Il Tirreniano di Carasco: un tassello nell’evoluzione della pianura dell’Entella (GE)

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Copertina: il livello attribuito al Torreniano (circa 100K BP) all’interno della pianura alluvionale del torrente Entella (GE).

Inquadramento geografico-storico dell’area studiata

L’area di studio si pone in sponda sinistra del fiume Entella, fra il margine della pianura alluvionale ed il limite del versante che degrada dalle località Costa di San Colombano e Breccanecca. È dunque un’area di tramite fra la radice del versante e la coltre alluvionale del volubile fiume Entella. Un’area che si è variamente evoluta almeno fra il Tirreniano e l’attuale.
In quest’ottica anche la tradizione locale fornisce spunti di approfondimento. Così, ad esempio il ricordo di conchiglie (tipo patelle) raccolte per gioco in un altro cantiere poco lontano o quello di una via di transito, una strada pedonale di mezza costa, che si ritrova nella toponomastica e nello stradario come Antica via Romana. Certamente una delle tante curiosità o presenze (manufatti e strade) antiche, ma non necessariamente romane, sparse sul territorio. La strada è comunque indizio di transito, realisticamente, medievale diretto a San Salvatore dei Fieschi.
Un approfondimento cartografico conferma la presenza del tracciato nell’Ottocento.
Sulla Tavola 2/1 “Section B dite S. Sauveur” (ca. 1805 – ca. 1813) conservata nella sezione Cartografia Storica dell’Archivio di Stato di Genova, l’odierno toponimo Antica via Romana è indicato con Chemen chel va a S Salveur. Ancora, il solo tracciato trova riscontro sulla Tavola 2/3 “Section B” (ca. 1811 lug. 10) e nella simile Tavola 2/2 “Section B” (1811), conservate presso il medesimo Archivio di Stato di Genova.
Su queste cartografie del catasto napoleonico, l’area è riconducibile approssimativamente ai mappali numerati, all’epoca, da 407 a 415.

Il Chemen chel va a S Salveur

L’Antica via romana o meglio lo Chemen chel va a S Salveur è una caratteristica crêuza (in dialetto), impostata fra due muri di pietra a secco. Quello di monte acquisisce funzione continua di reggi-poggio, mentre quello a valle, discontinuo, diviene di volta in volta muro di confine o parte di un edificio. Sono opere d’arte connesse alla viabilità, seppure antica. Come tali sono interrotte, oltre che dagli eventuali edifici, da incroci con altri percorsi o stazioni di sosta ed appoggio dei carichi (le tipiche pöse – Figura 1).
Le murature a secco sono state realizzate con grande impiego di grossi ciottoli di oficalcite, peridotite, serpentinite bastitica (Figura 2a), ma anche di diaspro (Figura 2b), calcare a calpionelle (Figura 2c) ed arenaria (Figura 2d). Il loro approvvigionamento è avvenuto dalla prospiciente coltre alluvionale e dal greto del fiume Entella. Lo stesso vale per la quasi totalità dei ciottoli, più piccoli, utilizzati per la lastricatura della strada. Si tratta di litologie caratteristiche del bacino del fiume Entella ed alcune in particolare dell’alta Val Graveglia. Da qui sono giunti in conseguenza di storici eventi alluvionali intensi.
Le orditure murarie sono state rafforzate da corsi di scampoli, frammenti irregolari di lastre e spezzoni di strato di scisti ardesiaci, marne calcaree, arenarie e ardesia (Figura 3). Questi materiali hanno più probabile provenienza dall’incipiente area ardesiaca del Monte San Giacomo e, forse in parte, dal sotterraneo presente a margine dalla stessa crêuza, ai piedi dell’ultimo tratto di salita verso la Basilica.
Particolare interessante è l’occasionale presenza di corsi a lama di coltello, posti al colmo di alcuni tratti di murature (Figura 4). Tipologia di ordito più antica di quella a corsi orizzontali.

La geologia locale

L’ossatura del versante incipiente sull’area studiata è dominio dell’orizzonte descritto da TERRANOVA (1966) come argilloscisti manganesiferi con lenti di scisti rossi e strati di arenarie quarzose (sRi2). Costituisce la parte superiore dell’analoga sequenza aptiano-albiana già descritta da CASELLA e TERRANOVA (1963) per la Val Lavagna.
È una sequenza stratigrafica particolare della Formazione degli Scisti della Val Lavagna, sottostante al Membro delle Ardesie del Monte Verzi (CASELLA e TERRANOVA, 1963).
La litologia è data essenzialmente da scisti argillosi lamellari, sottili, talvolta brillanti, prevalentemente grigio – verdastri e giallognoli quando alterati. La presenza manganesifera si manifesta con patine e leccature scure, fino a nero-metalliche o impregnazioni che conferiscono la colorazione generalmente brunastra. Sovente le superfici di scistosità e di frattura sono vivacemente arrossate per impregnazioni ematitiche (Figura 5). Queste ultime possono presentarsi anche come intercalazioni lentiformi costituite da una pasta argillosa ematitica, rossiccia.
Gli argilloscisti costituiscono potenti sequenze formate da fittissime successioni di straterelli, talora pellicolari, a volte minutamente pieghettati, con divisibilità in placche grossolane, in scaglie ed anche in forme prismatiche (Figura 5).
Caratteristica è l’intercalazione di strati generalmente sottili (massimo 25 centimetri) di arenaria a grana finissima, prevalentemente quarzosa, massiccia e molto compatta, scheggiosa ed anch’essa spesso manganesifera.
Più o meno in corrispondenza dell’isoipsa dei 10 m s.l.m. avviene un cambiamento di pendenza. Si realizza, cioè, il passaggio fra il versante e la pianura alluvionale del fiume Entella. Quest’area marginale della pianura è classificata come terrazzi alluvionali attuali nella cartografia ufficiale. In realtà, al di sotto dei 10 m s.l.m., la radice del versante è stata ricoperta, in epoche diverse, da sedimenti di differente origine.

La stratigrafia di dettaglio

La stratigrafia rilevata in corrispondenza della porzione sub-pianeggiante dell’area è costituita da una successione di strati (Unità Stratigrafiche) che tendono ad immergersi debolmente procedendo in direzione dell’asse vallivo. La sequenza è costituita da:

  • US1: strato superficiale essenzialmente colluviale, originato cioè dalla deposizione di materiale trasportato per azione congiunta erosiva e gravitativa dal versante incipiente. È costituito da matrice argilloso-sabbiosa fine con scheletro minuto in scaglie argilloscistose, marnose e calcarenitiche di derivazione dal Bed Rock.
    • US1a: rappresenta la fascia più superficiale dello strato, successivamente modificata dall’azione agricola evidenziata da presenza humica e struttura caotica (Figura 6);
  • US2: livello alluvionale di limitato spessore costituito essenzialmente da ciottoli decimetrici e ultradecimetrici, generalmente calcarei (micritici o più o meno argillosi), appiattiti, con superfici convesse lisce, ma con presenza di spigoli poco elaborati (Figura 6);
  • US3: colluvio argilloso-sabbioso fine, marrone chiaro, con poco scheletro in ciottoli e scaglie argilloscistose, talvolta relegato in sottili livelli (Figura 6);
    • US3a: in posizione mediana dello scavo è presente un allineamento, orientato N-S, di ciottoli calcarei, biancastri, sub-arrotondati, che potrebbe rappresentare la traccia della fondazione di un muro di fascia;
  • US4: livello a matrice abbondante, fine, argillosa-siltosa, di colore bruno nella parte superiore dello strato e grigio chiara, plastica, bagnata ed uniforme alla base (Figura 6). La matrice è frammista a frustoli di carbone (Figura 7) molto alterati. La natura di alcuni elementi dello scheletro sostanzialmente millimetrico è stata definita per via petrologica. Sono scaglie argilloscistose, marnose, calcareo-marnose, di scisti manganesiferi (Figura 8) e ciottolini minuti sub-arrotondati di quarzoarenite. Tali frammenti sono compatibili con le litologie caratteristiche della Formazione degli Scisti di Val Lavagna. Lo scheletro appare distribuito in sottili livelli (Figura 6). È di possibile origine palustre che potrebbe aver subito una emersione ed ossidazione;
    • US 4a: alla base di tale livello è presente un nuovo allineamento costituito da grosse lastre lapidee di spessore anche pluricentimetrico;
  • US 5: regolite costituita da scaglie e frammenti di strato sia fortemente alterati che più consistenti quando arenacei o calcarenitici. Sono immersi in quantità variabili di matrice essenzialmente argillosa-sabbiosa fine. Occasionalmente il terreno appare scuro. Il Bed Rock in facies di scisti manganesiferi è risultato in esposizione lungo tutto il fronte di scavo con giacitura variabile da condizioni di traverpoggio a franapoggio sfavorevole;
    • US 5a: orizzonte discontinuo costituito da matrice argilloso-sabbioso fine, molto arrossata, ematitica, o per ossidazione in condizioni subaeree. Localmente è fortemente annerita, con scheletro in ciottoli eterogenei ed eterodimensionali (vedi paragrafo successivo).
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Quadro sinottico- Risultati dell’analisi morfometrica sui ciottoli dell’US5a

Il Paleolitico

L’ unità stratigrafica (US5a), di estensione limitata, è costituita da matrice argilloso-sabbioso fine, molto arrossata, ematitica che localmente presenta prevalenza argillosa annerita (manganesifera). Le colorazioni derivano da arricchimenti in ematite e manganese presenti nella sequenza stratigrafica (sRi2 di TERRANOVA, 1966) che affiora lungo il versante incipiente o da percolazioni dalla stessa radice del versante. In un paio di casi sono stati identificati anche piccoli noduli di minerale manganesifero cristallizzato (Figura 9) che potrebbero essere di origine e provenienza dalla Val Graveglia (specialmente quello interpretato come rodocrosite, Figura 10). Non si può escludere che all’arrossamento dell’US5a sia stato favorito da una temporanea, antica, ossidazione in condizioni subaeree. 
L’abbondante scheletro è in facies di ciottoli da centimetrici a ultra decimetrici. La frazione minuta è eterogenea, in forma arrotondata ed appiattita e di prevalente derivazione dai litotipi presenti lungo il versante. Quella più grossolana è prevalentemente arrotondata e di natura calcarea e arenacea. I ciottoli sono interposti a scaglie scheggiose di argilloscisti provenienti dal substrato (Copertina).
La giacitura dell’unità è risultata concordante con quella degli altri strati. L’estensione areale dell’US5a è descritta dalla superficie arrossata, leggermente divagante, generata dall’intersezione con il piano di scavo (Figura 11).
Questa unità particolare è stata ascritta al Paleolitico (medio?) per analogia con un altro orizzonte presente più all’interno della valle, presso la chiesa di Sant’Eufemiano e datato su base archeologica.
La datazione è altresì coerente con la ricostruzione paleoambientale tirreniana (circa 100k BP) che prevede un’ingressione marina all’interno della Valle dell’Entella (azzurro in Figura 12, work in progress).

Analisi petrologica

Su un campione proveniente dall’US5a è stata eseguita l’analisi petrologica finalizzata alla diagnosi litologica della frazione ciottolosa media e medio-grossolana dello scheletro (Quadro Sinottico). Lo scopo è stato quello di comprenderne la compatibilità o meno con le litologie caratteristiche del versante.
È risultato che il 55,56% dei ciottoli sono di litologia compatibile con le sequenze che costituiscono la radice del versante (Formazione degli Scisti della Val Lavagna – spicchi a toni di blu del Diagramma 1). Sono costituiti dagli scisti ed argilliti manganesiferi (25,00%), dagli scisti zonati (5,56%) e dalle ardesie e marne calcaree (8,33%), oltre che dalle litologie ad esse associate (quarzoareniti, 8,33%; calcareniti fini rossicce, 5,56% ed il calcare pseudopalombino, 2,78%). Il rimanente 38,89% sono litotipi di probabile provenienza più ampia: dalla Formazione dalle Arenarie di Monte Gottero (valli Lavagna, Graveglia e Sturla, 33,33%) e, dalla Val Graveglia, i noduli di minerale manganesifero (5,56%). Il ciottolo di quarzo cristallizzato (5,56%) non presenta alcuna significatività per la sua possibile diffusione.
In conclusione, la maggior parte delle litologie rappresentate nello scheletro ciottoloso sono di provenienza locale, colluviale. Tuttavia questa origine locale pare in contrasto col grado di elaborazione dei ciottoli colluviati.

Analisi morfometrica

Al chiarimento della situazione ha contribuito l’analisi morfometrica della frazione ciottolosa media e medio-grossolana, campionata dall’US5a. In tal modo è stato possibile ipotizzare l’evoluzione che ha subito lo scheletro del colluvio raccoltosi alla base del versante.
Sono state utilizzate due classificazioni basate sui rapporti dimensionali dei tre assi caratteristici dei ciottoli.
La classificazione di ZINGG (1939) definisce quattro classi formali che, nel campione studiato, sono rappresentate (Diagramma 2, destra) dal 47% da ciottoli equidimensionali, 28% di discoidali, 11% di lame (analoghi ai discoidali ma con una delle dimensioni nettamente prevalente) e 14% di bastoni (analoghi alle lame, ma con le due dimensioni minori molto vicine).
La più recente classificazione di FOLK (1975) definisce dieci classi che, nel caso in studio, sono rappresentate (Diagramma 2, sinistra) con 11% di ciottoli sferici, 19% di sferici lamellari, 28% di sferici allungati, 5% di appiattiti (discoidali), 3% di molto appiattiti, 17% di lamellari, 6% di molto lamellari, 5% di allungati e 6% di molto allungati.
La comparazione fra i diagrammi di distribuzione delle classi ottenute dalle due classificazioni, comprensive di alcuni accorpamenti (Diagramma 2, sinistra) evidenzia come il 47-59% dei ciottoli presenti equidimensionalità. Ciò dipende sia dalle caratteristiche litologiche che dal trasporto subito. Fra questi ciottoli sono compresi i noduli di manganese, quello di calcare tipo palombino e quelli di arenaria micacea (Arenaria del Monte Gottero). Questo conferma la loro probabile provenienza dalla Val Graveglia e/o dalle Valli Lavagna e Sturla (l’arenaria). Nelle altre classi morfometriche, caratterizzate da prevalenza di una o due dimensioni assiali, rientrano i ciottoli di litologie rappresentate lungo il versante incipiente. In questo caso il forte grado di arrotondamento va ricercato in altre cause.

Conclusioni

La comparazione dei dati emersi dalle analisi petrologica e morfometrica descritta nel Diagramma 3, consente alcune riflessioni.
Innanzitutto, lo strato US5a è costituito da materiale colluviato dal versante che si è sovrapposto o frammisto a materiale alluvionale.
Il 56% dei ciottoli denuncia provenienza dal versante, mentre non oltre il 39% avrebbe potuto avere origine dai bacini affluenti Lavagna, Graveglia e Sturla.
Si può ipotizzare un’azione diretta del mare tirreniano, con la presenza di una locale linea di riva, in ragione del grado di appiattimento ed arrotondamento degli spigoli di un’elevata percentuale di ciottoli.
Successivamente, questa fascia litorale sarebbe emersa, in fase regressiva, e quindi si sarebbe ossidata prima di venire definitivamente sepolta dagli strati di ricoprimento (alluvionali e/o di altre fasi colluviali). L’arrossamento naturale, ematitico, degli scisti manganesiferi potrebbe in parte svilire l’ipotesi dell’ossidazione, in assenza di ulteriori riscontri archeologici.
Al contrario bisogna ricordare il soprastante breve periodo di ambiente sartumoso/paludoso descritto dall’US4.
Il ritrovamento di un tratto di muratura trapezoidale (Figura 13), sub-concorde con l’asse vallivo non aggiunge ulteriori informazioni. La muratura, infatti si posiziona più internamente rispetto alla descritta linea di costa tirreniana e più in alto rispetto all’US5a. Inoltre era radicata prevalentemente nel substrato. Presumibilmente è di epoca più recente, seppure non definibile con maggiore precisione. Nemmeno il recupero di uno spillone di bronzo in corrispondenza del muro sembra portare ulteriori elementi. Infatti rimane il dubbio se fosse in giacitura primaria o anch’esso colluviato dal versante. A tale proposito bisogna ricordare la fragilità del versante emersa più volte, che avrebbe interessato la stessa muratura incidendola con un seppur limitatissimo risentimento di collasso (Figura 13).
In conclusione: le considerazioni basate sui risultati delle indagini testimonierebbero la presenza di una locale linea di battigia tirreniana.
L’immagine dell’ambiente tirreniano (100k anni BP) estesa alla valle del fiume Entella è quella schematizzata dal colore azzurro nella Figura 12. Dalla medesima immagine si riscontra anche come fosse in atto un fenomeno regressivo almeno da 124k anni BP (colore blu di Figura 12).

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3 pensieri su “Il Tirreniano di Carasco: un tassello nell’evoluzione della pianura dell’Entella (GE)

  1. Fabio dice:

    Vorrei fare una precisazione sull’articolo qui sopra riportato, l’Entella non è un torrente ma bensì un fiume e per la precisione l’unico fiume della Liguria.

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