Vetriolo nella produzione seicentesca di Libiola (Liguria Orientale)

Copertina dell'articolo

Copertina – Le aree di sfruttamento del minerale nella miniera di Libiola, durante differenti periodi della sua lunga storia (CENTO e DEL SOLDATO, 2000).

Il vetriolo nella produzione di Libiola

È il 20 febbraio 1613. …Gio Francesco Chieroco, podestà di Sestri Levante dichiara di essersi recato nella villa di Libiola nel luogo detto Frexaro (…), dove è la fabbrica ossia «meneria» di vetriolo, ed ivi trovò «una casa terrena dove si fabbrica il vetriolo di lunghezza entro di passi 48 e di larghezza di p. 30 et altezza di cumegna p. 18, del prezzo di L. 700 ove sono li mobili infrascritti: una caldaia murata, molto grande di piombo, in peso cantara 40 con stanghe 7 di ferro per sostegno, 4 argini di legno e due mastre per ponere il vetriolo cavato dagli argini e porvi la pasta; un arguso e tre tinelli fabbricati di materia, tre pezzi di ferro per cacciare le legna sotto la caldaia di rubi tre, martelli di un rubo, una zappa, un cantaro, il tutto di ferro per tirare il ferro; un cabannone di legnami grossi, nel quale vi sono sei argeni di legno per lavar la pietra di detto vetriolo con una tina posta appresso al calderone, cerchiata di due cerchia di ferro e in mezzo di essa un canone di rame in peso di tre rubi con una gradisella di ferro di un rubbo nella quale tina si cola l’acqua per lavar la pietra del vetriolo; tre case chiamate “roste” nelle quali si coce la pietra, fatte tutte di muraglia, materia e calcina, coperte di abadini, la larghezza ogniuna di loro entro e fuori p. 24, altrettante di larghezza, non potendosi misurare l’altezza delle miniere, essendo tutte tre piene di «rosta» ossia terra per fare il vetriolo… (FERRETTO, 1983).
Il testo riportato dal FERRETTO è tratto, per sua ammissione, da un atto originale conservato, genericamente, presso l’Archivio di Stato di Genova, Lettere delle Finanze. La notizia, di importanza storica, sancisce che all’inizio del XVII secolo operava, nella zona di Libiola, un impianto per la produzione di vetriolo, il più comune acido solforico. Qui in località Frexaro (presso Libiola) la metallurgia del vetriolo era certo utilizzata per ricavare il rame.

Il vetriolo

..Chiamasi il Chalcantho volgarmente Vetriolo, & trovasene in Italia di due sorti: uno cio è fatto dalla natura, chiamato Coppa rosa, assai piu forte, & l’altro fatto per arte. Questo è piu forte, & manco forte, secondo le miniere, & i luoghi  dove nasce… (MATTHIOLI M. P., 1549, p. 479).
In realtà, il termine vetriolo non ha sempre assurto ad un significato univoco nel tempo (PRELORAN, s.d.):

  • Vetriolo (solfato di rame e/o di ferro);
  • Vena di vetriolo, intendendo le mineralizzazioni a loro solfuri misti; AGRICOLA (1563 e 1567) ricorda che la vena di vetriolo si manifesta in luoghi caratterizzati da terreno povero, con poca vegetazione poco rigogliosa, smorta e pallida, I minerali dei filoni (vene) sono simili alla marcassite ed assumono colore che va dall’oro (pirite) all’argento (calcopirite);
  • Acqua o olio di vetriolo (soluzione di solfati di rame e di ferro oppure acido solforico);
  • Minerale di vetriolo (principali solfuri di rame: calcopirite, bornite, pirite cuprifera ecc.).

Il vetriolo di ferro (FeSO4 idrato) pare fosse già noto agli Egiziani, ai Greci ed a Plinio il Vecchio. Nel Quattrocento veniva prodotto nelle officine delle miniere di Agordo come sottoprodotto del rame metallico (PRELORAN, s.d.).
La prima descrizione delle caratteristiche del vetriolo si deve al MATTHIOLI (1549). …Ma è pero da sapere ch’l Vetriolo è una sostanza minerale, che ha assai similitudine con quella dell’allume. È mordente al gusto, aspro, pungitino, & costrectino: & imperò pare a molti, che contenga in se proprietà di solfo, di ferro, & di rame, operatione d’alume, acutezza di sal nitro,& siccità di sale… (MATTHIOLI M. P., 1549). L’Autore ha tratto queste sue conoscenze dalle …cave (…) di Massa città della nostra maremma di Siena. E, pertanto, non è casuale il raffronto delle caratteristiche con quelle di tre elementi particolarmente importanti: il rame, il ferro ed il sale.

immagine citata nel testo

Figura 1 – Il processo di produzione del vetriolo illustrato nel De Re Metallica di Geogius AGRICOLA (1567)

La filiera del vetriolo nei classici.

Nel Cinquecento, M. Pietro Andrea MATTHIOLI (Il Discoride,1549), Vannoccio BIRINGUCCIO (De Pirotechnia, 1559) e Giorgio AGRICOLA (De Re Metallica, 1563 e 1567) hanno descritto il processo di produzione del vetriolo. Ecco come lo descriveva, per primo, il MATTHIOLI (1549). …Cavasi adunqne questa terra (il minerale), & fassene sopra una aia un monte grande, che si distende in lungo, & cosi si lascia per cinque, over sei mesi à macerarsi alla pioggia, alla rugiada, & al sole. (Il minerale molto compatto doveva, però, essere preliminarmente arrostito) Voltasi però qualche volta con le zappe, accioche meglio si maceri la miniera: ma passato il detto tempo, vi si fabrica sopra una capanna, & copresi totalmente, che piu non vi possa piovere, & cosi si lascia stare altrettanto tempo. Hassi di poi un luogo, dove sia commodità d’acqua, nel qual si fabrica al coperto un bagno lungo XX. overo XXV. braccia, largo dieci, over dodici, & alto quattro, & questo tal bagno s’empie alquanto piu di mezzo di purissima acqua, & poscia vi si getta dentro à poco à poco tanta quantità di quella miniera preparata, che pare agli artefici, che sia bastante, & cosi si mescola molto bene insieme, & poscia si lascia tanto riposare, che le parti terrestri vadano al fondo, & che l’acqua diventi ben chiara, & cosi poscia si sturano certi pertugi, i quali sono dell’una banda del bagno, alti pero quattro dita sopra alla feccia, & cosi si fa passare tutta la liscia, overo acqua chiara, carica di sostanza di Vetriolo in una conserva fatta & posta dall’una delle bande del bagno, & di questa si fa il Vetriolo. Prendonla adonque coloro, che ne sanno l’arte, & mettonla in certe caldaie di piombo (imperoche niuno altro metallo vi si po mantenere) murate sopra certi fornelli, & cosi la fanno bollire fino a un certo termine, & poscia per ogni caldaia metton dentro una certa quantita di ferro, overo di rame, quando lo voglion fare di colore, & di bontà di tutta eccellenza, i quali metalli del tutto vi si diffondono, & fanno cosi bollire, fino che toltone il sagio, conoscono, che sia cotta a bastanza, & cosi all’hora le tolgono il fuoco, & lacianla alquanto riposare nella caldaia, accioche cavandonela troppo presto, il piombo non si liquefacesse per il calor del fornello. La tramutano poi in tine o in casse, o in altri vasi di legno, dove si congela, come fa anchora l’alume di rocca, & quella che non si congela, la ritornano nel primo bagno, & la ricuocono… MATTHIOLI (1549, p. 480).

Considerazioni finali

Il processo metallurgico descritto dal MATTHIOLI (1549), simile a quelli illustrati in seguito da BIRINGUCCIO (1559) e da AGRICOLA (1563 e 1567), sono precedenti una cinquantina di anni all’impresa attiva a Libiola. La succinta descrizione fatta dal Podestà di Sestri ed i particolari dell’ambiente, degli edifici, della vasca, della caldaia di piombo, i pezzi di ferro, etc. ricorrono anche qui a Frexaro e suggeriscono l’applicazione dell’analoga metallurgia per ricavare soprattutto il rame.
Era una metodica nota da sempre e perdurata ancora in seguito. Non stupisce, poi, la conoscenza in materia del toscano MATTHIOLI e la trasposizione nei suoi scritti. È l’epoca in cui …le compagini territoriali di Firenze e di Siena – dal 1559 riunite sotto l’autorità di Cosimo I dei Medici – offrivano buone opportunità per la produzione mineraria, ampiamente sfruttate dai duchi di Firenze, che indirizzarono iniziative imprenditoriali verso ogni genere di risorsa: dal ferro al rame, dall’argento all’allume, dal vetriolo al marmo e persino alle pietre preziose ed all’oro fluviale… (FARINELLI, 2009).
Il MATTHIOLI ha acquisito le conoscenze fra Massa Marittima e le Colline Metallifere dove, dopo la Repubblica di Siena, Cosimo I dei Medici si interessò all’industria rinnovandola con l’allestimento di manifatture ducali dedicate alla produzione di allume e vetriolo.
La medesima metallurgia del vetriolo era in uso, ancora all’inizio del XVII secolo, nel Tigullio. Qui operava, in località Frexaro, uno stabilimento per la produzione di rame (e forse di ferro) dai solfuri misti estratti a Libiola (Copertina, Figura 2, Figura 3 e Figura 4).
Rimane l’incognita del toponimo Frexaro per localizzare l’opificio seicentesco e definire più nel dettaglio questa storia che viene da lontano.
Resta però l’importanza dell’industria mineraria legata al giacimento di Libiola e la diffusa articolazione sul territorio delle attività connesse, soprattutto metallurgiche come quella dell’amalgamazione o del rame di cementazione (Figura 5).

Bibliografia

AGRICOLA, G. (1563). De l’arte de metalli (Vol. Primo). (M. FLORIO, Trad.) Basilea: Hieronimo Frobenio et Nicolao Episcopo.
AGRICOLAE, G. (1567). De Re Metallica. Quibus officina, instrumenta, machinae, ac omnia denique ad metallicam spectantia, non modo loculentissime describuntur … (1567 ed., Vol. Unico). Basileae, Emanuelis König.
BENENTE, F. (2012). Appunti di viaggio. Oltre edizioni.

BIRINGUCCIO, V. (1559). Pirotechnia. Nella quale si tratta non solo della diversità delle miniere, ma ancho di quanto si ricerca alla pratica di esse. E di quanto s’appartiene all’arte della fusione, o getto de’ metalli. Far campane, artiglierie, fuochi artificiali … (Vol. unico). Venezia, P. Gironimo Giglio, e Compagni.
CENTO, C. e DEL SOLDATO, M. (2000). Risorse geologiche e potenzialità del territorio ligure orientale. In S. BALBI, E. PATRONE, & P. RIBOLLA (A cura di), Canegrate/Liguria. Cultura Materiale ed ambiente dalla media Età del Bronzo all’Età del Ferro nel levante ligure. Framura, 7 ottobre, 2000 (p. 115-132). Genova, I Quaderni della Massocca. Associazione Culturale La Massocca.
FARINELLI, R. (2009). L’avvio delle iniziative granducali per la coltivazione dell’allume a Massa Marittima. MEFRM, 121(1), 69-82.
FERRETTO, A. (1983). Il Distretto di Chiavari preromano, romano e medioevale. Parte II. Atti della Società Economica di Chiavari, aa. 1979-1982.
JERVIS, G. (1873). I Tesori sotterranei dell’Italia – Parte Prima – Regione delle Alpi. Roma – Torino – Firenze: Ermanno Loescher.
JERVIS, G. (1874). I tesori sotterranei dell’Italia. Parte seconda. Regione dell’Appennino (Vol. Parte seconda). Torino (Roma e Firenze), Torino, Italia: Ermanno Loescher.
MATTHIOLI, M. P. (1549). Il Discoride (esiste edizione del 1621 ed.). Mantova, Iacomo Roffinello.
MATTHIOLI, M. P. (1604). Dei discorsi. Venezia, Domenico Nicolino.
MATTHIOLI, P. A. (1621). I Discorsi … nei sei libri di Pedacio Dioscoride Anazarbeo della materia Medicinale.Venezia, Marco Ginami.
PRELORAN, D. (s.d.). Il vetriolo. Tratto il giorno marzo 2022 da www.archeoagordo.it
REPETTI, E. (1839). Dizionario geografico fisico storico della Toscana contenente la descrizione di tutti i luoghi del Granducato Dicato di Lucca Garfagnana e Lunigiana (Vol. terzo). Firenze, Emanuele Repetti.

TARGIONI TOZZETTI, G. (1752). Relazioni d’alcuni viaggi fatti in diverse parti della Toscana, per osservare le produzioni naturali, e gli antichi monumenti di essa (Vol. Tomo Quarto). Firenze, Stamperia Imperiale. 

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