San Galgano da Chiusdino

Copertina

Copertina – Tavoletta di Biccherna (autore senese) che rappresenta don Stefano, monaco di San Galgano, inginocchiato davanti al Santo. Vssuto a Chiusdino nel XII secolo, GALGANO abbandonò la sua vita spensierata ritirandosi in un eremo dopo la visione dell’Arcangelo Michele, l’ammonizione della Vergine e la visione degli angeli.
La sua spada infissa nella roccia simboleggia la rinuncia al mondo ed alla vita da cavaliere.

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La leggenda medievale di GALGANO e della spada nella roccia

Castello di Chiusdino (Figura 1).
All’epoca, Chiusdino e la valle del Merse facevano parte dei feudi del vescovo di Volterra. A questo rimasero fedeli fino alla conquista da parte di Siena avvenuta, progressivamente e attraverso alterne vicende, fra il 1215 e il 1359.
È il 1148 circa secondo l’agiografia tardo-rinascimentale (o per alcuni è il 1152) quando GALGANO nasce a Chiusdino (Figura 2) da Dionigia e dal nobile Guido GUIDOTTI o GUIDOTTO, cavaliere del Vescovo di Volterra Galgano PANNOCCHIESCHI (Figura 3).
Pare che la coppia avesse difficoltà a concepire un discendente, seppure lo desiderasse ardentemente, tanto che ne chiese la grazia all’Arcangelo Michele, (Figura 4).
Il giovane è destinato alla carriera militare (Figura 5). Diventa presto cavaliere (Figura 6 e Figura 7), forse anche lui del vescovo di Volterra.
Le cronache lo descrivono come un giovane impulsivo, arrogante, che amava la vita mondana e lussuriosa.
Insomma una vita dissoluta, non guerriera come atteso, e soprattutto di viaggi.
Tuttavia, la sua esistenza è colpita da un grosso cambiamento.
Durante uno dei suoi viaggi, si manifesta a GALGANO l’apparizione dell’Arcangelo Michele che lo guida fino alla collina di Montesiepi (Figura 8).
Oltrepassato il ponte ed attraversato un prato fiorito, che emanava un profumo intenso e soave, raggiunsero Monte Siepi, dove, in una cappella rotonda, Galgano incontrò Gesù, i dodici apostoli e la Vergine Maria, che lo esortarono a condurre una vita eremitica e di penitenza... (WIKIPWDIA).
È il classico ripensamento della vita.
GALGANO abbandona la sregolatezza, la violenza e l’arme; se ne pente e si dedica alla preghiera.
Correva l’anno 1180.
E qui avviene il fatto miracoloso e leggendario della Spada nella Roccia.
Mentre GALGANO è intento a tagliare legna per ricavarne una croce, gli sfugge l’arma di mano. La spada vola via e, ricadendo, si conficca in una vicina roccia. Il sasso si apre e la spada vi penetra come nel burro. Da quel momento la lama è saldata alla/nella roccia e non sarà più possibile estrarla (Figura 9).
Altre versioni indicano che sia stato lo stesso GALGANO a infiggerla nel masso (Figura 10) come segno di rifiuto della sua precedente vita e per rappresentarne la croce davanti alla quale dedicarsi alla preghiera, in quel luogo di penitenza.
Credenza certa ed inoppugnabile è che nessuno sia mai riuscito ad estrarla dalla roccia.

La spada nella roccia e la scienza

Oltre la leggenda, la scienza.
Come accaduto innumerevoli volte nella storia della Chiesa, si sono resi necessari approfondimenti, prove e verifiche, di alcune situazioni (il sangue di San Gennaro; Figura 11) o manufatti (la Sacra Sindone; Figura 12). Così, neppure la Spada nella Roccia di Montesiepi è sfuggita al desiderio di materializzare un atto di fede.
Sono gli ultimi anni Novanta del secolo scorso.
L’Università di Pavia è stata chiamata ad analizzare la composizione del ferro con cui è stata forgiata la lama di Montesiepi, quasi ottocentocinquanta anni prima. I risultati hanno escluso l’impiego di leghe confermando, implicitamente, un’origine medievale del manufatto, coerente con la fine del XII secolo. Anche il modello della spada corrispondeva alla storia di GALGANO.
In seguito, fu eseguita una seconda analisi archeologica mediante georadar. In questo caso l’indagine fu estesa a tutto l’edificio dell’Eremo al fine di verificare la presenza di eventuali strutture sepolte.
Una prima fase fu prevista nel gennaio 2001 mediante …una serie di scansioni a 50 cm l’una dall’altra sul pavimento della Rotonda e nell’ingresso. Una prospezione attorno alla roccia della spada con l’antenna che FINZI (esperto in georadar del Dipartimento di Geologia, Paleontologia e Geofisica dell’Università di Padova) aveva con sé non ha permesso altro che intravvedere la lama sottostante, a causa dell’infelice conformazione della roccia, e della posizione della lama (verticale e di taglio)... (CICAP, 2002).
Oltre a questo analisi dirette c’è la storiografia, ci sono le testimonianze della vita di GALGANO e della sua conversione negli atti dell’Inquisitio, l’iter processuale per la sua canonizzazione. La consacrazione fu sollecitata del vescovo di Volterra, Ildebrando PANNOCCHIESCHI e da un’apposita commissione pontificia presieduta dal cardinale Corrado di WITTELSBACH (Figura 13). Sono una ventina di deposizioni, testimonianze dirette e giurate di persone che avevano conosciuto il cavaliere-eremita …o asserivano di aver ricevuto miracoli per sua intercessione. Da queste testimonianze discende una successiva serie di drammatizzazioni agiografiche: la Vita Sancti Galgani de Senis, redatta in ambito cistercense, la Vita beati Galgani, di matrice agostiniana, entrambi della metà del XIII secolo, la Legenda sancti Galgani confexoris,del XIV secolo, e la Legenda di santo Galgano del XV secolo… (Wikipedia).

Una visione europeista della Spada nella Roccia

Più o meno coevi alla leggenda ed alla penitenza del dissoluto GALGANO sono alcuni racconti celtici e cavallereschi, diffusi tra Francia ed Inghilterra. È da questi che scaturì il mito di Re Artù (Figura 14 e Figura 15),
In particolare si riferiscono alla prova della sua designazione a prossimo Re d’Inghilterra. L’evento si è svolto in Cornovaglia. Il giovane Semola disneyano (un giovane Artù) è l’unico che riesce ad estrarre, da una roccia o, meglio, da un incudine la mitica, regale, excalibur (Figura 16).
La leggenda mondiale del valoroso Artù ha una qualche relazione con la spada italiana di San Galgano?… (BONAJUTO, 2025).
In realtà l’esistenza di GALGANO è attestata storicamente. L’eremita GALGANO muore poco dopo, circa un anno dopo, il miracolo della Spada nella Roccia. In seguito viene santificato come attestano gli atti dell’inchiesta di canonizzazione trascritti dal senese Sigismondo TICCI (Sigismundus Titius, Sigismondo Tizio).
Oggi rimane una costruzione circolare a proteggere e custodire la Spada nella Roccia, quella reale, costruita sul luogo dove sorgeva la capanna, l’eremo, di GALGANO (Figura 17, Figura 18, Figura 19 e Figura 20).
A valle, poco lontano, la magnifica e profondamente suggestiva Abbazia gotica costruita in settant’anni, fra il 1218 e il 1288, dai monaci cistercensi (Figura 21 e Figura 22).
Molto importanti sono le reliquie del Santo, conservate nel piccolo borgo medievale di Chiusdino e contese fra la Pieve di San Michele Arcangelo e la Chiesa di San Sebastiano. Pare che il corpo del Santo sia stato disperso dopo la sua morte. Rimane solo il teschio protetto nel Reliquiario della testa di San Galgano (Figura 23).
Alcuni frammenti ossei sarebbero stati rinvenuti all’inizio del secolo scorso in una piccola scatola di piombo (ritenuta seicentesca) trovata vicino alla Spada nella Roccia. Ma rimane il dubbio della loro autenticità nonostante che sulla scatola figurasse la dicitura ossa di San Galgano…
In ogni caso, la spada excalibur e Re Artù rimangono un mito, al contrario della presenza fisica della Spada nella Roccia di Montesiepi.
Bisogna aggiungere che per la spada di GALGANO si tramandano oralmente anche situazioni smitizzanti. Innanzitutto pare che fino al 1924 fosse possibile estrarre la spada dal sasso e questo avallerebbe i tentativi di furto susseguitisi. Proprio per impedire l’estrazione della spada dalla roccia, si racconta che nel 1924 il parroco dell’epoca abbia bloccato la lama colando piombo fuso nella fessura ospite. Tuttavia, lo stratagemma non fermò il vandalo che negli anni Sessanta del secolo scorso la spezzò in due. Il moncone venne presto riposizionato in sito, approntando anche una copertura in plastica rigida a titolo di protezione.
Anche in questo caso esiste una differente versione. …Fra i vari tentativi di furto curioso è quello di alcuni monaci che, in un momento di assenza di Galgano, cercarono di estrarre la spada dalla roccia (ma) invano. Nel farlo però ruppero la lama. Quando Galgano tornò ne fu profondamente dispiaciuto, fu così che Dio disse a Galgano di avvicinare le due parti della spada danneggiata dai monaci che si fusero nuovamente assieme, per sempre.Per contro i monaci vennero puniti: uno affogò, uno fu colpito da un fulmine mentre il terzo venne azzannato da un lupo e riuscì a salvarsi pregando San Galgano... (VALERIA, 2022).
In conclusione, a prescindere dal fatto che GALGANO avrebbe infisso la spada nel sasso e Artù l’avrebbe estratta (per altro secondo alcuni racconti da un incudine), il collegamento fra le due storie è stato e continua ad essere un progredire di intrecci e suggestioni. Da quelle ricordate per la spada di GALGANO, alle solite, stucchevoli, presenze di Cavalieri Templari (Figura 24), del Sacro Graal (Figura 25)  ed ai pellegrini in viaggio per l’Europa, a corredo della leggenda della spada di Artù.

immagine richiamata nel testo

Figura 22 – L’Abbazia gotica di San Galgano, Rilievo architettonico 3D, piante e sezioni. Immagine creata con ChatGPT mag 2026

L’Eremo di Montesiepi

L’eremo di Montesiepi è stato il primo edificio della zona costruito dai monaci cistercensi in ricordo e onore di GALGANO. In effetti è stato costruito intorno al 1182, un anno dopo la sua morte, e prima della sua canonizzazione.
È una struttura a pianta circolare (Figura 17) edificata sopra la tomba di GALGANO GUIDOTTI.
Lo scopo fu quello di custodire il luogo dell’eremitica conversione del cavaliere GALGANO.
L’edificio si ispira ai modelli del Santo Sepolcro di Gerusalemme, con una cupola emisferica in laterizio decorata da fasce alternate di mattoni e pietra (Figura 17, Figura 18 e Figura 19).
All’interno è conservata la Spada nella Roccia (Figura 9) e alcune reliquie legate alla leggenda. Fra queste le, cosiddette, …mani degli uomini invidiosi» (alcuni monaci) che nel 1181, secondo l’agiografia, tentarono di strappare la Spada dalla roccia mentre san Galgano era assente, e che furono colpiti da un fulmine e assaliti da un lupo… (CICAP, 2002). La tradizione popolare, più semplicemente, le indica come le mani di un ladro che avrebbe tentato di rubare la spada. I reperti sono di epoca successiva a SAN GALGANO, ma per la conferma delle due ipotesi sono attesi i risultati di una datazione radiometrica.

L’Abbazia di San Galgano: capolavoro gotico, cistercense

L’arrivo a San Galgano avviene la sera di un piovigginoso giorno di fine settembre.
L’aria è profumata di erba bagnata, terra bagnata, sassi bagnati.
Nel buio si intravede la sagoma incerta dei resti dell’Abbazia (Figura 26).
Avvicinandosi, i passi scricchiolanti sul pietrisco dello sterrato, contrastano con lo strano senso di timore misto ad emozione che pervade il momento.
Un luogo assolutamente suggestivo e mistico.
Improvvisamente appare la scheletrica facciata (Figura 27). Semplice, lineare, quasi in contrasto con quell’atmosfera spessa… In origine era decorata con inserti ceramici di influenza pisana, oggi sono quasi perduti. 
L’interno è… mozzafiato. Un’assoluta prospettiva verso l’infinito... (Figura 28).
Sentirsi piccoli, inermi… in faccia all’eternità. Sensazione ridondata dal camminare, ancora, sulla terra bagnata dalla pioggia sotto il cielo che compone il tetto.
E poi lo spazio. Settanta metri per oltre venti di superficie, suddivisa geometricamente nella  lunga navata centrale, le due navate laterali, il transetto trasversale e l’abside rettangolare.
Nei colonnati laterali, pilastri massicci che sostengono archi gotici acuti, acuminati. La struttura è senza fronzoli, come vuole lo stile,, ma mossa dalle trine gotiche di pietra della croce latina (Figura 29, Figura  30 e Figura 31). È l’evidente passaggio dall’architettura romanica alla nuova sensibilità gotica (Figura 32 e Figura 33).

Monofore ogivali, su due piani, dietro l’altare maggiore di pietra rivolto a oriente… Il miracolo della luce e, in questo specifico caso, del plenilunio (Figura 34, Figura 35, Figura 36 e Figura 37) come un cantico di Gloria. Per i cistercensi, la luce aveva valore spirituale, simbolo della resurrezione e della luce divina.
L’emozione che diventa malessere fisico. Le gocce che ancora si staccano qua e là dagli ornati dei muri diventano passi antichi, scalpiccio di monaci e armati, il sordo rumore di zoccoli sul prato esterno… tremitonon realtà, fuori dal tempo, da un tempo antico…
Unica concessione frivola è il capitello antropomorfo posto vicino al primo pilastro sinistro che, secondo alcuni studiosi, potrebbe raffigurare l’architetto Ugolino di MAFFEO, coinvolto nella fase finale del cantiere (Figura 38).
La grazia composta e mistica della leggiadria strutturale interna si confronta con la possente fortezza e solidità manifesta dell’esterno (Figura 39, Figura 40 e Figura 22).
All’interno dell’Abbazia, ancora oggi nelle sue condizioni attuali, si respira a tuttotondo la sua grande austerità decorativa, l’equilibrio geometrico, la luce naturale che la pervade (anche di notte), l’assenza di eccessi ornamentali e, soprattutto, il forte senso di spiritualità.
Come in tutte le abbazie cistercensi, l’organizzazione degli spazi seguiva una logica funzionale estremamente precisa, pensata per la vita comunitaria dei monaci. Così, presso la chiesa sono leggibili le testimonianze dell’organizzazione di vita monastica medievale: il dormitorio, il refettorio, la sala capitolare ed il chiostro.

L’Abbazia di San Galgano, notizie storiche

La costruzione della grande Abbazia è perdurata quasi settant’anni. Fu iniziata intorno al 1220 e terminò verso il 1288. In seguito, però, sono stati …aggiunti un piccolo atrio, una cappella laterale affrescata (1300), un campanile (1300?) e una canonica (1700)... (RAININI, 2001). La conferma delle datazioni è emersa …dall’esame per termoluminescenza di materiali edilizi (mattoni, terracotte, ecc.) provenienti dalle varie parti della costruzione. Una prima parte di queste analisi è (…) stata effettuata presso il laboratorio di Termoluminescenza del prof. Martini dell’Università di Milano Bicocca, a cura delle dott.sse Sibilia e Galli... (CICAP, 2002).
Le caratteristiche sostanziali della costruzione originale si differenziano del gotico francese, più spettacolare, come a Notre-Dame di Parigi (Figura 41, Figura 42, Figura 43, Figura 44 e Figura 45) o Chartres (Figura 46).
Qui il verticalismo è più contenuto. Gli edifici cistercensi volevano trasmettere raccoglimento e semplicità, seguendo la regola benedettina.
Le caratteristiche dell’Abbazia, hanno indotto molti studiosi a definirla un gotico temperato italiano. Gli archi sono a sesto acuto gotici, la struttura è slanciata ma non estrema e alcuni elementi sono ancora legati al romanico italiano. Se ne può forse dedurre una certa presenza di maestranze differenti (borgognone-cistercensi, lombarde, pisane e locali senesi). Una fusione che rende San Galgano un esempio  di passaggio dal romanico italiano al gotico.
Nel XIII secolo il monastero divenne molto ricco e potente grazie alle terre agricole e ai commerci controllati dai monaci.
Dal Trecento la decadenza: guerre e saccheggi, crisi economica, la peste e la perdita del potere monastico.
Si arriva così al Settecento quando il complesso venne progressivamente abbandonato (Figura 47). 

Non solo. 
Nel 1786 un fulmine colpisce il campanile che crolla sul tetto, demolendolo. In seguito, tre anni dopo, la chiesa viene sconsacrata e riattata per usi agricoli.
Finalmente, nel 1926, lo Stato avvia i primi restauri, consolidamenti ed interventi di tutela. All’epoca lo stato del monumento è quello immortalato dagli Alinari (Figura 48) o nella cartolina di Figura 49.
Un evento decisivo, fra gli altri, fu il crollo citato del campanile che contribuì fortemente alla distruzione del tetto, lasciando la chiesa a cielo aperto ed a maggiore esposizione agli atmosferili (e non solo).
Oggi, questa, è la sua più celebre caratteristica, nonché fonte di emozioni…
L’abbazia è un esempio fondamentale dello stile gotico cistercense, una variante del gotico sviluppata dai monaci dell’ordine di Cîteaux.

È uno dei rari casi in cui si può constatare la filosofia strutturale di una grande abbazia gotica quasi come un modello architettonico a scala reale.

Volterra, provincia di Pisa, Italia

Località Montesiepi, 53012 Chiusdino provincia di Siena, Italia

San Galgano, Chiusdino, provincia di Siena, Italia

Chiusdino, provincia di Siena, Italia Siena, provincia di Siena, Italia

Bibliografia

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