Medioevo e primi minatori in Valle Anzasca

copertina

Copertina – La chiesa del Dorf di Macugnaga, iParticolare di una sepoltura.

Dal Duecento la storia documentata della Valle Anzasca

Il Medioevo ha visto la Valle Anzasca rimanere defilata dall’evolversi degli eventi storici fino, almeno, al primo quarto del XIII secolo.
Prima del 1223 il territorio ricadeva nei diritti feudali dei conti di Castello, discendenti da nobile stirpe longobarda. Lo sfruttamento delle miniere rientrava fra le regalie enunciate nella dieta di Roncaglia da Federico Barbarossa (Figura 1) e poi riportate nel corpus iuris civilis. Da tale punto di partenza, principi e signori locali dedussero sempre il loro diritto allo sfruttamento delle miniere (COLORNI, 1967; e PENEVIDARI, 1989).
A seguito della sconfitta di Legnano (Figura 2) i diritti sulla Valle Anzasca  insieme a quelli sugli altri possedimenti dei Castello, passarono al Comune di Novara. Ai vecchi feudatari rimase l’opportunità di esercitarli facendo le veci della nuova amministrazione.
Nel frattempo i Castello si erano segretamente alleati con Vercelli, rivale di Novara, La breve guerra che seguì non portò sostanziali cambiamenti. A Novara rimase il possesso del territorio ed ai Castello l’esercizio del potere come loro vassalli.
Nella seconda metà del secolo gli uomini della Valle Anzasca cedettero tutti i loro beni, diritti e decime ai Biandrate (Figura 3) per 500 lire imperiali. Probabilmente fu per onorare un debito che avevano contratto col Comune di Novara. Ma in tal modo fornirono a quest’ultimo l’opportunità di mantenere sul territorio un fedele alleato come il conte Uberto che rappresentò una spina nel fianco al progetto di Gotofredo di costruire un piccolo stato alpino sulle falde del Monte Rosa (Figura 4).

La Valle Anzasca ed i Biandrate

I documenti d’archivio forniscono anche indicazioni preziose sul popolamento della Valle Anzasca (RIZZI; 1991; Figura 5).
Bannio appare come il centro principale, capoluogo del comune (fondato dopo il 1250 col ruolo decisivo di Novara) e centro della pieve religiosa. Dorcala (in seguito incendiata dai valligiani di Antrona dopo aspre contese per i confini sugli alpi) comprendeva Ulino e Castiglione. La degagna di Calasca comprendeva, oltre a Calasca (oggi Calasca dentro), Antrogna, Barzona e Vigino. Anzino (anticamente Anduxino) formava una degagna con Batticcio e Civoledo (antico nome dell’odierna San Carlo, via via mutato in Ciola, Zigolla, Zola e finalmente San Carlo). «Avenzono» (Vanzone) è la degagna più interna della Valle. Qui terminava, a metà del ‘200, il popolamento stabile della Valle. Oltre a Vanzone – a poco più di metà della lunghezza della valle, da Piedimulera a Macugnaga (Makunnah in tedesco Z’Makana in Walser) non è attestato ancora in quegli anni nessun insediamento umano permanente. Complessivamente la popolazione della valle può essere stimata in poco più di cento famiglie. I nomi (nelle 7 pergamene compaiono 170 nomi) rivelano interessanti direttrici di colonizzazione: da Fobello a Bannio, da Vergonte a Dorcala (Castiglione) e ad Anzino, che appare come località ove è più elevato il ceto sociale dei residenti. Più frammentarie le notizie sulle attività degli abitanti, contraddistinti qua e la incidentalmente dall’indicazione dei rispettivi mestieri: «ferrarius», «tabernarius», «molendinarius». Nessun cenno invece alla presenza di minatori: quegli «argentarii» che compariranno nel 1291 come nucleo sociale estraneo alla comunità valligiana. Alcuni toponimi – come «Bataicio » (Battiggio) o Forno – confermerebbero tuttavia la pratica antica delle attività minerarie…(RIZZI, 1991).
In questo contesto le notizie più antiche di fonte storica relative, seppure indirettamente, all’attività mineraria o quantomeno alla presenza stabile di minatori in Valle Anzasca (Figura 6), si riferiscono al trattato di pace e concordia firmato ad Armenzello (l’attuale Saas Almagell; Figura 7) il 16 agosto 1291 fra il Conte di Biandrate Jocelino,  suo nipote Zanino (o Zannino, figlio del fratello Guglielmo), gli abitanti delle valli di Saas, di Stalden, di Sant Niclaus e di Zermatt, da una parte, e quelli dell’Anza (Vallis de Valenzasca) con i rappresentanti della nuova colonia vallesana di Macugnaga (Figura 8), dall’altra; il concordato concluse un periodo di continui conflitti nelle Valli del Rosa, iniziatisi nel 1270 subito dopo la morte di Gotofredo di Biandrate.

Il casato dei conti di Biandrate

Biandrate, oggi comune, è un antichissimo borgo che si trova fra Novara e Vercelli. 
Il nobile casato dei Biandrate (Figura 3) prese origine, pare, da un Ottone I o, secondo il BIANCHETTI (1878), da un conte Dadone. Grazie a quest’ultimo sarebbero anche stati conti di Pombia, dall’omonimo castello presso Novara. In tal modo l’Autore collegava intimamente le due famiglie e le faceva discendere dai conti d’Ivrea.
I Biandrate raggiunsero il culmine della loro potenza nel XII secolo con Guido III il Grande, crociato e Capitano delle Milizie milanesi. A lui il Barbarossa confermava, con diploma del 1152, i vasti feudi del novarese, della Valsesia, il castello di Megolo e la contea dell’Ossola (Figura 8). La famiglia rimase lungamente fedele alla causa imperiale, pur nell’intrico degli avvenimenti che caratterizzarono la storia di questa regione, rimanendone coinvolta ancora nel declino conseguente alla sconfitta di Legnano del 1176.
La vittoria dei Comuni rianimò le mire di Novara e Vercelli sulla Valsesia (cuore degli interessi dei Biandrate). E dopo alterne vicende fu annessa e sottomessa da Vercelli. La situazione provocò una spaccatura in seno agli stessi Biandrate. Motivo ne fu la diversa localizzazione dei singoli possedimenti terrieri. Di conseguenza  Guido rimase legato a Novara e Gotofredo, succeduto a Gozio ed arroccatosi nell’alta Valsesia, restò legato a Vercelli.
Motivo ne fu il …tentativo sempre più vano di arginare l’espansione di Novara e l’insofferenza degli uomini dell’Alta Valsesia, che si erano alleati con i Novaresi sottraendo via via ai Biandrate diritti feudali, terre, alpi…(RIZZI, 1991).

Il Trattato di Armenzello ed i minatori

Il patto di Armenzello è composto di cinque documenti …che ci sono giunti in un Vidimus fatto nel 1311 su richiesta di Tommaso di Biandrate Cantore del capitolo di Sion (Figura 9) … (RIZZI, 1985; RIZZI, 1986; RIZZI, 1991).
I documenti erano, nell’ordine:
1. il compromesso stipulato ad Almagell il 16 agosto 1291;
2. la procura del 7 novembre con la quale il conte Jocelino nominava Jacopo Rodis Baceno suo procuratore nel giudizio arbitrale con i rappresentanti di Valle Anzasca;
3. la procura del 29 dicembre nella quale gli uomini di Castiglione, che non erano presenti all’incontro del 16 agosto, dichiaravano la loro adesione ed accettazione del giudizio arbitrale;
4. l’arbitrato pronunciato il 30 dicembre nel borgo di Domodossola da Guinfredo di Baceno e Martino di Gralia di fronte a Jacopo di Baceno ed ai cinque, più uno, sindacia della Valle;
5. il vidimus (copia autenticata e sottoscritta) trecentesco redatto dal notaio Giovanni de Anboreynges di Vevey alla presenza del Vescovo Aymone di Chatillon sulla base degli originali precedenti prodotti da Tomaso di Visp, cantore del capitolo di Sion e conte di Biandrate, figlio di Jocelino. Tutti gli originali erano stati oggetto dell’approvazione ed accettazione delle parti entro il maggio del 1292.
L’accordo stipulato col Trattato di Armenzello prevedeva in particolare l’estensione della pace ai minatori residenti o, meglio, presenti in Valle Anzasca (…et hec omnia intelligant debere fieri et attendi non solum de personis et vicinis Valenzasca sed etiam de illis hominibus et personis argentariis que nunc vel in alio tempore faciunt et facient officium argentarie de Valenzasca et morantur ad Argentarias Valenzasce (…) Item preceperunt et arbitrati fuerunt quod omnes homines et singulares persone de Valenzasca et de Macugnaga, tam argentarii quam alie persone…) ed ai coloni vallesani di Macugnaga (de Communi et hominibus de Macugnaga…) (RIZZI, 1991).
Il Patto prevedeva inoltre:
– la libertà la sicurezza di transito e soggiorno in Vallese e in Valle Anzasca per tutti, compresi i minatori, citati esplicitamente;
– l’impegno a non farsi la guerra;
– la facoltà per Jocelino di attraversare la Valle Anzasca in armi, ma solo presso Pestarena (…a Pena Saltaneria in ictus…);
– e la sicurezza per gli uomini di Macugnaga e di Valle Anzasca nel recarsi agli alpeggi.

Immagine citata nel testo

Figura 5 – Carta dei confini fra il Vallese e il Ducato di Milano (da COSMOGRAPHIA di Sebastian MUENSTER, 1550).

Gli Argentari e Macugnaga

Innanzitutto bisogna ricordare che, nell’antica Roma, gli argentari erano i cambiavalute e coloro che avevano anche fare con le monete. Vi era poi il faber argentarius ovvero un artigiano che produceva vasellame soprattutto in argento. Infine erano argentari anche gli operai della zecca. L’estensione della denominazione ai minatori è assolutamente successiva ed ammantata di grande incertezza.
Nel caso di Armenzello è difficilmente che si riferisse a cambiavalute o operai della zecca…
Un precedente, incerto, riferimento agli argentarii si troverebbe nella convenzione di Brusson del 1270 stipulata fra il conte Ibletto di Aosta-Gressoney ed i Valsesiani. Qui sarebbero ricordati come persone spregiudicate ed avvezze alle rapine. …Un’accozzaglia di ladroni, che scorrazzando la valle, la funestavano coi loro misfatti. Provenivano costoro specialmente dalla Valle Anzasca, le cui popolazioni, o sguinzagliate dai conti di Biandrate per vendicarsi dei valsesiani, oppure spinte dalla propria sfrenatezza e malevolenza, irrompevano nei villaggi della Valsesia e commettevano ladrocinii, non rispettando neppure i forestieri, che per loro faccende e colle robe loro dimoravano o passavano per la valle. Queste bande di masnadieri, oltrepassando i confini della Valsesia, si gettavano anche sulle circostanti vallate, e specialmente su quelle d’Aosta, dove commettevano ruberie e perpetravano ogni sorta di misfatti, e persino sequestri di persone (Tonietti). Il passo citato è chiarissimo esempio di come gli storiografi di un tempo usassero ricostruire in modo fantasioso e arbitrario il contesto delle vicende, sulla scorta di una sola frase estrapolata da un atto. In realtà la convenzione stretta nella chiesa di San Maurizio di Brusson tra il signore di Challant e i rappresentanti della Valsesia è un trattato molto articolato e complesso… (RIZZI, 1991). Esso riguarda il commercio, lo sfruttamento degli alpeggi ed il reciproco soccorso difensivo.

Il primo insediamento stabile di Macugnaga

La citata Convenzione di Brusson del 1270 è importante anche per un’altra indicazione. È in questo atto che Macugnaga (Figura 10) viene nominata per la prima volta come centro abitato, permanente, e non più solo come frequentazione stagionale (RIZZI, 1986).
La fondazione di Macugnaga è fatta risalire, dal MORTAROTTI (1979), a Gotofredo di Biandrate ed alla metà del XIII° secolo. In precedenza, almeno dal 999 (Archivio di Stato di Torino, Sez. I°, Archivio del Monastero S. Graciniano di Arona), Macugnaga è ricordata sempre e solo come alpeggio.
L’Alpe Macugnaga era proprietà del Monastero di S. Gracigniano ancora nel XIV secolo, quindi ben dopo l’insediamento Walser. Il RIZZI (1991) è del parere che sia stato proprio il Monastero a promuovere l’insediamento dei primi coloni.  
In tutta la regione del Monte Rosa d’altra parte, così come altrove, viene emergendo sempre più chiaramente dalla pubblicazione delle fonti e dallo studio del problema walser, il ruolo primario svolto dai monasteri nella colonizzazione walser, e la trasformazione – operata sistematicamente dai walser – degli antichi alpeggi (Figura 11) in insediamenti permanenti… (Figura 12, Figura 13 e Figura 14; RIZZI, 1999).

Dal medioevo primi minatori della Valle Anzasca

 Quello che in particolare interessa più da vicino l’industria mineraria anzaschina è il documento del 29 dicembre 1291, relativo alla mancata nomina del rappresentante della degagna di Castiglione (Dorcala) poiché assente alla stesura del 16 agosto precedente.
Nell’atto, seppure col solo ruolo di testimoni, vennero nominati due minatori Petro de Cagna argentario (forse un avo dei più famosi Cani, i Cagn in dialetto locale che hanno dato il nome ad un importante complesso minerario anzaschino) e Comitte argentario. …In nomine Domini anno dominice Incarnationis millesimo ducentesimo nonagesimo primo, die sabbati XXVIIII decembris in burgo Domi in sosteria Provenzalis de Domo, presentibus Ottone de Vila, filio quondam alterius Octonis de la Guarda et Burgino notario de Valenzasca et Petro de Cagna argentario et Comitte argentario et aliis pluribus testibus
La presenza di una stirpe o famiglia de Cagna o de Cagno nel XIII secolo in questa regione viene confermata anche dal KREUZER (1982). L’autore cita in particolare  un avvenimento. Nel 1213 avvenne, nel convento di Disentis il pignoramento di merci italiane. Al fatto furono presenti e testimoni l’abate, Burchardus I° e tutti i frati, tutti di origine walser, ad eccezione di uno solo. Dei testimoni furono riportati i nomi e cognomi, e fra questi compare un Bernhandus De Cagno.

Nel medioevo, i minatori distinti da abitanti e valligiani della Valle Anzasca

Il lavoro nel campo minerario e metallurgico, nonché la presenza di minatori nel XIII secolo era, quindi e sotto tutti gli aspetti, una delle attività riconosciute e diffuse in Valle Anzasca. La pratica era affidata a gente di mestiere, fossero essi anzaschini o forestieri. La conferma è suggerita da alcuni accenni propri delle clausole del concordato nelle quali i minatori sono sempre distinti dagli abitanti e/o dai valligiani. E’ possibile che questa notorietà sia una semplice conseguenza dell’attaccamento dei Biandrate alle miniere d’oro anzaschine, come ritiene lo SCHMIDT (1991). …I conti di Biandrate insediati a Visp infine non avevano ancora rinunciato alle loro pretese signorili sulla Valsesia e la Valle Anzasca, e soprattutto sulle miniere d’oro e sui pascoli alpini. Forse per l’affrancazione di questi diritti venne stabilita quell’indennità di 100 lire mauriziane; indennità di cui l’arbitrato non svela la causa nè lo scopo. […] Dal trattato non risulta infine se i Valsesiani avessero parte o trovassero impiego nelle miniere d’oro della Valle Anzasca. Diversamente avvenne più tardi. Il 27 ottobre 1429 Carlo VII re di Francia, secondo quanto notificò al parlamento di Tours, aveva incaricato il mercante vallesano Francesco de Platea di mandargli in Francia scavatori e raffinatori d’oro che avessero già lavorato nel Lionese (Archivio della Famiglia Ambåel a Sion, riportato da SCHMIDT, 1991). Questi “orafi” vallesani al tempo del de Platea non potevano che aver imparato l’arte nelle miniere della Valle Anzasca (oppure della Valle Antrona o Valsesia), non esistendo altre miniere d’oro nel distretto di Visp… (SCHMIDT, 1991).
Quest’ultima affermazione potrebbe essere messa in dubbio da una stampa della COSMOGRAPHIA (1550) che rappresenta una miniera d’oro dei dintorni del Vallese (Figura 15).

Bibliografia

BIANCHETTI, E. (1878). L’Ossola Inferiore. Notizie storiche e documenti. Torino: Ed. Bocca.
COLORNI, V. (1967). Le tre leggi perdute di Roncaglia (1158) ritrovate in un manoscritto parigino. In Scritti in memoria di A. GIUFFRÉ. Milano, p. 116-117.
KREUZER, F. (1982). Geschicte des Landes um die Furka. Kleve, Boss-Druck.
MORTAROTTI, R. (1979). I Walser nella Val d’Ossola. Domodossola.
PENEVIDARI, G. (1989). Disciplina mineraria e territorio: il caso della Valchiusella. Boll. Ass. Min. Subalpina, XXV, 1, Torino.
RIZZI, E. (1985 e 1986). I Conti di Biandrate e la Valle Anzasca. Riv. Oscellana, XV, 4 (1985) e XVI,  2 (1986).
RIZZI, E. (1991). La pace del Monte Rosa. In F. SCHMID, Le relazioni tra l’Ossola e il Vallese nel XIII secolo. S. Giovanni in Persiceto, Ristampa a cura della Fondazione Arch. E. Monti, Anzola d’Ossola.
SCHMID, F. (1991). Le relazioni tra l’Ossola e il Vallese nel XIII secolo (Vol. Ristampa a cura della Fondazione Arch. E. Monti, Anzola d’Ossola). S. Giovanni in Persiceto: Fondazione Arch. E. Monti, Anzola d’Ossola.
SILVA, D., e SILVA, E. (1876). Conti di Biandrate. Cenni biografici. Milano, Carlo Ghirlanda Silva.
ZANZI, L. (1991). 1291: anno mirabile nella nascita del federalismo nelle Alpi. In F. SCHMID, Le relazioni tra l’Ossola e il Vallese nel XIII secolo. S. Giovanni in Persiceto, Ristampa a cura della Fondazione Arch. E. Monti, Anzola d’Ossola.

Questo articolo fa parte di una serie di scritti presenti sul sito relativi all’oro, alla sua natura e presenza in Italia Settentrionale, con particolare riferimento ai giacimenti ed alle miniere della Valle Anzasca (VCO).

…In Macugnaga Valle Anzasca vi sono delle Bocche … d’oro e li loro Molini … lavorano quotidiana.te col Mercurio…

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