Streghe (Strie)

Copertina

Copertina – Francisco GOYA, La maledizione (o le streghe), 1797-1798, Madrid, Museo Lázaro Galdiano (da didatticarte.it)

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Proemio

Rileggendo un articolo di Sondra COGGIO (2005) emerge una storia popolare di Tellaro (SP), ma che trova innumerevoli riscontri nella superstizione, nella cattiveria, forse nell’invidia, sintetizzate nella nomea costruita per ignoranza su personaggi diversi. del passato.
È la storia di MENÉ.
Mené era una donna normale (…) aveva avuto una vita difficile, e sapeva curare con le erbe (Figura 1). Probabilmente era una guaritrice, o semplicemente una persona che aveva già intuito il valore curativo di molte tisane, che oggi sono alla base di precise ricette mediche. Purtroppo ebbe molti figli, e molti ie morirono. Ci fu chi disse che era colpa sua. Si intervenne per sottrarle i figli che le erano rimasti: e la poveretta impazzì dal dolore, tacciata di stregoneria… (COGGIO, 2005).
Innanzitutto conosceva.
La conoscenza è stata un problema da che Homo è uomo, soprattutto per i più, quelli che non conoscevano. MENÉ conosceva il potere curativo delle erbe. In certi contesti sociali sarebbe stata ammirata e seguita. Nel suo paese, come del resto a Mompantero in Val di Susa (Figura 2), evidentemente no. Aveva prevalso l’ambiguità della guaritrice. Quindi la paura? L’invidia? Chissà.
MENÉ ebbe molti figli, altro fattore di invidia o disprezzo, e ritorsione alla Boccadirosa…, fu accusata di averne fatti morire (Figura 3). Altri glieli sottrassero.
Fra le righe sembra che sia stata tacciata di stregoneria. Da guaritrice a strega il passo è sempre stato breve… ed era cosa comune. Perdìtta BASIGHEDDU, la strega di Nuoro, e Julia CARTA, la strega di Siligo, raccoglievano erbe, curavano (Figura 1). Furono arrestate, torturate, processate e condannate dalla Santa Inquisizione spagnola in Sardegna dopo confessioni estorte, ma scamparono al supplizio, pare, grazie proprio alla loro arte.
La stregoneria un fenomeno oscuro della storia umana. Confessioni estorte con la tortura. Inventate. Quanti casi sono riconducibili a semplice invidia, supremazia intellettuale, arrogante cattiveria degli aguzzini. Una prassi che, all
e …caute norme del Canon Episcopi, che considerava eretico affermare la reale esistenza della stregoneria (…) sostituisce il terribile Malleus Maleficarum (…dei domenicani tedeschi Kramer e Sprenger…) che tacciava di favoreggiamento la stessa incredulità… (OLIVIERI, s.d.; Figura 29).

Una bella involuzione se pensiamo che la …legge longobardica, spesso generosa verso il bel sesso, volle che chi avesse dato ad una donna la taccia di fornicatrice o di strega senza poterlo provare, pagasse una multa uguale a quella che era prescritta pel di lei omicidio… (GIOJA, 1840, p.382). Eppure, al tempo della conversione dei Longobardi è fatta risalire la leggenda di San Barbato (VII sec.). Fu il vescovo di Benevento che distrusse il noce attorno al quale vox populi diceva si radunassero le streghe, giunte in volo anche da lontano, per accoppiarsi col demonio in un sabba mefistofelico (Figura 4 e Figura 5).
Il noce fu estirpato, ma secondo leggenda, rinasceva, allora nuovamente abbattuto, ma ogni volta rivegetava…
Persecuzione antica che ritroviamo cinque secoli dopo nell’Inquisizione… Ma è proprio finita?

Archeologia: le streghe bambine di Albenga

Nell’ottobre del 2014 viene data notizia del ritrovamento di uno scheletro sepolto a testa in giù (Figura 6). La scoperta è stata fatta ad Albenga, nell’Area Archeologica di San Calogero, in un sepolcreto di V-VI secolo.
Una sepoltura originale, non comune, inquietante. Il Professor PERGOLA del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana ha chiarito, a caldo, che lo scopo di una sepoltura di questo tipo era quello di impedire all’inumato di vedere …la luce della Resurrezione. Era un trattamento che si riservava agli assassini e ai ladri. Oppure era un gesto di superstizione, per far sì che non si potessero rialzare e tornare in vita (…) Alcuni (corpi) sono stati ritrovati sepolti non solo a faccia in giù, ma anche inchiodati a terra: perfino il cranio veniva trapassato e fissato al terreno. Quel che sappiamo è che aveva massimo 13 anni, perché le suture ossee non sono ancora saldate.(…Tuttavia…) al momento non abbiamo trovato segni di morte violenta… (FOTIA a, 2014). A contrastare col disprezzo per la salma è stata la scelta di seppellirla presso la facciata della chiesa, in posizione ambita (PELOSI a, 2014).
Secondo gli archeologi ROASCIO e DELLU’, i primi riscontri possibili sui resti, indicherebbero che il/la giovane soffriva di una  …forte anemia (…che…) potrebbe averle procurato svenimenti o crisi epilettiche che, male interpretate, avrebbero potuto assumere l’aspetto di vere e proprie sindromi di possessione demoniaca (…quindi la sepoltura prona, come…) gesto di autodifesa che la comunità dei viventi attua per impedire il ritorno in vita di una persona vista come negativa. Tale sorte veniva riservata ai suicidi e agli assassini, ma anche agli assassinati nel timore che tornassero a vendicarsi, così come alle streghe… (FOTIA b, 2014).
Secondo la tradizione, anche PIPINO IL BREVE avrebbe espresso il desiderio di essere seppellito a faccia in giù, ma lui in segno di umiltà e sottomissione. Tuttavia, di questo non pare ci sia riscontro storico (Figura 7), anzi sembra che l’aneddoto, come la traslazione della salma, derivino dalla profanazione delle tombe fatta durante la Rivoluzione Francese.

Le streghe bambine di Albenga: considerazioni

Nel prosieguo delle indagini archeologiche è emerso che i corpo sepolti in maniera particolare e anomala, presso San Calogero di Albenga, erano due. In particolare, oltre a quello inumato a testa in giù ne è emerso un altro arso prima di essere sepolto e ricoperto con grosse lastre di pietra. Sepolture che avevano, apparentemente, in comune l’odio dimostrato dalla comunità locale per quelle due persone. Ma non solo.
Lo studio successivo ha dimostrato che si trattava di due corpi femminili, giovani, tredicenne la prima e quindici-diciassettenne la seconda.
Analogie importanti fra i due corpi sono emerse dalle analisi dei teschi. Ambedue presentavano forte anemia, ma soprattutto la persistenza della sutura metopica (frontale) dei neonati, che si chiude nei primi anni di vita divenendo una cresta ossea (Figura 8). L’anomalia è generalmente benigna, ma nei casi in cui appare severa può associarsi a problemi visivi, di apprendimento e comportamentali, Questa situazione, associata alla bruciatura del corpo (probabilmente ancora in vita) ha condotto all’ipotesi dell’esecuzione capitale di una strega.
Una conferma era attesa dalla datazione C14 considerando che …proprio nell’entroterra ingauno, nel 1300, avvenne il primo processo per stregoneria di una donna messa poi al rogo in piazza San Michele… (PELOSI D, 2015). Ma il radiocarbonio stabilirà che la diciassettenne era vissuta nel XVI secolo (PELOSI, 2018).
Molte analogie anche per la sepoltura della tredicenne. Infatti era affetta da scorbuto, malattia indotta dalla carenza di vitamina C che provoca danni ai tessuti connettivi. La sintomatologia è data da gengive sanguinanti, perdita dei denti, debolezza, anemia, facile sanguinamento e difficoltà nella guarigione delle ferite. Tutti effetti che potrebbero essere stati scambiati, all’epoca, come segni di possessione demoniaca. La tredicenne, però, era vissuta fra il 1440 e il 1530, sempre dalla datazione radiocarbonica (PELOSI, 2018).
Per onore di cronaca va riportato anche lo scetticismo espresso da Marco MEROLA, corrispondente di Archaeology Magazine, per le conclusioni un po’ indiziarie espresse sulle sepolture, con i lavori ancora in corso (REDAZIONALE, 2015). 

Altre sepolture anomale, analoghe

In tre giornate di studi sugli scavi di San Calogero, è emerso ...che la tredicenne “ingauna” ritrovata prona (…) nei pressi della facciata della chiesa (…) dispone di numerosi confronti (PELOSI (g), 2016).
Alcuni riferimenti.
Nel cimitero presso la Pieve di Pava, nel Senese, durante lo scavo del 2005, è stato messo in luce lo scheletro prono di una giovane donna quindici-sedicenne (Figura 9 e Figura 10). Lo scheletro appariva completo e in buono stato di conservazione, a parte il cranio che risultava frammentato (Figura 11). …Accertare l’intenzionalità, o meno, della deposizione prona è indispensabile per poter affermare che l’individuo in studio sia stato trattato “diversamente” dagli altri inumati, deposti tutti supini (…). Nel nostro caso la volontarietà emerge chiaramente (…) della posizione dello scheletro: la faccia è rivolta al suolo, gli arti superiori sono simmetrici e leggermente flessi, con le mani incrociate davanti al bacino e gli arti inferiori risultano distesi e paralleli, con ginocchia convergenti. In base alla persistenza delle articolazioni cosiddette labili si tratta sicuramente di una sepoltura primaria in spazio pieno, cioè il corpo era anatomicamente integro quando fu collocato nella tomba (…) inoltre, data la forte compressione alla quale sono sottoposti gli arti inferiori, possiamo ipotizzare la presenza di una fasciatura (o sudario)… (CAMPANA, FELICI, MONGELLI e FORNACIARI, in AA.VV., 2016).
Ancora, nella chiesa romanica di Santo Stefano di Isola del Cantone sono documentate almeno cinque fasi costruttive comprese tra l’XI e il XVIII secolo. All’esterno della struttura sono state recuperate una settantina di sepolture, deposte in fosse terragne orientate ovest-est. Un solo caso è da considerarsi anomalo. È quello di un’anziana donna sepolta …in una fossa di ridotte dimensioni in posizione prona, con il capo rivolto a nord, arti superiori piegati, il destro sotto il volto e il sinistro sotto il torace, e arti inferiori flessi… (DE VIGO, PARODI e CINTI, 2013). Inoltre è l’unica sepoltura connessa alla fase edilizia di XV-XVI secolo. Ancora in Piemonte, …a Carbonara Scrivia, nell’ambito di un necropoli romana di I-II secolo d.C. (…) è stato documentato un individuo di sesso maschile deposto prono, con il collo costretto da una sorta di giogo in legno, fissato al terreno con alcuni chiodi in ferro... (GARANZINI, CINTI, VIANO e BOANO, 2018).

A proposito di sepolture con teschi inchiodati a terra

Teschi umani recisi, trafitti da chiodi di ferro e sepolti sono noti in differenti siti del nord-est della Spagna (Figura 12). Si tratta di inumazioni antiche, dell’Età del Ferro. Lo scopo di tali deposizioni è incerto, ma potrebbe avere differenti motivazioni.
Uno studio recente ha analizzato i teschi inchiodati iberici di Puig Castellar, dove sono stati trovati vicino alle mura dell’insediamento, e di Ullastret, dove sono stati rinvenuti in aree domestiche.
L’analisi degli isotopi di stronzio e ossigeno prelevati dallo smalto dentale, hanno fornito indicazioni sulla geologia della regione nella quale è cresciuto il donatore (i primi) nonché sul clima e le fonti d’acqua della regione (i secondi). È risultato che …solo uno dei quattro teschi di Puig Castellar apparteneva a un individuo cresciuto nella zona. Gli altri tre individui sono stati probabilmente cresciuti in regioni con profili geologici diversi. Due dei tre teschi di Ullastret appartenevano probabilmente a individui locali; il terzo teschio apparteneva a qualcuno che non era cresciuto nella zona… (REDAZIONALE, 2026).
I ricercatori hanno concluso che i teschi provenienti dall’estero non necessariamente dovevano essere trofei di guerra. Ne hanno ipotizzato l’appartenza a personaggi importanti. Al contrario, quelli locali avrebbero potuto essere un aspetto della venerazione degli antenati.

Immagine richiamata nel testo

Figura 25 – Il corpo di una presunta strega viene punto per scoprire il marchio del diavolo. Illustrazione del 1800 (da OLIVARI, s.d.)

La suora sepolta a testa in giù

Un’altra sepoltura prona, a testa in giù (Figura 13), è stata scavata, pochi mesi dopo quella di Albenga, vicino ad un convento, presso Oxford.
Nel caso specifico la sepoltura sarebbe avvenuta in epoca compresa fra il XII ed il XV secolo. Un convento di suore sarebbe effettivamente esistito in quel lasso di tempo e sarebbe stato chiuso nel Cinquecento a causa di comportamenti immorali e libertini di una suora. 
L’archeologo che ha seguito gli scavi, Paul MURRAY, ha spiegato che …la sepoltura prona a testa in giu veniva riservata alle peccatrici che violavano il voto di castità e a quelle che si macchiavano di stregoneria. La suora (…) era sepolta nei pressi ella chiesa, quindi probabilmente era una persona importante che aveva peccato… (NICCI, 2015).
Altra sepoltura femminile prona e deposta in una posizione molto particolare è quella …all’interno del battistero di San Giovanni Battista a Settimo Vittone, in provincia di Torino… (GARANZINI, CINTI, VIANO e BOANO, 2018). Quest’ultima, risalente fra XV e XVII secolo, è stata sepolta a ridosso del fonte battesimale, insieme ad alcuni infanti.
Ma ce ne sono note altre, più di quante se ne possano immaginare…

Le streghe nella cultura materiale… andare di notte a vedere le streghe…

In Val d’Aveto (Appennino Ligure-Emiliano), ancora all’inizio del secolo scorso, si ricordavano presunti casi di stregoneria …spicciola. La stria, strega (…) intenta a fa frazà e vacche, ovvero a far abortire le vacche, a far perdere il latte alle puerpere, a far cagliare il latte nella ramaia (recipiente in rame) posta nella casa che visitava e altre simili superstizioni erano i “pezzi forti” dei racconti dei nostri nonni e dei nostri padri… (SBARBARO, 2001, p.64).
E poi i fuochi fatui. …Il tema del ritorno dei morti e degli spiriti vaganti è consueto nella religiosità popolare che considera i defunti come una classe di età con una diretta influenza sull’esistenza dei viventi (…) I vecchi dicevano che non si può andare per strada di notte (…) «Se ghe vègghe, se ghe sènte, ò sentiu chì, ò sentiu lì (…si vedono, si sentono, ho sentito qui, ho sentito li…). Da ragazzi ci dicevano: andate di notte che vedrete le streghe. Quando è la stagione che si taglia il fieno e poi si spazzano gli scarti, si ammucchiano e gli si dà fuoco, il fuoco resta e quando vengono quelle notti chiare, quando l’aria buffa, si vedono dei chiarori, delle fiammelle, e dicevano i sun e strìe chi ballu» (sono le streghe che ballano)… (GIARDELLI, 2005).
Ricordi della Liguria Orientale, ma diffusi in tutta Italia. Come in Lomellina (Figura 14) dove l‘ignis fatuus, fuoco che illude, viene descritto …come
fiammelle azzurrine o verdastre, che sembravano nascere dal suolo e fluttuare a pochi palmi da terra, muovendosi lentamente sopra rogge, marcite e terreni intrisi d’acqua (…ed interpretate dalla tradizione…) come anime erranti, spiriti inquieti di morti senza sepoltura (…) presagi… (FB_storie_di-lomellina).
Ancora, in Lomellina, fra Villareale di Cassolnovo e la Buccella di Vigevano, scorre il Ramo delle Streghe (del fiume Ticino). Secondo una tradizione locale, in una notte di luna piena, un gruppo di donne vi si riunì per celebrare un antico rito di purificazione. Una di loro era affetta da un male oscuro che solo il fiume poteva guarire. Ma durante il rito, dal terreno si sprigionò un fuoco improvviso e fra le fiamme apparve il diavolo (Figura 15). Voleva prendere l’anima della donna. Rimase l’alone di mistero, ma negli ultimi vent’anni del secolo scorso la zona tornò di attualità per il ritrovamento di tracce di rituali esoterici.
L’iconografia dell’esoterismo è antica. Quella di Sarteano di IV sec. BC è etrusca: la Tomba della Quadriga Infernale (Figura 16). …La tomba è un’architettura costruita per proteggere e governare un sapere sul trapasso.
C’è una porta dipinta che marca il limite dell’Ade, una “soglia” visiva; nella camera di fondo compaiono anche mostri d’oltretomba (come il serpente a tre teste) che non servono a spaventare i vivi, ma a definire la geografia del mondo invisibile… (CARBONI RIGHI, 2026.01.01).

Le streghe di Triora

Fra il 1587 e il 1589 il borgo di Triora (IM) salì all’onore delle cronache per la celebrazione di un gran numero di processi per stregoneria. Oggi le corpose documentazioni di interrogatori e dibattimenti, sono conservate presso l’Archivio di Stato di Genova.
All’origine di quella forsennata caccia alle streghe pare siano state le carestie che avevano colpito il territorio. Del resto questa divenne una causa ed una scusa ricorrenti. Alla fine del XVI secolo, il nord Europa (ma più in generale l’emisfero settentrionale) fu battuto da inverni particolarmente lunghi e rigidi, fu la, naturale, Piccola Glaciazione.
In ogni caso, un comodo capro espiatorio… (REDAZIONALE (a), 2018).

Triora conserva memoria di quei tristi momenti anche nei toponimi.
Cabotina, dove secondo l’inquisizione si svolgevano i sabba, e Monte delle Forche (per altro molto diffuso anche altrove, ad esempio a Levanto), dove avvenivano le esecuzioni delle condannate sopravvissute alle torture. C’è anche un museo etnografico, a Triora, ospitato nell’edificio che conserva nei sotterranei le celle ed i locali di tortura (Figura 25 e Figura 26) dell’epoca. 
È proprio nell’imperiese che, alla fine del XVI secolo, sotto il vescovado GALBIATI, si tennero la maggior parte dei processi contro le streghe. Il …vicario dell’inquisizione procedeva, nel 1579, contro Giacomina Aicardo, Pietrina la Polina, Maria Molinari e Mariettina Ansermi incolpate come fatturere d’aver fatto venire delle tempeste (…come le ‘Ncantatrici toscane o le Janare campane…) e d’aver fatto sortilegi (Figura 22). Menò più rumore il processo acceso nel 1588 nel luogo di Bajardo contro Marietta Ausenda da fra Paolo inquisitore, assistito dal vice gerente Jacopo De Grossi (…) Interrogata peró se avesse mai rinnegata la fede ed il battesimo, se avesse mai calpestata la croce o fosse intervenuta a tresche notturne, negó recisamente, benchè sottoposta alla tortura, il che forse le procurò l’assoluzione, di cui non appare (nei documenti). Alcuni anni più tardi, presso Mentore, …era stato iniziato il 5 settembre del 1622 un processo contro cinque sventurate femmine, di cui la protagonista si chiamava Peirineta Raibaudo, incriminata di un gran numero di delitti immaginari (…) A nulla valsero le favorevoli deposizioni del rettore del luogo D. Bernardino Balauco, che asseriva credere la Raibaudo scema di cervello. Il vice fiscale Gabriele Peglione (…) ricorrendo alla tortura strappava all’infelice Peirinetta… una serie di assurde e fantasiose confessioni. Fra queste …che era solita andare alle congreghe notturne che si teneano ora nei campi di Ventimiglia, ora nelle terre di Mentone all’ora della mezzanotte, dove intervenivano femmine di Dolceacqua, di Camporosso, di Ventimiglia, di Mentone, di Gorbio, di S. Agnes, di Castellaro, di Castiglione… . Il 31 gennaio 1623 …veniva condannata ad essere strangolata ad un palo in luogo pubblico, e quindi ad essere abbruciata: il martorio però fu ancora lungo, poichè fu preceduto dalla solenne abjura... (ROSSI,1886, p.236), cioè pubblica confessione.

La denuncia di stregoneria o di essere strega

Negli Atti delle Visite Pastorali cinquecentesche svolte in Val Brembana (Bergamo) si ritrovano denunce di persone che tenevano una condotta contraria all’etica morale. Era prerogativa dei parroci (Figura 17) denunciare eretici, streghe, adulteri, concubini, inconfessi, bestemmiatori, usurai ecc.. …Quei pochi casi che vengono sollevati si risolvono generalmente con il pentimento degli accusati. In caso contrario il nome dei colpevoli era denunciato dal pulpito con la minaccia di scomunica in caso di non ravvedimento (…) Dagli atti delle visite emergono comunque alcuni casi di eretici e streghe, soprattutto nel periodo cruciale della Riforma luterana a metà Cinquecento (…Ad esempio…) sappiamo che nel 1569 Giovan Pietro e Ardizzone Cattaneo, figlio di Gasparino, finiranno sotto processo dell’Inquisizione e verranno espropriati dei loro beni, tra cui una fucina e 1/15 del forno di Branzi… (RICEPUTI, 2009, p.103). Chissà se non c’entrava in qualche modo una mira proprio sui beni di proprietà dei due. Il comune di Branzi, infatti, è ancora oggi noto per il suo formaggio DOP Branzi (Figura 18) e per i suoi mulini storici (Figura 19), tuttora attivi e legati alla produzione di farine della tradizione locale.
Fra le streghe è ricordato il caso di Brembilla del 1538. Qui, …finì sul banco degli accusati una certa Quaiessa, da tutti definita una strega perché aveva “incantato” un bambino e un contadino con cui era venuta a diverbio, liberandoli con “i segni” solo dopo essere stata minacciata di essere denunciata all’Inquisizione. Il vescovo Lippomani (Figura 20) le ingiunse di astenersi dal porre qualsiasi segno sotto pena di scomunica e del carcere, e a rischio anche di finire sul rogo o di essere decapitata (…) Un altro caso, verificatosi nel 1605, riguarda una certa Giovanna Romasola di Carona accusata di far “stregherie” e di aver fatto ammalare due uomini. Anche in questo caso la presunta strega se la cavò risultando che si confessava e comunicava regolarmente… (RICEPUTI, 2009, p.104).
Durante l’Inquisizione non mancarono neppure le autodenunce, o così fatte passare. Ad esempio …Caterina de Bono di Quiliano, che si presenta spontaneamente davanti al Vicario generale della Curia Episcopale di Savona e il Priore del convento di san Domenico e si autodenuncia di cose oscene (…) Anno Domini 1608. Signori, quando io ero fanciulla di anni otto circa, stando con mio padre e mia madre al molino del quondam Christoforo Garavagno (…) venne in detto molino, ove ero io, una donna, nominata “Lamia” (cioè strega) Salvagina (…) e mi disse se volevo andar con lei che mi faria acquistare un galante e mi daria dinari (…) e poi mi menò in un loco lontano, in un ritano dove era del aqua e vi era un noce (…albero delle streghe e del sabba. Dopodiché, la giovane fu costretta a atti sacrileghi, Figura 21, e sessuali col giovane…) poi detta Salvagina mi ritornò a casa et dal hora in qua ho continuato fino al presente, che sono d’anni 19 incirca et in questo tempo ho guastato da cinquanta figlioli, de quali ne sono morti quatro; di più ho guastato da otto in dieci animali e fatto negare quattro barche o sia gondole; ho fatto tempestare (Figura 22) cinquanta volte; però ho fatto danno alla raccolta tre volte et in questo tempo ho continuato la pratica carnale con detto giovine vestito di nero, che si domanda MARTINO (…sinonimo utilizzato per diavolo o demonio…) di giorno e di notte et ancora il Venerdì Santo e prossimo, passato et anche la notte passata”… (TESTA e SACCONE, 2019).
Altre autodenunce sono documentate, come quella di Nuria, moglie di Enrico MORO da Finale, del 1466. Secondo Giuseppe TESTA …
l’autodenuncia, in pratica una confessione al più alto organo della Chiesa a ciò preposto (la Penitenziale Apostolica di Roma), obbligava al segreto “confessionale”: la vicenda rimaneva segreta e veniva analizzata con riserbo, non si passava dai tribunali locali né dall’Inquisizione. Si evitavano il processo e le torturee. Però mancano le certezze che spingevano queste persone a dichiarare palesemente cose assurde… (TESTA e SACCONE, 2019).

Sintesi e conclusione

Unica motivazione costante nelle sepolture prone, a testa in giù, sembra un accadimento da punire, un evento negativo che distingueva quelle persone dal resto della popolazione. Ma soprattutto che questa colpa e questa diversità dovevano persistere anche dopo la morte.
Secondo alcuni studiosi poteva trattarsi di una pratica per neutralizzare il cosiddetto ritorno sulla terra, anche come spirito, del defunto. Un esempio, i deceduti per morte violenta che avrebbero voluto ritornare per vendicarsi. Oppre la paura di certi diversi: gli epilettici, gli psicopatici, le streghe (Figura 23) o gli stregoni. Per le streghe, era il timore che lasciato il corpo, lo spirito potesse partecipare al sabba Figura 24). Lo ricorda la confessione di Margherita di San Rocco, condannata al rogo (Figura 27 e Figura 28) per stregoneria nel 1571 a Lucca: …se per sorte fossimo voltati bocconi perderemo lo spirito ed il corpo resteria morto… (CAMPANA et alii, 2016, p.184).
Altra possibile motivazione è connessa alla conclusione del protocollo delle esecuzioni capitali: in vita l’esecuzione e quindi la deposizione bocconi, come forma ultima di disprezzo, oppure come continuazione o conclusione del supplizio, seppellendo vivo il condannato. …Una tale pratica è ipotizzabile nel caso della donna trovata sepolta prona con una grande pietra sul dorso, nel cimitero Anglo-Sassone di Sewerby, nello Yorkshire… (CAMPANA et alii, 2016, p.184), ma che ricorda da vicino la deposizione della monaca di Oxford (Figura 13).
In ogni caso all’origine della persecuzione, come ricorda quella di MENÈ, ci sono le donne. Donne generalmente rimaste sole, nubili o vedove. Spesso donne coraggiose. 
L’ultimo processo per stregoneria fu celebrato in Calabria contro Cecilia FARAGÒ. Fu denunciata da certa vedova ROSSETTI, istigata da due canonici di Soveria Simeri (don Domenico Vecchitti e don Francesco Biamonte) che avevano tentato di impadronirsi dei suoi beni. Assolta in primo e secondo grado grazie al suo avvocato, RAFFAELLI, divenne un’eroina civile. In seguito, il Regno delle Due Sicilie abolì il reato e così fecero gli altri regni in Europa.
Tuttavia, la persecuzione non è finita. In India, nelle regioni tribali, muoiono ancora donne accusate di essere streghe. Sono donne sole, senza un uomo accanto che magari posseggono un terreno, qualche denaro. …Accusate di stregoneria, vengono torturate, linciate, umiliate davanti al villaggio. Qualcuna, per la vergogna, provvede da sé ad uccidersi. Decine e decine ogni anno, nelle regioni tribali, e non solo, dell’India… (DE CAROLIS, 2016). In sedici anni, dal 2001 ne sono state assassinate circa 2300.

Soveria Simeri, provincia di Catanzaro, Italia Mompantero, città metropolitana di Torino, Italia

Finale Ligure, provincia di Savona, Italia

Finale Ligure, provincia di Savona, Italia Vigevano, provincia di Pavia, Italia Cassolnovo, provincia di Pavia, Italia Ozieri, provincia di Sassari, Italia Settimo Vittone, città metropolitana di Torino, Italia Carbonara Scrivia, provincia di Alessandria, Italia Siligo, provincia di Sassari, Italia Nuoro, provincia di Nuoro, Italia Mores, provincia di Sassari, Italia Tellaro, Lerici, provincia della Spezia, Italia Castiglione, Alpi Marittime, Francia Castellaro, provincia di Imperia, Italia Gorbio, Alpi Marittime, Francia Camporosso, provincia di Imperia, Italia Dolceacqua, provincia di Imperia, Italia Mentone, Alpi Marittime, Francia Ventimiglia, provincia di Imperia, Italia Bajardo, provincia di Imperia, Italia Innsbruck, Tirolo, Austria Bressanone, provincia autonoma di Bolzano, Italia Benevento, provincia di Benevento, Italia

Via San Pietro, 17047 Quiliano provincia di Savona, Italia

Localita' Santo Stefano, 16017 Isola del Cantone città metropolitana di Genova, Italia Podere Pava, 53024 Montalcino provincia di Siena, Italia Carona, provincia di Bergamo, Italia Brembilla, San Giovanni Bianco, provincia di Bergamo, Italia Branzi, provincia di Bergamo, Italia

San Pellegrino Terme, provincia di Bergamo, Italia

Santo Stefano d'Aveto, città metropolitana di Genova, Italia

Carrer Puig Castelar, 08620 Sant Vicenç dels Horts, provincia di Barcellona, Spagna

Ullastret, provincia di Girona, Spagna

Via San Calocero, 17031 Albenga provincia di Savona, Italia

Albenga, provincia di Savona, Italia Triora, provincia di Imperia, Italia

Bibliografia

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