Le statue stele della Lunigiana

Copertina

Copertina – Ipotesi della fase di rifinitura di una statue stele della Lunigiana (MDS89)

Uomini (e donne) scolpiti nella pietra

Il 17 settembre prossimo si aprirà, presso il Museo Nazionale di Zurigo, una mostra sulle statue stele con materiale proveniente da tutta Europa. Per l’Italia saranno presenti Aosta, Bolzano, Brescia,Cagliari, Capo di Ponte, Laconi, Lucca, Merano, Reggio Emilia,Riva del Garda,Trento e, naturalmente, Pontremoli.
La mostra prende spunto dai nuovi ritrovamenti venuto in Svizzera, ma intende fare il punto sulla vita nel Neolitico. …6000 anni fa si diffondono in Europa le prime grandi sculture in pietra. Stele e statue raffigurano donne e uomini, con volti, talora tatuati, braccia e capi ornati da acconciature. Portano oggetti ambiti e ricercati, armi, gioielli o capi di abbigliamento che testimoniano le innovazioni di un’intera epoca. Venerate in rituali dedicati al culto degli antenati, stele e statue, sono anche simboli di potere e di status e sono testimoni di un’epoca in cui l’uomo pratica con maggiore intensità l’agricoltura e l’allevamento, vive in villaggi e fa uso dei primi metalli… (dalla presentazione di Uomini. Scolpiti nella pietra. Mostra programmata dal 17 settembre 2021 al 16 gennaio 2022).

I monoliti antropomorfi (statue stele) della Lunigiana

Fin dal ritrovamento della Stele di Novà (Zignago), avvenuto il 29 dicembre 1827 (Figura 1), si è aperto un ampio dibattito sull’origine ed il ruolo di questi monumenti. Dapprima sono stati interpretati come cippi di confine o raffigurazioni di divinità e monumenti funebri. In ogni caso hanno lasciato intuire la loro antichità.
Già l’attribuzione ad artisti Celti (MAZZINI, 1909) ha manifestato ampie discussioni (AMBROSI, 1972a). Da allora i ritrovamenti si sono fatti più frequenti, ma soprattutto hanno ampliato l’area di presenza e di influenza: dalla Lunigiana alla Val di Vara e, più recentemente, fino a Lerici e Levanto. Rimane il fatto che le statue stele lunigianesi, rispetto agli altri gruppi rinvenuti sia Italia che in Europa, costituiscono un unicum, un insieme a sé stante. Presentano caratteri abbastanza unitari e distintivi come le rappresentazioni del volto (ad esempio la statua stele maschile di Bigliolo del VI se.c BC (Figura 2, sn) e quella femminile di Figura 2, dx), delle braccia e delle mani, delle armi (come il coltello della Canossa I eneolitica di Figura 3 sn, oppure i giavellotti e l’ascia della Bigliolo del VIII-VI se.c BC di Figura 3 dx), di caratteri sessuali (come l’eneolitica Falcinello di Figura 4 sn) o le collane della Venelia III e gli orecchini della Filetto VIII, ambedue eneolitiche (Figura 4 dx). Oltre a ciò sono tutte state prodotte per essere infisse nel terreno (Copertina, Figura 4 sn e Figura 7) e, ad eccezione di una sola, sono tutte in arenaria. Secondo MANNONI (1994) la superficie delle originarie lastre (Figura 5) veniva opportunamente regolarizzata e lavorata con percussori ed altri strumenti di pietra. In tal modo sono rimasti in risalto i pochi tratti incisi o a rilievo delle figure stilizzate.

Le prime statue stele della Lunigiana

I ritrovamenti sono avvenuti sempre in condizioni rimaneggiate (Figura 6) o in giaciture secondarie e spesso come reimpiego, come nella cinta muraria di Falcinello (Figura 7) o architravi. Quindi, fino ad oggi, nessuna indagine scientifica ha potuto esaminarne in giacitura originaria e studiarne la relativa stratigrafia. E solo in un caso (Pontevecchio, 1905) sono state ritrovate disposte secondo un allineamento, ma anche in quel caso non è stato possibile contestualizzarle.
Purtroppo è sempre venuto a mancare il contesto archeologico, ad eccezione e parzialmente della stele Municciano III. Di conseguenza la loro assegnazione cronologica è stata possibile solo per confronto fra gli accessori raffigurati e gli analoghi originali, provenienti da scavi archeologici. In questo modo si sono evidenziate due situazioni: un primo gruppo è stato riferito all’età del Rame (3700-2300 BC circa), mentre un secondo piccolo insieme è stato datato alla seconda età del Ferro (AMBROSI, 1972a; ANATI, 1981; RATTI, 1994). In tale ottica non è stata …esclusa una possibile continuità ideologico-semantica tra i due periodi e forse ancora oltre, visto che sono poi state spesso modificate e/o reimpiegate fino alla cristianizzazione del territorio nel primo Medioevo… (GALANO, 2003-2004). Alcune delle modifiche operate nell’Età del Ferro su vecchie statue stele sarebbero avvenute quando nell’area si sviluppava uno dei popoli di ceppo Ligure (MAGGI, 1994b).

Il fenomeno lunigianese delle statue stele

L’interesse e le interpretazioni di queste pietre curiose, come fu inizialmente considerata quella di Zignago, si sono moltiplicate in seguito ai successivi ritrovamenti. Alla scoperta di Novà è seguita quella delle due stele, appena abbozzate, dell’Arsenale della Spezia che furono subito associate ai menhir ritrovati da MAZZINI e FORMENTINI sulle colline del Golfo della Spezia. Ma i menhir (dal bretone pietra lunga) sono semplici pietra infisse ne terreno, senza alcuna emergenza di arte figurativa.
Nel primo Novecento si susseguirono i ritrovamenti di statue stele e non solo in Lunigiana. Era l’epoca in cui stavano venendo alla luce ed erano studiate quelle della Francia Meridionale (HERMET, 1912, 1913).
I ritrovamenti, sempre più frequenti (e talvolta non subito divulgati) si sono susseguiti a cominciare dal dopoguerra. Ma vanno ricordati soprattutto gli anni Settanta, quando cominciarono gli studi più approfonditi, i congressi e simposi tematici, nonché il continuo aggiornamento del corpus delle statue stele, compilato da AMBROSI nel 1972. A ciò si aggiungono le proposte più originali e recenti, come quella di MAGGI (2001), che emerge della collocazione ambientale delle statue stele sul territorio e che l’Autore riferisce a pratiche sociali.Le statue stele della Lunigiana non sono mai state ritrovate in contesti d’abitato o funerario, bensì in punti nodali del territorio come percorsi di cresta, valichi naturali, guadi, percorrenze d’accesso i pascoli e questo potrebbe, rapportarli alla nuova attività economica della pastorizia d’altura (GHIRETTI, 2003).
Sarebbe troppo lungo in questa sede elencare tutta la produzione scientifica precedente e successiva. Per chi, incuriosito, volesse approfondire alcuni aspetti troverà una estesa bibliografia in calce (da GALANO, 2003-2004, aggiornata).

immagine nel testo

Figura 5 – Ipotesi di come poteva essere facilmente estratta una lastra da destinare, ad esempio, alla realizzazione di una statua stele. Potevano essere utilizzai semplici strumenti e sfruttate la giacitura, i sistemi di frantumazione/fessurazione (e le intercalazioni argilloscistose) di un tipico affioramento di arenaria della Liguria Orientale-Lunigiana. Non è l’unico esempio di tale possibile attività (Chiavari, Ameglia, etc.)

Gli ultimi ritrovamenti

Fino a pochi anni fa l’area di massima distribuzione delle statue stele era compresa nel triangolo Pontremoli-Minucciano-Aulla e questo condizionava l’interpretazione che l’area di influenza fosse limitata ad una parte estrema del medio bacino del fiume Magra e del torrente Aulella. 
Tuttavia esistevano i ritrovamenti di Novà (Zignago, Val di Vara), nonché quelli di Sarzana e dell’Arsenale della Spezia (seppure quest’ultimo limitato a due sassi modellati, cioè con lavorazione solo accennata).
Recentemente sono avvenuti altri rinvenimenti che potrebbero riaprire discussioni ed interpretazioni, così :

  • le quattro statue stele integre rinvenute durante i lavori stradali del 2005 a Groppoli di Mulazzo (Figura 6) che nell’ampliamento dello scavo sono diventate ben sette (Figura 8);
  • l’abbozzo di testa rinvenuto nel 2007 sul litorale della Baia Blu di Lerici (Figura 9, GERVASINI, 2012);
  • la testa rinvenuta in un campo della Pianaccia di Suvero in località Molino Rotato (Rocchetta Vara) nel 2011;
  • la testa definita Venelia V rinvenuta in un campo a Castagnoli di Monti di Licciana nel 2012;
  • il frammento di testa riconosciuto nel settembre 2020 che per chissà quanto tempo ha assunto la funzione di gradino del sentiero per il monte delle Forche a Levanto;
  • la bellissima testa ottimamente conservata di Pontremoli – monte Galletto del marzo scorso 2021 (Figura 10, da Eco della Lunigiana);
  • ed infine una segnalazione. Si tratta di una probabile copia di statua stele fotografata nel 2014 in una vetrina di Monterosso al Mare e segnalata. All’epoca non destò particolare interesse, ma ora dopo la scoperta della testa di monte delle Forche, meriterebbe forse una verifica (Figura 11).

L’arenaria Macigno

In letteratura si trova sovente l’associazione statue stele – arenaria Macigno, per la diffusione degli affioramenti di questa roccia a corona dell’area di maggior presenza dei monumenti.
L’impiego specifico dell’arenaria Macigno è molto diffuso nello spezzino ed in Lunigiana. Nel Levante e nel genovesato veniva utilizzata, in alternativa, un’altra arenaria con caratteristiche simili alla precedente e cioè l’Arenaria Superiore dei monti Gottero-Zatta-Ramaceto.
L’arenaria Macigno estende i suoi affioramenti anche su gran parte del Promontorio Occidentale della Spezia, fino alle Cinque Terre. Presenta una grana più o meno fine, compatta (come ad esempio lungo la Costa di Tramonti) e forma amigdaloidi molto consistenti e dure (Figura 12), tipo Pietra Serena o pietra della Garfagnana dei toscani. La presenza delle amigdali è irregolare.
Lungo gli strati sono presenti strutture gradate con dimensioni variabili dei granuli, fino alla gradezza di un cece (varietà cicerchina dei toscani) ed oltre (macigno puddingoide di CASELLI, 1922). Secondo questo Autore …sui monri Bermego e Bramapane s’incontrano banchi d’arenaria ad elementi di forma ovoide aventi un diametro massimo di 40 cm formati a strati concentrici che, spesso per azioni atmosferiche, si presentano come grandi conche ed anche, per la loro degradazione totale, danno luogo a fori ovoidali. Fenomeno che si nota nelle così dette Rocche di Vezza, massi di arenaria che si trovano sul dorso che separa Riomaggiore da Carpena…(DEL SOLDATO e PINTUS, 1985).

L’arenaria di Biassa e la pietra della Spezia

Molto famosa, dal punto di vista commerciale, è stata l’arenaria venduta col nome di Arenaria di Biassa. Le cave più note erano quelle dei monti Verrugoli, Bramapane e della Serra Albana, dalle quali era estratto, ai primi del Novecento, il materiale di qualità merceologicamente migliore.
Il Macigno è composto da granuli di quarzo e silice con pagliuzze micacee di forma e dimensioni diverse; la colorazione è grigio-chiara se fresca e marroncina dopo esposizione prolungata agli agenti atmosferici. Ha avuto un momento di grande diffusione. Fu molto utilizzata nelle pavimentazioni. …Per quest’ultimo uso è pietra eccellente e venne prima usata in “tacchi” nel 1823-24 per lastricare nella nostra città (La Spezia, n.d.a.) via del Prione (Caroggio Dritto) fra Porta Genova e la Marina. In seguito poi fu usata a Genova (dov’era chiamata Pietra della Spezia, n.d.a.), e Milano sempre per pavimentazione. Anzi a questo riguardo stimo opportuno far noto che a Milano non diede risultati troppo soddisfcenti. Ma risultò in seguito ad indagini fatte dalla Camera di Commercio, che l’arenaria usata e che passava col nome di arenaria della Spezia, era invece della punta del Mesco (Levanto). … Il fatto fu riconosciuto dallo stesso Municipio di Milano che rilasciava la seguente dichiarazione: “Nella pavimentazione della via Meravigli, l’impresario, volendo introdurre il suo materiale a Milano, impiegò tutta pietra eccellente e di una sola cava (la cava di S. Antonio della Punta del Mesco presso Levanto) da cui proviene una arenaria a grana grossa assai resistente. Lo stesso impresario quando fu deliberato della pavimentazione del corso Vittorio Emanuele e delle vie Carlo Alberto e Margherita vi impiegò pietre di diverse cave, sia per poter finire il lavoro nel tempo prescritto, sia per suo risparmio di spesa…” (CASELLI, 1922).

Ipotesi sulla realizzazione delle statue stele della Lunigiana

Per la manifattura delle statue-stele la letteratura concorda sull’utilizzo dell’arenaria Macigno, con la sola eccezione del manufatto di Sarzana. Ciò deriverebbe dalla presenza del litotipo ai margini della regione con maggiore frequenza di ritrovamenti storici.
La lastra prescelta veniva estratta, o ricavata, dagli affioramenti, sfruttandone la giacitura, la frantumazione o fessurazione e la presenza di eventuali interstrati più deboli (Figura 5). In seguito ne veniva regolarizzata la forma lungo tutte le superfici, risparmiando la parte destinata ad essere infissa nel terreno.
Le statue stele più antiche erano lavorate a percussione (martellinatura e scalpellinatura), utilizzando ciottoli di litologia più dura, e per abrasione (mediante rocce granulari più compatte e resistenti). Dalle dimensioni dei crateri è stato possibile dedurre che i percussori dovevano avere pesi variabili da 1 a 3 Kg circa e che potevano corrispondere a ciottoli basaltici con diametro di una decina di centimetri (MANNONI, 1994).
L’uso dei percussori avrebbe però indebolito le superfici e, complice l’esposizione agli atmosferici e l’interramento, avrebbe indotto la perdita dei particolari incisi.
La fase di lavorazione più delicata sarebbe stata la testa a capello di carabiniere, ottenuta sempre a percussione ed abrasione, ma con battenti di minori dimensioni. I particolari a bassorilievo di maggiori dimensioni (braccia, seni, pugnali, asce, etc.) venivano lasciati in rilievo rasando il contorno dopo averlo delimitato sommariamente con file di picchiettature (MANNONI, 1994) o tracce lasciate da noduli di steatite. Infine le rifiniture erano eseguite con lame di selce seghettate, di diaspro (come i frammenti rinvenuti presso la statua di Licciana Nardi). Nei monumenti più recenti, non si può escludere l’utilizzo di strumenti metallici acuminati o appuntiti (Copertina). La prova più evidente di questa tecnica è rappresentata dei solchi a “V” che separano le dita e che esaltano i contorni delle armi.

Note di aggiornamento

2021.09.12
È annunciato che a Zurigo saranno presenti anche le stele di Riva del Garda ed in particolare quelle di Arco.
Saranno esposte anche quattro statue-menhir di Laconi (Sardegna)

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