La vitalità dei ghiacciai

Copertina

Copertina – Verso il Rifugio Marinelli, crepacci e morena del ghiacciaio del Belvedere (Macugnaga, 1980-1985).

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Tempo e clima globali e/o locali

È assolutamente vero che…le conoscenze attuali non consentono di sostenere che possono essere esistiti periodi globalmente sincroni di particolare caldo o freddo su tutto il globo terrestre ed i termini “periodo caldo medievale” e “piccola era glaciale” hanno dei significati limitati e non possono essere ascritti a tutto il globo terrestre”… (dal Rapporto IPCC, 2001, in CRESCENTI, 2018).
I parametri che condizionano le situazioni locali sono numerosi, variegati ed eterogenei, senza considerare che i significati, nonché i concetti, di tempo (metereologico) e clima non sono vicarianti.
Prendiamo ad esempio l’Antartide (Figura 10). Verso oriente il ghiaccio terrestre appare in crescita, mentre nel complesso, sul continente, il ghiaccio sta diminuendo ad un ritmo notevole, come dimostrano le trentennali riprese da satellite.
Poi sta, mediamente, crescendo il ghiaccio marino antartico, malgrado l’Oceano meridionale sia in forte riscaldamento (+0,07 °C per decennio, rispetto agli altri oceani).
Da quanto detto, consegue che ci sono due tipi di ghiaccio: uno terrestre antartico ed uno marino antartico e artico (Figura 11 e Figura 12), originati da fenomeni differenti e distinti.
Dal 2002 sono possibili misurazioni indirette, via satellite, delle masse di ghiaccio antartiche. In particolare, il satellite determina le variazioni della forza di gravità per quantizzare le modifiche della massa dell’intera calotta antartica. Ad oggi è stato possibile definire la riduzione della calotta, ma anche una fase di equilibrio (2002-2005) dovuta alla crescita della massa di ghiaccio all’interno del continente, bilanciata dalle perdite ai bordi. Questo per il ghiaccio continentale.
Il ghiaccio marino antartico è quello che si forma direttamente nell’oceano. L’aumento del ghiaccio marino, nonostante il riscaldamento dell’oceano, è imputato a due cause prevalenti. Alcuni autori lo attribuiscono alla diminuzione di ozono (Buco dell’Ozono) che, raffreddando la stratosfera, innescherebbe un rafforzamento dei venti ciclonici e l’addossamento dei ghiacci al continente. Altri lo attribuiscono alla stratificazione dell’acqua oceanica, più fredda in superficie e più calda in profondità. Quest’ultima, risalendo scioglierebbe i ghiacci, ma scaldandola favorirebbe una maggiore piovosità aumentando la densità dell’acqua con la diluizione della salinità. Il meccanismo inibirebbe lo scambio e lo scioglimento del ghiaccio.
Quindi situazioni e meccanismi estremamente complessi e delicati, ma soprattutto irripetibili ad altre latitudini.

Il riscaldamento globale è iniziato oltre 350 anni fa

La serie più lunga di misure e registrazioni di temperature, ovviamente regionali (non esportabili a livello globale), è un set che abbraccia circa 350 anni. Responsabile è il Central England Temperature Record (HadCET). Ancora oggi l’Istituto fornisce i dati giornalieri e mensili sulle temperature medie, massime e minime registrate in una regione dell’Inghilterra centrale.
La serie è caratteristica di un’area circa triangolare dell’Inghilterra che si estende dalla pianura del Lancashire, fino a Londra e a sud-ovest delle Midlands inglesi. Dal primo unico termometro, oggi i dati sono rilevati da una serie di siti e sono omogeneizzati …in modo da essere coerenti con la lunga serie originale e da essere aggiornati quasi in tempo reale… (LEGG, PACKMAN,CATON HARRISON e  McCARTHY, 2024).
Le misurazioni sono iniziate nel 1659, nel cuore della Piccola Glaciazione compresa fra l’optimum medievale e l’attuale, più precisamente fra il 1250 e la metà dell’Ottocento. È stato il periodo che ha registrato temperature fra le più basse degli ultimi 7500 anni, con minimi fra a fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo. In seguito, dal 1695, è iniziata l’attuale tendenza al riscaldamento (Figura 1). E questa tendenza è iniziata ed è perdurata per almeno 150 anni a causa di fattori del tutto naturali.

Lo scioglimento dei ghiacci, dal XVIII secolo, conferma che il riscaldamento attuale è precedente alle emissioni antropiche di CO2

Due fenomeni concomitanti: lo scioglimento dei ghiacciai e l’innalzamento del livello medio marino. Fenomeni indotti e conseguenti del riscaldamento globale.
Il meccanismo è semplice ed intuitivo. È stato necessario che l’atmosfera si riscaldasse a sufficienza come entità e durata, affinché la perdita di ghiaccio estiva superasse gli accumuli invernali di neve e ghiaccio.
Un punto di non ritorno indispensabile iniziato fra il 1800 ed il 1850 (Figura 2). Da quel momento i ghiacciai hanno iniziato a ritirarsi in tutto il mondo, seppure in maniera assolutamente incostante e discontinua da sito a sito.
Quindi, il riscaldamento globale all’origine dell’innalzamento del livello medio marino e del ritiro dei ghiacciai, ha avuto origine precedente all’ aumento antropico, significativo della CO2 ed alla sua influenza su entrambi.

immagine citata nel testo

Figura 2 – Inizio (1825) e trend del ritiro generale dei ghiacciai (da o2coalition.org)

I ghiacciai del Monte Rosa: Val d’Ayas

Un’idea interessante finalizzata a ricostruire la storia evolutiva del ghiacciaio incipiente la Val d’Ayas è quella alla base della ricerca di Marco VALLINO.
L’autore ha ricostruito, e restituito in versione grafica, le immagini del ghiacciaio sul versante sud del Monte Rosa, finalizzate a tre momenti, tre step, a cavallo degli ultimi mille anni.
Le informazioni sono state riprese dall’epopea della migrazione Walser, dai resoconti sull’andamento delle temperature e dalla localizzazione dei pascoli in quota.
Quindi …dall’arrivo dei Walser in quella che fu definita Kramerthal, la Val d’Ayas, alla massima espansione delle nevi perenni estive della breve era glaciale, fino allo stato attuale: 1018, 1798 e 2018 (Figura 3).Questi i tre momenti studiati, immaginati e realizzati da Marco Vallino (… (Il Rosa, del 12 gennaio 2019).
È una ricostruzione indiretta, su base soprattutto storica. Il lavoro propedeutico meriterebbe comunque un approfondimento e, possibilmente, un ampliamento. In questo senso sarebbe comunque utile una valutazione delle fonti storiche utilizzate, eventualmente integrate da fonti archivistiche e, soprattutto geologico-geomorfologiche. Probabilmente esaminate, ma non enunciate.
L’originale della rappresentazione grafica è conservato presso il Campo Base, delle piste del comprensorio Monterosa Ski a Champoluc.

I ghiacciai del Monte Rosa: Valle Anzasca, Macugnaga

Anche lungo il versante est del Monte Rosa è palese la riduzione del ghiacciaio del Belvedere (Figura 13 e Figura 14). È un esteso ghiacciaio …temperato-umido con una lingua piatta, fortemente ricoperta di detriti, alimentato da ghiacciai ripidi, valanghe di ghiaccio e neve, nonché da frane provenienti dalla grande parete est del Monte Rosa… (KÄÄB et alii, 2004; Figura 15). 
Qui, i confronti con le situazioni passate sono
resi molto più difficoltosi dalle modifiche morfologiche indotte dai numerosi eventi alluvionali documentati che hanno colpito la Valle Anzasca: agosto 1868, agosto 1896, 1904, settembre 1922, agosto 1970, agosto 1978, luglio 1979 e poi, nella primavera 2001, le prime avvisaglie dell’inconsueto fenomeno di surge manifestatosi nel 2002 e, ultimo, quello del 2024.
Il surge è un fenomeno particolare che interessa occasionalmente i ghiacciai e si manifesta con un aumento sensibile della la velocità di scioglimento del ghiaccio. Nella primavera 2002 si formò un lago di 3 milioni di m³ sul ghiacciaio. In seguito, nel luglio 2002, il lago si stabilizzò anche grazie al drenaggio subglaciale naturale. Ma nella primavera del 2003 il lago si formò di nuovo e, a metà giugno 2003, esondò.
Nonostante un’evidente riduzione, l’avanzata del ghiacciaio innesca da sempre un’intensa attività erosiva laterale con caduta di rocce e ghiaccio che ne destabilizza le morene Figura 16, Figura 17 e Figura 18). 
Lungo la parete est del Monte Rosa continua un’intensa attività di caduta massi anche per la drastica diminuzione della glaciazione che porta alla luce
ampie aree rocciose e modifica il regime termico della parete.
Riguardo a Macugnaga, un piccolo esempio può essere il raffronto dell’evoluzione del ghiacciaio del Belvedere basato su immagini riprese in tempi differenti. Qui utilizzando, più o meno, il medesimo punto di ripresa a distanza di una quarantina d’anni, fra il 1980-85 (Figura 4) e il 2024 (Figura 5 e Figura 6).

Il ghiacciaio della Presena

Nel Gruppo della Presanella, circa 4 chilometri a sud del passo del Tonale, si trova il ghiacciaio Presena.
Il ghiacciaio si estende fra i 2.700 ed i 3.000 m,. 
Qui è stato possibile raccogliere una sequenza fotografica più ampia. È stata raccolta una serie di immagini fotografiche, scattate in anni differenti, che ritraggono il ghiacciaio in condizioni e dimensioni diverse in step degli ultimi settant’anni circa (Figura 7).
Il ritiro più vistoso e continuo, con il beneficio del solo apprezzamento dalle immagini, si è manifestato fra il 1950-60 e il 2010. Il momento più critico pare collocarsi fra il 2012 e il 2013 quando anche la pista da sci sembra impraticabile, nonostante i vistosi riporti e assestamenti della neve.
Una breve inversione di tendenza sembra attestarsi nel 2014. Ma deve essere stato un breve intervallo. Infatti i processi di ritiro e scarso innevamento sembrano rimanifestarsi fra il 2017 e il 2019.

Un caso particolare: il ghiacciaio Múlajökull

Il Múlajökull è un ghiacciaio pedemontano che si trova sul versante sud-orientale dell’Hofsjökull in Islanda (Figura 8).
Si tratta di un ghiacciaio di tipo surge, che alterna periodi di quiete e riduzione, a rapidi avanzamenti. Gli studiosi ne hanno registrati, ad oggi, otto cominciando da quello del 1924. Anche il Múlajökull oggi si sta riducendo (fase di ritiro).
Più di molti altri, il Múlajökull è attore principale della modellazione del paesaggio e del territorio. 
Innanzitutto la sua morena più esterna che viene fatta risalire, con certa attendibilità, alla Piccola Era Glaciale.
Ma si è detto anche di fasi successive di arretramento e proprio queste oscillazioni sono state fondamentali per alcuni aspetti molto particolari del paesaggio.
Infatti, l’arretramento più recente ha messo in luce un raro campo di drumlin (Figura 9). Si tratta di un sistema di colline oblunghe che si sono formate al di sotto del ghiaccio durante gli intervalli di calma di flusso normale tra le ondate glaciali. Ma non è tutto. Intervallati alle colline sono presenti dei laghi caratterizzati da acque di differente colore. I laghetti prossimi al ghiacciaio sono verdi e marroni per la ricchezza di sedimenti. Quelli più esterni, più limpidi, sorprendono per le sfumature turchesi.

L’immagine è stata acquisita da Operational Land Imager (OLI) sul satellite Landsat 8 il 14 giugno 2025. Altre immagini sono da NASA Earth Observatory, dati Landsat dell’U.S. Geological Survey
Testo liberamente tratto da FB_InGV del 2025.08.02

Ponte di Legno, provincia di Brescia, Italia

Champoluc-Champlan, Ayas, Valle d'Aosta, Italia

Macugnaga, provincia del Verbano-Cusio-Ossola, Italia

West Midlands, Inghilterra, Regno Unito Londra, Grande Londra, Inghilterra, Regno Unito Lancashire, Inghilterra, Regno Unito

Bibliografia

CRESCENTI, U. (2018, aprile). La Geologia nei Cambiamenti Climatici. Tratto il giorno luglio 05, 2025 da www.unesco-geohazards.unifi: https://www.unesco-geohazards.unifi.it/upload/sub/Immagini/eventi/2018.04.20_presentation_Crescenti.pdf?utm_source=chatgpt.com
IANNACE, A., e DI DONATO, V. (s.d.). Variazioni climatiche del passato: come si studiano e cosa ci insegnano per il futuro. Tratto il giorno luglio 06, 2025 da www.distar.unina.it: https://www.distar.unina.it/images/orientamento/VARIAZIONI_CLIMATICHE_Iannace_Di_Donato.pdf?utm_source=chatgpt.com
JAYAWARDENA, A. (2015, February). Climate change: Is it the cause or the effect? KSCE Journal of Civil Engineering 19(2), 359-365.
KÄÄB, A., HUGGEL, C., BARBERO, S., CHIARLE, M., CORDOLA, M., EPIFANI, F., . . . VIAZZO, G. (2004). Glacier hazards at Belvedere glacier and the Monte Rosa east face, Italian Alps: Processes and mitigation. Internationales Symposion INTERPRAEVENT 2004 – RIVA/TRIENT.

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