Chi non beve con me, peste lo colga… (1)

Copertina

Copertina – La peste. Nasce la figura del medico della peste, riconoscibile dalla maschera a becco di corvo (da web)

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E chi non beve com me, peste lo colga…

Una maledizione.
Una maledizione spesso annunciata e sottovalutata (Figura 1). …E chi non beve con me peste lo colga

Un classico, ma che poco ha a che fare con la peste, se non come augurio di una cosa grave, catastrofica…
E poi la spagnola …, l’ebola…, il covid… casualità o strategie?
In ogni caso la peste è stata un dramma, una jattura che ha ripetutamente colpito la Liguria, l’Italia, l’Europa.
Arrivata inesorabilmente da Est… e amplificata dalla mancanza di igiene o, meglio dalla sporcizia divagante.

Si pensi solo agli hinterland delle città maggiori (Figura 2) o all’abitudine di smaltire i rifiuti domestici rovesciandoli nel canale mediano che costituiva l’asse spinale di moltissimi villaggi (Monterosso al Mare (Figura 3), Vernazza (Figura 4), Riomaggiore (Figura 5), … solo per citare qualche esempio).
Ed il ripetersi delle pestilenze è divenuto memoria anche nell’iconografia e nel ricordo religioso. Come nelle cappelle sorte in momenti di apparizione a seguito delle epidemie (Varese Ligure) o nel culto religioso inteso come ricordo nelle preghiere o dedica di alcuni santuari.
Nel primo caso, Quaratica, dove …carrugi sfociano nello slargo antistante la chiesa dedicata a San Rocco, il cui culto è molto diffuso nella Val di Vara, invocato a protezione delle epidemie di peste… (DEL SOLDATO (a cura di) AA.VV., 2015). Ed ancora la leggenda del 1531, che ricorda Agostina MAZASCHI,  recatasi in un bosco di castagni per fare stramaglia, venne attirata da un grande bagliore e trovò tra i rami di un albero un’immagine della Madonna con bambino, che venne subito ritenuta miracolosa. Sul luogo del ritrovamento fu costruito un santuario, noto come santuario dell’Agostina, poiché venne fatto edificare proprio da Agostina BERNABONE, vedova MAZASCHI, una pia donna di Valdipino, nel bosco ereditato dal marito, per sua devozione (DEL SOLDATO,a cura di, in AA.VV., 2015).
Nel secondo caso, ad esempio, la Preghiera che …cantano le donne di Soliera, preghiera che io ritengo antica e forse insegnata dallo stesso P. Segneri, ed è la seguente raccolta dalla viva voce: (… di liberare…) tutto il popolo cristiano (…) da guerra, peste e fame – non riguardare i nostri peccati – per la vostra misericordia. Amen… (BARBIERI, s.d., p.72).

Le più antiche, probabili, tracce di peste

Nel 2018, DVORSKY pubblica la ricerca secondo la quale un ceppo del batterio Yersinia pestis (Figura 6) avrebbe potuto aver devastato le comunità neolitiche europee oltre 5.000 anni BP.
Se confermata, la notizia anticiperebbe la presenza del flagello di oltre 4000 anni.
Il ceppo sarebbe stato estratto da una donna e da un giovane, ambedue ventenni, vissuti in una comunità agricola neolitica (circa 4.900 anni fa), nel territorio dell’attuale Svezia (Figura 7). In precedenza, lo stesso team, aveva riconosciuto un ceppo analogo, ma risalente al Bronzo, nei denti di individui sepolti nella tomba di Fralsegarden, sempre in Svezia.
Gli studi sono stati condotti dal ricercatore di metagenomica Simon RASMUSSEN dell’Università Tecnica della Danimarca e dell’Università di Copenaghen. Qualora verificata la natura del batterio, avrebbe potuto diffondersi nelle locali comunità del tardo Neolitico ed aver contribuito al declino di questi insediamenti. Ulteriore ipotesi sarebbe l’origine dei batteri nell’Europa orientale e la successiva diffusione verso ovest con le epidemie del sesto secolo (la peste di Giustiniano) e del quattordicesimo secolo (la peste di Frieberg e quella della Sicilia Orientale).
Informazioni su contagi da peste più localizzati si possono trarre da una delle cause di diminuzione dei fuochi in alcune località o regioni. A Salza Irpina, i 147 fuochi censiti nel 1648 passarono a 78 nel 1669, …non molto dopo la peste del 1656… AMATI, 1867, p.108). Evento di cui c’è traccia anche per Genova (BANCHERO, 1846).

La peste di Giustiniano del 541-544

L’epidemia del 541-544 si diffuse dalle steppe dell’Asia Centrale, poi giunse in Egitto, nell’odierna Tell el-Farama (Pelusio) per diffondersi fino ad Alessandria e quindi in Palestina, Costantinopoli ed in gran parte del Mediterraneo.
All’origine era il batterio Yersinia pestis (Figura 6), isolato in alcuni scheletri della metà del VI secolo (CRISTINI, 2021). È lo stesso batterio della Peste Nera.
Nell’estate del 542 la peste raggiunse la Siria e l’Asia Minore, mentre Costantinopoli si trasformava nel principale focolaio del contagio, che da lì si diffuse in tutto il Mediterraneo occidentale al seguito delle truppe di Giustiniano (Figura 8 e Figura 9). All’inizio del 543 colpì Sufetula (odierna Sbeitla, in Tunisia), raggiunse l’Italia e dilagò nell’Illirico (Figura 10). Nel corso dello stesso anno la peste arrivò in Gallia e nella Penisola Iberica, diffondendosi poi in gran parte dell’Europa continentale. La cronologia della successiva espansione della pandemia non è ricostruibile con certezza, ma verosimilmente colpì anche la Britannia, l’Irlanda e la Scandinavia, mentre in Oriente raggiunse lo Yemen e l’Impero Persiano (…) Uno dei problemi più urgenti era rappresentato dalla sepoltura dei cadaveri, molti dei quali giacevano abbandonati in strada o nelle abitazioni. Si trattava di una necessità di ordine non solo religioso ma anche sanitario, in quanto la medicina tardoantica riteneva che le epidemie fossero causate dai miasmi provenienti dai corpi in decomposizione... (CRISTINI, 2021)
A sfatare questa ipotesi fu la sperimentazione.
In particolare l’esame autoptico ed il sezionamento dei bubboni che gravavano sui cadaveri. Seppure questo non abbia portato a diagnosi e cure efficaci fu fondamentale per l’avvio della sperimentazione necroscopica in medicina. Altro risultato fu la determinazione della mortalità. In particolare, studi specifici hanno verificato che le vittime furono molte meno rispetto alla prevista percentuale compresa fra 30 e 50% della popolazione.
Tuttavia i danni sociali furono molto consistenti.

Immagine richiamata nel testo

Figura 1 – Anonimo, immagine del genoma del batterio della peste nera che ha ucciso 30 milioni di europei tra il 1347 e il 1351 (sa it.wikipedia.org)

La peste del VI secolo in Italia

Fu uno dei tanti casi di origine e diffusione della peste dall’Egitto alla Germania settentrionale sui quali è stato possibile trarre indicazione mediante le analisi scientifiche-investigative applicate all’archeologia. …Oggi il profilo dell’infezione killer è più chiaro, grazie al DNA estratto da una delle sue vittime, deceduta nel 570 d.C. Lo scheletro dell’uomo era stato trovato 50 anni fa ad Altenerding, nel sud della Germania. Il genoma estratto da uno dei suoi denti ha ora confermato che il giovane fu ucciso dal batterio Yersinia pestis, come la donna sepolta al suo fianco… (INTINI, 2016; Figura 11).
Anche l’Italia non fu esente a questa epidemia di peste.

Ad …Albenga (Figura 12) ebbesi per la seconda volta i Goti nelle sue mura... (CASALIS, 1840, p.146). Fu negli anni fra il 552 e il 553 prima che subisse la sconfitta definitiva da parte dei Bizantini. …Ma la più grande disgrazia, che abbia colpito questa città, fu l’orribile peste, la quale ne distrusse la massima parte degli abitanti. Il perchè non fu malagevole ai borgognoni l’averla poi, come fecero, manomessa. Nè fu difficile a Rotario l’averla in appresso occupata (dal 606 al 652) e crudelmente messa in fiamme per la resistenza, che vi trovò in quei superstiti. Ad onta di così dolorose vicende, gli albenganesi amarono meglio abitar sui monti e nelle foreste, che ricorrere al re longobardo per lo riedificamento dell’arsa città. Questa fermezza d’animi inclinò il re Rodoaldo, figliuolo di Crotario, a confortarli con ogni maniera di provvedimenti onde rifabbricassero questa città, che in poco tempo risorse bella e fiorente di mezzo alle sue rovine… (CASALIS, 1840, p.146).
Un’ipotesi inquietante è la possibilità, tutta da verificare, che il batterio sia solo apparentemente scomparso alla fine dell’VIII secolo per riapparire nel Trecento (INTINI, 2016).

La Peste Nera del 1348 e 25 milioni di morti in 18 mesi

Partiamo da un dato.
Agli inizi del XIV secolo la popolazione europea è stata stimata in 75-80 milioni di abitanti. Dopo la peste del 1348 (Figura 13), una cinquantina di anni dopo quella stima, era ridotta di circa un terzo. La causa? Secondo FRANKOPAN (2019) è stato l’anno e mezzo in cui l’Europa ha dovuto subire, e combattere, l’epidemia di peste del 1348. Ulteriore conferma sarebbe arrivata da un’analisi dei cocci rinvenuti in alcuni scavi ed in particolare confrontando le quantità di ceramica altomedievale (abbondante) con quelle tardomedievali (molto più scarse), quindi prima e dopo la peste della metà del Trecento (LEWIS, 2016). …In particolare, per alcuni villaggi presi in considerazione, come Norfolk, la diminuzione (…stimata della popolazione…) arrivava al 65 per cento; in altri ancora, per esempio Gaywood e Paston, addirittura all’ ’85 per cento. In media, la popolazione dopo la peste era all’incirca la metà rispetto a prima. E nel conto non sono compresi villaggi che non esistono più perché non si sono mai risollevati dal colpo… (PALMERINI, 2016).
Il virus si sarebbe manifestato una ventina di anni prima nel deserto dei Gobi (Mongolia meridionale) o da Issyk-Kul (nell’odierno Kirghizistan; SPYROU, 2022), per giungere a Caffa, Crimea, nel 1347. Da qui, …lungo la via dell’Oriente, si propagò poi nei principali porti del Mediterraneo, seguendo le galee e le navi che percorrevano la rete delle principali rotte commerciali. Infine dai porti dilagò nell’entroterra e fino al 1351 percorse tutta l’Europa da sud-est verso nord… (REDAZIONALEa,), fino alla Russia. 
A Genova l’epidemia sarebbe arrivata via mare, nel florido porto commerciale della Serenissima Repubblica nella tarda estate del 1347 (CESANA, BENEDICT e BIANUCCI, 2017) per poi diffondersi in città e nell’entroterra lungo le vie di commercio con la Toscana, la pianura Padana, la Francia o dei pellegrini diretti a Roma. 
La prova sarebbe emersa dal ritrovamento del batterio Yersinia pestis in quattro corpi di una sepoltura rinvenuta presso l’Ospitale di San Nicolao di Pietra Colice del Passo del Bracco (BENENTE 2005 e 2008; BENENTE, PAStORINO e PIOMBO, 2004). …Tra i resti di alcune sepolture del XIV secolo i ricercatori hanno individuato 4 corpi: due bambini di 12 e 3 anni, una donna e un feto. Per questi due si tratterebbe di un caso di espulsione fetale post mortem: un evento raro (e raccapricciante) causato dalla pressione dei gas all’interno del corpo in decomposizione (…tracce del morbo sono state trovate…) nel corpo della donna, del feto e nell’individuo dodicenne. È la prima evidenza scientifica rinvenuta di infezione da Y. pestis nella Repubblica di Genova del XIV secolo… (RUBIN, 2017).

Boccaccio e la peste di Firenze del 1348

Il 25 marzo 1348, giorno dell’Annunciazione nonché di inizio dell’anno, Firenze (…oltre altra italica bellissima…) è ricordata anche per l’arrivo della mortifera pestilenza che si protrarrà fino al mese di luglio (Figura 14). Quel 25 marzo coincide anche con la Prima giornata e la Prima novella del Decameron di BOCCACCIO (SALINARI a cura di, 1985; Figura 15 e Figura 16). Il morbo proveniva da oriente (probabilmente dall’Asia) e, ampliando il contagio durante il viaggio di due anni, aveva già lasciato ovunque morte e distruzione. La causa individuata, o presagita di allora? Una negativa congiunzione astrale oppure un monito alle debolezze ed ai peccati umani.
Firenze si era chiusa. Gli ingressi alla città venivano controllati (Figura 17), gli Ufficiali di Sanità provvedevano alla pubblica igiene ed all’informativa ai cittadini (Figura 18) su comportamenti e situazione, nonché furono promosse suppliche e processioni. Ma tutto ciò non fu sufficiente.
Nel caso di FIrenze i sintomi furono che …nel cominciamento d’essa (la peste) a’ maschi e alle femmine parimente o nella anguinaia (l’inguine) o sotto le vitella (le ascelle) certe enfiature (rigonfiamenti) delle quali alcune crescevano come una comunal’mela, altre come uno uovo, e alcune più e alcun’altre meno, le quali i volgari nominavano gavoccioli (bubboni)… (SALINARI a cura di, 1985). Quindi, i bubboni, in alcuni casi grandi in altri piccoli, cominciavano a spandersi lungo il corpo e gli arti (Figura 1), fino a diventare macchie nere e livide. Infine, la morte dopo non più di tre giorni.
Non c’era consiglio medico né farmaco utile. Probabilmente la Natura era più forte e i medici non avevano le sufficienti conoscenze. 
La città era irriconoscibile. Il contagio fu violento (Figura 19). Non lo produceva solo il contatto con persona infetta, ma anche il contatto con i panni o le cose toccate dall’infetto, almeno questa era la credenza. E, il BOCCACCIO, non avrebbe creduto, se non vedendolo di persona, che il contagio colpiva con violenza anche gli animali. E così lo testimonia col suo ricordo diretto: …essendo gli stracci d’un povero uomo da tale infermità morto gittati nella via pubblica e avvenendosi a essi due porci, e quegli secondo il loro costume prima molto col grifo e poi co’ denti presigli e scossissigli alle guance, in piccola ora appresso, dopo alcuno avvolgimento (contorsione) come se veleno avesser preso, amenduni (entrambi) sopra gli mal tirati stracci morti caddero a terra… (SALINARI, 1985).
Un altro passaggio interessante del DECAMERON è la descrizione di un comportamento che diventerà in futuro una ricetta diffusamente utilizzata.
Coloro che adottavano un comportamento senza gli eccessi del vino o del cibo (come se non ci fosse un domani), …andavano attorno (uscivano), portando nelle mani chi fiori, chi erbe odorifere e chi diverse maniere di spezierie (mélanges o poutpourri di spezie), quelle al naso ponendosi spesso, stimando essere ottima cosa il cerebro (cervello) con cotali odori confortare, con ciò fosse cosa che l’aere tutto dal puzzo de’ morti corpi e delle infermità e delle medicine compreso puzzolente… (SALINARI a cura di, 1985). Forse una premonizione o un’idea da riprendere in futuro… (Figura 20).
La peste del 1348 colpì fino a Siena dove, a ricordo perenne, fu ordinata la cappella sotto la Torre del Mangia. Questo flagello si inseriva in un territorio (il senese e la Val d’Elsa in particolare) già in crisi da una decina d’anni. La regione era in preda a brigantaggio, violenze, devastazioni, guerre e fiscalità oppressiva, cui si aggiunse la peste nel 1348. …La Peste Nera del 1348, con la colossale débâcle demografica che ne conseguì ebbe dei riflessi importanti sull’economia colligiana. Il ruolo del Comune “imprenditore” e dei suoi soci entrò in crisi. I conduttori, soprattutto quelli che si riferivano ai settori dove occorreva maggior specializzazione (carta, ferro, lana), acquistarono man mano un sempre maggior peso contrattuale… (VALENTI, 1999).

Continua…

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...Intorno al 1170, l’attività mineraria e fusoria era in pieno sviluppo ed aveva portato alla creazione di un centro metallurgico nel quale vivevano circa 30.000 abitanti... DEL SOLDATO, 1994.

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