Gran parte dell’archeologia è fondata sulla definizione tipologica e artistica dei singoli manufatti. Ma è sempre più necessaria l’indicazione petrologica e geologica dei materiali naturali impiegati, al fine di comprenderne soprattutto la provenienza.
Dal ritrovamento fortuito di Giacomo Lena di una cippo a calotta con apice, inserito nell’orditura di un muro in località Pescoso del comune di Pescaglia, all’indagine patrologia per definirne una possibile area di reperimento del litotipo utilizzato per scolpirlo
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Gran parte dell’archeologia è fondata sulla definizione tipologica e artistica dei singoli manufatti. Ma è sempre più necessaria l’indicazione petrologica e geologica dei materiali naturali impiegati, al fine di comprenderne soprattutto la provenienza.
Dal ritrovamento fortuito di Giacomo Lena di una cippo a calotta con apice, inserito nell’orditura di un muro in località Pescoso del comune di Pescaglia, all’indagine patrologia per definirne una possibile area di reperimento del litotipo utilizzato per scolpirlo
L’attività della caldera dei Campi Flegrei era nota già ai Romani che, nel primo secolo, avevano predisposto barriere a salvaguardia delle ingestioni marine indotte dalla subsidenza del suolo.
Sistema vulcanico quiescente, ma con ciclici momenti di riattivazione. Ultimo di questi nel 1538 con l’eruzione che ha “creato” il cono di tufo del Monte Nuovo.
Attualmente continui e ripetuti accenni di attività profonda, preparatoria, ma che necessita di continui studi e modellazioni (gli ultimi appena pubblicati), monitoraggi e vigile attesa.



