiche analisi ne campionature. L’Autore supponeva un contenuto superiore al 30% di zolfo e solo alcune unità di rame (MONTICOLO, 1940): certo nulla di molto esaltante.

La miniera di Monte Bardeneto in Val Graveglia nel 1940: mineralizzazioni e infrastrutture

Relativamente alle altre ricerche, le notizie raccolte dal Monticolo possono essere così riassunte e schematizzate:
Galleria della MANICA: era stata scavata lungo il contatto Diaspri-serpentinite in corrispondenza del letto del rio Novelli; la galleria seguì tale contatto per una cinquantina di metri per poi inserirsi nella serpentinite per altri 200 metri fino al contatto col basalto che fu esplorato mediante un pozzo profondo circa 20 m. Durante tutti gli scavi non fu mai incontrata alcuna mineralizzazione.
Ricerca del Borro dei Tre Cannoni: lungo il contatto serpentinite-basalto che risale la detta incisione. Sono presenti almeno due arricchimenti minerali evidenti, rispettivamente, alle quote 725 (Figura 22 e Figura 26) e 799. Due gallerie fra esse parallele e scavate a partire dalle quote 673 e 699 non evidenziarono alcuna mineralizzazione, che fu invece accertata, fino a tre metri di profondità, da un pozzetto scavato entro l’affioramento a quota 717.
Filone di Monte Bocco: non era mai stato saggiato e l’Autore consigliava di attaccarlo sotto l’affioramento di magnetite, a 10 o 20 metri di profondità e proseguire in gallerie concordemente al filone.
Filone di Talco di Monte Bardeneto: questo filone affiora …in direzione N – S fra la quota 720 e 740 presso lo spartiacque fra i corsi di Bardeneto e il Rio Novello con potenza di circa 3 metri, lunghezza di 60… (MONTICOLO, 1940). Del Talco di Bardeneto non furono eseguiti assaggi. Tuttavia se ne trovano altre tracce sugli affioramenti (Figura 25, Figura 26, Figura 41 e Figura 42).
Il complesso minerario comprendeva già le più importanti pertinenze. Erano già in uso l’edificio di ricovero per attrezzi e personale (Figura 31, Figura 32, Figura 33 e Figura 34) e la stazione della teleferica che trasferiva il minerale a Cassagna (Figura 35).

La miniera di Monte Bardeneto nel 1952: l’intervento della MISA

Nel 1952 furono avviate nuove ricerche ad opera della società MISA che gestiva Libiola; i lavori riguardarono sia l’esplorazione delle antiche galleria che nuovi scavi a giorno. Questi ultimi consentirono l’individuazione di nuovo minerale di ferro e di rame nella serpentinite. In totale, si prepararono dalle scoperture 3000 t di minerale, il cui tenore si andava impoverendo (1,2-1,8%). I tecnici ritenevano che con uno sbancamento di ampie proporzioni si sarebbero messe in vista 80.000 t di minerale. Si presenta frammisto agli scisti ed alle ofioliti. Si presenta su una considerevole estensione in lenti ravvicinate. Ha caratteristiche analoghe a quelle del prodotto di Libiola, di cui la società considera la concessione come riserva. Si prevedeva di inviare a Libiola il minerale per l’arricchimento. I tecnici avevano calcolato per il tout venant  un costo di 3.000 lire/t e per l’arricchimento 950 lire/t. Il programma del 1959 prevedeva, in particolare, l’invio a Libiola di 15.000 t di grezzo per ottenere 4.500 t di prodotto mercantile.  Le ricerche avevano posto in evidenza tre zone in cui le riserve erano distribuite secondo lo schema successivo (in tonnellate):

minerale (t)/zone

Prima ricerca

Seconda ricerca

Terza ricerca

In vista

45.000

15.000

probabili

80.000

40.000

30.000

possibili

120.000

100.000

80.000

Tabella 1 – Minerale stimato a Bardeneto nel 1959. Fonte: GIORDANO G. Le attività estrattive in Liguria. Riv. L’Industria Mineraria, ottobre-novembre-dicembre. Roma, 1969.

La società rinunciò al permesso nel 1961 (GIORDANO, 1969).
Le ricerche di minerali cupriferi e minerali di manganese si sono sovente intrecciate, sia per motivi amministrativi (permessi rilasciati nelle medesime zone e per ambedue i minerali), sia per motivi economici. Ricordiamo, ad esempio, la presenza dei cantiere Bené della Concessione Cassagna, proprio sul versante orientale del monte. Oltre a questi, compaiono su documenti della Società MISA anche riferimenti a ricerche per minerali di manganese proprio a Bardeneto, fra monte Capra e monte Bocco (ITALSIDER, 1966; Figura 43).

L’indagine geochimica e geofisica degli anni Settanta

L’indagine più recente è stata esperita a scopo di ricerca, dall’Università di Genova (BASSO, DELLA GOISTA e MERLANTIi, 1981). Risale alla fine degli anni Settanta – inizio anni Ottanta. Fu esperita con applicazione di metodo misto geochimico e geofisico (Figura 36). In particolare furono applicate quattro differenti metodiche. …Analisi di elementi guida presenti nel terreno di copertura, misura dei potenziali spontanei, misura della resistività apparente e dei potenziali indotti… (BASSO, DELLA GIUSTA e MERLANTI, 1981). I potenziali spontanei hanno circoscritto un’area di massimo che è stata confermata, sulla base di un sondaggio elettrico verticale, con la presenza di uno strato sub-superficiale a bassissima resistività (Figura 39, sn), L’anomalia è stata interpretata con la presenza di …una consistente mineralizzazione a solfuri…(BASSO, DELLA GOISTA e MERLANTIi, 1981). Analoghi risultati sono stati ottenuti dai sondaggi elettrici orizzontali che hanno individuato un’area di minima resistività (tratteggio in Figura 39, dx) abbastanza coerente con la precedente.
Secondo le più recenti teorie il giacimento di Monte Bardeneto, analogamente agli altri della Liguria Orientale, è del tipo stratiforme a Fe-Cu-Zn … legato stratigraficamente alle brecce ultrafemiche basali, sovrastanti rocce ultrafemiche più o meno serpentinizzate. I solfuri, che alla base sono disseminati nella matrice, passano gradualmente verso l’alto a costituire corpi stratiformi massicci, con concomitante diminuzione di clasti e matrice. La copertura di questi corpi massicci è costituita da basalti a pillow… (BASSO, DELLA GIUSTA e MERLANTI, 1981).
L’indagine eseguita ha portato BASSO, DELLA GIUSTA e MERLANTI (1981) a sintetizzare l’esistenza di un corpo mineralizzato, in parte disseminato ed in parte massiccio, di circa 40.000 mc, presente a profondità molto modesta (fino a 10 metri dal p. di c.). Il suo tenore in rame poteva essere estremamente variabile e consistente solo in corrispondenza del corpo massiccio. La mancanza di campionature dirette rende, naturalmente, l’informazione incompleta almeno dal punto di vista  economico. Tuttavia, sulla base delle analisi storiche, non pare esserci un interesse economico sul giacimento. Non manca, tuttavia, l’attenzione manifestata su elementi chimici/minerali di nuovo interesse.

Bibliografia

BASSO R., DELLA GIUSTA A. e MERLANTI F. (1978).Studi su alcuni giacimenti a solfuri nelle ofioliti della Liguria Orientale. Rendiconti della Società Italiana di Mineralogia e Petrologia, 34 (2), pp. 629-638 
BASSO R., DELLA GIUSTA A. & MERLANTI F. Prospezione mineraria del giacimento a solfuri di Monte Bardeneto (Liguria Orientale). Boll. Ass. Miner. Subalpina, a. XVIII, n°3-4. Torino, 1981.

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FERRETTO A.  (1983). Il Distretto di Chiavari preromano, romano e medioevale. Parte II. Estratto degli Atti della Società Economica di Chiavari. Tip. Colombo. Chiavari.
GARUTI G. e ZACCARINI F. (2005). Minerals of Au, Ag and U in volcanic-rock-associated massive sulphide of the Northern Apennine ophiolite, Italy. The Canadian Mineralogist, 49 (2005), 935-950. Tradotto da MARTINELLI A. (2005). Minerali di Au, Ag e U in depositi a solfuri massivi associati a rocce vulcaniche (VMS deposits) delle ofioliti dell’Appennino settentrionale. Per PRIE, Notiziario di Mineralogia Ligure, n. 1, set-dic- 2005.

GIORDANO G. (1969). Le attività estrattive in Liguria. Riv. L’Industria Mineraria, ottobre-novembre-dicembre. Roma.
ISSEL A. (1892). Liguria geologica e preistorica. Tip. Donath-Pagani. Genova.
ITALSIDER, Miniera di Gambatesa (1966). Notizie sul diaspri manganesiferi delle Provincie di Genova e La Spezia. Relazione redatta dai tecnici della Miniera di Gambatesa (il dott. C.E. BURCKHARDT compare solo nella tavola delle sezioni geologiche). Fu trasmessa dall’ufficio di Piandifieno alla Sede Centrale con comunicazione internare 25/1/1966 n. 66 UT.2

MAGINI G.A. (1610). Ragguaglio di alcune cave di pietre mischie, loro qualità e colori trovate nella Liguria sino all’anno presente 1610. Archivio di Stato di  Bologna, Monastero S. Giovanni Battista, 167/4651, Storia d’Italia.
MONTICOLO A. (1940). Sul rilievo minerario – Bardeneto – Monte Bocco – Eseguito per incarico della Società Manganesifera Italiana. Relazione inedita. Archivio Privato. Firenze, 26 settembre 1940 – XVIII.
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PELLOUx A. (1934 b). Itinerari geo-mintralogici per le escursioni nei dintorni di Sestri Levante e
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REDAZIONALE (1884). Relazione sul Servizio Minerario nel 1882. Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio. Annali di Agricoltura. Roma – Tip. Eredi Botta.
REDAZIONALE (1885). Relazione sul Servizio Minerario nel 1883. Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio. Annali di Agricoltura. Roma – Tip. Eredi Botta.
REDAZIONALE (1886). Relazione sul Servizio Minerario nel 1884. Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio. Annali di Agricoltura. Roma – Tip. Eredi Botta.
REDAZIONALE (1887). Relazione sul Servizio Minerario nel 1885. Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio, Annali di Agricoltura. Roma – Tip. Eredi Botta.

Questo articolo fa parte di una serie di scritti presenti sul sito relativi alla Val Graveglia ed alle sua storia mineraria legata alle miniere storiche di rame e manganese, ma anche ad altre variegate litologia.

Le risorse minerarie

  1. Val Graveglia mineraria: le risorse geologiche
  2. Lagorara: 5000 anni fa una cava di diaspro
  3. Foto Alta Val Graveglia, fra scorci mozzafiato, archeologia e antiche miniere
  4. Archeologia mineraria il Liguria Orientale

Le ricerche

  1. Monte Bianco: un po’ di archeologia e storia delle miniere
  2. Ritorna la ricerca mineraria in Liguria Orientale: il permesso “Monte Bianco”

Le miniere di manganese

  1. Molinello. Tornchi silicizzati nei diaspri della Val Graveglia (Genova).
  2. La miniera di Cassagna (Liguria Orientale): la scoperta
  3. La miniera di Cassagna (Liguria Orientale): la storia
  4. La miniera di manganese di Monte Porcile
  5. Foto storiche inedite della Miniera di Monte Porcile
  6. Studio Gravimetrico della Miniera di Gambatesa (1968)

Le miniere di rame

  1. Val Graveglia mineraria: il rame (I parte)
  2. Val Graveglia mineraria: il rame (II parte)
  3. Le miniere di rame e il giacimento cuprifero di Le Cascine – Semovigo

Il lavoro

  1. Donne e miniere in Val Graveglia (Liguria Orientale)
  2. Storie di Donne e Donne dei mestieri perduti
  3. Paesaggi minerari. L’attività mineraria vista dalle donne. Il caso della Liguria Orientale
  4. L’impianto Sink Float di Pian di Fieno
  5. Foto impianto del Foppo (1987)

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