Porta Marina di Luni: uno sguardo su Portus Lunae

Copertina

Copertina – Ricostruzione ambientale immaginifica del territorio circostante Luni romana basata su informazioni archeologiche, geoarcheologiche, storiche e cartografiche antiche.
Immagine creata con ChatGPT Image (giugno 2026)

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Proemio

Una possibile immagine dell’ambiente fuori le mura meridionali della città di Luni viene ricercata sulla base dei riscontri di numerosi carotaggi diretti, pubblicati (CHELLI et alii, 2026; BINI et alii, 2009, 2010, 2013; FEDERICI, ACAM e Società Autostrade), o in fase di elaborazione ed approfondimento (datazioni, metrologia, etc.).
Negli ultimi quindici-venti anni sono intervenute anche nuove analisi multidisciplinari, archeometriche, sui campioni di sedimenti ancora conservati. Il risultato sono le probabili-possibili ricostruzioni della situazione ambientale in epoca romana e precedente (quest’ultima in corso di pubblicazione).
Di grande aiuto anche tutta la rielaborazione di dati cartografici e topografici storici, nonché quella dell’evoluzione edilizia di Luni Mare, suggerita dai ricordi, ancora vivi nella cultura materiale, delle escavazioni di progetto.
I carotaggi sono stati eseguiti da enti diversi e con differenti scopi.
In questa sede sono stati isolati alcuni particolari livelli, elementi, informazioni geoambientali e riscontri diretti e indiretti dalla letteratura specifica, nonché dalla sperimentazione, al fine di ipotizzare una finestra su come potesse apparire il “di fuori” dalla cosiddetta Porta Marina (Copertina). 

Una premessa: la località Boceda e Portus Lunae

Secondo alcuni autori, esiste un legame tra la località Boceda (La Boceda, o Borseda), posta al confine tra Sarzana e Santo Stefano di Magra, ed un generico, molto ampio, Portus Lunae.
Questa associazione sarebbe conseguente ad indizi geomorfologici ed archeologici. Si tratta della possibile presenza di un ampio bacino endolagunare e di alcuni ritrovamenti di epoca preromana: l’omonimo frammento eneolitico di statua stele e due pugnali in bronzo, questi andati perduti.
In particolare, le statue stele rinvenute vicino all’acqua (come quelle di Boceda, quella di Levanto o quella di Lerici) sarebbero interpretate come marker territoriali e stradali, posti a protezione e segnalazione di scali marittimi e fluviali, antichi. Solo in seguito avrebbero lasciato il posto al più ampio sistema portuale romano.
Ipotesi non adeguatamente verificabile.
Più vicino a Luni, ...l’evidenza archeologica ha dimostrato che la frequentazione di questo porto naturale avviene già in età arcaica e si intensifica nei secoli successivi, fra V e III secolo a.C., nell’ambito dei rapporti commerciali fra genti etrusche e liguri indiziati dal rinvenimento di manufatti e da contesti insediativi e funerari… (DURANTE 2001, p. 8, fig. 1; RAFFELLINI 2002; SANGRISO 2004; GERVASINI et al. 2010, pp. 134-151). Fra questi …la presenza di una serie di buche per palo – forse relative ad una palizzata – e di elementi costruttivi in legno e argilla cruda con coperture in laterizio, unitamente ad alcuni focolari e scarichi di materiali, è stata ricondotta ad attività, anche rituali, in relazione a una frequentazione del sito e del porto dal quale la città avrebbe desunto il nome e non viceversa… (ROSSIGNANI 1995, p. 1492). Si tratta degli elementi rinvenuti nel Foro, in corrispondenza delle tabernae C ed E (BINI et alii, 2013, p.18; Figura 1 e Figura 25).
Quindi, punto fondamentale della localizzazione sarebbe l’ampio bacino endolagunare presente fino a Boceda. Una rete di canali protetti, interni alla laguna, che permetteva alle imbarcazioni di viaggiare al riparo dalle mareggiate del mare aperto. Un modello tipo laguna di Venezia con gli empori di Adria, città etrusco-venetica, di Spina, città etrusca, e di Altino preromana (Lorenzo BRACCESI intervistato da Graziano TAVAN) oppure Massaciuccoli. Probabilmente, per il Portus Lunae, limitato alla porzione terminale e fociva della piana del Magra (Figura 2).
Oggi l’ipotesi assume maggiore forza sulla base dei riscontri emersi degli ultimi scavi archeologici nel Parco di Luni, illustrati il 16 Ottobre a La Spezia..

Il primo indizio certo del Portus Luane: un approdo

Alcuni indizi certi, materiali, sulla presenza del Portus Lunae vengono da pochi ritrovamenti (testimoni di approdi), da un preciso riferimento cartografico (VINZONI, 1773) e, oggi, dai riferimenti stratigrafici, nativi, seppure come indicazioni preliminari, di una serie di recenti carotaggi continui.
I riferimenti certi.

Il primo punto fermo è una struttura presso la base della cloaca (Figura 3).
In particolare, nel 2011 è stato eseguito uno scavo in occasione della riparazione del tubo di scarico interrato della cloaca. In quell’occasione è stata messa in evidenza una …struttura (…) indagata per una larghezza e una profondità massime, ma parziali, rispettivamente di metri 3,30 e 1,50 – si conserva per un’altezza massima di metri 0,89 (+/-0,05 m) s.l.m. A forma di parallelepipedo, è realizzata in opus caementicium pozzolanico (Figura 4) costituito da materiale lapideo di media pezzatura, frammenti di laterizi e scaglie di marmo lunense legati da una malta di discreta compattezza, mescolata alla pozzolana…. (BINI et Alii, 2013).
La struttura (Figura 4) è stata indagata per la …profondità di un metro senza raggiungerne il piano di fondazione, sebbene ad una quota di -0,23 (+/-0,05 m) s.l.m., lungo i margini occidentale e settentrionale sia emerso un allineamento di bivalvi, malacofauna di chiaro ambiente marino. Tale quota è assolutamente coincidente con quella del livello del mare in età romana di -0,20 m ipotizzata dallo SCHMIEDT, dedotta in base alla pendenza media ed alla quota inferiore del collettore presente al di sotto del cardo (SCHMIEDT 1972, p. 14)… (BINI et alii, 2013). Ma non è tutto. Infatti, a fianco, è comparso un altro spezzone  strutturale (Figura 5) …costituito da un nucleo in cementizio, dalle caratteristiche analoghe a quello descritto sopra che, almeno lungo il lato settentrionale meglio conservato, è rivestito da una structura testacea presso la quale è visibile una cavità circolare in cui si può forse riconoscere l’impronta di un elemento di cassaforma in legno. Proprio tale faccia presenta una superficie che, nella parte superiore, si inarca verso nord facendo immaginare una struttura voltata quale, appunto, quella della pila di un molo sospeso.… (BINI et alii, 2013). Un’inquietante immagine che oggi pare materializzarsi nel mantello pavimentale a mosaico della Domus Meridionale con i navalia (Figura 6).

Altri indizi sulla posizione del Portus Lunae

Il secondo indizio, un altro sospetto molo (Figura 7), è soprattutto un vago ricordo. Se ne ritrova riscontro in letteratura, indicato come frammento di mura.
Fu individuato da FROVA (1976).
Si posiziona non lontano dalle mura occidentali, all’altezza dello spigolo con le ipotizzate mura meridionali (Figura 8). Ma il sicuro riconoscimento come molo non è mai stato accertato. Ne rimane il fondato sospetto.
Ancora, ma con grado di incertezza molto maggiore, sono due tracce sul Piano schematico di Luni pubblicato da Luisa BANTI (1937; Figura 9). Qui sono indicati due spezzoni di linee parallele a tratteggio in corrispondenza degli spigoli SW e SE delle supposte mura. Tuttavia, non si può avere contezza del loro significato, seppure almeno quello occidentale sembri allinearsi con le strutture portuali prossime alla Porta detta della Marina. Forse volevano solo ipotizzare una possibile prosecuzione delle mura…

immagine richiamata nel testo

Figura 27 – Ricostruzione dell’ambiente fra la foce del FIume Magra e la città romana di Luni (ipotesi creata mediante ChatGPT Image, giugno 2026)

Ultimo indizio la cartografia

Il primo esempio di rilievo attendibile, seppure sintetico, è la ricostruzione della paleogeografia della piana lunense in età romana che tratteggia Ercole SPINA nel 1592 (Figura 10). Appare evidente come le descrizioni del porto, della Seccagna (prima che fosse colmata) e della città si sovrappongano ad una ricostruzione intuitiva della geografia locale. È tuttavia interessante, qui, un particolare. Si tratta del posizionamento del Schalo, lo scalo, poco distante a settentrione, dalla città.
Preso da solo potrebbe rifarsi ad un mero esercizio di fantasia. Però se lo paragoniamo alle
Vestiggie del Molo di VINZONI (Figura 11) la questione assume maggiore spessore.
Occorre aggiungere che, di recente, sono circolate su un social (Franco BERNARDINI per FB_LUNI & APUANIA) alcune immagini fotografiche riprese a seguito della pulizia di un terreno. Ne è emerso un lacerto di struttura (Figura 12, Figura 13 e Figura 14) di circa 2 x 2 metri, nella posizione segnalata dal VINZONI (1773) come Vestigge del Molo e non come necropoli come appare in riproduzioni successive (Figura 8).

Un altro particolare, che pare acquisire un punto di riflessione è la struttura che  Bonaventura DE ROSSI (1789; Figura 26) inserisce nel letto del Fiume Magra, in prossimità della foce. Dopo di lui un unico altro riscontro cartografico. È l’analoga struttura inserita dal VINZONI (1773) nella Tavola La Marinella (Figura 34). E, a questo punto, vale la pena di ricordare una serie di immagini ricorrenti nella cultura materiale locale e sul web. Sono i vari scogli o spezzoni di altrettante strutture apparentemente in un grossolano calcestruzzo (tipo structura testacea), che si trovavano (o si trovano ancora) alla foce del Magra e che rimangono tutt’oggi, in mancanza di riscontri archeologici) dei meri sospetti ed ipotesi.

Subito fuori da Porta Marina: un oggetto

Da uno dei nuovi recenti carotaggi sono emersi frammenti di ceramica e vetro (Figura 16, Figura 17, Figura 18 e Figura 19), oltre ad un oggetto singolare.
Il contesto stratigrafico è apparso altrettanto interessante (Figura 15).
L’oggetto da interpretare è stato reperito all’esterno di Porta Marina, a quota dell’attuale livello medio marino, entro uno strato di sabbia fine argillosa, litorale molto potente, esteso fra +0,33 e -4,95 m s.l.m.. Uno strato il cui livello superficiale potrebbe corrispondere alla fine del III BC/primi livelli di frequentazione dell’area e la fase di fondazione delle domus meridionali. In fase è stato trovato anche un ferro ritorto di dubbia interpretazione (Figura 21).

L’oggetto (Figura 20, Figura 22 e Figura 23) è apparentemente una lamina di ferro fortemente ossidata. La forte ossidazione e la discreta integrità delle forme, suggeriscono permanenza in un sedimento umido, relativamente povero di ossigeno e poco disturbato. In effetti, qui la falda è stata rilevata a -1,50 m s.l.m..
Il manufatto è di forma sub-trapezoidale, forse originariamente svasata, con lunghezza (conservata) di circa 6 cm, larghezza massima di 4 cm e spessore di 2-4 mm. A proposito dello spessore, si nota che l’allargamento verso l’estremità con il foro e non è simmetrico. Questo ricorda le bandelle forgiate a mano, quando il fabbro allargava la parte terminale a colpi di martello per creare una superficie più ampia destinata ai chiodi (Figura 33).
La forte alterazione potrebbe aver modificato le dimensioni dell’oggetto originale.
Sono visibili almeno due fori. Il primo si posiziona presso il margine superiore, è regolare, quasi circolare (diametro circa 5–6 mm), La posizione sembra confermare trattarsi di una bandella ed in particolare di una bandella terminale di cassette da trasporto. In quelle per le porte il foro è in genere più interno. Inoltre, la dimensione del foro, corrisponderebbe a quella di chiodi da carpenteria. Per una semplice piastra ornamentale sarebbero stati sufficienti fori più piccoli. 
Il secondo foro, si trova presso il centro, è più piccolo, svasato o deformato come se fosse stato sottoposto a forte trazione. Più probabilmente è solo il risultato della corrosione che ha consunto il metallo.
Sulla funzione dell’oggetto si possono avanzare diverse ipotesi, con differente attendibilità.
Con bassa attendibilità, la presenza dei due fori e la forma allargata e svasata sarebbe tipica di una bandella da serratura.
In alternativa si può pensare ad una piastra di rinforzo per una porta, uno sportello, una cassa lignea o, soprattutto, per un sistema di chiusura per il ripiegamento all’estremità minore (attendibilità intorno al 50%). I fori sarebbero da chiodi o ribattini (forse un terzo era nella parte consunta ed erosa).
Fra le ipotesi meno attendibili si può pensare a piccole piastre metalliche (probabilità ≈ 15%) per rinforzo di oggetti lignei (mobili, casse, carriole, imbarcazioni… strutture portuali…). Quest’ultima potesi suggestiva, forse influenzata dalla posizione del ritrovamento, prospiciente a Porta Marina, alla Domus con i navalia (Figura 6) e alla presenza delle vecchie strutture interpretate come residui di pontile o piccoli moli (Figura 4 e Figura 5).

Nel medesimo carotaggio, seppure più in superficie, sono stati trovati altri frammenti di manufatti. Dalla base del riporto superficiale sono emersi frammenti di vetro trasparenti, verdi, opalini (Figura 19) o frammenti di piccole ampolle (Figura 17 e Figura 18), mentre nello strato sabbioso sottostante, assieme alla piastra metallica sono stati recuperati un ferro ricurvo (+0,10 m s.l.m.; Figura 24) e frammenti di laterizio (+17 m s.l.m.).
La distribuzione degli oggetti nella stratigrafia indica materiale rimaneggiato casualmente per i frammenti di vitrei, mentre potrebbero essere coerenti al deposito sedimentario la bandella ed il ferro ritorto, materiali riferibili alla prima frequentazione dell’area, precedente la deduzione della colonia, e forse all’origine del Portus Lunae.

Conclusioni

I frammenti di laterizio ed il materiale metallico sono inglobati, da punto di vista cronostratigrafico, in un livello sabbioso. Un livello di circa cinque metri di spessore, uno strato naturale che non mostra evidenze di riporto.
I manufatti in ferro sembrano essere stati deposti o dispersi direttamente nei primi decimetri del livello litorale durante una fase di frequentazione dell’area precedente alla formazione del soprastante riporto antropico.
La distribuzione verticale dei reperti suggerisce una sedimentazione relativamente tranquilla, con apporto progressivo di elementi antropici all’interno di un ambiente litorale (o portuale) in fase di colmamento, insabbiamento.
Forse un apporto non solo di epoca romana, anche precedente alla deduzione della colonia.
Per contro, non si può averne certezza del possibile prosieguo in periodo medioevale per i frammenti di vetro e ceramica grezza, invetriata e bianca data la loro sede nel riporto superficiale indotto da rimaneggiamenti recenti (Canale Lunense, viabilità, edilizia,…).

I rapporti fra i diversi frammenti rinvenuti nel sondaggio sono distinti nella tavola di Figura 15 e nella matrice di Figura 16.
L’attuale piano di scavo (da Google Earth) si troverebbe a -0,13/-0,18 m s.l.m.. Il piano fondale delle domus sarebbe poche decine di centimetri più in alto. Probabilmente la bandella si colloca poco al di sotto e, quindi, non dovrebbe appartenere ad un livello di crollo o demolizione, ma potrebbe essere in fase con quello di edificazione o poco precedente.
La successione di.sabbia fine limoso-argillosa che verso il basso diviene più grossolana, è riferibile ad un deposito di ambiente costiero in progressivo interramento che non a un livello di riempimento artificiale. Quindi, il modello cronostratigrafico nel quale la presenza dei ferramenta (anche il tondino ripiegato, ipotetico gancio) in sedimenti costieri diventerebbe indice delle prime fasi di frequentazione del margine portuale, precedente all’impianto delle strutture abitative. È un ambiente ad energia medio-bassa, quale un margine lagunare, un canale portuale (Figura 27), una retrospiaggia protetta o una piana deltizia influenzata dalle maree, un deposito costiero precedente o coevo all’edificazione dell’insula meridionale di Luni.

Luni Mare, Luni, provincia della Spezia, Italia

Luni Mare, Luni, provincia della Spezia, Italia

Luni, provincia della Spezia, Italia

Luni Mare, Luni, provincia della Spezia, Italia

Luni Mare, Luni, provincia della Spezia, Italia

Castelnuovo Magra, provincia della Spezia, Italia

APPENDICE

Il reperto metallico di qualche interesse è la placca trapezoidale di ferro (Figura 22 e Figura 23). Assimilare il tondino di ferro ricurvo (Figura 24) ad un gancio sarebbe un esercizio di fantasia (anche se… si può immaginare un qualche confronto; Figura 29 e Figura 32).
Cercando altrettanti confronti bibliografici, romani, per la placca metallica bisogna tenere in considerazione la forma, le dimensioni e la posizione dei fori (Figura 28, Figura 30 e Figura 31). …Nell’antichità, così come oggi, le cerniere fungevano da elementi di collegamento tra una parte mobile (porta, finestra, coperchio di un mobile) e una parte fissa (telaio di porta o finestra, struttura del mobile). La distinzione tra le varie tipologie è solitamente possibile solo in base alle dimensioni… (www.antike-tischkultur.de).
Il materiale più utilizzato era il ferro battuto, mentre per realizzazioni di alta precisione e qualità si prediligeva il bronzo.
Il frammento in discorso misura fra 5 e 6 centimetri nella dimensione maggiore. Dalla bibliografia sembra ricadere nell’ordine di grandezza delle piccole-medie bandelle documentate a Pompei .
Nel catalogo di ALLISON (2007) per l’Insula del Menandro sono presenti numerose strap hinges: gli esemplari pompeiani mostrano normalmente una lamina che si assottiglia verso l’estremità e una parte articolata (knuckle) per il perno. Sono documentate sia in bronzo sia in ferro.

Il manufatto rinvenuto a Luni (Figura 20) si può descrivere come:

  • una lamina relativamente larga;
  • ad un’estremità il foro circolare è abbastanza grande;
  • c’è almeno un secondo foro più piccolo;
  • la geometria irregolare sembra dovuta ad una frattura/corrosione;
  • non pare conservara chiaramente una cerniera articolata completa; tuttavia, una zona terminale arrotolata o arricciata, potrebbe rappresentare ciò che resta dell’articolazione.

Cautelativamente si potrebbe avanzare l’ipotesi che si tratti di una bandella metallica, probabilmente di pertinenza di una cerniera o di altra ferramenta di fissaggio.
Il confronto con Pompei mostra che la ferramenta delle porte poteva essere costituita proprio da elementi metallici relativamente piccoli.
ALLISON (2007) cataloga complessivamente 52 strap hinges, ma soltanto 10 sono in ferro. Le cerniere hanno normalmente una foglia di dimensioni comparabili (lunghezza circa 4–6 cm e larghezza 3–6 cm), ma sono rastremate verso l’estremità, al contrario di quella di Luni. Altra compatibilità sono uno o due fori di fissaggio e la parte articolata centrale.
In ogni caso, la bandella di Luni sembra del tipo articolato in ferro e, verosimilmente, potrebbe associarsi ad una porta, ad un’imposta o ad una cassa, un contenitore, un mobile. Il fatto interessante rimane il suo ritrovamento nel livello sabbioso litoraneo di Luni, seppure nella porzione superficiale. È la litologia è tipica di un ambiente con energia medio-bassa, quale:

  • un margine lagunare;
  • un canale portuale;
  • una retrospiaggia protetta.

Infine, elementi da considerare sono la coerenza stratigrafica fra i due spezzoni a structura testacea assimilati ad un molo e la bandella di dimensioni coerenti con quelle romane (pompeiane), quindi romane, ed è coerente che finestre, porte, casse o mobili. Da qui andiamo ad individuare altri possibili riferimenti a strutture portuali analoghe.
Per completezza un’ultima considerazione critica.
Una bandella ed alcuni tondini ripiegati a gancio, provengono anche da scavi di periodi successivi. PEZZATO (2005) diporta i manufatti analoghi (Figura 35) recuperati nello scavo dell’isola di Sant’Andrea a Loppio (Comune di Mori, Trento). Si tratta di un noto insediamento fortificato (castrum) di età tardoantica e altomedievale (V-VII secolo BC), indagato dal Museo Civico di Rovereto.
Una continuità tipologica e dimensionale che, nel caso specifico di Luni, non appare coerente con la posizione dei reperti nella colonna stratigrafica.

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