Le miniere di rame e il giacimento cuprifero di Le Cascine – Semovigo

immagine di copertina dell'articolo

Copertina: tavola denominata “Zona Cascine” del rilievo topografico delle miniere de Le Cascine e Semovigo (Cominco Italia, 1977).

Le prime notizie sul complesso minerario de Le Cascine

Il complesso minerario cuprifero Le Cascine è costituito da diversi scavi, sia di assaggio che di coltivazione, realizzati a cielo aperto e in galleria. I lavori sono raggruppati in due aree di sfruttamento principali: quella di Semovigo e quella denominata Le Cascine s.s..
Gli scavi sono distribuiti entro un’area molto ampia. È compresa fra l’abitato di Semovigo, a nord-ovest, il Passo della Camilla, le Cinque Vie-Madonna della Corona a sud (immagine centrale). L’area si trova Comune di Mezzanego, nell’entroterra chiavarese (Città Metropolitana di Genova, Liguria di Levante).
Negli anni Settanta dell’Ottocento, Jervis raccolse alcuni campioni di calcopirite in una delle discariche lasciate dai lavori eseguiti da una società inglese una ventina di anni prima.

1792. Mezzanego. – RAME. – Calcopirite, di cui campioni cerniti diedero il 14,75 % di rame: presso l’abitato stesso di Mezzanego, nella località detta le Cascine, distante 4 ore sopra la stazione ferroviaria di Chiavari. – Ricerche fatte in questi ultimi anni da parte di una ditta inglese residente in Genova.
Pirite, associata alla calcopirite; ivi… (JERVIS, 1874, p. 314).

È l’unico riscontro di questi lavori che possono ritenersi fra i più antichi, documentati.
Alla fine dell’Ottocento fu rilasciata una concessione che raggruppava, per la prima volta, tutte le piccole zone indiziate, sparse nella valle del torrente Mezzanego e dei suoi affluenti.
Pochi anni dopo, Issel (1892) ricordava che al di sotto della Casa delle Cascine, erano presenti grandi masse limonitiche, nelle quali erano sparsi noduli ricchi in pirite. Affermava anche che le mineralizzazioni erano state seguite mediante gallerie. Di queste rimangono oggi solo tracce poiché in epoca più recente furono inglobate in alcuni scavi a cielo aperto ancora visibili (copertina).

Alcuni riferimenti toponomastici

Sulla destra di un torrentello, presso il villaggio di Semovigo e precisamente alla Chiappella, si danno altri noduli ed ammassi piritosi, associati a calcopirite ed erubescite.
Il punto denominato il Dente, collinetta formata da argilloscisti e calcari prossimi ad una emersione serpentinosa, offre una cospicua massa piritosa con scarso rame, attraversata da una galleria… (ISSEL, 1892).

Questi toponimi sono di incerto riconoscimento, seppure Verrando (2008) identifichi:

  • la miniera Chiappella come il gruppo di gallerie a valle dello sterrato per il Passo della Camilla;
  • la galleria il Dente con quella prospiciente il rio Passo della Camilla;
  • e la miniere delle Cascine con l’omonima località ed edificio che, un’interpretazione con poco fondamento, ha indicato come una casa dei minatori.

Agli stessi toponimi si riferiscono le localizzazioni di alcuni picchetti battuti sul terreno dall’Ingegner Perrin del Regio Corpo delle Miniere (AA.VV., 1876) per delimitare la concessione rilasciata alla signora Paola Gandolfo, vedova Massa.
Tale prima concessione è data 25 novembre 1866 e si estendeva su una superficie di 215.68.85 ettari (AA.VV., 1876, pp. 102-103; AA.VV., Rivista del Servizio Minerario 1895, 1896). In seguito la concessione della stessa area passò alla signora Elisa Massa che vi rinunciò il 21 luglio 1895 (AA.VV., MINISTERO DI AGRICOLTURA, INDUSTRIA E COMMERCIO “Annali di Agricoltura, 1896 – Relazione del Servizio Minerario nel 1895”. Tip. Eredi Botta. Roma, 1896).

La prima concessione della miniera Le Cascine

Il perimetro della concessione fu delimitato (AA.VV., 1876, Rivista del Servizio Minerario del 1876, p. 112) …dall’Ingegnere-allievo Carlo Felice Perrin con verbale del 31 gennaio 1866.
Era delimitato …Dal punto A sito nel canale della Lizua sopra una lunghezza di 999 metri si giunge al punto B sito vicino al canale medesimo.
Dal punto B con un angolo di 181°, e sopra una lunghezza di 310 metri, si giunge al punto C in Rigaa, vicino al torrente di Mezzanego.
Dal punto C con un angolo di 134°, e sopra una lunghezza di 445 metri, si giunge al punto D in Costa Piana.
Dal punto D con un angolo di 101° 51’, e sopra una lunghezza di metri 533,50 si giunge al punto E in Pian Dô.
Dal punto E con un angolo di 184° 18’, e sopra una lunghezza di metri 677,80, si giunge al punto F in Roncazza.
Dal punto F con un angolo di 163° 51’, e sopra una lunghezza di metri 174,70, si giunge al punto G pure in Roncazza.
Dal punto G con un angolo di 133°, e sopra una lunghezza di metri 93,40, si giunge al punto H, esso pure in Roncazza.
Dal punto H con un angolo di 167° 32’, e sopra una lunghezza di metri 907,10, si giunge al punto I nelle Testughe di Satta.
Dal punto I con un angolo di 127° 28’, e sopra una lunghezza di metri 1040,80, si giunge al punto K.
Dal punto K con un angolo di 82° 10’, e sopra una lunghezza di metri 473,50, si giunge al punto L in Costa di Fossa.
E finalmente dal punto L con un angolo di 238° 30’, e sopra una lunghezza di 164 metri, si ritorna al punto A dove l’angolo interno del poligono è di 106° 20’… (Rivista del Servizio Minerario del 1876, p. 112.)

L’avvio dell’attività fu probabilmente interessante, ma ben presto ebbe una battuta d’arresto per scarso rendimento. Nel 1884, dopo meno di 20 anni, i lavori risultavano, almeno ufficialmente, sospesi da tempo. Per questo, l’Ing. Mazzoli del Regio Corpo delle Miniere, suggeriva che fosse imposto …ai concessionari di miniere abbandonate e specialmente a quelli delle miniere di Monte Mesco, Cerchiara, Frassoneda e Cascine di riprendere i lavori dentro il termine prefisso e decretando, in caso che l’ingiunzione rimanesse senza effetto, la revoca delle rispettive concessioni… (AA.VV., 1886).

Le Cascine alla fine dell’Ottocento

Lo stralcio di un articolo del D’Achiardi (1898) riportato dal Bollettino del Regio Comitato Geologico d’Italia del 1899 (AA. VV., 1899) conferma indirettamente l’inattività della miniera negli ultimi anni del XIX secolo.
L’Autore, noto mineralogista nonché uomo politico pisano, descrive …alcuni minerali provenienti da varie località italiane.
Primo fra essi è un allofane cupro-zincifero raccolto allo Scaricone di Valdaspra: è un minerale azzurro o celeste, di aspetto spesso jalitico, frattura sub-concoidale, il quale si presenta ordinariamente in venule nelle masse calaminari ed in mezzo ai ciuffi ceruleo-madreperlacei di auricalcite dall’autore altrove descritta. La durezza è 3 o poco più, il peso specifico 1.93: contiene 1.44 per cento di ossido di zinco e 1.21 per cento di ossido di rame: e, all’ infuori del rame e dello zinco, la composizione del minerale corrisponde a quella del vero allofane.
Analogo al precedente è un minerale di aspetto jalitico, di colore azzurro-celeste, talora sfumante sul bianco, che incrostava e traversava un campione di aspetto calaminare proveniente da Rosas (Sulcis). L’autore ne ha fatto uno studio diligente, trovandovi fra l’altro 1.18 per cento di ossido di rame, 1.65 per cento di ossido di zinco e tracce di cromo, con una quantità di silice molto superiore a quella degli allofani tipici. Si tratta verosimilmente di una associazione di allofane ed opale, cui l’autore dà il nome di jaloallofane cupro- zincifero.
L’autore cita ancora un altro allofane: lo raccolse nei bruciori della miniera cuprifera, ora inattiva, delle Cascine, nel comune di Mezzanego (Chiavari): ed è un allofane cuprifero… (AA. VV., 1899, pp. 186-187).

L’allofane cuprifero, il cui nome significa apparire altro, si rinviene ancora oggi nelle discariche o negli accumuli di tout venant giacenti in prossimità delle varie gallerie de Le Cascine. Si presenta in forma di patine e leccature, azzurro-verdastre (Figura 1) o in forma microglobulare (Figura 2) su basalto. Assieme si rinvengono arnioni, noduli e piccole concentrazioni o masserelle di pirite e calcopirite generalmente ridotte ad un sabbione grigio metallico (Figura 3) con frammisti cristalli prevalentemente pentagonododecaedrici, subeuedrali di maggiori dimensioni (Figura 4).

L’autarchia e la Seconda Guerra

L’attività successiva alla revoca della concessione ottocentesca ci porta agli anni Venti del secolo scorso. Un piccolo cantiere che è stato attivo nel quinquennio 1920 – 1925 a sud di Semovigo, dove sono stati coltivati modesti ammassi di pirite.
La grande casa delle Cascine era abitata in quegli anni (sicuramente nel giugno del 1924) dalla famiglia Tanzi che coltivava, a mezzadria, i terreni di proprietà della famiglia Guidoni di Chiavari. In quel tempo, fu affidato ai Tanzi un trovatello, certo Alfredo Renato Vittorio Dizzoli (nome fittizio), detto Vitturin. Il giovanotto (diciotto-ventenne) ricordava, più tardi, come anche l’eco della guerra fosse percepito in maniera ovattata in quella regione, fra le valli Sturla e Graveglia. La vita continuava a scorrere segnata …dal lavoro nei campi e nel bosco, la fienagione, il pascolo degli animali, il via vai dei minatori che si alternavano nelle profonde gallerie del sottosuolo, i “carbunin” affaccendati attorno alle loro carbonaie… (COSTA, 2002).
Durante il decennio successivo, si interessò al giacimento delle Cascine, la Società Esercizio Miniera di Libiola, titolare dell’omonima, antica e famosa concessione.
Dal resoconto delle ricerche eseguite nel Distretto Minerario di Carrara (AA.VV., 1930) risulta che la …galleria Fontana (imbocco a quota 534,20m s.l.m.) e Valle (quota 533m s.l.m.) sono intestate nella concessione “Le Cascine” esercita dalla stessa Società permissionaria, ma dopo breve percorso sono, per via sotterranea, penetrate nel permesso Cascine Sud, nel quale si svolsero la maggior parte dei lavori eseguiti nel 1930. La galleria Valle, i cui lavori erano alla fine dell’anno scorso i più sviluppati, fu messa in comunicazione con la galleria Fontana, seguendo verso nord il contatto serpentina-diabase dapprima, e diabase-calcare poi.
Il complesso dei sotterranei, che hanno già uno sviluppo di qualche centinaio di metri, viene in tal modo a possedere due sbocchi a giorno e la ventilazione dei cantieri ne risulta migliorata.
L’avanzamento verso sud della galleria Fontana, un pezzetto di qualche metro al contatto del calcare con la serpentina, ed una traversa in direzione ovest, constatarono che indizi di mineralizzazione, per lo più penetranti nella serpentina sottoforma di noduli e venette di pirite e calcopirite, sono assai frequenti, senza che possa ancora, tuttavia, parlarsi di concentrazioni coltivabili… (AA.VV., Statistica Mineraria 1930).

Purtroppo le indicazioni fornite dal precedente brano non aiutano ad individuare con assoluta certezza quale delle gallerie rilevate nel 1977 siano le citate Fontana e Valle. In realtà una delle due gallerie in località Chiappella ha l’imbocco a quota 535m s.l.m., ma l’altra è posta circa 20 metri più in alto. E questo ha un senso nell’architettura mineraria per vari motivi: ricerca e circoscrizione delle mineralizzazioni, movimentazione del personale e dei materiali (tout-venant e sterile), areazione, etc.. Meno coerente con lo stato dei luoghi sarebbe la presenza dei due accessi a quote che differiscono di circa un metro e mezzo.
I lavori proseguirono tanto che nel 1937 …una discreta nuova produzione di ferro limonitico si ottenne nella miniera Le Cascine, in prov. di Genova… (AA.VV., 1937) e probabilmente proprio dall’ampio scavo a cielo aperto presente proprio di fianco alla ricordata casa mezzadrile dei Guidoni.
Mancano i riscontri storici e cronachistici sulla reale attività mineraria a ridosso e durante il secondo periodo bellico, ma interviene la cultura materiale. Si verificano così due situazioni. Come noto, il personale impiegato nelle miniere era esentato dal fronte ed in questo modo si giustifica la presenza di gallerie scavate interamente o prevalentemente in terreni sedimentari sterili (Formazione delle Argille a Palombini o dei Calcari a Calpionelle) seppure con l’intento di raggiungere, in ribasso, possibili mineralizzazioni ospitate nei basalti o al contatto basalti-serpentiniti. Per contro, il ricordo dei minatori impiegati nei sotterranei e quello delle carovane di muli che percorrevano l’ampio sentiero fra Le Cascine e Semovigo giustificherebbe anche una qualche attività in ottica autarchica e/o bellica.
A quest’epoca sembrano, in particolare, riferirsi le gallerie rettilinee scavate nello sterile, seppure dotate di piccole nicchie concave che riempite di olio o grasso potevano costituire povere lucerne atte ad illuminare gli avanzamenti.

immagine nel testo

Carta del rilevamento di campagna con la localizzazione delle gallerie individuate, alcune, rilevate nel 1977 (archivio privato).

Le ultime ricerche minerarie a Le Cascine

La miniera delle Cascine è tornata di attualità alla fine degli anni Settanta del secolo scorso. In quel tempo fu una società canadese, la COMINCO, ad eseguire una serie di ricerche ed indagini per verificare potenzialità e consistenza del giacimento.
Quello de Le Cascine è un tipico giacimento di solfuri misti nelle ofioliti liguri. È costituito da noduli, lenti ed ammassi di solfuri misti cupriferi a prevalente pirite e calcopirite, dispersi nei basalti a pillow’s o nelle brecce di basalto.
L’attività di ricerca da parte della società canadese avvenne con notevole dispendio di mezzi. Furono eseguite una prima indagine di tipo geofisico mediante un reticolato molto ampio e fitto di stese geoelettriche, un dettagliato rilievo topografico sia di superficie che in sotterraneo e, infine, una campagna di carotaggi continui.
Nonostante la zona fosse fittamente boscata, piuttosto impervia e gli scavi a giorno e le gallerie storiche di ricerca e coltivazione distanti fra loro, le indagini furono estese nell’ampia regione a valle dell’abitato di Semovigo, fino ed oltre la località Le Cascine. Per queste motivazioni le operazioni di campagna furono piuttosto lunghe. I rilievi topografici necessitarono dell’esecuzione di diverse triangolazioni e poligonali, sia chiuse che aperte, per collegare i diversi cantieri. Gli spostamenti dei carotatori furono necessariamente eseguiti mediante elitrasporto.

La Società canadese Cominco

In realtà, la COMINCO aveva un chiaro interesse a definire la consistenza del giacimento delle Cascine, e degli altri cupriferi liguri, non per riattivare le vecchie coltivazioni, ma soprattutto per conoscerne le potenzialità. La eventuale trasformazione del permesso di ricerca in concessione avrebbe avuto il solo scopo speculativo di controllo del prezzo del rame.
La società COMINCO possedeva miniere in Canada, Stati Uniti, Cile e Perù. Era, all’epoca, il maggior produttore mondiale di zinco, piombo, argento, oro, germanio e indio. Possedeva e gestiva, fra le altre, la miniera di rame di Highland Valley (la seconda produttrice di rame al mondo) oltre che le miniere Buckhorn in Nevada (coltivazione di oro a cielo aperto) e di Red Dog in Alaska (una delle miniere di piombo di zinco più grandi del mondo).
La storia della COMINCO (AUTORE IGNOTO, 2015) era iniziata con la febbre dell’oro. Siamo nella metà dell’Ottocento, nella provincia della British Columbia. Nacque con un’intuizione che in seguito si consolidò ed arricchì con la scoperta e coltivazione di nuovi giacimenti. L’intuizione fu quella di creare le prime vie di penetrazione terrestri nelle regioni minerarie, un servizio di trasporto fluviale mediante vaporetti sul fiume Columbia e realizzare la rete ferroviaria che dopo una ventina d’anni facilitò i collegamenti fra le zone estrattive e gli stabilimenti di fonditura. I più vicini erano posti nel Montana e nello stato di Washington. Nella complessa lunga e tormentata realizzazione della linea ferroviaria canadese, l’intervento fortunosamente decisivo fu la creazione della fonderia di Trail, nella British Columbia, per la quale fu chiamato Fredrick Augustus Heinze, un promotore statunitense, descritto come giocatore d’azzardo e visionario.
L’attività mineraria e metallurgica successiva della compagnia è stata costellata di cessioni ed accorpamenti di società differenti (la COMINCO Ltd. come tale nascerà nel 1966), di oscillazioni di mercato ovviamente dipendenti dai quadri politici mondiali e di sviluppi industriali che hanno influenzato le richieste di metalli, le disponibilità, le ricerche minerarie e lo sviluppo metallurgico. A tale proposito è da segnalare, in particolare, il processo di flottazione differenziale messo a punto da Randolphe Ralph William Diamond per la società (allora denominata Consolidated) intorno al 1916. Grazie a questo procedimento, nello specifico, fu possibile il recupero dello zinco anche da minerale povero che precedentemente veniva scartato. Fu il precursore del metodo Sink-Float che sarà applicato anche nello stabilimento di Né (di servizio alle miniere della concessione Gambatesa, gestita dalla Società Italsider) quasi mezzo secolo dopo.

Il giacimento

Il giacimento di Semovigo – Le Cascine rientra nella tipologia genetica di quelli ricorrenti nella Liguria Orientale, fra Borzonasca (GE) e Pignone (SP). Questi …sono tutti riconducibili al tipo mineralizzazioni massicce, disseminate ed a  stock-work a Fe-Cu-Zn-Au associate a vulcaniti non metamorfiche della zona Ligure interna, poste nei livelli superiori delle effusioni sottomarine e/o, soprattutto, al limite fra queste e la serie ligure di copertura costituita da … radiolariti, Calcari a Calpionelle e Argille a Palombini… (MAGGI, DEL SOLDATO, & PINTUS, 1986). Il maggiore e più tipico è stato quello coltivato nella miniera di Libiola, sulle colline di Sestri Levante (GE). In generale sono giacimenti con o senza apofisi, inclusi nei basalti (massicci od in pillow) e talvolta in prossimità del contatto con le serpentiniti. In alternativa sono costituiti da noduli ed arnioni di modeste dimensioni e consistenza, fino a detritizzati (Libiola, Monterosso al Mare, etc.), dispersi nelle brecce basaltiche (pillow-breccias) o, più generalmente, ofiolitiche.
A Le Cascine, sono presenti ampi crostoni di alterazione/arricchimento in ferro, superficiali, di colore bruno-rossiccio, localmente noti come brucioni (Figura 5). Raramente, invece, si individuano vene o modesti filoni (Figura 6) differenti dalle citate apofisi delle mineralizzazioni massicce maggiori.
Le mineralizzazioni sono a solfuri misti cupriferi a prevalente pirite (Figura 7, Figura 8 e Figura 9 con possibile cristallo piramidale arancione di Titanite), calcopirite (Figura 10 e Figura 11) e, alle Cascine, mackinavite, sali di Cu (MAGGI, DEL SOLDATO, & PINTUS, 1986), cuprite, bornite, erubescite, etc. Sono presenti talvolta anche tracce d’oro. Ma questo elemento ha avuto un’unica fortuna e strettamente occasionale (per un biennio, nel XIX secolo) nella miniera di Monte Loreto. È stata comunque una speranza costante, tanto da essere sempre inserito nelle richieste di qualunque permesso di ricerca e di concessione.
Dall’esame dei rilievi topografici più recenti del complesso minerario (1977) si è cercato di ricostruire quello che poteva essere l’estensione del giacimento.
Se ne ritrovano tracce in due aree indagate con una decina di gallerie e, in parte, coltivate. Si tratta di due o tre modesti ammassi associati a mineralizzazioni diffuse, che si pongono a breve distanza reciproca: il primo, forse il più consistente, si trova in prossimità dell’abitato di Semovigo; il secondo, nella prossimale località Le Cascine dov’è presente anche il maggiore brucione. Quest’ultimo è stato coltivato a cielo aperto in un momento differente e successivo da quello di produzione in sotterraneo, vista l’interferenza con le due gallerie intercettate dagli scavi superficiali e la ricordata notizia comparsa nella Relazione sul Servizio minerario del 1937 (AA.VV., Relazione sul Servizio minerario – Corpo delle Miniere 1937).

Le coltivazioni dell’Area Semovigo: la Galleria 1

Il giacimento coltivato nella Zona Semovigo (Figura 12dx) rappresenta il complesso minerario più articolato e quello che, probabilmente, ha intercettato la mineralizzazione più promettente e consistente. Questa è stata raggiunta e seguita da almeno  tre gallerie di coltivazione, disposte su altrettanti livelli, oltre ad altre due di ricerca.
Il livello più elevato della coltivazione è il cosiddetto 555, costituito da una articolata galleria, la Galleria “1” di Figura 12dx e Figura 13sup, che potrebbe essere quella conosciuta in zona come “Caterina 1”. È scavata in leggera risalita e, poco dopo l’imbocco di quota 554,94 m s.l.m. assume un andamento a tenaglia. Lo scopo è stato quello di circoscrivere un primo arricchimento minerale, poi seguito anche con brevissime traverse di assaggio. La galleria si collega con il livello sottostante (Galleria “A” di Figura 12dx, che potrebbe essere quella conosciuta in zona come “Caterina 2”) nonché con il ribasso di quota 490 m s.l.m. (Galleria “3” di Figura 12dx e Figura 12sn) mediante discenderie (una è interrotta) ed un paio di pozzi. In realtà il ribasso potrebbe essere più recente, realizzato dopo il 1930, poiché non ne viene fatto cenno nel resoconto dello stesso anno.
La galleria principale (Galleria “1”, livello 555 Figura 13sup) segue la direzione E-SE con brevi assaggi laterali, fino all’incontro di una faglia circa N-S che evidentemente ha dislocato l’ammasso minerale. La galleria è stata scavata lungo la faglia per qualche metro e poi in direzione NE lungo un’altra dislocazione subortogonale alla prima, terminando poi con un pozzo ed una discenderia al livello 535. Pochi metri prima del termine della galleria principale, ne sono presenti altre due corte, di ricerca, una in direzione Nord ed una seconda nuovamente in direzione E-SE, ad andamento arcuato. La prima è poi stata abbandonata probabilmente intercettando la fine dei basalti, ma non senza aver estratto anche un po’ di minerale nel primo tratto. La seconda ha seguito un incrocio di faglie con possibili tracce di mineralizzazione, che è stata seguita in traversobanco, Un tratto è stato diretto verso Sud-Ovest e presto sospeso; un altro verso N-NE ancora seguendo faglie e fratture mineralizzate ed abbozzando una discenderia. Oltre la discenderia ed un breve tratto ancora in direzione, la galleria si allinea, con un brusco cambio di direzione, verso Sud probabilmente per aver intercettato nuove tracce di mineralizzazione (impregnazioni, noduli e venette). Sono state circoscritte e coltivate come attesterebbe la presenza di due pozzi e di una nuova discenderia, nel tentativo di collegarsi all’inferiore, livello 535. Di fronte ai due pozzi una nuova ricerca in direzione E è stata sospesa all’intercettazione del contatto tettonico con le Arenarie del Monte Zatta che in sotterraneo appare più spostato ad Est rispetto a quanto avviene in superficie.
Questa galleria è stata indicata, nel rilievo topografico di Figura 12dx come Galleria “1”. Ma potrebbe essere anche la Galleria Fontana citata nella Relazione de Servizio Minerario del 1930 (AA.VV., 1930) seppure non corrispondano le quote. Al contrario, troverebbe grande riscontro nella presenza delle faglie riconosciute all’interno. In effetti, la presenza di due gallerie bel sviluppate poste su due livelli che hanno un solo metro e venti di dislivello non è motivata nella realtà, per cui una delle due quote riportate nella relazione del 1930 è, come già detto, un probabile refuso di stampa.

Le coltivazioni dell’Area Semovigo: la Galleria “A”

Una ventina di metri più a valle si apre la Galleria “A” di Figura12dx e Figura 13sotto. Questa costituisce il livello intermedio (liv. 530) del complesso minerario di Semovigo.
Il primo tratto punta in direzione N-NE, al di sotto della discarica presente in versante, dalla quale provengono molti dei campioni delle foto di questo articolo. Quindi prosegue in direzione E-NE ed in leggera risalita, fino a raggiungere liv. 555 attraverso due rimonte, a quota 533,08 m s.l.m. ed a quota 534,35 m s.l.m.. Oltre alle rimonte i collegamenti con il livello superiore (liv. 555) e la coltivazione sono assicurati da alcuni fornelli.
In prossimità delle due rimonte citate si aprono, in direzione SE, anche due gallerie che indicherebbero un ampliamento e spostamento verso est dell’ammasso minerale coltivato al liv. 555. Tale ampliamento in profondità dell’ammasso mineralizzato si deduce dalle maggiori distanza e lunghezza di queste gallerie, rispetto alle corrispondenti superiori e per la presenza del collegamento al lungo ribasso (liv. 490, Galleria “3”, Figura 12dx).
Dalla coltivazione sono state anche avviate due ricerche, una in direzione Sud, presto abbandonata ed una seconda, più fortunata, in direzione E-NE che è stata collegata al livello superiore (liv. 555) tramite una rimonta ed un fornello, testimoni di nuova coltivazione.
Al complesso minerario “Semovigo” appartengono altre due gallerie apparentemente non collegate alle precedenti e più distanti.
La prima di queste è il liv. 453 (la Galleria “4” di Figura 12dx).
Ancora una volta si tratta di una galleria in leggera rimonta, allineata lungo la direzione ovest-est e perfettamente rettilinea per un primo lungo tratto.
Sembrerebbe che lo scavo abbia ricercato e poi seguito un contatto basalto-serpentinite (quest’ultima diffusamente presente in superficie poco più a sud), oppure abbia intercettato una mineralizzazione poiché da un certo punto in poi il tracciamento diventa estremamente vario e divagante. In ambedue i casi la ricerca non ha sortito esito di alcun interesse poiché la galleria termina improvvisamente con un breve pozzo, ma senza cenno a saggi in traversobanco o coltivazioni, seppure modeste.
Potrebbe trattarsi della galleria denominata il Dente da Issel (ISSEL, 1892).
La seconda è la Galleria “5” del rilievo 1977 (Figura 12 dx), quella del livello 520 che si trova molto più a sud e della quale non si hanno notizie poiché anche dalla cartografia topografica risultava completamente ostruita dopo una decina di metri dall’imbocco.

Le coltivazioni dell’Area Semovigo: la Galleria “3”

L’ultima galleria importante del sistema Semovigo è il lungo ribasso al livello 490 (Figura 12sn). L’opera sembra sproporzionata e, soprattutto, mal localizzata se si considera che l’imbocco (presso il quale si trova ancora il basamento del compressore) si localizza in una angusta valle secondaria. Al contrario degli imbocchi dei livelli 535 e 555 che si aprono sul versante di rimpetto all’abitato di Semovigo, facilmente raggiungibile sia via sentiero che, soprattutto, mediante una teleferica.
La logistica del ribasso e la presenza del basamento per il compressore ha suggerito anche la possibilità che la lunga galleria del liv. 490 sia più recente delle altre alle quali si collega. Altra ipotesi è che sia stata ripresa in epoca successiva. Teniamo conto, comunque, che una delle prime perforatrici ad aria compressa fu introdotta a Libiola intorno al 1887-1889 (AA.VV., Relazione del Servizio Minerario 1887, 1889).
Oggi è impossibile definire la quantità di minerale estratto, occasionalmente anche piuttosto ricco. Ma sicuramente questa attività è stata una risorsa importante per gli abitati vicini. Tale ipotesi può essere confermata dal minerale ancora disponibile in discarica, dall’articolazione del complesso estrattivo e dal ricordo delle colonne di muli che trasportavano il mercantile lungo il sentiero, oggi denominato senté du Vitturin. Il minerale veniva poi trasferito a Chiavari per la vendita.

Le coltivazioni dell’area Le Cascine

È forse la coltivazione più nota in letteratura e probabilmente la prima ad essere stata indagata e coltivata, grazie alla presenza di un palese e vasto brucione limonitizzato.
Lo scavo a giorno è prossimale all’edificio denominato Le Cascine (copertina) che, negli anni Venti del secolo scorso, era di proprietà della famiglia Guidoni di Chiavari.
Non è certa l’epoca di esecuzione dello scavo a cielo aperto, ma è lecito supporre che sia stato connesso alla …discreta nuova produzione di ferro limonitico… dalla miniera delle Cascine ricordata dalla Relazione sul Servizio minerario del 1937 (AA.VV., Relazione sul Servizio minerario – Corpo delle Miniere 1937).
Alla base del fronte, alto 15-20 metri, furono aperte con l’evidente scopo di seguire il giacimento in profondità, due gallerie (quota 571 e 575), rivolte in direzioni opposte (copertina), ma delle quali non si hanno notizie successive al ricordo di Issel (ISSEL, 1892). Erano completamente ostruite/crollate all’epoca dei rilievi (1977).
Poco più a settentrione si localizza la Galleria “B” dell’immagine di copertina che è riferibile a quella nota in letteratura come la Galleria Le Cascine.
L’imbocco, a quota 555,41, presuppone ad un tratto di sotterraneo rettilineo, diretto verso NE che, dopo pochi metri, si allarga in una piccola coltivazione testimoniata da tracce di scavo e da un pilastro di sostegno del tetto.
Da questo punto si aprono tre gallerie: una, diretta verso sud, ha presentato labili tracce di scavo, una diretta verso est è stata subito sospesa e, la maggiore, rivolta a nord ha dato subito speranza di successo come testimonierebbe l’andamento irregolare che ha seguito le tracce di mineralizzazione.
Dopo un primo traversobanco E-W, che ha intercettato la mineralizzazione e che l’ha anche seguita in pozzo, l’ammasso sarebbe stato circoscritto con un secondo traversobanco più a nord e con una seconda galleria N-S, quindi saggiato ancora verso ovest (anche in profondità mediante un pozzo) e verso est con due distinte gallerie, però ben presto sospese.
In direzione N-NW i lavori sono proseguiti ancora con gallerie anche in traversobanco, ma con evidente poca fortuna, ritrovando traccia di un solo pozzo di assaggio al fondo della più lunga.
Probabilmente la fortuna di questa miniera è stata limitata allo scavo a cielo aperto ed al modesto adunamento circoscritto verso la metà dello sviluppo dello scavo sotterraneo.

Note conclusive

Questa breve storia delle coltivazioni in regione Semovigo-Le Cascine, prende avvio dai rilievi topografici eseguiti dalla Società COMINCO nel 1977. Furono un’attività complementare alle ricerche minerarie eseguite con mezzi dispendiosi alle Cascine, ma anche in altri giacimenti di rame storici della Liguria Orientale.
La finalità fu sostanzialmente una valutazione delle potenzialità di questi giacimenti in ottica di controllo del prezzo e delle riserve di rame mondiali.
Tuttavia, è sullo studio di questi rilievi e delle scarne notizie bibliografiche o dei ricordi della cultura materiale che è stato possibile ricostruire parzialmente la storia mineraria della regione di Semovigo-Le Cascine.
A corredo sono state anche presentate le immagini di alcune specie minerali riconosciute mediante indagine microscopica di campioni raccolti nella discarica (Figura 14) antistante il livello 555 della Galleria “1” (Figura 15, immagine di Matteo DEL SOLDATO). Alle specie già citate nel testo si aggiungono: un’altra forma delle patine di Allofane (Figura 16), leccature di Allofane con microcristallini di pirite e sferule concatenate di un minerale banco trasparente indeterminato (Figura 17), che ricorda la lechatelierite (vedi la Figura 5 di clicca qui). Oltre a quiesti, due cristalli isolati di possibile Calcocite (Figura 18) e Pirrotina (Figura 19) su quarzo.
Infine una galleria molto originale ed inconsueta. Si tratta dell’imbocco della Galleria Paola aperta dalla prima concessionaria (Figura 20), dalla quale ha preso il nome. Le immagini di Antonio VALLI mostrano una galleria di forma molto originale ed inconsueta, ellittica, probabilmente completa. È evidentemente una forma anomala rispetto a tutte le altre galleria (come, ad esempio la Galleria “1” di Figura 15 o la Galleria “5” di Figura 21). La Galleria Paola è isolata rispetto alle altre e potrebbe corrispondere alla n.7 di immagine centrale.
La sezione ellittica della Galleria Paola suscita immediatamente il ricordo delle gallerie ferroviarie presenti nell’ottocentesco tratto Bonassola-Levanto della prima linea Genova-La Spezia (Figura 22 e clicca qui)
Si sviluppa con andamento rettilineo per circa 250 metri ed è rivestita in blocchi lapidei squadrati, per un primo tratto. La cultura materiale ricorda che sarebbe stata scavata per una, improbabile, ricerca di oro. La sua forma farebbe pensare a manodopera formatasi, o che abbia operato, nei cantieri delle ferrovie, più che all’attività di minatori tradizionali.

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AUTORE IGNOTO, 2015, maggio 7: https://republicofmining.com/2015/05/07/cominco-ltd-history-1906-2001/. Tratto il giorno marzo 27, 2019 da https://republicofmining.com: Cominco Ltd. History (1906 – 2001) | Republic of Mining
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