Borgolungo e l’ambiente: la fondazione di Chiavari ed il primo Medioevo

copertina

Copertina: Il Palazzo detto “dei Portici Neri” in piazza della Fenice a Chiavari.

Premessa

Il Carpenter (CARPENTER, 1979) …ritiene che da età tardo romana (VII secolo AD circa) si sia … instaurato un periodo di clima caldo che abbia favorito un aumento (da ritenersi comunque piuttosto contenuto) del livello medio marino. Le condizioni climatiche si sarebbero invertite intorno all’XI secolo dell’era cristiana con l’affermarsi di un clima più freddo e piovoso che, se da una parte consentiva una maggiore erosione e trasporto di materiali, dall’altra innescava almeno un rallentamento alla crescita del livello marino (se non un’inversione di tendenza) favorendo, in ambedue i casi, la formazione di una sempre più ampia pianura costiera… (DEL SOLDATO, 1987).

Il caso Chiavari

Sappiamo, dalle stratigrafie rilevate durante lo scavo della necropoli preromana di Chiavari, che durante la frequentazione (VII-VI secolo a.C.) il monumento si trovava in prossimità del lido e di un ramo del delta del torrente Rupinaro (Figura 1). L’ambiente costiero era di tipo dunale con fasce retrodunali sartumose o acquitrinose (Figura 2) e probabilmente anche rami navigabili. Quest’ultimo aspetto è stato dedotto dagli spessori dei materiali torbosi riscontrati (DEL SOLDATO, OTTOMANO, CAMPANA, in stampa).
L’area della necropoli è poi stata ricoperta da un primo livello sabbioso, verso la pianura, e terrigeno, verso la collina (formatisi su un paleosuolo) e poi da un secondo livello più continuo, sabbioso sterile.
Da ciò immaginiamo un ambiente litoraneo, probabilmente ancora dunale, in epoca Imperiale (I – II secolo d.C.) con il mare in incipiente ingressione. Il processo è continuato fino ad epoca tardo romana-alto medievale quando si è innescata l’inversione di tendenza.
…Intorno al X secolo la tradizione pone l’origine del borgo di Chiavari (Borgolungo) materializzata dalla schiera di case addossate alla collina del Castello e prospiciente la spiaggia…. (DEL SOLDATO, 1987 e Figura 3).

 Legenda della Figura 1 – Azzurro: espansione del mare nel VII-Vi sec. a.C.; marrone: aree dunali costiere e sartumose/paludose (retrodunali); blu: corso e foce deltizia del torrente Rupinaro; griglia rossa: estensione della necropoli dell’Età del Ferro; pallini blu: stratigrafie da carotaggi o pozzi; rombi rossi: ritrovamenti archeologici; triangoli verdi: interventi di archeologia preventiva. Software QGis, base raster CTR 231080 a scala 1:10.000.

Caratteristiche delle sabbie

Un paio di carotaggi eseguiti immediatamente a valle dell’area d’impianto della necropoli scavata negli anni Sessanta hanno restituito (OTTOMANO, 1999) sabbie fini giallastre a debole laminazione planare, contenenti carboni dispersi e, alla base, frammenti di laterizi. Lo strato si trova a circa 3 metri dal piano di campagna attuale e raggiunge lo spessore medio di circa 40 cm (cioè fra 2,18 e 1,78 m s.l.m.). Analisi radiocarboniche eseguite sui frustoli  hanno stabilito un’età di circa 970+/- 40 anni BP, quindi medioevo.
In prima approssimazione questo orizzonte è stato interpretato come il prodotto dell’esondazione del torrente Rupinaro (US 8 di OTTOMANO, 1999), poi rimaneggiato al tetto da attività agricole collocabili in età forse basso medievale, per la presenza di frammenti di maiolica arcaica.
Caterina OTTOMANO (1999) ha descritto la sabbia come ben selezionata, matura, a laminazione planare, con granuli molto arrotondati e costituiti da quarzo, basalti, siltiti e diaspri. Presenze litologiche che sono confermate da TERRANOVA (1963) e da AMORETTI e MAZZOLI (1975-76) sia per lo strato di sabbia che ha ricoperto la necropoli (da spiaggia molto elaborata) che per lo strato “E”, di fondazione delle tombe, dei recinti e del muro romano (AMORETTI & MAZZOLI, 1975-76).
La maggior parte di questi litotipi non è presente nel bacino idrografico del torrente Rupinaro e di conseguenza la sabbia del livello non può che essere di origine marina.
In particolare, le caratteristiche sedimentologiche e, soprattutto, l’elevato grado di arrotondamento e di selezione indicano che queste sabbie sono pertinenti ad un ambiente di spiaggia in via di arretramento ed a bassissima energia. Confronti con le sabbie provenienti dai tratti focivi dagli alvei attuali sia del Rupinaro che dell’Entella (AMORETTI & MAZZOLI, 1975-76) hanno confermato come queste ultime siano meno elaborate di quelle descritte per la necropoli di Chiavari.

immagine nel testo

Figura 3 – Ricostruzione dell’ambiente Chiavari nel XI secolo. Legenda: Blu = corso del Rupinaro e dei rivi minori; marrone: depositi litorali: sabbie, dune costiere e zone retrodunali; azzurro acqua = mare; rigato Verde = Borgolungo; software QGis, base raster CTR 231080 a scala 1:10.000. 

I primi documenti

Nel X secolo, i “fines lavanienses” comprendono, oltre al territorio della pieve e della valle del torrente Lavagna, anche Maxena e Clavari, insieme a luoghi ubicati nella Valle del Rupinaro… (BENENTE, 2010). Occorre chiarire che …la dizione “fines” coesiste con formule di natura geografica più o meno generiche (“in valle Lavania”, “in Clavari”, “ad Clavari”), seguite poi da denominazioni di tipo “insediativo” ed “agrario” (“in loco et fundo” + toponimo, “in loco ubi dicitur”)… (BENENTE, 2010)
In questa prospettiva andiamo a leggere il primo atto conosciuto nel quale viene nominato Chiavari (Clavari). Esso risale all’anno 980 e tratta dell’affitto di alcuni beni terrieri, che la chiesa genovese di San Marcellino concede ai fratelli Eriprando ed Elduino …in finibus Lavaniensis, loco ubi dicitur Macinola (Maxena) et in Clavari… (RAGAZZI e CORALLO, 1982; BENENTE, 2010). È importante il riferimento e la connessione con Maxena poiché questa località viene nominata in altri documenti di IX-XII secolo e sempre per l’affitto di terreni (RAGAZZI e CORALLO, 1982). In questi atti, il toponimo varia da locus ubi dicitur Maciola a villa que appellatur Maçena, fino alla collettività degli homines de Masena (BENENTE, 2010). Ancora, mentre …nei primi documenti Maxena è genericamente ubicata in “valle Lavania” o in “finibus Lavanienses”, successivamente è inquadrata, insieme ad altri “loca”, nel territorio del “fundus” di Chiavari... (BENENTE, 2010).

L’assetto insediato della valle del Rupinaro

Praticamente coevo con la donazione di San Marcellino è il Diploma di Ottone II del 18 luglio 981 che documenta …l’esistenza di una Villa Rupinalia che il Formentini identifica con il luogo della Chiesa di Rupinaro, ma che potrebbe essere, al contrario, un qualunque abitato posto lungo il T. Rupinaro… (DEL SOLDATO, 1988). Questo in coerenza col toponimo Maxena ricordato.
Nel 1066 Chiavari compare …come “locos” cui fa capo un “fundus” comprendente almeno undici località … sparse nella valle del Rupinaro.
A causa dell’insicurezza della costa… e della ristrettezza della fascia litorale, …è probabile che (i rilievi di) Maxena e Leivi costituissero dei centri di raggruppamento del “fundus” anche in precedenza; un riflusso verso la costa sarebbe quindi successivo e indicato secondo il PISTARINO (1980) attorno alla chiesa di S. Pietro (di Canne)… (DEL SOLDATO, 1988). 
Di conseguenza si può ipotizzare l’esistenza di  nuclei abitati a carattere sparso, nella valle del Rupinaro. Chissà, poi, se questi insediamenti abbiano avuto una qualche connessione con la necropoli dell’Età del Ferro scoperta nel 1959….
GUGLIELMOTTI (2007) asserisce che durante tutta la prima metà del XII secolo la Liguria Orientale era caratterizzata da un territorio senza città

Il nucleo originario di Chiavari città

Secondo SPADEA …resta ancora aperta la riflessione sul processo che determinò l’impianto urbanistico e le impostazioni architettoniche di ispirazione urbana (di Chiavari). La presenza di un livello stratigrafico di età romana imperiale (strato C) nella sequenza formatasi sull’abbandono della necropoli protostorica (LAMBOGLIA, 1960), ubicata ad O del colle del castello, è un sufficiente indizio per documentare l’interesse sin dal I sec. d.C. verso questo tratto costiero, molto più arretrato rispetto alla linea attuale (DEL SOLDATO 1987; GUIDO et Al. 2004; OTTOMANO 2004)… (SPADEA et Alii, 2012).
Viene da pensare all’insediamento di un primo nucleo di edifici nella ancora ristretta fascia litorale ai piedi della collina del (futuro) castello. Ad un primo sviluppo spontaneo” in un’area vergine, che si espanderà nei prossimi secoli per il progressivo arretramento della linea di costa. Un primo nucleo di edifici, forse quello che viene menzionato per la prima volta nel 1172.
Tale asse sembra coincidere con la via pubblica menzionata nel lodo consolare genovese del 1178, e costituisce l’allineamento di partenza per la prima delle tre “rugae” previste, dopo che i consoli avevano fatto “mensurare et extimari atque distingui per carrubia et vias” tutta l’area destinata alla lottizzazione (I Libri Iurium della Repubblica di Genova, I.1, n. 250)… (SPADEA, et al., 2012; DEL SOLDATO, OTTOMANO e CAMPANA, in stampa)

Borgolungo

Così …si può individuare nei primi insediamenti posti ai piedi della collina del castello il lento e graduale recupero della confidenza con zone di frequentazione e di transito… (RAGAZZI e CORALLO, 1982).
Siamo di fronte ad uno spostamento epocale del quale si possono intuire le motivazioni nell’interesse Genovese di favorire l’insediamento di due nuove città (Chiavari e Sestri Levante) ai fianchi dei Fieschi. 

Il nuovo insediamento va a posizionarsi alla radice della collina (del prossimo castello) e si sviluppa lungo la ristretta fascia costiera. È un ambiente fragile e poco sicuro, non fosse altro per fattori naturali quale l’esposizione al mare aperto, seppure in fase di regressione.
Ma la spinta dovette essere molto forte.
Il nuovo insediamento poteva presentarsi come una schiera continua di edifici sul filo dell’attuale palazzata prospiciente le vie Raggio e Ravaschieri. Il fronte mare (Figura 4 e Figura 5) era certamente protetto da una struttura cieca e compatta che sarà successivamente aperta, porticata (Figura 6 e Figura 7) e poi ancora interdetta da nuove tamponature (Figura 8 e Figura 9). Immediatamente a monte un lungo camminamento ad archi congiunti da volte a crocera (Figura 10 e Figura 11). Sul corridoio voltato si aprivano gli accessi, diretti o mediante brevi e contorti corridoi, alle unità immobiliari, nonché occasionali bucature e luci (Figura 10, Figura 12 e Figura 13). Queste immagini vogliono essere evocative del primo insediamento ragionato, che si evolverà con le mura, il castello e l’espansione sulle terre liberate dal mare. 
L’aspetto emergente conferma, dunque, l’assetto di Borgolungo (Figura 3), un ambiente analogo ai frequenti e più noti abitati sparsi lungo tutta la costa ligure.

Bibliografia

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BENENTE, F. (s.d.). Tra Età romana e Medioevo. Appunti per una storia del territorio. Quaderno di storia del territorio n. 1, 5-27.
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