La peste… epidemie e vampir*… (3)

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Copertina Edvard Munch, Vampire, 1895 (da wiwipedia.org)

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Peste e vampiri (o vampire)

Venezia, cimitero (o meglio Camposanto) dell’Isola del Lazzaretto Nuovo (Figura 39), sono in corso, fra il 2006  il 2008, gli scavi archeologici condotti da Matteo BORRINI.
Si definisce antropologo e archeologo forense. Lo studioso applica …le tecniche dell’antropologia biologica, come lo studio morfometrico, per dare un’identità a persone morte in circostanze tali per cui il loro corpo non è stato ritrovato subito, ed è stato quindi impossibile applicare le normali tecniche investigative e di medicina legale… (ZREICK, 2013).
La storia comincia nel XVII secolo quando si diffonde in Europa la credenza di un legame stretto fra le epidemie di peste ed i vampiri. O meglio un tipo ben preciso di vampiri, i masticatori di sudario, o divoratori della notte. Il tutto avviene grazie a Philuppus ROHR, che pubblica a Lipsia nel 1679 la sua Dissertatio historico-philosophica de masticatione mortuorum (Figura 37).
Il vampiro si poteva riconoscere poiché era un cadavere intatto, con il sudario masticato e consunto ancora nella sua bocca. Questo fatto gli consentiva di crescere e maturare finché era in grado di emergere dalla tomba come un vero e proprio vampiro. La conseguenza della masticazione erano le epidemie.
Anche il cadavere di Venezia …appariva intatto, con gli arti flessibili, la pelle tesa e liscia e le unghie rinnovate... (ZREICK, 2013).
Prima di essere sepolto era stato esorcizzato con una tecnica particolare, seguendo un rito consolidato. La necessità era quella di impedirgli di cibarsi e per questo gli era stato infilato a forza, in bocca, un mattone, spaccando mascelle e denti (Figura 38 e Figura 46).
Ma con le tecniche antropologiche, BORRINI, è riuscito a dare anche un volto ed una vita, al vampiro di Venezia, o meglio, alla vampira di Venezia.
Ci siamo comportati come in qualsiasi altro caso di antropologia forense. Innanzitutto, la morfologia del cranio ci ha permesso di capire che si trattava di una donna (…Figura 53…) Grazie a una valutazione radiografica dei denti siamo poi riusciti a determinarne l’età, circa 61 anni. Si trattava di una donna europea che, in vita, più che di sangue, si era nutrita di verdure e grano. Una donna del popolo, quindi; forse una fioraia o una fruttivendola. Una povera anziana signora che oltre ad essere stata falcidiata dalla peste aveva anche subito un macabro quanto inutile rituale… (CARLI, 2019).

Un caso di morte naturale, molto particolare, scambiato per vampirismo

Nel 2012 è avvenuta la scoperta di una tomba molto particolare, a Imola. Si tratta di una sepoltura altomedievale (VII-VIII secolo) contenente i resti di una donna e di un feto.all’interno della cavità pelvica (Figura 56). A rendere ancora più particolare il caso è stato il fatto che la donna presentava un foro nel cranio. Poteva sembrare la traccia di un rituale per l’uccisione definitiva e sicura di un non-morto, ma le analisi hanno rivelato che si trattava di trapanazione cranica, un intervento chirurgico medievale effettuato mentre la donna era ancora in vita. Probabilmente per curare disturbi legati all’eclampsia o alla pressione alta durante la gravidanza (PALMERINI, 2018; COLUT, 2018; STARR, 2029).
Non è certo raro Il collegamento fra sepolture anomale (quanto meno per lo scopo originario) ed il mito del vampiro.
Quanto evidenziato dalla sepoltura di Imola è il fenomeno noto scientificamente come estrusione fetale post-mortem. Avviene per azione dei gas della decomposizione, dopo la morte, che si accumulano nel corpo della donna incinta e spingono il feto fuori dal canale del parto.
È stato, quindi, un parto naturale. Non possiamo avere la certezza che la donna non sia stata uccisa con l’accusa di essere una vampira. Sappiamo, però, che fu seppellita ancora incinta e  morì per complicazioni cliniche una settimana dopo l’intervento chirurgico.
La sua sepoltura, in una tomba di mattoni ben costruita, indicherebbe un funerale dignitoso da parte della sua comunità, smentendo l’idea che, al momento della morte, fosse considerata un essere maligno (Figura 56).
Altre scoperte simili sono state documentate in Italia, come a San Genesio (Pisa), dove è stato rinvenuto un altro caso di estrusione fetale post-mortem in una necropoli lungo la Via Francigena.

Covid, peste, vampiri…

L’epidemia di Covid, un dramma reale… che ha riportato alla luce molti fantasmi del passato.
Una storia per certi versi irreale, come quella raccontata da Francesco Paolo DE CEGLIA sui contadini sperduti nei piccoli borghi della Serbia. Questi, da sempre, …avevano paura dei rapporti umani, perché chiunque poteva portare la peste o la morte. Anche noi vedevamo la vita in funzione di un orizzonte temporale, l’arrivo dell’estate che specialmente il primo anno pensavamo avrebbe posto fine al dramma, mentre per loro era l’arrivo della buona stagione dopo l’inverno… (URBANI, 2024).
La cintura dei vampiri è un territorio della Serbia, appartenuto all’Impero Austroungarico (Figura 55). Una regione che riporta alla mente il piu famoso dei vampiri: il Conte Dracula.
Ma torniamo in Serbia. Nel Villaggio di Medvedja, anno 1732. Scoppiano le epidemie di vampiri.
Questi episodi avvengono più spesso d’inverno, con l’arrivo del buio e del freddo. Questa stagionalità ora non influisce più sulle nostre vite, se abbiamo elettricità e riscaldamento, ma in società agricole o in condizioni socio-economiche diverse fa invece un’enorme differenza. Infatti, in molte culture ci sono feste particolari legate al periodo dell’anno in cui le giornate si accorciano, le tenebre avanzano e si oltrepassa una soglia in cui tutto può succedere. Tra fine ottobre e inizio novembre (…) c’è una di quelle che vengono chiamate le “grandi porte dell’anno”, l’altra è fra aprile e maggio. A fine ottobre si è già seminato e le greggi sono portate nelle stalle, quindi si ferma l’attività agro-pastorale, poi ad aprile/maggio si riapre tutto e già si capisce se la stagione andrà bene oppure no. E nel mondo slavo, l’inverno corrispondeva alla morte dei campi, del seme che deve morire per rigenerarsi, ma in qualche modo anche alla morte degli individui che passavano la loro vita quasi sempre a letto perché era l’unica cosa che potevano fare senza consumare energia. Si alzavano ogni tanto se avevano un ciocco di legno per il fuoco oppure davano da mangiare alle bestie, poi tornavano a star fermi. E ciò creava quasi un senso di trance collettiva stagionale per cui in questi lunghi sonni interrotti, la gente immaginava di tutto, elaborava narrazioni su fantasmi o vampiri vivendo in questa dimensione onirica in cui c’era il male… (DE CEGLIA, intervistato da URBANI, 2024).
L’apoteosi si verificava in caso di un’epidemia o di un raccolto andato a male. Ecco la necessità di un capro espiatorio. e chi meglio di uno straniero, un diverso, una donna (meglio se in odore di dubbia moralità), una che magari conosceva le erbe ed era in grado di guarire, o chi era morto in modo anomalo. Quindi un vampiro o una strega
La fine della storia era la ricerca di un cadavere pasciuto o la consueta caccia alle streghe…

Immagine richiamata nel testo

Figura 37 – Philuppus ROHR, Dissertatio historico-philosophica de masticatione mortuorum, Lipsia, 1679

La paura della peste a Genova nel Settecento e Matteo VINZONI

Nel XVIII secolo, la Repubblica di Genova attraversava un periodo che necessitava di risposte a precise necessità amministrative, politiche e militari. Ma anche di individuare le modalità di possibile difesa dalle frequenti e ricorrenti pestilenze che arrivavano dal mare, il suo fronte più esposto. Non poco influirono le notizie sulla terribile epidemia di peste che colpì Messina nel 1743. Ancora una volta Genova, città portuale e commerciale, visse nel terrore del contagio.
Figura chiave, in questo momento, fu Matteo VINZONI cartografo, ma anche Colonnello e Commissario. Questo avvalorava le sue cartografie di immediato valore legale e militare.
Da qui il primo incarico:  la Pianta delle Due Riviere della Sereniss.ma Rep.ca di Genova divisa né Commissariati di Sanità (1744-1748), finalizzato alla conoscenza dettagliata della lunga ed esposta costiera ligure per la difesa dai contagi.
Il Magistrato di Sanità aveva bisogno di uno strumento operativo per sigillare i confini terrestri e, soprattutto, marittimi. Così VINZONI ricevette l’incarico di mappare ogni sentiero, ogni scalo marittimo, torre di controllo e corpo di guardia lungo tutta la Riviera. L’atlante doveva indicare dove posizionare i soldati per impedire l’ingresso di persone provenienti da zone infette, creando un vero e proprio cordone sanitario visivo e geografico.
In seguito il secondo incarico: Il Dominio della Serenissima Repubblica di Genova in Terraferma
(1773). Questo derivava soprattutto dalla necessità di conoscere, per difendere, i propri confini dalle mire del Regno di Sardegna dei Savoia. Le liti territoriali con i territori confinanti erano continue. Senza cartografie precise, Genova rischiava di perdere pezzi di territorio per via diplomatica o militare. Ne derivava la necessità di conoscere il proprio territorio di Terraferma per fini anche fiscali e amministrativi. Non a caso, in quegli anni si stava diffondendo l’idea che un governo moderno dovesse basarsi sulla conoscenza scientifica del suo territorio. A Genova Matteo VINZONI era in grado di applicare i metodi di rilievo topografico più accurati (sebbene non ancora geodetici in senso moderno) per restituire una fotografia reale della regione.
Riguardo alla difesa sanitaria, il Tigullio, e in particolare l’asse Chiavari-Lavagna, occupavano un ruolo centrale di importanza strategica e logistica nel XVIII secolo. Il Capitanato di Chiavari aveva un sistema difensivo murato ancora vitale nel Settecento.
L’Atlante segnala,
con estrema precisione, i punti di sbarco lungo la costa tra Chiavari e Lavagna, indicando dove posizionare i posti di guardia per vigilare sui percorsi navali e delle merci in quarantena. Inoltre, il fiume Entella rappresentava un confine naturale fondamentale per la gestione dei cordoni sanitari. Infine, quello specifico territorio era cruciale per il controllo dei flussi provenienti dal levante e dalle valli interne come la Val d’Aveto. Per altro questo territorio è stato area di continue liti territoriali tra la Repubblica di Genova e i feudi imperiali o i possedimenti dei Malaspina.

Le pesti del 1784, del 1801, e del 1855

Probabilmente un caso isolato o, comunque, una situazione circoscritta, seppure con un finale pericoloso, fu il segnale di peste apparso a Messina nel 1676.
In quel tempo …Messina guarnita di Francesi proclama vicerè il marchese La FEUILLADE, il quale, col proposito di ingannare la città, riprova le enigmatiche lentezze colle quali era stata condotta la guerra e fa i preparativi per prendere l’offensiva contro Palermo. Così in mezzo all’entusiasmo del popolo imbarca truppe, viveri, cannoni, ed anche gli ammalati, essendosi sviluppato in città qualche sintomo di peste; indi preso il largo chiama i giurati per dire loro: Ho l’ordine di abbandonare la città: se potete tener buono per due mesi, sperate; se no, provvedete ai casi vostri. lndi come atto di gran mercè si accordano quattro ore per imbarcare sulla flotta i più compromessi; ma le scialuppe non accolgono che circa cento famiglie di senatori, mentre gli altri che vi si aggrappavano colla tenacità della disperazione, vengono respinti a colpi di sciabola. La città di Messina fu cosi abbandonata codardamente al furore spagnuolo, che ad undicimila ridusse i suoi sessantamila abitanti. I fuggiaschi trasportati colla flotta o con altri mezzi in Francia (…) furono dispersi… in vari modi (AMATI, 1867, p.659). Ecco un esempio in cui la spada ha fatto più vittime della peste.
Nel 1743 si ripetè il contagio …La peste era stata portata da un bastimento genovese, che veniva da Missolungi, carico di lana e di grano, che approdò nel porto di Messina il 20 marzo 1743, avendo il capitano della nave esibito patente falsa, dalla quale appariva il legno venuto da Brindisi... (CONTI, , p.265).
Altro caso isolato fu …la peste che desolò la Dalmazia, neil’anno 1784, scemmò vieppiù questa tenue popolazione… (QUERINI, BARBARIGO e MOROSINI, MDCCLXXXVI – 1786, p.137; FORMALEONI, 1787, p.137). In particolare fu colpito il territorio compreso fra …il fiume Cettina (che) lo attraversa da Maestro a Scirocco (e) la Gorìzizza (che) vi scorre da Ponente a Levante…. (Figura 40).
Tre anni dopi, nel 1789, l’epidemia apparve a Tunisi (GALANTI; 1812, p.228).
Altro evento singolare è stato quello segnalato il 22 luglio 1801 dall’Ufficio di Sanità di Napoli (AA.VV., 1801, p.54) secondo cui …a Saffi, e Melilla appartenenti agli Stati di Marocco si è manifestata la peste... (AA.VV., 1801, p.27). il 28 luglio successivo, la stessa fonte ricorda che la peste …si è estesa a Salonicco, Scio, Smirne, e Costantinopoli. Speriamo che non verrà confermata una sì funesta notizia…. (AA.VV., 1801, p.71). Da Londra, il 21 novembre, veniva annunciato che …La peste fa delle stragi al Cairo: si assicura che 30 mila individui già ne sono periti, e che il contagio niente ha ancora perduto della sua intensità… (AA.VV., 1802, p.216).
L’anno successivo si manifestò la malattia anche ad Oran, città d’Africa nella Barberia dove faceva strage spaventosa (AA.VV., 1801, p.406). 
Nel 1855 fu colpita nuovamente Firenze.

Conseguenze delle epidemie di peste

Le conseguenze delle epidemie di peste son state profonde e variegate. Hanno colpito a tuttotondo in diverse parti del mondo e differenti situazioni-attività.
Si ricorda, ad esempio, l’incidenza avuta nel Trecento sull’industria estrattiva dei preziosi della Sassonia. 
La maggior parte dell’oro e dell’argento destinati al commercio e alla decorazione delle chiese proveniva dalle regioni ad est del Reno. Nel 1136 alcuni mercanti che trasportavano salgemma da Halle alla Boemia attraverso Meissen scoprirono i ricchi giacimenti argentiferi di Freiberg in Sassonia, le cui mineralizzazioni filoniane erano venute alla luce per effetto delle piene primaverili. I campioni di minerale portati al centro di produzione argentifera di Goslar, nello Harz, risultarono ricchissimi e determinarono una vera e propria “corsa all’argento”. A Freiberg, intorno al 1170, l’attività mineraria e fusoria era in pieno sviluppo ed aveva portato alla creazione di un centro metallurgico nel quale vivevano circa 30.000 abitanti. La produzione fu in costante ascesa fino al 1348, anno in cui la peste nera ne causò l’interruzione che si protrasse per quasi un secolo. Nonostante ciò, verso la metà del quindicesimo secolo, Freiberg poteva vantare ben 52 fonderie… (DEL SOLDATO, 1994).
Nello stesso periodo, 1347-1348, la peste nera si affacciò e produsse una generale diminuzione della popolazione nella Sicilia nord-orientale, seguita dall’alluvione del 1354 che distrusse buona parte di Catania (BASILE, ORIFICI e PANEBIANCO, 2012, p.166).
E non mancarono le ritorsioni ingiustificate verso Untori ante litteram. 
In occasione della feroce mortalità che devastò mezza l’Europa (a seguito delle epidemie del 1347-1348 che colpirono anche la Savoia), il popolo che in ogni tempo ha servito e serve più alla imaginativa che alla ragione, sospettò che i giudei fosser quelli che con arti diaboliche seminasser la peste, e si levò a furore contr’essi minacciandone il totale sterminio; onde fu forza al governo di raccettarli nelle fortezze. Nondimeno per dar luogo al quanto a quella concitazione popolare ne pose sotto sequestro i beni; i quali pochi anni dopo, non senza nuovi profitti dell’erario comitale, vennero restituiti… (CIBRARIO, MDCCCXXXIII – 1833, p.172).

Continua…

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...Intorno al 1170, l’attività mineraria e fusoria era in pieno sviluppo ed aveva portato alla creazione di un centro metallurgico nel quale vivevano circa 30.000 abitanti... DEL SOLDATO, 1994.

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