Copertina – Una Folaga (Fulica atra nome scientifico; poul d’eau come definita oltralpe e in Corsica; SALA, 1843, p.65) sul fiume Entella (Liguria Orientale) nel 2019. Sue caratteristiche particolari sono il tipico bottone bianco sulla fronte e le zampe lobate o fessolobate.
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La Folaga (Fulica atra)
La Fòlaga (Fulica atra) è un Gruiforme della famiglia Rallidi. È un volatile di media statura, a piumaggio molto folto, grigio ardesia con riflessi bluastri. Particolari distintivi sono le lunghe dita lobate e lo scudo frontale color avorio (Copertina).
L’habitat tipico sono gli ambienti acquatici, i laghi di varia dimensione e altitudine, fino a montani (Figura 6), gli stagni calmi, i terreni umidi con acque a lento scorrimento. Amano le risaie della Lomellina (Figura 7) ed i canneti nei quali si radunano in gruppi anche numerosi.
La Folaga è un’abile nuotatrice e tuffatrice. Per spiccare il volo necessita di una rincorsa a gran velocità sull’acqua per sollevarsi (Figura 8 e Figura 9).
La specie è onnivora. La raccolta del cibo è funzione della disponibilità e della stagionalità. In estate si cibano di canne, alghe, erbe, piante acquatiche e residui organici oltre a piccoli pesci, rane, molluschi, insetti e larve di insetti.
Le sue carni, scure e coriacee, sono poco pregiate. Tuttavia è stata oggetto di caccia anche intensa e con centinaia di partecipanti (le Tele alla Folaga), soprattutto a Massaciuccoli, Burano, Orbetello, Bracciano, ma anche Albano e Nemi. Forse per diminuire l’impatto di queste stragi o di trovarne una qualche giustificazione, a Orbetello era uso donare parte prede abbattute all’ospedale. Con quelle venivano preparati brodetti destinati ai degenti.
La Folaga è un uccello soprattutto stanziale in Europa, in Africa settentrionale, ma si spinge fino alla Siberia e all’Australia (Figura 10).
Migra verso sud solamente dalle regioni più fredde.
Fra le varie singolarità e curiosità è il particolare che la Folaga è stata considerata, dalla Chiesa, cibo di magro e, pertanto, poteva essere consumata durante la Quaresima ed i giorni di vigilia o comunque di astinenza dalle carni.
La Folaga (Fulica atra)
La Fòlaga (Fulica atra) è un Gruiforme della famiglia Rallidi. È un volatile di media statura, a piumaggio molto folto, grigio ardesia con riflessi bluastri. Particolari distintivi sono le lunghe dita lobate e lo scudo frontale color avorio (Copertina).
L’habitat tipico sono gli ambienti acquatici, i laghi di varia dimensione e altitudine, fino a montani (Figura 6), gli stagni calmi, i terreni umidi con acque a lento scorrimento. Prediligono le risaie della Lomellina (Figura 7) ed i canneti nei quali si radunano in gruppi anche numerosi.
La Folaga è un’abile nuotatrice e tuffatrice. Per spiccare il volo necessita di una rincorsa a gran velocità sull’acqua per sollevarsi (Figura 8 e Figura 9).
La specie è onnivora. La raccolta del cibo è funzione della disponibilità e della stagionalità. In estate si cibano di canne, alghe, erbe, piante acquatiche e residui organici oltre a piccoli pesci, rane, molluschi, insetti e larve di insetti.
Le sue carni, scure e coriacee, sono poco pregiate. Tuttavia è stata oggetto di caccia anche intensa e con centinaia di partecipanti (le Tele alla Folaga), soprattutto a Massaciuccoli, Burano, Orbetello, Bracciano, ma anche Albano e Nemi. Forse per diminuire l’impatto di queste stragi o di trovarne una qualche giustificazione, a Orbetello era uso donare parte prede abbattute all’ospedale. Con quelle venivano preparati brodetti destinati ai degenti.
La Folaga è un uccello soprattutto stanziale in Europa, in Africa settentrionale, ma si spinge fino alla Siberia e all’Australia (Figura 10).
Migra verso sud solamente dalle regioni più fredde.
Fra le varie singolarità e curiosità è il particolare che la Folaga è stata considerata, dalla Chiesa, cibo di magro e, pertanto, poteva essere consumata durante la Quaresima ed i giorni di vigilia o comunque di astinenza dalle carni.
Biologia della Folaga
La Folaga è un animale generalmente stanziale. Tuttavia, durante l’inverno, per brevi periodi quando le superfici lacustri o degli stagni sono gelate, devono spostarsi per trovare rifugio, almeno nelle vicinanze.
In Pianura Padana, le attività preliminari alla formazione delle coppie si avvertono verso la metà di febbraio. Nei territori alpini ciò avviene più tardi, a primavera inoltrata.
L’habitat prediletto sono le paludi ed i canneti marginali alle aree lacustri (Figura 11).
Costruiscono nidi sub-circolari e leggermente conici (Figura 12 e Figura 13), di grandi dimensioni (diametro fino a 100-120 cm e altezza fino a 50-80 cm). Sono galleggianti (Figura 14), ma ancorati alla vegetazione ed emergenti. In generale sono nascosti all’interno dei canneti (Figura 15). Raramente sono posti in posizione aperta, marginale ai canneti (Figura 16).
Vengono costruiti utilizzando i materiali di volta in volta disponibili, secondo il periodo e la specifica localizzazione. Ad inizio stagione sono impiegati prevalentemente steli secchi di canne di palude (Figura 17, Figura 18) e rametti degli alberi disponibili. In seguito sono privilegiati i vegetali freschi come canne di palude (Figura 19, Figura 20 e Figura 21), foglie. Per il rivestimento della coppa interna del nidi utilizzano materiali più fini, di preferenza erba fresca strappata sulle rive.
Le deposizioni possono avvenire in momenti poco differenti da un anno all’altro, in ragione delle condizioni climatiche che influiscono anche sull’inizio della nidificazione. Non sempre la prima covata è portata a termine. Talvolta occorre una seconda deposizione, eseguita dopo alcuni giorni, o addirittura una terza.
Le statistiche prevedono che le prime covate (Italia, Cecoslovacchia, Lettonia e Germania) siano costituite da 6-7 uova, ma possono arrivare anche ad una dozzina. La cova (Figura 22 e Figura 23) dura circa tre settimane. Alla cova ed all’allevamento delle nidiate partecipano ambedue i genitori.
Sulle Alpi Svizzere (ad esempio in Vallese) le osservazioni condotte lungo diverse stagioni, hanno evidenziato covate portate a termine con 2 (Figura 24), massimo 3 pulcini. Naturalmente sono possibili le perdite e le predazioni di uova e di pulcini (Vulpes vulpes). Tuttavia, già dopo 12 giorni i pulcini raggiungono la maturità adatta a nuotare (Figura 25) e abbandonare il nido in caso di pericolo. A 14 giorni sono in grado di tuffarsi ed autoalimentarsi (Figura 26 e Figura 27). La maturità di volo viene raggiunta dopo 60 giorni circa.
Sia i maschi che le femmine (leggermente più grosse) posseggono carattere duro e sovente litigioso.
Prime tracce di caccia alla Folaga
Il passaggio fra il Paleolitico medio ed il Paleolitico superiore (35-37 mila BP) ha indotto sostanziali cambiamenti nelle strategie di sussistenza e di sfruttamento delle risorse. Fino a quel momento, i corredi archeologici annoverano la conservazione di piume d’uccello o piccoli frammenti ossei al solo scopo ornamentale.
Nella penisola italiana, seppure lentamente, è cominciata l’introduzione degli uccelli nell’alimentazione …a partire dall’Aurigraziano (Figura 38) e nel Gravettiano (Figura 39), ma solo nell’Epigravettiano (Figura 40) questa pratica sembra affermarsi… (FIORE, GALA e TAGLIACOZZO, 2015).
Sono pochi i siti italiani che hanno restituito ossa di uccelli con tracce di macellazione e combustione. Così un frammento osseo di starna (Figura 41) ed uno di civetta delle nevi (Figura 42) provengono dalla Grotta del Fossellone (San Felice Circeo). Ma …ipotesi di caccia agli Anseriformi, Galliformi e alla Folaga Fulica atra sono state avanzate per la Grotta della Continenza… (FIORE, GALA e TAGLIACOZZO, 2015).
Più tardi, nell’Epigravettiano finale, l’intensa frequentazione della Grotta di Pozzo (l’Aquila) ha restituito resti di stambecco, camoscio e, soprattutto, cervo. …Accanto a queste prede classiche dei cacciatori epigravettiani, è ben documentata la ricerca di altre piccole prede alternative che potevano fornire un’integrazione importante alla dieta, come: marmotte, lepri, fagiano di monte, trote… (MUSSI et alii, 2015). Ma anche molluschi, consumati in quantità e avifauna con la starna, germano reale, tordo e Folaga (MUSSI et alii, 2015).
Figura 5 – Schema di come piede + ali remiganti della Folaga che producono l’impronta caratterizzata da un’area di impatto tipo cuscinetti e di lunghe tracce lasciate seghettate dalle ali remiganti a scopo di equilibrio – ChatGPT Image 10 feb 2026, 00_11_24
Tracce storiche di presenza della Folaga
Forse gli Etruschi conoscevano la Folaga, ma non è accertato. Unica traccia la vaga interpretazione di un’iscrizione perugina (VERMIGLIOLI, 1833, p.633).
I Romani conoscevano la Folaga e la chiamavano fulica, termine trasposto nella denominazione scientifica Fulica atra.
Plinio il Vecchio (Naturalis Historia, Libro X) menziona la fulica tra gli uccelli acquatici, mentre Marziale, ed altri autori, ne parlano fra gli uccelli palustri utilizzati in cucina.
Non è mai stato considerato un animale nobile al pari del pavone o del fagiano, ma faceva parte della fauna conosciuta e sfruttata.
Si sa che i Romani avevano una conoscenza pratica molto concreta del territorio e degli animali, soprattutto se utili cacciabili e commestibili. E la Folaga era comune nei laghi dell’Italia centrale, nelle ampie aree sartumose e palustri, come le Paludi Pontine, nei delta e lungo i fiumi.
Un’attestazione documentaria importante, seppure con qualche incertezza, della presenza di Folaghe risale a circa 2000 anni fa. Si tratta della recente scoperta in corrispondenza di un pavimento a mosaico scoperto presso Punta Epitaffio a Baia (Campi Flegrei). A margine del tappeto a mosaico in tessere bianche e nere, è presente la silhouette di un uccello, …forse una folaga – o come è stato suggerito una gallinella d’acqua – comunque un uccello acquatico che frequenta le sponde di un lago. Infatti si posiziona alla fine del ”mare” dove nuotano i pesci, di lì a poco la composizione dovrebbe essere finita. È come una finta sponda… (CANGIANO, 2022; Figura 28). Il rinvenimento è avvenuto a seguito di un ampliamento di scavo archeologico connesso agli interventi di restauro del mosaico dei Pesci della Villa a Protiro, sommersa, nella baia napoletana.
Un altro esempio, piu tardo, è quello della Folaga presente nei famosi mosaici pavimentali della Villa Romana del Casale a Piazza Armerina (IV secolo AC). Qui, in particolare, figure di Folaghe e altri uccelli palustri sono presenti nei mosaici che decorano gli ambienti di paludi o delta fluviali del corridoio della Grande Caccia e, più specificamente, nei mosaici di scene di pesca o di vita bucolica (Figura 37).Dal punto di vista culinario, i Romani consideravano la Folaga un uccello acquatico di palude, quindi non pregiato, ma comunque consumata.
Apicio, noto cultore culinario romano, non tramanda una ricetta particolare. Probabilmente era consumata come cibo povero, comune, nelle zone lacustri. A Roma città forse poteva comparire nei mercati, ma non era di certo una carne di prestigio aristocratico. È una carne scura, di sapore più intenso rispetto a quella del pollo e simile a quella dell’anatra, talvolta con retrogusto selvatico o di palude. In qualche caso poteva essere preparata con abbondanti spezie o garum per mascherarlo.
La Folaga nell’arte
Nel Medioevo la Folaga non fu mai un animale centrale come il leone, l’aquila o il pellicano, ma ebbe comunque alcuni significati simbolici, soprattutto nella cultura cristiana e nei bestiari.
I bestiari interpretavano gli animali in chiave morale e allegorica.
Così il nero prevalente del piumaggio poteva evocare l’oscurità del peccato, la penitenza, mentre il bianco sulla fronte poteva essere letto come segno di illuminazione o purezza in mezzo all’oscurità.
Le paludi, nel Medioevo rappresentavano luoghi ambigui, spazi selvaggi e pericolosi, simboli di caos o impurità, quindi anche gli uccelli che vivevano nelle paludi impersonavano chi si muoveva nel peccato o chi riusciva a sopravvivere in ambienti moralmente difficili. L’habitat compreso fra acqua e terra rendeva la Folaga simbolo di una vita sospesa tra il mondo materiale e quello spirituale. Rappresentava, in definitiva, il simbolismo cristiano medievale di un mondo instabile, fra peccato e mutevolezza della vita.
Unica eccezione, la ricordata opportunità di essere consumata nel periodo Quaresimale o momenti di magro associandola all’ambiente acquatico che non a quello terrestre.
Nell’arte ed in araldica la Folaga è rappresentata raramente, occasionalmente ed in maniera spesso dubbia.
Bisogna arrivare al XVII-XVIII secolo per ritrovare la Folaga rappresentata in stampe e incisioni di storia naturale, quando divenne un genere artistico molto diffuso. Ne sono esempi:
– l’ Antica stampa realizzata da Eleazar Albin intorno al 1738, un’incisione colorata del soggetto, parte di una raccolta naturalistica su uccelli realizzata dall’artista per scopi scientifici (da The Natural History of Birds; Figura 29);
– i Watercolour o acquerelli di folaghe (es. “A Study of a Eurasian Coot, Fulica atra”, c. 1800) dove il soggetto è osservato in modo molto dettagliato dal punto di vista naturalistico, con attenzione all’anatomia (Figura 30 e Figura 31).
Queste opere fanno parte di un filone artistico in cui la natura, e in particolare gli uccelli acquatici, venivano studiati e rappresentati in modo accurato prima dell’avvento della fotografia.
La Tela alla Folaga
Si tratta di una battuta di caccia della quale si ha notizia dal primo Ottocento e che è stata interdetta negli anni Sessanta del secolo scorso.
In pratica era una sorta di strage degli Innocenti (SAVI in AA.VV., 1850, p.149-150) indetta anche dalle Amministrazioni locali, che richiamava numerose decine di cacciatori.
Ad esempio, le Tele di Massaciuccoli, venivano indette all’inizio dell’inverno, al passaggio dei mastioni, cioè il passo degli stormi provenienti dal Nord Europa. Si trattava di diverse migliaia di Folaghe attratte dalle caratteristiche limnobiche locali, come il clima mite della Versilia, e dall’abbondante vegetazione lacustre.
…La stampa ne divulgava la notizia e manifesti venivano affissi in tutti i luoghi frequentati dai cacciatori. Quando si diceva “Domenica si fa la tela!” si spandeva una strana febbre per il paese, se ne parlava al bar, alla bottega, al forno, al lavatoio…perché la tela non era solo una giornata di caccia, era una festa e una bella fonte di guadagno per il paese, infatti tutti quei signorotti che arrivavano dalla città, da Lucca, da Pisa, da Firenze, con quelle macchine mai viste, avevano bisogno di una barca e di un barcaiolo per partecipare (Figura 32). Allora tutti i cacciatori del paese che avevano un barchino prendevano con sé un “signore” che portava cartucce, mangiare e pagava per una giornata quanto la paga di due settimane al falasco. Nei giorni precedenti cominciavano i preparativi: le donne rattoppavano le “cacciatore”, gli uomini sistemavano i barchini, i remi, lavavano i paglioli della barca e ci mettevano della paglia per permettere ai signori di inginocchiarsi per sparare… Poi il giorno fatidico (…) i cacciatori acquistavano il biglietto e, dopo averlo messo bene in vista sul davanti del cappello, cominciavano a prendere posto sopra le barche (…) Si partiva contemporaneamente dal Porto, dalla Barra, dalla Piaggetta e da Torre del Lago; le guardie controllavano che nessuno partisse prima, Pomello c’aveva i carabinieri in barca (…) Il segnale di partenza convenuto era un colpo di cannone, alle 10.00 in punto (…) Le quattro file di barchini procedenti verso quella direzione stringevano i volatili sempre più, fino ad accerchiarli e costringerli alla levata. Allora una vera e propria nube di uccelli si riversava a bassa quota sopra i barchini, dai quali partiva una fitta sparatoria…(Figura 33, Figura 34) migliaia di spari, l’aria impregnata del caratteristico odore della polvere bruciata e voci concitate (…) Alcune folaghe ferite venivano recuperate ed uccise persino sulle colline (… Figura 35) L’ultima tela si è tenuta nel 1957, quando le folaghe sul lago avevano già iniziato a diminuire. “Quell’anno fu una tela da 5.000 folaghe” come ricorda Delio Puccetti che vi partecipò “mentre negli anni precedenti se ne erano fatte da 25.000 a 30.000”… (AA.VV., 2013)
La Folaga in cucina
Puccini, grande cacciatore (Figura 36) e convinto amante della Tela alla Folaga praticata a Massaciuccoli, tanto che dopo la sua morte i cacciatori deponevano le folaghe abbattute ai piedi della statua del Maestro a Torre del Lago. Per lui la caccia era una viscerale passione, quasi una necessità esistenziale. A lui è dedicata la Folaga alla Puccini. Ricetta toscana in cui la folaga viene spellata e non spennata, marinata nel vino, cotta in tegame e, infine, sfilacciata e servita su pane tostato.
Simile la Folaga in umido di Pellegrino ARTUSI che sostituiva il vino con l’aceto (evidentemente per alleviare il forte gusto di selvatico o di stagno della carne), ed utilizzava anche i ventrigli.
Infine il risotto tradizionale ferrarese e veneto con le Folaghe. Qui veniva preparato prima un brodo che era poi utilizzato per la cottura ultima del risotto. La Folaga bollita era poi disossata e ricotta in tegame con abbondanti odori e spezie. Infine la carne, insaporita e ormai sminuzzata, veniva aggiunta alla cottura del riso con il brodo. Il tutto era mantecato con burro e parmigiano.
Preparazioni non molto dissimili fra loro e con un fil Rouge comune: il vino (o l’aceto) ed abbondanti odori e spezie per attenuare il forte retrogusto di selvatico (o palude). A questo si aggiungeva una lunga cottura e ricottura, per la durezza della scura e soda carne.
Lac de la Moubra, Crans Montana, Vallese (CH). Covata di tre pulcini di Folaga di circa 12 giorni. Sono in grado di nuotare, ma non ancora di immergersi alla ricerca di cibo.
La villa a Protiro, sommersa presso Punta Epitaffio a Baia (Campi Flegrei).
A seguito degli interventi di restauro del tappeto a mosaico detto dei pesci si è reso necessario uno scavo archeologico che ha messo in evidenza il particolare dell’uccello acquatico, indicato come una probabile Folaga (CANGIANO, 2022)
Crans, Vallese, Svizzera
Trasacco, provincia dell'Aquila, Italia
Camerota, provincia di Salerno, Italia
Terracina, provincia di Latina, Italia
San Felice Circeo, provincia di Latina, Italia
Piazza Armerina, provincia di Enna, Italia
Via Campi Flegrei, 80078 Pozzuoli città metropolitana di Napoli, Italia
Crans-Montana, Vallese, Svizzera
Crans, Vallese, Svizzera
Bibliografia
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