Copertina – La preparazione del maiale in macelleria, mentre i bambini gonfiano le viscere per fare salsicce e sanguinacci. Anonimo, olio su legno di quercia, fine del XVIII secolo (da antikeo.com)
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La conservazione della carne: affumicatura o salatura
Del maiale non si butta via nulla… Ma questo concetto porta con se il problema della conservazione della carne di un animale che pesava al minimo 70-80 chili (ma poteva superare abbondantemente i cento), dei quali buona pare erano carne.
Quindi i due metodi di conservazione antichi: l’affumicatura (Figura 67 e Figura 90) e la salatura (Figura 68 e Figura 69).
…Non solo il maiale e gli altri animali da allevamento, ma anche la cacciagione e i pesci. E qui entravano in gioco l’affumicatura, che nelle case si faceva nella cosiddetta “camera del fumo”, e soprattutto la salagione, che confliggeva con la logica dell’autoconsumo e dell’autarchia alimentare. (…) Ma già Cassiodoro, ministro di Teoderico, aveva osservato che “non esiste chi non abbia bisogno del sale” (Varie 12,24). È interessante vedere come il sistema, almeno ai livelli superiori della società, individuato il veleno, trovò l’antidoto. La storia di Parma è esemplare. Si sa da un capitolare di Liutprando del 715 che il sale giungeva nella città per via fluviale, ed era monopolio dei Comacchiesi, che lo dovettero cedere fra IX e X secolo ai Veneziani. Questo commercio implicava dipendenza. Allora, a Parma, come nella Padania intera, il sistema ricorre a due rimedi. Da un lato i grandi enti proprietari di maiali si dotano di centri produttori di sale da cui rifornirsi direttamente. Così, la chiesa di Parma possiede saline proprie a Cervia. Oppure – e questa è una prospettiva storica più interessante per il parmense- si sfruttano i giacimenti di salgemma o, meglio ancora, come nel caso di Salsomaggiore, le sorgenti salate, i putei salsi… (VERA, s.d.). E poi i Romani, grandi consumatori di salumi, che con POLIBIO e STRABONE …esaltano la la fertilità della regione Traspadana, dicendola copiosa di frumento e miglio, di vino e di ghiande alimento d’infinite mandre di maiali che nutrivan Roma e gli eserciti... (PROMIS, 1869, p.113). E proprio per questa loro inclinazione si premunirono ben presto del controllo delle saline poste alla foce del Tevere, nonché della distribuzione del sale lungo la via Salaria.
Salumi e insaccati
Salsiccia o salciccia? Modi differenti, per località e latitudine, di intendere un insaccato generalmente simile, almeno per preparazione.
In Liguria, almeno ancora nell’Ottocento, era la sasissa o lügànega (PAGANINI, 1857).
Il CASACCIA (1851) la ricorda come …carne di maiale sottilmente tritata, addobbata di sale e droghe, e messa dentro le budella (budello o bela di PAGANINI, 1857) dello stesso animale, dopo di averle ben ripulite… (CASACCIA, 1851, p.476). Per il salame era utilizzata la carne migliore, mentre da quella insanguinata e con molti nervi erano fatte le salsicce.
Una selezione di salumi, e di molti altri prodotti, anche se limitata a quella delle regioni settentrionali, fu presentata alla Mostra Campionaria presso il Regio Museo industriale di Torino del 1871. Alla manifestazione, …diversi furono gli Espositori in questa categoria, ed i loro saggi confermarono pienamente la buona rinomanza da tanto tempo acquistata da questi prodotti indigeni. I Giurati conferirono il diploma di secondo grado al signor Tacchini Angelo di Piacenza, ed alla ditta fratelli Zanni di Scandiano (Reggio-Emilia) per le eccellenti bondiole di maiale dall’uno e dall’altro poste in mostra. Giudicarono ancora degni di menzione onorevole il signor Ornati Martino ed il signor Miglio Clemente, entrambi di Alessandria, ed il signor Carulli Davide di Cremona, espositori di salami di maiale, il signor Ansaldi di Torino, ed i signori Gombi Ferdinando e Pier Luigi di Sala Baganza (Parma) espositori di giamboni… (PANIZZARDI, 1871, p.73).
La bondiòla o bondòla (Figura 70) è un insaccato tipico soprattutto di Ferrara, Rovigo e Vicenza. Dev’essere consumato previa bollitura, come il cotechino o la salama da sugo. Nella tradizione era preparato con carni e cotiche macinate singolarmente e poi impastate. Veniva aromatizzata, oltre che dal sale, con pepe, cannella e chiodi di garofano. Dopo di ciò veniva nuovamente macinato e quindi insaccato nella vescica o nel budello di maiale o di manzo. Caratteristica delle bondòle era la durabilità, che ne consentiva il consumo fino a primavera. Una varietà conteneva anche lingua di maiale. Era la bondòla de l’Asensa che veniva consumata solo nel giorno dell’Ascensione.
Fra gli insaccati, anche se in senso lato, c’è il sanguinaccio (berodu o berùodo in genovese, malegato) prodotto con il sangue del maiale, talvolta arricchito con qualche pinolo o chicco di uva passa, oppure cubetti di lardo.
Piu strettamente legato agli insaccati era il sanguinaccio della Lomellina o marzapane (ma che nulla aveva a che fare con l’omonimo dolce). Il sanguinaccio della Lomellina (Figura 71) era composto, oltre che dal sangue, anche da carne magra e grassa del maiale tritata ed insaporita con cannella e noce moscata. Un po’ come il buristo (o buristio o burischio o buricco) toscano, o il mallegato a Pisa (Figura 72).
Infine c’è la soppressata prodotta con la carne della testa di maiale (Figura 73) …tagliata in pezzi, condita con droghe, cotta dentro un ventricolo, come s’usa in Genova, o dentro un panno lino come s’usa in Toscana, e soppressata o messa in soppressa. A Livorno la dicono Cóppa… (PAGANINI, 1857, 66). Qualora sia insaccata direttamente nella testa del maiale diventa la testa in cassetta o la genovese testa in cascetta. Sempre il PAGANINI ricorda poi la …Ventresca (che) in Toscana dicesi il ventre di maiale ripieno di carne, uova, cacio, ed erbe battute insieme, e messo in soppressa… Salume del quale non si trova più riscontro merceologico, oggi vicariato con la coppa o la pancetta affumicata e non.
Modi antichi di preparare parti del maiale
Orecchie di maiale in diverse maniere …prima le lesserete col sale, un mazzetto di erbette, cipolletta, maiorana, ed una fetta della superficie di limone, quando sarà arrivata a cottura, (…) la caverete, e la farete scolare bene dal suo brodo (…) dopo prenderete il lardo, e farete un battuto con erbette, maiorana, cipolla, o pure aglio, lo farete soffriggere in una cazzarola, dopo vi metterete le orecchie, o in fette, o spaccate, come a voi più piacerà, e l’andrete mescolando sotto sopra per sino che sia ben soffritto con sale, e spezierie dolci: metterete ivi un cazzaroio di Succo: sgrasserete bene, e quando dovrete mandare in tavola, vi sbatterete due rossi di uovo con una presa di farina stemperata col brodo dell’orecchio, e un poco di succo di limone, e la farete stringere, con composizione, e la manderete in tavola calda questa orecchia può servire in più modi rifredda tagliata a fiioni con sopra erbette, pepe, ed aceto, e olio dolce; può servire fritta indorata con uova calde; può servire anche arrosta, prima indora e poi con il pane grattato involtata in esso pane, e messa nella graticola ungendola a volta a volta con il butirro, o strutto, e va mandata in tavola calda; in questa maniera van fatti i zambetti di porco, prima però disossati, e poi fatti nella graticola: nell’istessa maniera si manda l’orecchia, o testa di vitella, o capretto con la salsa verde fatta come la detta testa… (NEBBIA, 1820, p.83).
Anche la pasta sfoglia …si può fare anche con di strutto di assogna di maiale all’inverno invece di butirro… (NEBBIA, 1820, p.115).
Lingua di maiale fatta in diverse salse. …Dopo di averla alquanto lessata con sale se la volete con salsa alla provinciale, passatela, dopo di averle dato il prolesso in una cazzarola in fette, o spaccata in mezzo con un buon succo, e spezierle dolci, e quando sarà arrivata a cottura, mettete nel piatto la salsa alla provinciale, che troverete notata nel capitolo delle salse, sopra la lingua; così se la vorrete fritta con salsa di prosciutto, qualunque altra salsa, che vi verrà in mente, le troverete tutte al proprio capitolo. Son buone le sopraddette lingue lessate con vino, fieno, e cipolla, e lauro, e fettate, e mandate in tavola con salsa piccante, e sughiglio. In quest’istessa maniera si aggiustano pernici, pavoncini, starne, galline pratarole. Se mai voleste fare un cappone, che abbia del fagiano, o pure pollastri, prendete un cappone pelato, mettetelo in infusione nel vino con ginepro, e una foglia di lauro, e fatelo stare in infusione ventiquattrore; dappoi levatelo, asciuttatelo bene; ed aggiustatelo nel modo sopraddetto; in quest’istessa maniera si fanno i pollastri, ma che siano pinticchiati bianchi e neri, e così debbono essere anche i capponi… (NEBBIA, 1820, p.129).
Figura 74 – La cucina ligure delle famiglie benestanti della metà Ottocento (TAV. I e TAV II, da PAGANINI, 1857)
A sinistra:1. fornelli o camino, 2. cappa, 3. Martin o girarrosto a peso, 4. spiedo o schidione, 5. spiedo a mano, 6. spiedino, 7. fattorino, 8. leccarda, 9. alare, 10. acciarino o acciaiolo, 11. pietra focaia, 12. esca, 13. solfino, zolferino o zolfanello, 14, zolfanelli, 15. scatola di fiammiferi o fosforica, 16. soffietto o manticello, 17. soffietto a ventaglio di paglia, 18. paletta, 19. molle, 20. fornello mobile, 21. fornello, 22. focolare, 23. 24. catena da fuoco, 25. treppiede, 26. treppiedone, 27. canna o soffione, 28. bocca del forno, 29. chiusino o lastrone del forno, 30. pala, 31. spazzarono, 32. tiratrice, 33. fornello da campagna,
A destra: 1. lavello o acquaio, 2. cencio o strofinaccio, 3. granata di saggina, 4. scopa di erica arborea, 5. paletta per la spazzatura,6. serbatoio dell’acqua, 7. canna, 8, cannella o rubinetto, 8′, la vera cannella, 8”, chiavetta, 9, Tromba o Tromba da pozzo per tirare l’acqua, 10. stantuffo della pompa, 13. bùrbera, 14. verricello, 15. molla da pozzo, 16. carrucola, 17. erro, 18. parapetto del pozzo, 19.paiolo, 20. caldaia, 21. calzerotto, 22. pignatta o pentola, 23. pentola di rame, 24. pentola di terra, 25. gemella, 26. pescatola, 27. 28. casseruola di rame, 29. casseruola di terra, 30. tegame di rame, 31. tegamino di terra, 32. tegame di terra, 33. teglia, 34. coperchio piano, 35. coperchio da serrare, 36. coperchio da casseruole, 37. coperchio di terra, 38. padella, 39. padella per le caldarroste, 40. cercine, 41. tafferìa 42. vaglietto per infarinare, 43. scolatoio della frittura, 44. stagnata, 45. 46. 47. schiumarola, mestolo, ramaiolo, 48. mestolo bucato, 49. mestoletto, 50. mestolo da fritti, 51 forchetta di legno, 52. cucchiaio di legno.
Salse per accompagnare il maiale
Salsa 25 …Mettete in una cazzarola un’oncia di butirro con un cucchiaio di buon brodo, e un poco di farina, fate arrossire la farina sopra il fuoco ma che vadi a fuoco lento, quando sarà di bel colore (…) sarà arrivata al color di cannella , vi metterete tre cipolle tritate fine; soffritte che saranno le dette cipolle, dopo bagnatele con brodo disgrassando bene la salsa, e quando sarà vicino per darla in tavola, metteteci nella salsa sale, spezierìe, un poco di aceto, un cucchiaio, e mezzo di senape, ma il cucchiaio sia di quelli, con cui si prende il caffè; questa salsa serve per braciuole di maiale, polli d’India, o animali selvatici…. (NEBBIA, 1820, p.60).
Gelatina di grasso, e di magro. …Prendete una marmita, dove terrete un zampo di vitella, una lingua, cinque, o sei zampi di maiale, due orecchie di maiale e metteteci una pezza legata con dentro una raspatura di corno di Cervo, sei foglie di lauro, una stecca di cannella, quindici garofani , con una trentina di anisi, pepe intiero, e poco sale: la metterete al fornello con acqua, lasciandola bollire sino a tanto che il zampo di vitella non si sia distrutto in essa carne, e nervi, che debbono quasi diventar come colla; dappoi colate il brodo in una stamigna: ricapate tutta la carne dagli ossi: mettetela in caldo, rimettete a bollire in una cazzarola il brodo della gelatina passata, e disgrassatela bene: dappoi prendete un’altra cazzuola, sbatteteci tre, o quattro chiara di uova con acqua, e fategli fare la schiuma, come si fa, quando si chiarifica il zucchero, coprite tutto il brodo della gelatina con la schiuma delle uova, e quando comincierà a bollire, prendete cinque, o sei limoni tagliati, spremeteli di quando in quando dove bolle, lasciando pulire così la gelatina; e di quando in quando l’anderete schiumando, e dopo ritornerete a metterci la schiuma, e l’agro di limone per sino a tanto che avrete spremuto i limoni, e consumato che sarà il brodo in una certa misura, che vi possa stringere, e gelarsi, la caverete dal fuoco, e lascierete fare la posa, e con diligenza caverete la gelatina chiara, come un cristallo, e formerete o timpanetti, o pure nelli piatti metterete quella gelatina, e sotto a questa gelatina vi metterete la coppa… (NEBBIA, 1820, p.125) cioè la carne messa prima da parte.
Impieghi del maiale usuali e non…
Il maiale ha presentato e, probabilmente, presenta ancora aspetti controversi, quanto meno in alcune manifestazioni subliminali o magiche.
Un esempio per tutti: la testa mozzata ed esposta del maiale è sinonimo di intimidazione (Val.MURR., 2025; REDAZIONALE, 2020; RONCO, 2024), oppure oggetto di tabù, come a Taiti (AA.VV., 1865, p.511).
Un impiego originale del maiale veniva fatto invece nell’antico Egitto dov’era lasciato deambulare nei campi per affondare il grano seminato nella fanghiglia.
Altro impiego originale è stato durante le guerre puniche. Il suo grugnito (rugnì in dialetto genovese; OLIVIERI 1851, p.395), come lo squittire dei topi, spaventava gli elefanti. Di conseguenza, i maiali erano lanciati in battaglia contro gli elefanti, talvolta, è detto, anche cosparsi di bitume ed infiammati. Questo accadde, in particolare, durante l’assedio di Megara del 266 BC contro gli elefanti di Antigorio II Gonata (Figura 77).
Presso i Longobardi, nelle funzioni funebri, il maiale acquisiva un doppio significato. Deposto nelle tombe, ad esempio quelle di Trezzo sull’Adda, Leno-Porzano (VINGO, in AA.VV., 2017, p. 29) e Cividale del Friuli – San Mauro (BORZACCONI, 2017, p.86), era l’offerta alimentare lasciata per la sopravvivenza del trapassato. Mentre, consumato nel banchetto preparato in onore del defunto (insieme a uova, molluschi, pesci, polli, agnelli, ecc.) nei pressi della sepoltura, era un segno di aggregazione ed ostentazione sociale (GIOSTRA, 2012, p.243). I resti del banchetto funebre venivano poi inumati col defunto, generalmente, in olle ceramiche ricoperte da una latrina lapidea (Figura 78; GIOSTRA in AA.VV., 2017, p.28).
È scritto dai notabili di Venezia che, suo malgrado, il maiale sia stato pure nocciolo dello stratagemma che ha salvato le reliquie di San Marco.
Le reliquie del Santo furono portate a Venezia nell’ottavo secolo dall’Oriente. In quel tempo ...i califfi del Cairo, per adornare il loro palagio in Alessandria, poneano a ruba le chiese de Cristiani... Altrettanto era prevedibile per la chiesa. che custodiva il corpo di San Marco. Due mercanti veneti, però. si offrirono per portare le reliquie a Venezia, ma nacque il problema di come farle passare e occultarle …a doganieri saraceni che diligentemente ogni cosa che della città fosse escita frugavano. Ricorsero pertanto i Veneziani ad uno spediente assai singolare: riposero il corpo in un cesto profondo, e collocarono superiormente carni fresche di maiale. Gl’infedeli, in aprire il cesto e vedere quelle carni abborrite, s’affrettarono di lasciar passar oltre: talchè il sacro deposito giunse felicemente sul naviglio; e dopo avere incontrata terribile procella (Figura 79), fu accolto in Venezia con inesprimibili trasporti di gioia… (AA.VV., 1837, p.43).
Terapia del lardo
…La sotto alimentazione dalla quale erano afflitte le società rurali induceva i curatori a consigliare un nutrimento abbondante. Nel caso del lardo di maiale, specie sotto forma di unguento, è anche noto l’impiego sacrale-terapeutico degli Antoniani per la cura dell’ergotismo cancrenoso, noto alle plebi medievali come “fuoco di sant’Antonio” (l’ignis sacer, una terribile malattia da non confondere con la fastidiosa affezione cutanea modernamente intesa, l’herpes zoster), da cui deriva l’accostamento altrimenti inspiegabile del santo eremita al maiale… (GIARDELLI, 2005).
Causa ben più incisiva per l’l’ignis sacer, era una sorta di avvelenamento dagli alcaloidi presenti, ad esempio, nella Segale cornuta (Figura 80).
A questi alcaloidi, pare si debba ricondurre l’epidemia di allucinazioni che ha colpito Alicudi fra il 1903 e il 1905. Si trattava di visioni, tipo donne volanti, animali strani, un pagliaccio inquietante e voci. Uno studio ha riportato questi eventi all’uso continuativo di pane fatto con farina di segale cornuta. Il dubbio che rimane è come si sia fermata l’epidemia…
Storico è quanto accaduto dopo il 561, in seguito alla scoperta del sepolcro di Sant’Antonio Abate. Da quel momento iniziò una peregrinazione delle spoglie che si concluse solo nell’XI secolo a La Motte Saint Didier (oggi Saint Antoine l’Abbaye), in Francia. Fu costruita una chiesa ed un ospedale, gestito dalla Confraternita religiosa degli ospedalieri, detti appunto Antoniani, dov’erano curati i pellegrini affetti proprio dall’ergotismo canceroso. Ed è proprio per l’utilizzo terapeutico del lardo e per i molti allevamenti presenti intorno all’abbazia, che Sant’Antonio divenne protettore degli animali ed associato sovente ai maiali (Figura 66).
La cultura materiale a noi piu vicina, ricorda anche …l’uso del grasso di maiale come terapia per le bestie (… così raccontava) Emilia del Bàrego, a San Martino del Monte: «Quando ero bambina a Natale prendevano una casseruola, si metteva sul tavolo, mio zio ci metteva dentro una fetta di carne di porco, di quella bianca, un po’ di sale, un po’ di pane e poi la appendevano al solaio. Mio zio diceva che se si ammalava una bestia di dargli un pezzo di carne di porco, o un pezzo di biscotto, e di mettere il sale dove le bestie bevono, che gli faceva bene»… (GIARDELLI, 2005).
Altro intruglio medicamentoso è stato il Populsòne, una …pomata od un unguento che si prepara infondendo nel grasso di maiale liquefatto una pasta preparata con sommità di solano nero (Figura 81) e di rovo, foglie di papavero, mandragora, (Figura 82) belladonna (Figura 83), giusquiamo (Figura 84), semprevivo (Figura 85), sedo, lattuca e viole, pestate insieme; collocando il miscuglio sul fuoco, e svaporando la umidità, aggiungendo quindi germogli di pioppo e passando il grasso mediante spremitura dopo un giorno d’infusione (…) Questo unguento ha bel colore verde ed odore piacevole. Viene adoperato all’esterno come raddolcente, e talvolta lo si fa pure entrare nei clisteri…. (BAZZARINI, 1834, p.112).
L’alimentazione con carni non sufficientemente cotte, è da tempo noto, che può infettare l’uomo. …Due vermi solitari, detti scientificamente Tenie, si trovano comuni nell’uomo: la Tenia suina e la Tenia bovina. Si prendono mangiando carne non sufficientemente cotta, rispettivamente di maiale (Tenia suina) e di bue (Tenia bovina). La carne di maiale che ci infetta di Tenia (Tenia suina) si presenta tempestata di tanti granelli grossi come piselli, che per il loro aspetto sono stati paragonati a chicchi di grandine. È questa la cosi detta grandine o panicatura della carne di maiale… (GRASSI, 1927, p.206):
Parlando di cose più futili, ma non meno fondamentali, un po’ di lardo è un ingrediente antico della baciocca dell’entroterra tigulo, ma che si trova anche nelle valli del Taro, dell’Aveto, dello Sturla e del Vara. Si tratta di una torta salata di patate quarantine, cipolle e perscinseua (tipico formaggio locale; Figura 86), cotta tradizionalmente sotto il testo di ghisa, la campana (Figura 87), magari su un letto di foglie di castagno.
Infine, era ritenuto che …coll’ aveana si nudrono ogni sorta di pollame ed anche i maiali. Essa rende dolce il lardo: di un sapore eccellente: se si ha l’attenzione di dare ai maiali qualche quantità di piselli alla fine di quesito governo e prima di ucciderli, il lardo è anche piu consistente… (FONTANA, 1793, 261).
Gli articoli precedenti sul medesimo argomento
Note di aggiornamento
2025.12.30
Da un post de FB_LA CAMPAGNA APPENA IERI (2025.12.29) una sintesi realistica ed efficace sul sacrificio del maiale che veniva compiuto nelle campagne.
Ricordo di essere capitato in una cascina dell’Alta Valle del Vara, parecchi anni fa, proprio in quel momento…
…Una volta il maiale si ” smetteva” solitamente tra il 13 dicembre e il giorno di Sant’Antonio Abate, 17 gennaio, anche se qualcuno preferiva rimandare nel periodo di Carnevale.
Oggi nelle campagne, sono rimasti in pochi a “smettere” il maiale in casa, per conto proprio, si è soggetti a regolamenti severi, è un lavoro complicato, ci vuole spazio e anche un luogo idoneo per conservare gli insaccati. Non basterebbe un libro per elencare tutto quello che si può fare con il maiale: sangue per il migliaccio, ossa da cuocere e piluccare, strutto, salsicce, salami, capocollo, coppe, fegatelli, coppa di testa (imperdibile insaccato dove finiscono testa, ossa, cotenne, orecchie, codino, zampetti), prosciutto, guanciale, lardo, ciccioli (una vera golosità sempre più rara), cotechini, pancetta, finocchione, soppressate, lonzino, stinco, braciole, costolette, cotiche.
Quel giorno ai bambini si cuoceva la braciolina, si sgranocchiavano i ciccioli caldi, si “facevano i parenti”…insomma era un giorno di festa, che si condivideva: era” la festa del maiale grasso”!!!!
Ormai, però, non c’è più la necessità di fare una scorta di cibo per tutto l’anno come avveniva al tempo dei nostri nonni. Allora il sacrificio del maiale era una vera e propria faccenda di sopravvivenza, perché era quasi la sola carne, insieme a qualche gallina o coniglio, che assicurava un buon nutrimento quando si cominciavano i lavori faticosi da aprile in poi…
2025.12.30
Già le comunità etrusche sfruttavano l’acqua marina per produrre il sale.
Era una risorsa indispensabile ed un volano economico. Serviva a conservare i cibi, per conciare le pelli e alimentava gli scambi fra la costa e l’interno.
Chemin du Bois de Barde, 24590 Saint-Crépin-et-Carlucet, Francia
Polpenazze del Garda, provincia di Brescia, Italia
Bobbio, provincia di Piacenza, Italia
Montignac-Lascaux, Dordogna, Francia
Siena, provincia di Siena, Italia
Arezzo, provincia di Arezzo, Italia
Artegna, provincia di Udine, Italia
Grezzana, provincia di Verona, Italia
Estremadura, Spagna
Bayonne, Pirenei Atlantici, Francia
Parma, provincia di Parma, Italia
Fiavé, provincia autonoma di Trento, Italia
Molina di Ledro, Ledro, provincia autonoma di Trento, Italia
Polpenazze del Garda, provincia di Brescia, Italia
Marsala, provincia di Trapani, Italia
Latera, provincia di Viterbo, Italia
Saint Antoine l'Abbaye, Isère, Francia
Cividale del Friuli, provincia di Udine, Italia
Roma, città metropolitana di Roma Capitale, Italia
Sesta Godano, provincia della Spezia, Italia
Lucca, provincia di Lucca, Italia
Teti, provincia di Nuoro, Italia
Torre Spaccata, Roma, città metropolitana di Roma Capitale, Italia
Teramo, provincia di Teramo, Italia
Jenne, città metropolitana di Roma Capitale, Italia
Bolognano, provincia di Pescara, Italia
Via Santa Croce, 05035 Narni provincia di Terni, Italia
Regione Capo Caccia, 07041 Alghero provincia di Sassari, Italia
Complanare Est, 72100 Brindisi provincia di Brindisi, Italia
Cabras, provincia di Oristano, Italia
Aslantepe Caddesi, 44210 Distretto di Battalgazi/provincia di Malatya, Anatolia Orientale, Turchia
Noto, provincia di Siracusa, Italia
Localita' Montacchita, 56036 Palaia provincia di Pisa, Italia
Distretto di Çemişgezek, provincia di Tunceli, Turchia
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