I “Bricchi di Pietra Schiapata”

copertina

Copertina: particolare della Carta Topografica dei territori di Sestri, Castiglione, Varese e Moneglia nella riviera di Levante” (sec.XVIII seconda metà) di Giacomo Agostino BRUSCO conservata presso l’Archivio di Stato di Genova.

Introduzione

La strada delle Pietre Schiappate è parte di un ardito progetto settecentesco che voleva collegare il Bracco con Varese Ligure. Sulla cartografia di ANONIMO, conservata presso l’Archivio di Stato di Genova, sono indicate due località con le denominazioni di Prima pietra schiappata o Larghezza (nella zona di Mattarana) e di Seconda pietra schiappata (poco più in alto). Ambedue sono cartografate come stretti passaggi fra due speroni rocciosi. La prima, in particolare, si posiziona al culmine di una salita che si stacca dal Bocco di Pietra di Vasca (Figura 25) e che poi prosegue fino al bivio con una Strada à Carro, presso una Casa detta di Paolo. Questa strada già esistente (che non fa parte del progetto di cui sopra) passa in prossimità di due Trincere per poi inserirsi attraverso un analogo passaggio fra due speroni rocciosi e proseguire per una nuova salita rapida. Particolare interessante è che per il passaggio nella Seconda pietra schiappata il progetto di ANONIMO prevede una deviazione del percorso (Figura 26).
La nuova Strada delle pietre schiappate si snodava interamente nei territori dei Signori di Passano e di Lagneto che dal Bracco si estendevano in Val di Vara verso Carro, Castello e Salino, ma anche nella zona di San Pietro Vara, dove la strada sfociava (Barbara BERNABÒ studio in corso).
Dalle due emergenze toponomastiche e topografiche ha preso avvio un approfondimento che ha portato a ritrovare le località Pietra Schiappata in altre due cartografie coeve. 

La via delle Pietre Schiapate

La moderna denominazione individua un’antica strada che partiva dal Monte San Nicolao (presso il Passo del Bracco). Questo rappresentava il punto nodale di una rete viaria di crinale, antica e articolata, che ha portato alla creazione, tra XII e XIII secolo, di un ospitale in località Pietra Colice (CIMASCHI  L., 1957, pp. 5-21; BENENTE F., 2008; REDOANO COPPEDÈ G., 1989 pp. 89-97).
Di qui si raggiunge facilmente Arsina e la zona del Gottero attraverso Mattarana e Carrodano, sede di un ospitale (REMONDINI, pp. 43-44). Oppure si scende a San Pietro Vara mediante due percorsi alternativi convergenti su Pera e Salino. Il primo di questi attraversa Pavareto, Agnola, Carro, Castello. Il secondo, detto delle Pietre Schiapate, si snoda lungo la dorsale che dal Monte San Nicolao si sviluppa verso nord, inerpicandosi per Pietra Schiapata e il Passo della Mola (da dove si scende anche verso Chiama e Torza). Da Salino un unico tronco stradale termina alla confluenza del torrente Torza nel Vara, presso San Pietro (REDOANO COPPEDÈ G., 1989 pp. 82-83).
Intorno a questa via si sviluppano nel tempo una moltitudine di percorsi laterali, descritti con dovizia in una relazione di visita dei confini stesa nel 1601 dal podestà di Carro e Castello (FERRETTO A., pp. 813-815).
Manca una documentazione storica o archeologica che attesti l’esistenza di questo tracciato nel Medioevo, che pure doveva essere assai importante in quanto univa i possedimenti costieri e quelli montani dei signori di Passano e di Lagneto. Non a caso su questa strada sorge l’insediamento di Castronovo, abitato da valvassori dei Passano e protetto da un castello, o meglio da un presidio militare con guarnigione, che controllava la viabilità.
Lungo le strade provenienti dal Bracco rimangono tracce di culti (REMONDINI, VI, p. 57; VII, pp. 14, 17, 33, 34, 35, 43, 116 e segg., 39 e segg., 118, 246) legati al pellegrinaggio nelle dedicazioni a Sant’Antonio abate (ospedale a Carrodano, già di San Bartolomeo), San Bartolomeo (parrocchiali di Chiama e di Carrodano Superiore, altare nella cappella di Agnola), San Nicolò di Bari (che ricorre nel nome del Monte presso il Bracco e in una cappella nella chiesa di Carro), San Pellegrino (altari nelle chiese di Pavareto e di Chiama) e San Rocco (al Bracco, Carrodano superiore, Castello e Pera).

I Bricchi di Pietra Schiapata

Questa storia che viene da lontano prende spunto da due citazioni toponimastiche inusuali. Si tratta del toponimo Bricchi di Pietra Schiapata o semplicemente Pietra Schiapata.
I toponimi sono citati da BARLETTARO e GARBARINO (1986, p. 63). Ma soprattutto figurano su due mappe della seconda metà del Settecenteo conservate presso l’Archivio di Stato di Genova. Le immagini di Copertina e Figura 2 sono stralci delle carte citate, nei punti in cui sono indicati i toponimi.

Vediamo, innanzitutto, qual è il loro significato.
Il vocabolo dialettale Bricchi individua versanti aspri, rocciosi, ripidi e scoscesi. 
Pietra schiapata è sinonimo, invece, di rocce molto alterate e fissili o scistose. Ma soprattutto che si fessurano e sfaldano anche naturalmente in lastre irregolari. Più in generale, il verbo schiapare indica l’azione di sfaldare, cioè separare lastre più o meno regolari di roccia (cispe, ciape o ciappe). Questa è l’operazione tipica dell’estrazione e della lavorazione dell’ardesia. Ma si ritrova anche col significato di spaccare, dividere per lo lungo, sgrossare pietre di cava, fendere (DECRI, 2009, p.114).
La localizzazione più precisa possibile dei toponimi Bricchi è stata ricercata per due vie: individuando l’area geografica mediante i corrispondenti toponimi attuali sui raster CTR Liguria e, poi, georeferenziando mediante l’applicazione desktop GIS open source QGis gli stralci digitali delle cartografie originali, tratte dal catalogo dell’Archivio di Stato di Genova.
Una curiosità. Una Pietra Schiapata è stata indicata nel censimento catastale del 1710, come termine di confine fra i territori di Lozzolo e Rovasio nel Vercellese (ANGELINO GIORZET, 2014, p. 275).

Il toponimo Brichi di Pietra Schiapata

La citazione Brichi di Pietra Schiapata (stralcio in Copertina) si trova sulla Carta Topografica dei territori di Sestri, Castiglione, Varese e Moneglia nella riviera di Levante (sec.XVIII seconda metà) di Giacomo Agostino BRUSCO, conservata presso l’Archivio di Stato di Genova.
L’orientazione della regione rappresentata appare disassata di una trentina di gradi verso ovest. Il territorio è molto ampio. Si estende tra la fascia costiera (dalla foce dell’Entella al promontorio di Montegrosso, presso Framura) e l’asse Santa Maria del Taro – Monte Gottero.
I Brichi di Pietra Schiapata costituiscono un lungo tratto di crinale allineato nord-sud. Qui è presente anche un tracciato viario proveniente da Le Reixe e che attraversa, verso nord, una località Foce, toponimo riferito ad un passaggio montano (faux) (COPPEDÈ, 1989). Oggi individua il Valico della Foce, Case la Foce e Case sopra la Foce.
L’area è compresa nel poligono che assume i vertici fra le località (in senso orario) Velva, Chiama, Castello, Carro, Agnola, Pavareto, Le Reixe (forse l’attuale Casone du Rizzo), Bocca di Vasca (Pietra di Vasca), Bracco, Casa Bianca e Masso.
Sul C.T.R. Liguria si rinvengono due toponimi Costa Pietra Spaccata. Uno si pone in corrispondenza del versante che risale da Pavareto verso il Valico Mola ed un secondo si posiziona al di sotto del medesimo valico ed è orientato verso nord/ovest-sud/est (Figura 1).

La citazione del toponimo Pietra Schiapata

La seconda citazione (stralcio in Figura 2) è limitata al toponimo Pietra Schiapata. Si trova sul Tipo geometrico delle strade di Sestri, S. Pietro di Vara, e Varese à Monte Centocroci per via di Parma dell’Ing. Giuseppe FERRETTO (tra il 1766 e il 1772), conservato presso l’Archivio di Stato di Genova.
Innanzitutto un’osservazione. La carta è orientata con il nord diretto verso il basso, circa verso il reale sud-sud/ovest, disassata da sud di una trentina di gradi. Anche in questo caso il territorio rappresentato è molto ampio. Si estende tra San Pietro Vara e la fascia costiera di Riva (Trigoso).
La Pietra Schiapata viene rappresentata molto semplicemente da due rocche o pinnacoli di roccia aggirati dalla strada fra San Pietro Vara ed il Bracco. La rappresentazione grafica ricorda una foce o una spaccata, cioè un passaggio angusto all’interno di una gola.
L’area è posta a sud delle località Velva e Ciama (Chiama).

Con tali premesse sono stati indagati, dal punto di vista geologico e geomorfologico, ambedue i versanti del crinale diretto a nord-est/nord, fra il Monte Traversa ed il Monte Chiama, alla ricerca di una possibile motivazione dell’origine toponomastica. 

immagine nel testo

Figura 2 – Particolare del Tipo geometrico delle strade di Sestri, S. Pietro di Vara, e Varese à Monte Centrocroci per via di Parma… (1766-1772), del Capitano Ingegnere Giuseppe FERRETTO.

Un po’ di geologia della Costa Pietra Spaccata: la serpentinite

Il termine litologico formazionalmente più antico della serie locale sono le serpentiniti (SRN). Tipici affioramenti si trovano nella valle del Fosso Fiumicello e ad Agnola. Le serpentiniti sono la conseguenza di processi di trasformazione delle peridotiti del mantello. Nella facies attuale sono lherzoliti, rocce scure, nero-verdastre ad aspetto massiccio, ma fittamente fratturate (Figura 3). Talvolta presentano una grossolana foliazione generata dall’isorientazione dei pirosseni (Figura 4, in alto e Figura 5). Occasionalmente mantengono un aspetto più massiccio, con i pirosseni (bastite) messi in evidenza come minute asperità dall’erosione (Figura 6), anche se ricoperta da evidenti patine antigoritiche (Figura 7).
La massa serpentinitica è composta principalmente da lizardite, crisotilo, clorite, pirosseni e minerali opachi. Sono presenti patine e vene di antigorite (Figura 8 e Figura 23), caratterizzate occasionalmente da dendriti di manganese (Figura 9 e Figura 10), piccoli spinelli (Figura 11) che talvolta si rinvengono anche raccolti in microscopiche pisoliti nelle vene calcitiche (Figura 21 e Figura 22, 125x) e brucite (Figura 27, foto di Roberto RAPUZZI), oggetto anche di limitate coltivazioni.
Gli affioramenti di serpentiniti sono spesso attraversati da filoni rodingitici chiari che, al loro interno, conservano la tessitura originaria, gabbrica (Figura 12, al centro). I bordi dei filoni sono generalmente cloritico-serpentinosi.

Un po’ di geologia della Costa Pietra Spaccata: non solo gabbri

Lungo la strada per Pavareto è presente una limitata intercalazione di breccia di Framura (Figura 13).  Questa costituisce la parte superiore delle Brecce di Levanto s.s. (SRNa). È caratterizzata da maggiore presenza sedimentaria in forma di riempimento di ampie fratture con materiale detritico (Figura 14, a sn) o micriti arrossate (Figura 15). Meno evidenti sono, qui, gli sciami di fratture regolari, tipici della Breccia di Levanto.
Le serpentiniti sono in contatto con una striscia allungata e sottile di diaspri (Figura 16) e di Argille a Palombini fortemente tettonizzate (Figura 17).
Dopodiché tutta la parte superiore del versante, fino al crinale (Monte Groppo, Monte Traversa, Valico Mola, Figura 18) è costituito da un ampio affioramento di gabbro (Elemento di Pavareto di BORTOLOTTI, MANNORI, PICCINI, AIELLO, CHIARI, PRINCIPI e REALI, 2014), che conserva generali rapporti tettonici con la sequenza descritta precedentemente.
Il gabbro è una roccia magmatica. Rappresenta la fase intrusiva del magma che, effondendo ha prodotto i basalti (massicci in ambiente aereo ed in forma di pillow-lavas in ambiente subacqueo). La genesi del gabbro è avvenuta all’interno degli ammassi lherzolitici entro i quali si è raffreddamento.
Il gabbro è spesso profondamente alterato (Figura 19) fino a costituire ammassi granulari da fini (ghiaiosi e sabbiosi, Figura 20) a molto fini (siltosi e argillosi). Questi ultimi, terre di gabbro, hanno rappresentato da sempre le fonti di approvvigionamento per la manifattura delle ceramiche liguri di uso comune (testi e testelli).

Un po’ di geologia del versante di Chiama

La georeferenziazione della carta settecentesca del BRUSCO è stata piuttosto complessa ed il risultato ottenibile del tutto indicativo.
Detto ciò, l’estensione del toponimo è andata a posizionarsi al di sotto del crinale fra la Cima Stronzi ed il Valico Mola.
Nell’area proseguono gli affioramenti descritti in precedenza ed in particolare:

  1. l’ampio affioramento di Argille a Palombini con locali emergenze tettoniche di serpentiniti (Figura 24) e gabbri;
  2. il vasto affioramento di gabbri dell’Elemento di Pavareto (BORTOLOTTI, MANNORI, PICCINI, AIELLO, CHIARI, PRINCIPI e REALI, 2014).

Comune denominatore è ancora una volta la profonda alterazione dei versanti (Figura 24), non poco influenzata dai rapporti tettonici che intercorrono fra i diversi litotipi, che giustificherebbe anche qui la denominazione scelta per l’area. 

Considerazioni finali

La cartografia settecentesca del BRUSCO è una rappresentazione regionale, di ampia area, per cui la scala …di quattro Miglia Genovesi… appare con qualche margine di approssimazione. La georeferenziazione, piuttosto difficoltosa, ha portato ad individuare l’area dei Bricchi di Pietra Schiapata sul versante occidentale del crinale fra Monte Stronzi, Monte Groppi e Monte Traversa, immediatamente a sud del Valico Mola. In quest’area ci sono molti riscontri geologico-geomorofologici di ampi affioramenti di rocce profondamente alterate, che giustificherebbero il toponimo. Tuttavia, i riscontri ed i confronti possibili fra lo stralcio di Copertina ed il CTR fanno propendere per l’individuazione dell’area dei Bricchi di Pietra Schiapata lungo il versante orientale, degradante fra Carro e Pavareto. 
Per quanto concerne il toponimo indicato sullo stralcio del FERRETTO di Figura 2, esso appare invece di tipo puntuale. In questo caso è sicuramente riferito ad un passaggio fra rocce corrispondente anche ad uno dei toponimi Foce che compare sulla carta del BRUSCO. Questo toponimo puntuale è molto probabile si debba individuare con l’attuale Valico della Foce posto fra il Monte Trincea (altro toponimo molto evocativo) ed il rilievo poco sopra Case la Foce. Quindi è ancora oggi un passaggio che scavalca il crinale fra le valli di Torza e quella di Castello-Carro.

Bibliografia

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