La Cava dell’Oro di Monte Parodi (SP): storia mineraria dell’argento ligure

Copertina
Mappatura della Cava dell’Oro. Particolare della …Pianta geometrica di una porzione di regione di Monteparodi ossia Erbabona composta dei Beni Comunali di Spezia nonché privato; onde il signor Eugenio Franel chiede la continuazione di ricerca di Miniera di piombo argentifero segnato nella presente Pianta con le diverse lettere ed a seconda dell’unito ricorso… di G. PIAGGIO (1860 ca.) conservata presso l’Archivio di Stato di Genova.

Introduzione alla Cava dell’Oro

Di recente, un’amica di www.archeominosapiens.it ha rintracciato l’imbocco di un’antica miniera di piombo argentifero dello spezzino. È una miniera ricordata nella cultura materiale locale, ma soprattutto è nota per essere mappata su una vecchia cartografia, più che per il suo valore minerario. Contestualmente un altro amico di ArcheominoSapiens ha pubblicato il ricordo di un’altra antica coltivazione di argento, questa volta nel Finalese.
La concomitanza dei due avvenimenti ha suggerito di approfondire la ricerca storica. È stata la riscoperta di presenze diffuse sul territorio dell’Italia Settentrionale (Figura 1) e della Liguria (Figura 3), più o meno intensamente sfruttate nel tempo. Generalmente si tratta di modesti giacimenti, spesso limitati alla presenza di singole vene o filoni.
Investigando la fonte storica è apparso …evidente come le necessità contingenti potessero essere soddisfatte anche da quantità di minerali, specifici, estremamente ridotte … (DEL SOLDATO 1995, p. 125). L’argento è generalmente legato alla galena ed a minerali …complessi di piombo-antimonio-argento. Inoltre, quando tali minerali vengono fusi, l’argento si liquefa assieme al piombo, mentre altri elementi presenti nel minerale, come ferro, manganese, silicio, calcio e alluminio, passano principalmente nelle scorie... (GALE, STOS-GALE 1981).
Tuttavia, … è pericoloso generalizzare poiché, come vedremo, per l’associazione piombo-argento il processo metallurgico era abbastanza laborioso e complesso nonostante fosse stato messo a punto già in epoca molto antica. Il processo ha subìto nei secoli migliorie non sostanziali tanto che lo sviluppo tecnologico moderno ha condotto, oltre alla razionalizzazione delle fasi di lavorazione, al solo miglioramento in resa quantitativa, più che qualitativa, del prodotto finale… (DEL SOLDATO, 1995 p. 125).

Le miniere d’argento più antiche

La conoscenza e lo sfruttamento di giacimenti di piombo e piombo-argentifero è molto antica. Pare addirittura che già in epoca classica la maggior parte dei piccoli giacimenti insulari mediterranei di galena (solfuro di piombo generalmente argentifero), fosse esaurita. È, ad esempio, il caso dei giacimenti di piombo argentifero dell’isola di Taso (GALE, STOS-GALE 1981, p. 108) e di quelli dell’isola di Sifno, nelle Cicladi, che contenevano anche antimonio. Una curiosità: pare che quelli costieri di Sifno (Agios Sostis) siano stati allagati e resi inutilizzabili da una fase ingressiva del mare (DEL SOLDATO 1995, p. 128). Secondo PAUSANIA fu Apollo a mandare quel flagello per punire gli abitanti quando smisero di pagare le decime dovute.
Al contrario i numerosissimi e ricchi giacimenti affioranti e sub-affioranti di galena del Laurion, in Attica, furono lungamente coltivati. I primi lavori minerari datano al 2900 a.C. (Figura 2, da GALE, STOS-GALE 1981, p. 105). Dal VI-V secolo a.C., furono sfruttati da Atene e, tale attività, divennero il principale sostegno della sua economia. I giacimenti dell’Egeo fornirono il minerale per forgiare molti oggetti d’argento e di piombo a partire dell’Età del Bronzo (GALE, STOS-GALE 1981, p. 110). Queste datazioni sono state eseguite mediante analisi isotopica, determinando la proporzione dei quattro isotopi del piombo presenti nel metallo. Tale rapporto, infatti, rimane stabile anche durante le fasi di fusione, raffinamento o corrosione.

Altri giacimenti d’argento

Altre mineralizzazioni importanti furono sfruttate in Tracia e Macedonia, in Slesia ed Ungheria (DE CASTRO 1854, p.688 e 885), nel Tirolo, Bellunese e Agordino (con i  Canopi), nella Foresta Nera, nei monti dell’Harz (OMBONI 1867, p. 340), in Sassonia e Boemia (BRONGNIART, BROCHIANT DE VILLIERS, DE FRANCE 1846, p. 760; DE CASTRO 1854 p. 843; LATTES 1877, p. 60 e segg.) ed in Britannia (BRONGNIART, BROCHIANT DE VILLIERS, DE FRANCE 1846, p. 780 e segg.). Riguardo alla Francia, è convinzione, che le tecniche fusorie del Vicino Oriente fossero già applicate durante il periodo La Tène.
La notorietà e l’importanza dalle ricche miniere d’argento di Cartagena (Spagna meridionale) era tale che, dal loro sfruttamento, Annibale avrebbe tratto il finanziamento per la sua campagna d’Italia (218-203 a.C.).

Le ricche miniere d’argento della Sardegna (FERRUA 1868, p. 355 e segg.; CURIONI 1869;  DE CASTRO, 1890), note già ai Romani e sfruttate da Pisani (almeno fino al 1353; SELLA 1871, p. 8) e Genovesi (SACCHI 1860, p. 130; FILIPPINI 1862, p. 113) e, soprattutto, le miniere della Spagna, ebbero una notevole importanza nell’economia romana.
Infine una curiosità. BERRI (1873) ricorda il ritrovamento fortunato ed eccezionale di pepite d’argento, del peso di 30-100 Kg in Bolivia (miniera di Portosi) ed in Norvegia (miniera di Kongsberg; BERRI 1873, p. 416).

Fonti antiche sulla metallurgia dell’argento

Fra le più antiche e vaghe descrizioni sulla fusione di minerali d’oro, d’argento e di piombo si deve annoverare la Compositiones ad tingenda musiva, inserita nel Codice 490 conservato presso la Biblioteca Capitolare Feliniana di Lucca (HEDFORS, 1932; BARALDI, 2012). Il Codice 490 è parte di una raccolta manoscritta, miscellanea, di 350 pagine. Fu redatto fra il 787 e l’816 da vari copisti e tradotto da Ludovico Antonio MURATORI che per primo si rese conto della sua importanza.
Fra i classici si trovano altre indicazioni nel De coloribus et artibus Romanorum attribuito ad ERACLIO, che a sua volta riporta descrizioni dell’affinamento di oro ed argento, dell’amalgamazione etc.. C’è poi il Diversarum artium schedula di THEOPHILUS (Presbyter) che tratta, fra l’altro, dell’affinamento e della fusione dell’argento, della liquazione e della costruzione dei forni di coppellazione (DEL SOLDATO 1995, p. 129). Naturalmente, non bisogna dimenticare Giorgio AGRICOLA (AGRICOLAE, 1567).

Brevi note sulla metallurgia dell’argento

Il procedimento metallurgico utilizzato per separare l’argento dal piombo è la coppellazione (BRONGNIART, BROCHIANT DE VILLIERS, DE FRANCE 1846, p. 810 e segg.; OMBONI 1867, p. 407). La lega di piombo e argento viene fusa in un crogiolo e mantenuta a una temperatura di circa 1100 °C mentre su di essa viene insufflata aria. L’aria ossida il piombo e lo trasforma in litargirio (monossido di piombo). Anche le impurità, quali rame, stagno, antimonio, arsenico e bismuto, vengono in gran parte ossidate assieme al piombo. Al contrario, l’argento (contenente anche tracce d’oro) non viene ossidato.
Il litargirio viene dunque asportato con mezzi meccanici oppure è assorbito dalle pareti del crogiolo.Il crogiolo …è sempre formato d’una materia porosa, affinché l’ossido di piombo, che non si può fare facilmente scolare, sovrattutto alla fine dell’operazione, s’imbeva e sia ricevuto nella materia medesima della coppella, e lasci l’argento più puro e più netto… (BRONGNIART, BROCHIANT DE VILLIERS, DE FRANCE 1846, p. 811 e segg.). Così rimane al fondo del crogiolo un globulo fuso d’argento come residuo. Questo argento ottenuto per coppellazione rimane, tuttavia, sempre in lega con una quantità residua di piombo (dallo 0,05 al 2 %).

Le miniere d’argento in Italia Settentrionale

Lo SQUARZINA (1960) ricorda che in Piemonte sono state coltivate, a cominciare dal Medioevo, numerose piccole miniere di galena argentifera.
In realtà, lungo tutto l’arco Alpino Occidentale sono presenti manifestazioni piombo-zincifere di modesta entità. Meno diffusa è la presenza di giacimenti piombo-zinciferi in Liguria e lungo l’arco alpino centro-orientale (Figura 1).
I giacimenti si presentano, generalmente, in corpi mineralizzati filoniani discordanti o, talora, in filoni-strato concordanti con la scistosità delle rocce incassanti. Quest’ultima tipolgia è largamente inserita in differenti litotipi della serie metamorfica.

Figura 1 – Distribuzione delle mineralizzazioni di piombo (quadretto rosso e bianco) e piombo-argentifero (quadretto rosso) nell’Italia settentrionale dalla fonte storica ed archeomineraria. Da (DEL SOLDATO, 1995).
Legenda delle principali miniere: Miniera di Tenda (1); Frabosa Soprana (29; JERVIS 1873, p. 25); Comprensorio di Ruà Vinadio, miniere di Valsorda (presso Garessio), Robilante (Val Vermenagna), Palla (Bagni di Vinadio), Bergemoletto (47), Lausetto, Ruà Vinadio (45), Couita (Vallone della Riberina) e Vallone di Schiattaur; miniera di Acceglio (52); miniera di Sampeyre (63); Brossasco (65); Gravere (119); Noasca (173); Locana (174); Sparone (176); miniera La Reale-M. Cuccagna (180); Frassinetto – Lago di Verdassa (182); Courmayeur – Miniera della Tète Carré (gruppo 199), Col Ferret, Borgne de la Fée, Labyrinthe, Ruo des Romains; giacimento di Promise e La Thuille (200); miniera di Pré Saint Didier (201); Località Ravine – Monte Vertusan (204); Combe de Valeille – Cogne (211); presso Ville sur Nus-Cribussy e Chanté Corbé (225); Mont Gerbion – Ayas (244); Liretta – Challand Saint Victor (247); miniera di Cleva – Champorcher (250); Casale Pienés-Gressoney (256);  Crema, regione Rovine (259); località Caselino – Montestrutto (262); monte Albagno – Chiaverano (267); Prato Quassolo e Bonera (270); miniere di Tramolino e Dero Marcio a Brosso (272); Gorge e Cugnole a Campiglia Cervo (314); località Miniere a Quittengo (315); località Miniere Rege e Ramoletti a Sagliano Micca (316); località Solegno ad Alagna Valsesia (335); Scopello (341); Desinera Brutta – Carcoforo (348); Gignese – Agogna (FILIPPINI, 1862, p. 115) – Motto Piombino (383); Val di Lazzago e Val di Fleres (1001); San Martino Monteneve in Alta Val Passiria (1002); Doss delle Grave-monte Calisio (1003); Roncogno e Faedo (1004); Pergine (1005); Lago Santa Colomba – Agli Orti (1006).

immagine nel testo

Figura 3 – Distribuzione delle mineralizzazioni di piombo (quadretto rosso e bianco) e piombo-argentifero (quadretto rosso) in Liguria e terre circstanti, dalla fonte storica ed archeomineraria. Da DEL SOLDATO (1995).
Legenda delle principali miniere: 1 – Località Piotta: IV sec. d.C.-1068  (CARLINI, 1874); 2 – Ponzò di Riccò del Golfo: 1277-1280 (PIPINO, 1984; DEL SOLDATO, PINTUS, ZUFFARDI 1993); 3 – giacimento del monte Faiallo scoperto da Boniforte Rotulo fra il 1463 e il 1465. Contemporaneamente il Rotulo dichiarò scoperti quelli della zona di Voltri (torrente Albanige, monte Serra, torrente Cerusa e monte Arenele), Arenzano-monte Argentea, Rossiglione-Urbe, monte Ramazzo e Voltaggio. Per i riferimenti archivistici vedere (DEL SOLDATO 1995, note da 46 a 50); 4 – Trebbiano, Arcola e Vezzano (1480); 5 – Comune di Genova e podesteria di Polcevera e Bisagno (1481,  PIPINO, 1986); 6 – miniera di Borzoli (DEL SOLDATO 1995, nota 58; DEL SOLDATO, PINTUS 1985); 7 – miniera di Pietra Lavezzara; 8 – Voltri-l’Acqua Santa; 9 – Vezema (Vesima?); 10 – Arenzano, località Gava; 11 – località La Rocca al monte Melogno (Rialto); 12 – Sarzana, non meglio specificato; 13 – Rossiglione, Valle del Berlino (PIPINO, 1976; PIPINO, 1986); 14 – Piazza di Framura (PIPINO, 1976; PIPINO, 1986); 15 – miniera di Presa-M. Calvo (Tiglieto); 16 – Ceranesi; 17 – Sant’Olcese; 18 – Apparizione; 19 – Torriglia; 20 – Calizzano (ricerche); 21 – Burrone degli Argentieri alle Anime Vecchie (Savona); 22 – località Montagna a Quiliano; 23 – Monte Negro (Terzorio): 24 – Monte Ronco di Maglio-Seccatoio Vecchio (Bormida); 25 – Miniera di Tenda-Vallauria presso San Dalmazzo (JERVIS, 1873, p. 17; PIANA AGOSTINETTI et Al., 1994); 26 – Monte Negro (Pompeiana); 27 – miniera di Valsorda e Fontanafredda a Garessio (JERVIS 1873, p. 21; DE BARTOLOMEIS 1947, p. 228); 28 – miniera di Borgoratto; 29 – Miniera di Casario al Monte Spinardo e Bricco del Piombiere; 30 – Castelnuove di Ceva; 31 – Frabosa; 32 – Cava dell’Oro di Monte Parodi; 33 – Miniera di Libiola (argento nativo – (GALLI, 1959) e Monte Loreto (JERVIS 1873, p. 317).

I giacimenti d’argento in Liguria

I riscontri documentali sulla ricerca e lo sfruttamento delle mineralizzazioni argentifere liguri iniziano nella metà del Quattrocento con la concessione a Ieronimo FREGOSO …di cercar vene di metalli tra Noli e Savona… (ANDRIANI, 1924; REVELLI, 1948).
Poco tempo dopo, e precisamente il 16 luglio del 1463, …l’Arcivescovo Doge Paolo Campofregoso ed il Consiglio degli Anziani concedono al milanese Boniforte ROTULO … arbitrio e libertà di scavare e cercare le vene di qualsiasi metallo … in ogni terra … di proprietà del Comune di Genova, purché non siano state fatte ad altri promesse ed impegni… (A.S.G. Diversorum Comunis Ianue, filza 28, a 1465 – n°3048; DEL SOLDATO, 1995, p. 149). Il permesso di ricerca aveva valore per due anni. Ma nel caso in cui il ROTULO avesse trovato del minerale l’Uffizio di Moneta ne avrebbe acquisito un terzo della proprietà oltre a ricevere una tassa di 50 lire genovine annue per quindici anni (PIPINO, 1976; PIPINO, 1984). Il 18 gennaio 1465, i fruttuosi ritrovamenti fatti confluirono nella dichiarazione di scoperta (propedeutica alla concessione mineraria del tempo). Tuttavia l’esosità della tassazione, la caduta della signoria sforzesca e la cacciata dei milanesi da Genova (1478) inducono a credere che le scoperte di Boniforte ROTULO abbiano avuto un seguito molto modesto.
Da questo momento, tuttavia, i riscontri d’archivio divengono più frequenti: nel 1480 è la volta di Francesco GRASSO (Figura 3. Cfr. 4); un anno dopo Piero ORABONO per le podesterie di Polcevera e Bisagno (Figura 3, cfr. 5).
Nel 1494, ma senza riferimento archivistico, sarebbe stata la volta dei minatori tedeschi Enrico di ERFORDIA e Giorgio CROSE che, con Giannone di Varese, avrebbero ottenuto la concessione per scavare oro, argento, rame ed altri minerali da loro scoperti nella podesteria di Castiglione e cioè nel bacino minerario di Libiola-Bargonasco nel levante ligure (DEL SOLDATO, 1995, p. 151).

La Cava dell’Oro: la miniera d’argento di monte Parodi (SP)

Il primo, e fino ad oggi unico, riferimento storico alla Cava dell’Oro di Monte Parodi è quello della tavola 20 …Circondario di Levante. Pianta geometrica di una porzione di regione di Monteparodi ossia Erbabona composta dei Beni Comunali di Spezia nonché privato; onde il signor Eugenio Franel chiede la continuazione di ricerca di Miniera di piombo argentifero segnato nella presente Pianta con le diverse lettere ed a seconda dell’unito ricorso… conservata presso l’Archivio di Stato di Genova (particolare in Copertina e localizzazione in Figura 4).
Purtroppo non è rimasta traccia dell’…unito ricorso… per cui si hanno solo indicazioni frammentarie sui precedenti lavori. L’istanza di proseguire le ricerche autorizza, comunque, a ritenere che fossero stati individuati indizi favorevoli di mineralizzazione. Viene inoltre ricordata la presenza di minerale di piombo e di alcuni scavi a giorno, in trincea, dai quali i Francesi avrebbero scavato, durante il secolo scorso, il metallo prezioso.
Il riferimento i Francesi è ai fratelli Thomas, che nel 1858 fondarono la Società Mineraria e Metallurgica di Pertusola e realizzarono la fonderia nella quale impiegavano la lignite delle proprie concessioni di Sarzanello e Caniparola e, pare, ricavassero il piombo da un piccolo giacimento di minerale scoperto su Monte Parodi.
Il tutto viene avvalorato dall’ing. MAZZUOLI(1883): …il primo impianto di quest’officina (la fonderia Pertusola di Lerici, località Muggiano) ebbe luogo nel 1858 per opera del signor Emilio Thomas; però l’impresa non diede buoni risultati, e nel 1860 il Thomas cedé l’officina ad una società inglese… (MAZZUOLI 1883, p. 123. l’Autore pubblica in TAV VIII il Piano Generale dell’officina di Pertusola (Figura 5) il cui assetto generale si è mantenuto abbastanza simile nel tempo (Figura 6, Figura 7 e Figura 8). 
All’epoca era direttore, o comunque aveva un incarico societario, il banchiere svizzero Eugenio FRANEL  (fra il 1858 e il 1862) che era anche presidente della Società Monteponi di Iglesias. Quest’ultima, in particolare, gestiva le omonime miniere di piombo, argento e zinco sarde, nonché la fonderia di zinco di Vado Ligure (Figura 9). Ricordiamo che …il minerale estratto dalle miniere è esportato greggio dall’isola e si fonde per la massima parte nella fonderia di Pertusola alla Spezia… (OMBONI 1867, p. 330). 

La riscoperta della Cava dell’Oro

Recentissime ricerche (C.C. pers com.) e la pulizia di un contiguo sentiero hanno consentito di individuare un imbocco (Figura 10) curiosamente tutto rivestito in pietra  (come quello della Galleria Paola della miniera delle Cascine). Da questo si accede ad un tratto in fortissima pendenza oltre il quale si apre una galleria (Figura 11) che la cultura materiale descrive con andamenti sia in traversobanco che in lungobanco
La cartografia del PIAGGIO (copertina) è una rappresentazione di tipo topografico a colori, in scala numerica di 1:1000, redatta nel 1860 circa. La datazione è dedotta da fatto che vi compare l’attestazione del pagamento di un bollo da …Lire Quattro e Centesimi Quaranta… il primo dicembre 1860. Sulla mappa sono chiaramente indicati un primo scavo di ricerca (A di copertina) per …miniera di piombo argentifero… in trincea con piccola discarica antistante, un secondo scavo (B di copertina) …detto Cava dell’Oro… ed una …Cava cosi detta del Zolfo… (C di copertina).

Il minerale della Cava dell’Oro)

La mineralizzazione era data da …filoncini di galena argentifera la quale ha per ganga la baritina… inseriti nella Dolomia Secondaria di CIARAPICA e PASSERI (1980). La giacitura della mineralizzazione era concorde con quella degli strati e quindi a forte inclinazione (Figura 11).
Il CAPELLINI (1902) conferma che i lavori di esplorazione della miniera sarebbero iniziati nel 1858 e quindi in accordo con la fondazione della Società Mineraria e Metallurgica della Pertusola. Tuttavia l’Autore riteneva che i primi lavori fossero molto più antichi, dei tempi della peste di Firenze (1348). Ma di questo non c’è riscontro oggettivo.
Dalla visita ai lavori fatta nell’agosto del 1860, trovò …nuovamente abbandonati come pur troppo aveva fin da principio preconizzato … non ho fiducia che a Monte Parodi grossi filoni di galena possano permettere una lucrosa speculazione, ritengo però che ad una maggiore profondità ed impiegando un discreto capitale per ricerche più giudiziosamente condotte, forse si potrebbe trovar modo di coltivare una miniera di piombo argentifero…(CAPELLINI, 1902, p. 48). E questo probabilmente fu fatto, anche se per un periodo molto limitato.

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